XI.

Lo stesso giorno, appena inviata la prima lettera di donna Livia al

duca, la principessa degli Alberi si volse a Camilla, colla quale era

ritornata nella sala, ove poco prima avevano stretta la loro

precipitosa amicizia.

--Sentite, signora, le disse, non bisogna perder tempo; ogni istante è

prezioso. Ov'è il cavaliere di Malta?

--Ad una sua terra vicinissima, discosta appena una mezza lega dalla

città.

--So, so.... Bene: scrivetegli tosto che venga qui all'istante.... Lo

manderò a prendere con una mia carrozza chiusa di campagna, ordinando

al cocchiere di non dirgli che è mandato da me. Così entrerà in

palazzo senza esitazione, deve ignorare ancora il mio matrimonio.... È

inutile dirvi perchè faccio questo.... Capite.... Diffida di me, mi

odia, perchè sa che non posso soffrire la sua dama.... quella che oggi

sarà perduta.... Vado a dare gli ordini.... Egli deve attendere con

ansietà qualche notizia.... Scrivetegli che tutto va bene; ma che vi è

indispensabile vederlo un momento in segreto.... Credetemi, è

necessario.... Se venisse a sapere la catastrofe, che colpirà la

duchessa senza esserne prima disingannato, se la prenderebbe con noi;

farebbe mille pazzie, provocherebbe vostro marito, il mio.... Egli è

un famosissimo spadaccino....

Ed escì precipitosamente.

Camilla, seguendo il consiglio della giovane principessa, scrisse

tosto al conte poche parole, che dovevano deciderlo a venire subito.

Ed alcuni istanti dopo la carrozza di campagna partiva per la terra

del cavaliere, trascinata con vivacità estrema da due focosi cavalli.

--Voi vi tenete dunque certa dell'esito? domandò Camilla a donna

Maria.

--Sì, non ne dubito. Se conosceste il duca non dubitereste voi pure.

M'immagino il suo furore, la rabbia, i trasporti brutali, orribili....

Vel dissi, Donna Livia è perduta....

Un sorriso di malvagia gioia sfiorò le labbra della bella dalmatina;

gliene fece riscontro un altro più impercettibile, ma anche più fino

della seducente catanese.

Per qualche, istante esse tacquero.

Attendevano....

--E mio marito? disse poi Camilla; potrò nascondergli sempre che

possedevo quelle lettere?

--Lo spero.... Ma che? tanto lo temete?

E donna Maria sorrise, che a lei certo Federico non metteva paura.

--Oh io non temo di nulla! rispose Camilla con indifferenza. Ma lo

amo, ve lo confesso.... Vorrei, se fosse possibile, che ignorasse....

Del resto, aggiunse con alterigia, ciò non mi avrebbe arrestata.

--Lo credo. Per compiacervi non feci sospettare al duca che vostro

marito potesse essersi recato da donna Livia.

--Ma non vel dissi, principessa? Mio marito è valorosissimo, tenuto

per uno dei primi schermidori.... Ha avuto molti duelli, e sempre

riescì vincitore.... Se si batteva col duca, poteva ucciderlo prima

ch'ei punisse sua moglie.

--Sì; ciò mi decise, benchè il duca abbia fama di essere la prima

spada di Sicilia.

--L'esito di un duello tra due avversarj egualmente esperti è incerto

sempre, osservò Camilla.

--Sì, comprendo; feci bene a non comunicare al duca i nostri

sospetti.... D'altronde non avrebbe trovato vostro marito da donna

Livia.... Ella è custodita con tanta gelosia!... Le sarebbe stato

impossibile, se anche egli avesse tentato vederla, di riceverlo. Era

correre incontro alla morte; per quanto ella sia originale, non la

credo pazza a tal segno.

--E il duca riceverà presto la vostra lettera, principessa?

--Non so; nel palazzo di mio fratello una lettera passa per cento mani

prima di giungere a lui.... D'altronde, quando gliel'ho inviata, sarà

stato col principe e col superiore; gli verrà consegnata dopo.

--Se egli sa che sua moglie ha amato un guerriero veneziano, se ne

conosce il nome, che dirà nell'udir pronunziare tal nome, o nel

vederlo scritto?

