_15 ottobre._ — Visita del ministro Glaser. Si ritorna a discorrere
lungamente della convenzione pel godimento dei diritti civili nei
due Stati. Esecuzione dei giudicati. — Sequestro e questioni di
merito — Limiti — La deliberazione senza il contraddittorio.
Carta da visita al Presidente della Camera.
Alle 7 pom. all'_Opera_ con Robilant.
_16 ottobre._ — Il Presidente della Camera viene a visitarmi — Si
discorre della procedura parlamentare.
A mezzogiorno vado alla Camera. Il vice-presidente Vidulich,
istriano, m'accompagna. Sopraggiunge il Presidente.
Visita alle prigioni, alla Corte d'Assise e al Tribunale.
Alle 4 ½ pom. visita al ministro del Commercio.
_17 ottobre._ — Viene il vice-presidente Vidulich — I comuni in
Austria — Sistema elettivo — Il Consiglio comunale — La deputazione
comunale e il podestà elettivo. Tre ordini di elettori secondo il
censo. Nei comuni con statuti proprii il podestà o borgomastro
proposto dal Consiglio Comunale ed approvato dall'Imperatore. Le
Diete provinciali — Potestà legislativa per l'amministrazione locale
— da essa dipende la circoscrizione territoriale.
_18 ottobre._ — Parto da Vienna alle 8 ½ ant. Arrivo a Pesth alle 5
½ pom.
_19 ottobre._ — Visita alle due Camere ungheresi e al Museo.
_20 ottobre._ — Alle 4.30 pom. visita a Buda al Presidente del
Consiglio ungherese, signor Tisza.
— V. E. ha fatto un lungo viaggio. Andrà in Oriente?
— No, non ho motivo di andarvi. Vienna e Pesth sono le ultime tappe
del mio viaggio. Avevo così stabilito partendo dal mio paese.
Prima tesi: Convenzione internazionale pel godimento dei diritti
civili degli austro-ungheresi in Italia, e degli italiani in
Austria-Ungheria. In principio non rifiuta, ma senza affermarsi su
alcuna delle questioni che vi si riferiscono.
Seconda tesi: Trattato di commercio. Prorogando l'attuale si
vorrebbero delle facilitazioni per i vini ungheresi. Avendo io
osservato che iniziandosi una discussione, la proroga potrebbe non
approdare, Tisza dichiara di voler questa brevissima.
Terza tesi: Accordo tra i due paesi. Risposta: non tutti la pensano
come voi nel vostro paese. Osservo che il paese è rappresentato dal
Parlamento e dal Governo. Il Parlamento è interprete legale della
pubblica opinione. Serietà del regime costituzionale. Tutto in
Italia si tratta alla luce del sole: questioni militari e
internazionali. Potremo essere attaccati, non attaccheremo mai — I
tre imperatori — Questione Orientale — Al 1854 il Piemonte profuse
sangue e danari.
— Non fu una cattiva politica.
— Poichè lo riconoscete, dovete comprendere che non ce ne
allontaneremo. Del resto, non fu tale quella dell'Austria.
Dichiarazioni di simpatia per l'Italia.
Mi congedo alle 5 meno un quarto.
Il Tisza sembra un presbiteriano. Ha un viso impassibile. Grandi
lenti gli nascondono gli occhi. Non discute, sentenzia. Delle
questioni di diritto civile si comprende che capisce poco o nulla.
Vorrebbe un trattato internazionale europeo. Buono, se fosse
possibile; ma è posto innanzi perchè non si concluda nulla.
Alle 5 ricevo la visita del ministro di Giustizia e del suo
sottosegretario di Stato. Il Ministro mi dice:
«Nous ne voulions pas que vous quittiez Pesth sans que vous reste
une bonne impression de nous».
Pranzo dal Presidente Ghyczy; v'intervengono deputati dei varii
partiti e varii ex-ministri: Szlávy (Jórsef) già ministro-presidente
— Gorosc, già ministro del Commercio, ora presidente del Club della
Destra — Simonyi, già ministro del Commercio — Szapáry, già ministro
dell'Interno — Bittò (István), già ministro-presidente — Eber,
deputato — Wahermann Mór, deputato — Csernátory, deputato e
direttore dell'_Ellenor_ — Falk, deputato e direttore del _Pester
Lloyd_ — Zsedénzi, presidente della Commissione di Finanza —
Pulszky, direttore del Museo — Kállay Beni, deputato di estrema
destra — Hélfy Ignáez, deputato di estrema sinistra, ecc.
Telegrafo al Re: «Conto essere a Torino il 24. Prego V. M. di
volermi telegrafare il giorno e il luogo dove potrò vederla. Agli
ordini di V. M., ecc.».
Visita ad Andrássy alle 12 e mezza.
Questione dei diritti civili — Trattato di commercio.
— Non mi sono allarmato del vostro viaggio a Gastein ed ho lasciato
dire ai giornali.
