membre du Reichstag et chef rédacteur de la _Nationalzeitung_.»
Rispondo così:
«Kaiserhof, ce 21 7mbre.
_Monsieur et cher collègue_,
En remerciant vous et vos collègues, au Reichstag et au Landtag, de
l'honneur que vous me faites, j'accepte l'invitation et je vous
attendrai à l'hôtel dimanche 23 courant à l'heure que vous m'avez
indiquée. Agréez, monsieur, mes salutations bien cordiales».
Scrivo all'on. Depretis:
«Il conte di Launay, avendo ricevuto un biglietto dal Maresciallo di
Corte, il quale annunziava che la Principessa mi voleva a pranzo la
sera di domenica 23, egli venne ad informarmene.
La coincidenza dei due inviti ci mette in imbarazzo, non sapendo
come svincolarci dall'uno o dall'altro. L'ambasciatore di S. M.
assume l'incarico di trovar modo a risolvere il problema».
La sera, ad ora tarda, ricevo da Roma il seguente dispaccio dell'on.
Depretis in risposta al mio del mattino:
«Mio laconismo solito cresce maggiormente per malattia che mi tiene
da otto giorni obbligato a letto. Ma tu devi dargli interpretazione
come attestato di prudenza che non esamina e riconosce per opera tua
il risultato del colloquio del quale mi hai dato notizia. Lasci in
sospeso una grave quistione e la più urgente. Procura, se non puoi
ottenere altro, di lasciare un addentellato che ci permetta di
ritornarci sopra e d'insistere.[5] Pare a me si dovrebbe comprendere
che nella questione Orientale non è possibile rimanere indifferenti
ad una soluzione che ingrandisce Austria».
[5] Siccome avevo scritto a Depretis, la questione alla quale
allude era stata ampiamente trattata. (Vedi mia lettera del 20
settembre).
Immediatamente risposi telegrafando così:
«Con vivo rincrescimento apprendo tua malattia. Eventuale
ingrandimento Austria fu trattato e può essere ripreso.[6] Bisogna
però trattare a Vienna e Londra la questione».
[6] Nella stessa lettera del 20 settembre parlo delle mie obiezioni
ai proposti acquisti dell'Austria e riferisco le risposte del
principe di Bismarck.
_22 settembre._ — Pel pranzo a Potsdam e pel pranzo parlamentare fu
trovata una conveniente soluzione, grazie a S. A. I. la principessa
Vittoria, che diede la priorità alla rappresentanza nazionale.
Il conte di Launay mi scrive su cotesto argomento:
«Tutto è regolato per lo meglio. In risposta al mio dispaccio al
Maresciallo di Corte, ricevo l'avviso che l'invito a Potsdam è
rimesso a lunedì».
Il signor Federico Goldberg, corrispondente di varii giornali
tedeschi e stranieri, avendomi domandato un colloquio consentii che
fosse venuto a vedermi.
Giunto all'ora indicatagli mi domandò prima di tutto se io fossi qui
con una missione del governo italiano presso quello dell'Imperatore
germanico e se ero contento della mia visita a Berlino. Risposi
ch'ero venuto nella capitale dell'impero germanico senza alcun
incarico officiale, e che ero soddisfatto del mio viaggio, perchè
avevo potuto constatare personalmente le simpatie dei tedeschi per
l'Italia.
Il sig. Goldberg lodò la politica italiana. Disse che nelle
condizioni dell'Europa era molto difficile il mantenimento della
pace e che per la Germania e per tutte le altre nazioni una guerra
avrebbe potuto riuscire disastrosa, perchè non ben definite ma
incerte ancora le alleanze.
Avendomi chiesto che cosa io pensassi della guerra turco-russa,
risposi:
— È un atto di prepotenza alla quale l'Europa assiste impassibile.
Ciò non sarebbe avvenuto senza la dissoluzione delle antiche
alleanze.
— Avete ragione, ma l'impero tedesco non può condursi altrimenti. La
Germania non ha alcun interesse in Oriente, e se prendesse parte per
la Turchia ne avremmo la guerra generale, perchè la Francia avrebbe
facile pretesto per correre sul Reno e vendicarsi delle sconfitte
patite al 1870. Vi assicuro, però, che ai tedeschi non è simpatica
la Russia e che le perdite da essa subite sul Danubio hanno fatto
piacere alla nostra popolazione.
— Non comprendo tutto ciò. Al 1870 la Russia, restando neutrale,
influì ai vostri trionfi. Se la Russia fosse intervenuta anche
diplomaticamente — e il povero Thiers fece tutto il possibile per
riuscirvi — l'esercito tedesco non sarebbe giunto a Parigi. Voi
dovreste in conseguenza essergliene grati.
— È purtroppo così; ma bisogna distinguere i tedeschi dalla Corte
imperiale di Germania, i primi avversarii, l'altra amica della
Russia.
Le frontiere della Russia sono rigorosamente chiuse alle nostre
merci ed ai nostri cittadini. Voi non potete immaginare quante noie
diano la polizia ed i doganieri russi ai tedeschi e quanto sia
difficile viaggiare in Russia.