--Credo si sentirà strozzare dalla collera.... Basterebbe questo per

perdere la duchessa; ma la mia lettera colmerà la misura.

--Se tanto si adira, lascerà dunque soli il principe ed il superiore

per correre da sua moglie?

--Oh! si conterrà in faccia loro; non lascerà scorgere il suo

turbamento, dovesse averne poi un accesso di bile. Prima che

umiliarsi, dar a ridere di lui, morrebbe lì.... Ma non sopporterà lo

scorno... È così superbo!... Davvero sono curiosa vedere quanto

accadrà... Desidero molto anche l'arrivo del cavaliere di Malta....

Gli si fece fare una bella figura!...

E donna Maria si alzò; fece qualche giro nella stanza, poi tornando al

suo posto, e con un sorriso amichevole a Camilla:

--Da sì poco vi conosco, cugina, le disse; tante cose importanti

avemmo a trattare, che non ebbi ancora il tempo di narrarvi come donna

Livia istessa abbia distrutto l'atto, che diseredava il cavaliere

dell'Isola e conteneva la di lui rinuncia.

--Che dite?

--Mio fratello voleva fosse serbato il silenzio, come anche quella

carta....

--Se mio marito sapesse questo, troncherebbe ogni trattativa. Già di

mala voglia, e soltanto per obbedire agli ordini di suo padre, si era

deciso ad accettare ed a lasciar Milano.... Ma ora ne comprendo il

motivo: temeva trovar qui questa donna Livia; paventava i suoi

rimproveri....

--Infatti ei non fu un modello di fedeltà, disse sorridendo la

principessa; e donna Livia deve trovarsi un po' burlata; ma vostro

marito era sì giovane ancora.... si sa.... un militare, un così

brillante cavaliere non poteva serbare eterna costanza come un

pastore!... Perduta la vostra rivale, sarà forse possibile evitare un

duello col duca, e potrete vivere sicura.... D'altronde non vi preferì

egli a lei?...

Camilla non rispose; chè, se Federico l'aveva amata un tempo, ora ne

sembrava alquanto annojato.

Ed ella, cosa strana in una donna di tal carattere, soffriva

crudelmente della trascuratezza dell'ufficiale; tanto crudelmente che,

prima di vederlo amare un'altra e divenire per lei affatto

indifferente, preferiva farlo uccidere dal duca.

--E questa vostra cognata, mia cugina, che donna è? le chiese poi

donna Maria.

Certo, parlare della povera Gabriella non poteva piacere molto a

Camilla; ma interrogata, dovette rispondere:

--È una buona giovane, disse, semplice, semplice; capite,

principessa....

--Sì, sì, una sciocca: vedo che non soltanto nei tratti rassomiglia a

donna Rosalia, mia sorella.

--Ah ella pure?...

--Sì, sì; è così anche lei, un misto d'insulsaggini e di fanatismo.

Ora è novizia a Messina.

Ed alzandosi di nuovo:

--Ma il cavaliere non dovrebbe tardare.... quei cavalli volavano.... È

tanto vicina la sua terra; non vorrei che diffidasse....

--Oh è impossibile! sarà stato forse assente.

--Sarà andato a sospirare nella campagna. Vi mancherebbe questo....

Passò molto tempo....

Finalmente donna Maria esclamò:

--La carrozza torna.... udite!

--Sì.

E Camilla si alzò parimenti.

--Entra in palazzo, disse donna Maria. Di qui non si può vedere: vi

sarà egli?

Entrambe attendevano.

Apparve un servo. Prima che donna Maria lo interrogasse annunciò il

conte di San Giorgio.

La principessa provò una maligna gioja.

Quell'uomo, che l'aveva sempre evitata, il protettore di donna

Rosalia, l'amico devoto della duchessa, stava per pagarle cara ogni

umiliazione.... Ella non aveva dimenticato le parole sprezzanti,

indirizzatele da lui dopo la distruzione della pergamena.

Ah come gioirebbe della sua confusione!

Il conte un po' agitato mosse verso Camilla, che prima aveva veduta,

perchè stava dinanzi alla principessa, alquanto nell'ombra.

--Spiegatemi, signora, disse alla moglie di Federico, il motivo pel

quale voleste vedermi, e come mai vi trovate in casa del principe

degli Alberi....