— Non avreste avuto ragione di allarmarvene perchè il principe di
Bismarck ve ne parlò e vi disse quali erano le mie idee. Nulla dissi
di cui potreste lagnarvi.
Mi parla della sua politica con l'Italia — Ultramontanismo — vecchie
opinioni — non sono nell'interesse dell'Austria-Ungheria. Se fosse
stato italiano, avrebbe fatto lo stesso. Necessità ora di tenersi
amici e di non turbare l'accordo con esigenze praticamente non
attuabili. Non crede ai giornali, convinto della nostra buona
volontà. Soggiunge:
— Non sempre il principio di nazionalità è applicabile in tutti i
luoghi, nè è norma la lingua a stabilire la nazionalità; non si fa
la politica con la grammatica. La nazionalità è stabilita da varii
elementi: precede innanzi tutto la topografia, e seguono le
condizioni economiche che valgono ad alimentare la vita delle
popolazioni. Prendetevi Trieste, se pur noi ve la dessimo, e voi non
potreste starvi un giorno: sareste maledetti. Ho una nota su tale
argomento, che vi farei leggere se avessi qui, nella quale svolgo
questi concetti. E poi, bisogna parlar franco: volete altre terre?
Ditelo; è una politica che comprendo. È questione....
— Accordo nei principî. La lingua non è da sola argomento di
nazionalità, e se noi la prendessimo a norma dovremmo inimicarci
molti Stati e far la guerra. Ora, la nostra è politica di pace.
Vogliamo star bene coi vicini, stabilire accordi sulla base
degl'interessi e rispettare i trattati. — Non attaccheremo; ci
difenderemmo se fossimo attaccati. Fummo rivoluzionarli per fare
l'Italia; siamo conservatori per mantenerla. Voi solo potete
comprenderci, perchè anche voi foste rivoluzionario.
— Fui impiccato in effigie.[11]
[11] Il conte Giulio Andrássy per avere negli anni 1848-49 preso
parte alla rivoluzione dell'Ungheria, sua patria, fu condannato a
morte dai tribunali di guerra austriaci ed impiccato in effigie il
22 settembre 1851. _(N. d. C.)_
— Orbene, voi sapete che quando l'indipendenza e la libertà di un
paese furono acquistate con sacrificii, chi li ha fatti cotesti
sacrificii non può con audaci avventure mettere in pericolo i beni
raggiunti. — Fiume — ridicola imputazione; i porti sono sbocchi
necessarii al commercio; chi li ha, deve possedere il territorio
donde vengono i prodotti. Di Fiume che potremmo farcene?
L'opinione pubblica è interpretata dal Parlamento e dal Governo.
Avete da lagnarvi del loro contegno? È necessario che i due Stati
siano amici, e i governi d'accordo.
— Ho fatto sempre cotesta politica e nei sei anni che fui ministro,
e nei cinque dacchè son Cancelliere — Non mi curo dei giornali, nè
dei parlamenti — Sfido l'impopolarità, so quello che è necessario
nell'interesse dell'impero. Una politica di ostilità con voi è
contraria agl'interessi dell'Austria-Ungheria — Finchè sarò ministro
non me ne distaccherò.
— Concludiamo da tutto questo. Trattato di commercio, relazioni
civili.
— Adagio. La politica ha poco da fare con le relazioni commerciali.
Sviluppo di questa tesi — Esempio con la Germania.
— Penso anch'io così; ma guardiamo alle conseguenze. Non dico che il
trattato di commercio debba farsi ad occhi chiusi. Penso che
convenga cominciare a trattare per venire ad una conclusione. La
sospensione delle trattative farebbe cattiva impressione.
— Così va bene.
— Accordo sulla questione orientale?...
— Guerra russo-turca; come finirà. Questione di nazionalità anche
qui; come scioglierla. Autonomia dei bulgari: fin dove — ai Balcani.
E degli altri? Questo se vincono i russi — Ma se vince la Turchia?
Bisogna dunque attendere la fine della guerra.
— Ma giusto allora dobbiamo già esser d'accordo.
Denari e uomini spesi — Questione rinascente periodicamente —
necessità di scioglierla per sempre — Impossibile determinare il
come e se quello che convenga stabilire è lo _statu-quo_
territoriale.
— Ed anche su questo nulla può essere assoluto; bisogna attendere il
giorno in cui le Potenze si riuniranno a congresso.
— Va bene. Vorreste però dare un territorio alla Russia?
— Questo no, ma per ogni altro riordinamento bisogna rimettersi al
giorno opportuno.
— Benissimo. Anche su questo desideriamo esser d'accordo con voi.
Alle 3.30 da Helfy.
Ricevo questo telegramma, in risposta al mio di stamane:
«Je vous prie de venir loger à mon palais à Turin. Mercredi je vous
ferai dire heure que j'aurai le plaisir vous voir. Bien des amitiés.