Ora, coteste voci si ripetono tutti i giorni e tutti i momenti, e
siccome il popolo giudica dai fatti che toccano da vicino i suoi
interessi, così le antipatie aumentano in proporzione del danno che
esso riceve.
— È possibile tutto ciò, ma la Germania ha vincoli politici con la
Russia e bisogna che tutte e due sappiano intendersi e procedere
d'accordo.
La Prussia è interessata come la Russia a mantenere le provincie
acquistate sul finire del secolo XVIII nel riparto della Polonia. Or
bene, a cotesto scopo le Corti di Berlino e di Pietroburgo sono
costrette a fare una eguale politica.
— No, voi v'ingannate. Cotesto è un affare d'interna amministrazione
e la Germania non ha bisogno dell'ausilio degli altri per garentire
i suoi possedimenti nelle provincie dove le popolazioni non sono
tutte tedesche. Nella Prussia occidentale e nel ducato di Posen, i
veri polacchi sono in campagna e questi sono docili, operosi ed
obbedienti. Ivi i signori non hanno una vera influenza.
Le città sono in gran parte germanizzate. A Posen è tedesca metà
della popolazione, e a Danzica se i polacchi sono in maggioranza,
non per questo sono temibili (_ils ne sont pas à craindre pour
cela_). La città fiorisce pei suoi commerci, e la popolazione non ci
guadagnerebbe a separarsi dalla Germania.
Del resto, Danzica ha una forte guarnigione, e una piazza militare
di prim'ordine ed in conseguenza non è facile a prendersi, e
ricordate quello che ci volle al 1813 per farla capitolare.
— Che la Germania nella Prussia occidentale possa in tempi ordinarii
mantenere la sua autorità, non ho ragione di contrastarlo. Dubito,
però, che ciò possa fare in caso di una rivoluzione.
Ricorderete certamente la insurrezione polacca del 1863 e non avrete
dimenticato che, allora, Prussia e Russia credettero necessario un
trattato [7] per cooperare a reprimerla. Le insurrezioni sono
contagiose, massime quando sono animate dal principio di
nazionalità.
[7] Trattato dell'8 febbraio 1863.
— Ma al 1863 non avevamo la Germania.
— Sia pure, ma bisogna anche ricordare che nelle provincie di
origine polacca la popolazione è cattolica ed i cattolici danno
molto da fare. Fra i cattolici, il clero e la popolazione di Posen
sono i più attivi ed i più arditi.
— Questa è tutt'altra cosa. Il partito cattolico è forte in tutta la
Germania; ha danaro, ha giornali, ha una potente organizzazione. Il
partito cattolico però costituisce una vera minoranza in tutto
l'impero. Può dare fastidii, ma non sarà mai temuto. È un partito
come un altro, il quale è obbligato a rispettare le leggi e però può
essere tenuto a freno.
— Permettetemi intanto di farvi osservare che nelle provincie
polacche la questione è del tutto diversa.
Nelle provincie tedesche i cattolici sono tedeschi ed essi non
possono volere la caduta dell'impero. I cattolici polacchi nulla
hanno di comune con la Germania; la loro patria è altrove e nella
lotta religiosa troverebbero anche il modo di rivendicare la loro
nazionalità.
— Convengo con voi sulla gravità della questione, ma il principe di
Bismarck sa il suo mestiere e ne ha dato prove in tutte le
occasioni. A lui non riuscirà difficile tenere i polacchi al posto,
qualora volessero turbare la pubblica pace. Nel novembre 1870, il
clero di Posen, con lo arcivescovo alla testa, prese l'iniziativa
per una agitazione in favore del potere temporale del Papa. Fu un
inutile conato innanzi alla ferrea volontà del Principe. Il
movimento si estese, ma non prese mai forma politica. Vennero le
leggi di maggio col voto di tutti i partiti nazionali e col plauso
di tutta la Germania ed altre leggi verrebbero, se mai fossero
necessarie. Il Principe era interessato a mantenere salda l'amicizia
della Germania coll'Italia, ed i cattolici dovettero cedere ed
obbedire.
— Come italiano io devo essere riconoscente al governo tedesco pel
suo contegno in tutto ciò che possa interessare il mio paese. Ma voi
non avete trovato ragioni sufficienti per convincermi che, nella
questione polacca, la Russia e la Prussia non abbiano bisogno di
procedere d'accordo.
Dopo ciò, mi sono alzato ed il mio interlocutore comprendendo quale
fosse il mio desiderio, si è congedato.
Vedo il di Holstein e lo prego a volermi avvisare se e quando potrei
vedere il principe di Bismarck.
_23 settembre._ — Ricevo la seguente lettera del signor di Holstein.
«_Monsieur le Président_,
Le Prince part dans l'après midi de demain, lundi, plus tôt qu'il
n'en avait eu l'intention. Cependant il espère vous voir encore.
Peut-être aurez vous l'obligeance de venir me trouver un peu avant
une heure. À une heure, le Prince compte être libre. Veuillez
agréer, monsieur le Président, l'expression des mes sentiments de
très haute considération.
Dimanche.