Si arrestò vedendo donna Maria, che lo salutava.

--Oh donna Maria, voi siete già sposa?...

Ma era confuso; la vista di quella giovane non gli annunziava nulla di

buono.

--Sì, rispose con un sorriso equivoco la principessa; da quasi due

mesi son maritata. Ed ora ho il piacere di ospitare questi nostri

parenti, che la duchessa v'inviò a cercare.

Ohimè! pensò il conte: che vuol dir ciò? Ella forse... è tanto

astuta!... immaginando, supponendo il vero, gli ha fatti parlare....

Certo fu il superiore a condurli qui.... Mio Dio! che avverrà?

E siccome non era nè sarcastico come il duca, nè subitaneo e vivo come

Federico, rimase perplesso, silenzioso.

--Oh voi sapete? disse a donna Maria dopo un istante di pausa....

--Certamente! ne so anzi più di voi, cavaliere.

Camilla taceva; che la principessa le sembrava giovane da non aver

bisogno d'ajuto.

--Che volete dire, donna Maria? chiese il cavaliere di Malta alquanto

accigliato.

--Molte cose ho a dirvi: sedete, e tutto vi narrerò.

Il conte obbedì; gli sembrava non poter far altro. Sedette tra donna

Maria e Camilla.

--Ho a rivelarvi cose gravissime, cavaliere, continuò la principessa.

--Parlate, rispos'egli seccamente.

--Voi, riprese la giovane, avete sempre dimostrato per me

dell'allontanamento.

--Che dite?

--Il vero, e lo sapete; trattavate me con una freddezza che doveva

offendermi; ma io però vi ho perdonato.

--Oh....

--Vi sorprenderà che, in faccia a questa nostra cugina, conosciuta da

sì poco, io vi parli così:... ma ella sa ogni cosa....

--Non comprendo a che vogliate venirne.

--Lo comprenderete, non dubitate. Voi, conte, pensaste sempre, il so,

che ingiustamente io odiassi la duchessa; ora vi proverò che,

ritenendola falsa ed ipocrita, non mi ero ingannata.

Il cavaliere si fece di fuoco.

--Voi offendete donna Livia! esclamò, la moglie di vostro fratello!

La giovane principessa si volse a Camilla, come per dirle:--Vedete se

si scalda.

La dalmatina rimase immobile.

--Cavaliere, continuò donna Maria, siete in mia casa; non

dimenticherete certo quanto mi dovete.... Ma non voglio offendermi di

queste vostre parole, e le perdono come dettate dalla passione.

--La passione?

--Oh mio Dio! credete non si sappia che voi amate donna Livia?... Bel

segreto!

Il conte non potè rispondere....

--Sì, voi l'amate, proseguiva la principessa; ed ella si rise di voi,

come del resto si rise anche del duca.

--Spiegatevi chiaramente, donna Maria; o che io esco all'istante dal

vostro palazzo.

--Cavaliere, perdono i vostri trasporti, già il dissi, alla passione;

e mi spiegherò tosto, come chiedete.... La duchessa aveva amato il

figlio del cavaliere dell'Isola, amato perdutamente sotto il nome di

Chiarofonte.

Il conte si turbò grandemente.

--Non è possibile, mormorò; giammai crederò quanto dite.

--E se io ve ne fornissi le prove? disse donna Maria alzandosi.

Il cavaliere rimase confuso; indi:

--Quali prove?

Tutto si attendeva, fuorchè quel colpo.

La principessa andò tranquillamente a prendere la lettera di donna

Livia a Federico, quella, in cui gli annunciava l'assenso del marchese

del Faro alle loro nozze, e mostrandola al conte:

--Conoscete voi i caratteri della duchessa? gli domandò.

--Sì; ho veduto qualche suo scritto, balbettò egli.

--Tenete allora.

Il conte un po' tremante prese la lettera, che gli stendeva la giovane

principessa.

Riconobbe tosto i caratteri di donna Livia.... Eppure si chiese se i

suoi occhi non l'ingannassero.

Rimase atterrato. Lesse con un solo sguardo prima; indi volle

accertarsi ancora.... Non potè profferir parola.

--Ah! disse donna Maria; vi ho io ingannato?

