A sua Eccellenza
il Sig. Comm. Crispi
Presidente della Camera dei Deputati.»
_Torino 26 agosto._ — Alle 11 antim. visita al Re.
» _27 agosto._ — Alle 10 antim. altra visita al Re.
«Torino, 27 agosto 1877.
_Mio caro Depretis,_
Siccome ti telegrafai, io partirò stasera alle 8,50. Alla stazione
incontrerò Bargoni,[1] il quale mi darà la tua lettera.
[1] Prefetto di Torino. _(N. d. C.)_
S. M. mi fece chiamare e stetti con lui lungamente. Era di buon
umore, come al solito, quantunque Correnti che lo vide stamane alle
8 mi abbia detto di averlo trovato un po' conturbato. Egli nulla
spera da una combinazione in conseguenza della guerra d'Oriente.
Crede anche lui che sia tardi e che non vi sia posto per noi.
Nulladimeno mi raccomandò di fare tutto il possibile onde vedere di
entrarci con qualche profitto. Fu diverso il suo linguaggio per
l'altra operazione, cui realmente mira il mio viaggio. Il re sente
il bisogno di coronare i suoi giorni con una vittoria per dare al
nostro Esercito la forza e il prestigio che in faccia al mondo gli
mancano. È linguaggio da soldato e lo comprendo. Aveva lo stesso
desiderio il povero Bixio, il quale è poi morto così miseramente
senza poter combattere un'ultima volta per la gloria del nostro
paese.
E il Re ha purtroppo ragione. Se nel 1866 i generali non ci fossero
mancati ed avessimo vinto nel Veneto e nell'Adriatico, gli austriaci
non oserebbero parlare e scrivere di noi siccome fanno. L'Esercito
Italiano avrebbe in Europa quell'autorità che gli fa difetto, e la
parola d'Italia avrebbe una maggiore importanza presso i Gabinetti.
Ripariamo, se è possibile, il vuoto, e poichè ci credono buoni
diplomatici, facciamoci valere affinchè la Patria nostra provi a
coloro che non la rispettano abbastanza, che essa è qualche cosa nel
vecchio continente.
Ti scriverò appena potrò darti notizie, da Parigi. Se per le
questioni delle quali ti occupi hai bisogno di me, scrivimi pure.