Il cavaliere richiamò la sua ragione, la sua calma.

--Ingannato, rispose, nel farmi supporre che la duchessa mi avesse

inviato a cercare il cavaliere dell'Isola, sapendo che egli aveva

assunto il nome di Chiarofonte.... Sì, ingannato in questo, lo

giurerei.

Donna Maria provò un vivo movimento di collera, di dispetto.

--Neghereste voi ch'ella lo ha amato? chiese con crudele ironia.

Questa lettera non è della duchessa?

--Sì, è sua: comprendo ch'ella, lo amò, ch'ei fu il suo fidanzato, che

le salvò la vita:... null'altro io comprendo.

Camilla e la principessa si ricambiarono uno sguardo di rabbia per

loro, di compassione pel conte.... Ma egli è pazzo! pensavano.

Il cavaliere sorprese quello sguardo; si volse alla moglie di

Federico, e con accento severo:

--E voi, signora, le disse, come poteste ascoltare e tacere? Voi, la

sposa, che sarebbe offesa.... Voi, che sola possedevate le carte del

cavaliere dell'Isola ed il suo segreto?... che sapete come vostro

marito si fosse sempre creduto figlio di un nobile veneziano senza

fortuna, e come nemmeno sospettasse la sua origine?...

Questa domanda era un'accusa.

Camilla lo comprese. Per un istante se ne spaventò. La gelosia

comprometterebbe forse i piani orditi da tanto tempo, e con tanta

pazienza condotti? Per riescire nei quali non si era arrestata dinanzi

al delitto?... La sua confusione però non durò a lungo.

--Io dissi questo alla principessa, rispose con dignità; ma siccome

mio marito, nell'udir qui casualmente il nome, il casato della

duchessa, rimase come percosso dalla folgore; siccome tal nome era

quello apposto a due lettere di una sua innamorata, che io gli avevo

involate nascostamente, mentre era in mia casa ferito; così è naturale

che abbia concepito mille sospetti.... Io non sono come voi, signor

conte; amo, ma dubito.

La principessa approvò questa risposta, Camilla meritava davvero

d'esserle amica.

--Sembra, disse il cavaliere di Malta alla dalmatina, che voi tacciate

vostro marito di mentitore. Credete dunque ch'ei conoscesse la sua

origine?...

--Io non dico questo; ma so che ha amato questa donna, la duchessa; so

che ne sono gelosa; ch'ella lo ama ancora, e ch'egli è incostante.

Ed il volto di Camilla si fece cupo.

Il cavaliere non rispose; donna Maria lo guardava attentamente.

--Signora, diss'egli dopo un istante, volgendosi nuovamente a Camilla,

io vi compatisco se la gelosia potè turbarvi lo spirito a tal segno,

oscurare la vostra ragione, e farvi accogliere le insinuazioni di

donna Maria.... Non siete come me, dite, perchè non dubitai della

duchessa? Il confronto non sta; il paragone non regge.... Siete gelosa

di vostro marito? siatelo.... Ne avete il diritto, come avete quello

d'amarlo; mentre io non posso amar la duchessa, nè esserne geloso....

Sono di lei un parente affezionato, un amico devoto; ma nulla più. Del

resto se la conosceste, signora, non dubitereste che ella possa amare

ancora il vostro sposo, come sembra crederlo la principessa. Donna

Livia è una donna d'onore, incapace di mancare a' suoi doveri....

--Eh, cavaliere, interruppe donna Maria, ammiro la vostra costanza:

veramente voi siete un uomo raro.... Amare in tal modo, senza

speranza, è gran virtù: ma però v'ingannate....

--M'inganno? in che?

--Nel credere la duchessa incapace d'errare... Ella è donna come le

altre.... Perchè la credete sì virtuosa?--aggiunse con leggiera

ironia:--perchè fu severa con voi?

--Donna Maria, se persistete in tali motteggi potrei dimenticare....

--D'essere in mia casa? diss'ella guardandolo con sprezzo; non lo

credo e proseguo: nuovamente vi dico che voi v'ingannate. Che cosa

prova se donna Livia non accolse il vostro amore? che non le

piacevate, e null'altro.

Era troppo!

Il cavaliere si alzò.

--Chi vi disse che io le abbia parlato mai d'amore? Ella merita

d'essere rispettata, la duchessa è una donna superiore, che nulla ha

di comune colle altre, nulla soprattutto con voi, donna Maria.... E,

se un istante potei alla lettura di quel foglio rimaner confuso, le

vostre parole mi fanno persuaso che feci bene a scacciare quel

turbamento cagionato dalla sorpresa, ed a non prestarvi fede.

--Dite quel che volete, rispose donna Maria impassibile; vi compatisco

vedendo che non ragionate; perchè altrimenti vi sarebbe facile

riconoscere che donna Livia non ama il duca, che non lo ha amato mai,

benchè seco si trattenga sovente, benchè per accortezza non ardisca

provocarlo troppo.

Il cavaliere si turbò, chè tante volte l'aveva notato.... E la

tristezza della giovane duchessa, l'idea ch'ella fosse infelice erano

state prima causa del suo amore per lei.

Donna Maria si avvide di quella involontaria agitazione e proseguì:

--Se non ama il marito che vuol dire? Che ama un altro.... Il duca non

è molto gentile; è sofistico, collerico, mordace; ma alfine egli ha

appena trentacinque anni; è bel cavaliere; cento donne gli

correrebbero dietro.

--Io vi lascio dire, donna Maria, di certe cose non m'immischio.

--Sì, ama un altro, continuò la principessa; quest'altro è quello che

voi andaste a cercare per obbedire a lei, ed il duca lo sa.

--Perchè non dirmelo prima? esclamò spaventato il conte.

--Che volete fare?

--Recarmi dal duca all'istante; io solo sono responsabile della

missione, che condussi a termine.

E fece per escire.

--Oh che stolido! mormorò donna Maria; l'ama ancora!

Ed infatti molti avrebbero trovato ch'ella aveva ragione.

Egli, povero innamorato, posto tra un marito, armato de' suoi diritti;

un marito come il duca; ed un amante adorato un giorno; un amante come

Federico!... Nella lotta orribile, ch'ei supponeva dovesse aver luogo

nell'animo di donna Livia, egli non avrebbe certamente la menoma

parte!...

La sua situazione era di un'amarezza derisoria!

Quale amore non vi avrebbe soggiaciuto?...

Ma il suo non era amore; era culto, e resistette!

Voleva fare il possibile per salvar la duchessa, dovesse perder la

vita!...

Per questo contava andare dal duca; per questo stava per escire....

Mentre si avvicinava alla porta un servo entrò; aveva una lettera.

--È del signor duca dell'Isola, disse, l'ha recata il suo cameriere.

Il conte rimase immobile; un'angoscia orribile, un orribile terrore lo

agghiacciò....

Ah! don Francesco scriveva a donna Maria! Le annunziava forse una

vendetta!...

Si arrestò.

Donna Maria, Camilla non erano meno impazienti di lui.

Il servo, nel porgere la lettera alla principessa, le disse:

--Il cameriere del signor duca attende la risposta di Vossignoria

illustrissima.

La risposta?... di che?...

Questa domanda se la fecero colla stessa rapidità subitanea quei tre

strani cugini; e tutti pensarono che, vendicato della duchessa, don

Francesco chiedesse ove trovar Federico.

--Va, disse donna Maria al servo, la risposta la recherò io stessa.

Quegli obbedì.

Il cavaliere di Malta non aveva forza alcuna; sembrava inchiodato al

suo posto.

Finalmente:

--Che scrive? domandò a donna Maria con voce tronca, ditemelo.

Guardate voi stesso, conte, disse la giovane principessa rimettendogli

il foglio ancora piegato, leggete ad alta voce.

Ella si teneva sicura!... Era quella la prima lettera, che in sua vita

riceveva dal duca.... Certo non era senza grave motivo.... Se non le

avesse creduto, non le avrebbe scritto.... Se le aveva creduto, si era

vendicato!... Poi non attendeva egli una risposta? Ciò toglieva ogni

dubbio....

Il conte, prima di leggere ad alta voce, divorò solo quel foglio.

La sua ansietà era troppo viva.

--Ma leggete dunque!... gli disse donna Maria.

--Sì, sì, fece Camilla.

Il conte aveva già letto: respirava!

--Sì, leggerò ad alta voce, rispose, guardando fissamente donna

Maria.... Ma no, aggiunse, io son troppo generoso, perchè voglia

gioire della vostra confusione, come voi volevate gioir della mia...

Donna Livia è salva!... Il duca non vi ha creduto!... Leggete la sua

lettera.... ed arrossite!...

Ciò detto, escì....

Donna Maria si era fatta pallidissima invece di arrossire.

La rabbia si dipingeva sul volto di Camilla.

--Leggete dunque, signora, disse alla principessa.

Donna Maria lesse, ma a bassa voce e sola.

Le parole del conte glielo avevano suggerito. Il dispetto, che provò a

quella lettura, fu sì vivo che toccò il vero dolore.

Oh, mormorò, ecco dunque quanto ottenni! Il duca di me si ride; mi

disprezza!...

Esitò un momento, indi:

Ah bisogna che gliela invii quella lettera! pensò.

E lasciò la sala precipitosamente, dicendo a Camilla.

--Attendetemi.

E subito, dopo averla suggellata nel vicino gabinetto, consegnava al

cameriere del duca la lettera di donna Livia, mostrata poco prima al

conte.

Poi rientrò quasi vergognosa.

--Ma così? chiese Camilla.

--Che volete che io dica? mormorò finalmente con un certo sdegno

aristocratico, che sapeva prendere benissimo e che sperava dovesse

imbarazzare Camilla. Il duca sapeva che donna Livia aveva amato vostro

marito; sapeva che il conte ne era andato in traccia, e che ella non

poteva sospettare esser egli figlio del cavaliere dell'Isola....

Sapeva tutto, a quanto ne dice.

Il tuono glaciale di donna Maria sconcertò un istante Camilla; ma la

sconcertò per poco.

Ed ella pure con alterigia:

--Ma qualunque ne sia il contenuto, lasciate che io veda quella

lettera, principessa.

--Non l'ho più.

--Come?

--L'ho rimandata al duca.

--Ma perchè?

--Potevo io ritenere una lettera, in cui mio fratello mi accusava in

termini risentiti di avervi troppo leggermente creduta, troppo

facilmente assecondata?

--Ah! vi scriveva questo?

--Sì, rispose donna Maria.

E riprendendo il tuono amichevole di prima:

--Non me ne pento però, cugina; perchè sono persuasissima essere la

vostra gelosia fondata.

Camilla fece un gesto di furore; indi:

--Ma voi mi diceste che il duca era sì geloso, sì violento, sì

altiero!... Come mai dunque si persuase con tanta facilità?

--Io non esagerai menomamente nel dipingervelo.... A me pure sembra

impossibile, ed anzi quasi sospetto ch'ei dissimuli, che s'infinga,

onde non far ridere di lui....

--Eh, signora, questa donna Livia, sua moglie lo avrà convinto; ecco

tutto!... Ma che ha ella dunque?... Non vedeste, principessa, anche il

conte?... Non si poteva toccargliela.... È dessa sì bella?...

--Vi ho già detto che non è bellissima; voi siete, signora, ve lo

assicuro, più bella assai....

E donna Maria, gettando gli occhi su d'un grande specchio, che le

stava di fronte, sorrise come per dire: Ed io pure lo sono molto,

molto più....

--Ma dunque? chiese Camilla.

--Vi dissi che innamora di sè gli uomini stravaganti.... Il duca è

stravagantissimo.... ed il conte, lo vedeste, è pazzo a dirittura.

--Infatti!... Ah! non sarò vendicata!

--Pazientate!...

--Sperate ancora?

--Sì....

--E quella lettera di donna Livia a mio marito?

La principessa esitò un poco; poi:

--Il duca la volle, ed io gliela inviai.

--Come?

--Se nol faceva, minacciava all'istante rintracciare vostro marito ed

obbligarlo a renderla.... So che egli ignora.... che voi

possedeste.... quelle lettere; che desiderate nol sappia, ed io

credetti farvi piacere.... Poi temevate un duello fra loro....

--Oh, rispose Camilla, lo preferirei al dolore di rimanere

invendicata!...

--Avete ragione.

--Ed ora, continuò la dalmatina, egli non ritorna!.. Sono certa ch'ei

vuole rivedere ad ogni modo la sua antica fidanzata.

--Sarebbe fortuna: non credo poi che il duca lo sopporterebbe.... Se

perdonò a donna Livia, sarà stato a condizione ch'ella giammai lo

rivedesse.... E.... se ella lo ama ancora, se non potesse resistere

alla tentazione di trovarsi con lui!...

--Oh lo ama ancora certamente!... ed egli pure!...

--Non perdete ogni speranza di vendetta; io pure fui insultata per

causa della duchessa, e certo vi aiuterò.... Ah! quando penso alla

lettera del duca, alle parole del conte!...

--Sì, il conte vi ha insultata, principessa, disse Camilla, che non

voleva perdere, il concorso della giovane.... Crudelmente insultata!

Io meravigliai della vostra sofferenza!...

Donna Maria fremette di rabbia.

--Oh, disse, non lo soffrii impunemente! Udiste come gli risposi?

--Sì, sul principio: ma alle ultime parole, che vi indirizzò nel

rendervi la lettera del duca.... quelle parole così umilianti....

--Sì, sì, è vero, interruppe donna Maria; ma non ho d'uopo

d'incitamenti, signora, aggiunse con alterigia.... Se soffrissi in

pace, ne morrei!... Nessuno potrà dire giammai d'avermi offesa

impunemente.... Mi vendicherò.... E la mia vendetta è legata alla

vostra....

--Lo comprendo!... non dubitate.... Ah! che le vostre parole mi

avevano fatto sperare di raggiungerla quest'oggi la vendetta!

--Io pure il credetti; non avevo dubbio alcuno.... Ma vien gente!...

Il principe, il superiore.... Contenetevi....

--Non temete. Oh mio marito è con loro. Guardate!..

--Sì, sì; ma dissimulate; credetemi, è meglio assai.

A chi mai consigliava donna Maria la dissimulazione?... Ad una, che ne

sapeva più di lei, e che glielo mostrò rimanendo impassibile come

statua.

Eppure quel giorno Camilla, traviata dalla gelosia, non era alla

solita altezza.

Esse risposero sorridendo ai saluti di coloro che entravano.

--Perdonate, principessa, la mia brusca partenza, disse Federico

inchinandosi a donna Maria.

--Oh che dite, cugino? Siete in casa di buoni parenti; trattateci come

tali: noi lo desideriamo, n'è vero, principe?

E si volse sorridente allo sposo.

Il principe era abituato a dir sempre di sì, donna Maria in sì breve

tempo lo aveva avvezzato perfettamente.

--Ma sicuro, disse con grazia all'ufficiale, dovete riguardarvi

assolutamente come in vostra casa istessa, e voi pure, signora,

aggiunse volgendosi a Camilla.

Questa si contentò di sorridere.

--Sono confuso da tanta cortesia, rispose Federico: spero però non

abusarne.

--Come? chiese donna Maria. Pensate già a partire?

--Appena tutto sarà terminato, principessa, rispose egli con qualche

distrazione.

--Ma voi, nipote, interruppe il cappuccino, non riflettete che queste

dame non sanno ancora, che non abbiamo lor detto.... come il duca sia

pronto a reintegrarvi tosto nei vostri diritti....

Le due dame, come le chiamava il cappuccino, guardarono attentamente

Federico.

Ma il bel volto di lui rimase calmo.

--Ah! disse donna Maria, che non poteva tacere a lungo, mio fratello

sarà contento!

--Sì, principessa, rispose il superiore; non fece difficoltà alcuna;

ci accolse.... benissimo; non è così, principe?

--Sì, rispose il giovane sorridendo.

E tra sè: Ma si accontenta di poco questo superiore!.. Oh capisco;

fingerà per riguardo al nipote, che sembra molto altiero....

Intanto il frate continuava:

--E, quando il duca udì il nome portato sin qui da Federico, disse che

voleva conoscerlo.

L'ufficiale era sulle spine, e suo zio proseguiva sempre:

--Disse, che gliene era stato lodato molto il valore, ch'egli stesso

cercherebbe di lui, e che attendesse sue notizie.

Camilla e donna Maria pensarono insieme che un duello era imminente.

--Come mai, cugino, chiese la curiosa principessa a Federico, cui

volentieri indirizzava la parola, come mai il duca potè aver contezza

di voi?

--Non saprei, rispose il giovane con un sorriso alquanto forzato.

Ed il frate:

--Ma non v'è da stupirsi; qui vi sono gli spagnuoli... qualcheduno di

loro, stato prima a Milano, avrà parlato di Chiarofonte.... la cosa è

naturalissima....

--Sarà così certamente, disse il principe, che si era spiegato

l'improvviso cangiamento di don Francesco colla supposizione che il

figlio del cavaliere dell'Isola fosse noto nell'armata spagnuola come

un grande duellista, che non era saggio inimicarsi.

--In ogni modo, continuò il superiore, di tal circostanza io son

contentissimo.

Donna Maria, ad onta di tutto il suo sdegno, durò fatica a non ridere

della situazione comica, in cui era stato posto l'aristocratico frate,

e delle sue interpretazioni ancora più comiche.

Ed il povero cappuccino continuava sempre:

--Così posso ritornare domani a Messina.

--Come, padre, ve ne andate di già?

--Sì, principessa, è necessario.... ma i miei nipoti, i vostri cugini

vi rimarranno, per qualche giorno almeno, finchè si conducono a

termine le trattative. Ho presentato ora Federico ad un mio

procuratore, che è incaricato di tutto, e che si recherà domani dal

duca, il quale ha già annuito alla mia proposta.

In qualche giorno potevano avvenire delle cose assai.... Camilla e

donna Maria lo pensarono.

--E, continuò il frate ov'è mia nipote Gabriella?

--Era stanca, abbattuta, padre; desiderò ritirarsi onde prendere un

po' di riposo.

--Ah, sicuro; infatti ella è molto delicata....

--Ma spero interverrà alla cena, riprese la principessa.

Camilla e donna Maria avrebbero dato assai, assai per sapere ciò che

passasse nell'animo dell'ufficiale, e dove fosse corso qualche ora

prima.

Ma il suo contegno, benchè gentile, non invitava ad interrogazioni

indiscrete.

--E che disse il duca, domandò donna Maria al principe, quando seppe

che i nostri cugini alloggiano da noi?

--Nulla.

--Voi non conoscevate mio fratello, padre? chiese quindi al superiore

donna Maria.

--No; l'avevo veduto soltanto quando era ancora ragazzo.

--E la duchessa la conoscete?

--Di nome soltanto; so che è figlia del defunto marchese del Faro.

--Ah! credevo, siccome è messinese.

--Il marchese, rispose sorridendo con qualche ironia il frate, era un

grande originale. Viveva ritiratissimo; gentiluomo di molta dottrina

del resto.

--Ah sì! viveva molto ritirato, interruppe ancora donna Maria. Egli e

la figlia abitavano sempre in un castello, sulla riva del mare.... in

mezzo ai libri ed agli scienziati... Fu là che donna Livia sposò il

duca.

Camilla guardava intanto Federico; ma egli sembrava aver giurato a sè

stesso di celare ogni emozione.

--La duchessa pure è una donna molto colta, disse il principe; un po'

troppo seria; ma ciò proverrà dal modo, con cui fu allevata.... Anche

don Francesco è un letterato, e forse per questo si sarà innamorato

della figlia del marchese.

--Hanno un figlio, n'è vero? domandò il superiore.

--Sì, un bambino.

Povero Federico! Era una specie di piccola tortura, che gli si dava, e

che per quanto fosse leggiera l'infastidiva assai.

Ma nulla lo tradì.

Ah! pensava intanto, il duca disse a mio zio che io attenda sue

notizie?... Se donna Livia non lo persuade, se, ei mi provoca,

accetterò la sfida.

Per fortuna dell'ufficiale si venne ad annunziare la cena.

Tutti si recarono in una magnifica sala illuminata splendidamente.

Si mandò ad avvertire Gabriella, che poco dopo apparve, non avendo

osato rifiutarsi. Era pallida e triste come sempre.

La sua veste nera, ricca ma semplice, il suo abbattimento, la sua

timidezza facevano uno strano contrasto cogli abiti sfarzosi, il brio,

la franchezza di donna Maria e di Camilla.

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 54 / 64 题