Il giorno dopo la duchessa si recava al suo castello, ove contava
passare il resto della settimana con donna Rosalia.
Il duca aveva accompagnato donna Livia, verso cui si sentiva sempre
attirato da un sentimento invincibile, che subiva talora di buona
grazia, talora bestemmiando, ma che subiva sempre.
D'altronde credette necessario andare al castello per parlare a donna
Rosalia. Aveva riflettuto che, all'istante di consacrarsi a Dio, ella
potrebbe per iscrupolo rivelare il segreto della loro famiglia: ciò
gli dava alquanto a pensare.
Le minacce, diceva tra sè, buone per donna Maria, a nulla valgono coi
fanatici. Questa ragazza, così sentimentale e poetica, mi ha un po' la
stoffa dei martiri... Ora, non avendo potuto aver l'amore, aspira al
paradiso; non vorrei che per guadagnarselo ritenesse utile mancare
alla promessa che mi fece... Credo che le monache confessino anche i
pensieri... Donna Rosalia non sarà una religiosa volgare... La sua
nascita, il nome potrebbero destare delle curiosità in qualche
direttore spirituale troppo zelante. Costoro hanno una manìa
insopportabile di immischiarsi in quanto non li riguarda... Non vi è
di loro chi sappia meglio scavare a poco a poco... Potrebbero condurre
dolcemente donna Rosalia a... Bisognerà che io provveda.
E lo stesso giorno del suo arrivo al castello, per tranquillare questi
dubbi, questi timori, da cui sentivasi preso, si recò verso sera in
giardino e, mentre donna Livia faceva un po' più lungi passeggiare suo
figlio, il duca con un cenno chiamò la sorella.
--Ehi, donna Rosalia, seguitemi.
Ella obbedì macchinalmente, forse non immaginò nemmeno quanto ei
volesse dirle. Ormai nel suo spirito vi erano due soli pensieri: la
rimembranza del principe, che lottava col sentimento religioso, e che
talvolta tentava soverchiarlo ancora.
Nell'orribile naufragio, in cui la ragione di donna Rosalia aveva
arrischiato sommergersi, la tavola, sulla quale si era salvata, era
stata la fede; la fede, che in certe tempre è necessarissima, checchè
se ne dica.
Tutti possono comprendere la sua voce; mentre la filosofia è intesa da
pochi, fraintesa da molti, ed allora fa più male che bene.
Donna Livia aveva detto alla giovane che il principe aveva chiesto
egli stesso il suo perdono, che era pentito; e ciò alla povera donna
Rosalia era di qualche consolazione.
La duchessa aveva in modo sì pietoso e delicato nascosto l'egoismo del
principe da temperare alla fanciulla l'amarezza dell'abbandono.
Il duca non s'ingannava nel dire che donna Livia era sempre feconda in
ritrovati.
Ma chi avrebbe potuto biasimarla, se soltanto pel bene ella si serviva
di quei ritrovati?
Donna Rosalia era dunque più calma; e fu con una dolce tristezza che
seguì il duca, il quale dopo pochi passi:
--Sentite, le disse un po' più rabbonito del solito, guardatevi bene
dal dire a qualche confessore quanto sapete, chè non ne avete il
diritto... Mi avete dato una sacra promessa, e se anche qualche frate
vi insinuasse, capite... sarebbe assai più peccato parlare che tacere.
A donna Rosalia queste parole, benchè non molto gentili, parvero di
una grazia eccessiva. Ella non sapeva quanto ei fosse fino; provò
quasi rimorso di doverlo ingannare.
--Non temete, rispose commossa, io non vi mancherò, ve lo giuro
nuovamente.
--Brava, vedo che siete ragionevole.
Ei fece per allontanarsi: ma donna Rosalia lo trattenne, incoraggiata
dal suo contegno.
--Perdonate un istante, don Francesco, gli disse: vorrei pregarvi
permetteste alla duchessa di venirmi a vedere sovente. Ella verrebbe
egualmente, il so, ma pure esprimo anche a voi il mio desiderio.... La
vedrò tanto volentieri....
--Ve la condurrò io, rispose egli.
--Grazie; ah! nessuno fu meco buono come donna Livia; prima di
lasciarvi sento il bisogno di dirvelo, don Francesco.
E si allontanò tristamente.
Il duca ebbe quasi paura d'intenerirsi.
Veramente, pensò, non è cattiva ragazza; e senza la parte, che prese
contro di me in quella notte.... Ama la duchessa, mentre donna Maria
tentò di perderla... Basta, donna Rosalia tacerà.
La sera istessa ritornò a Catania.
Alcuni giorni dopo accompagnava colla duchessa, in un monastero di
Messina, donna Rosalia.
La rassegnazione di questa era sì dolce, sì triste era la calma
succeduta ai gravi turbamenti del suo spirito, che il di lei pallido
volto aveva qualche cosa di celeste.
Non tutti, no, le avrebbero preferita la brillante donna Maria!
Ma il principe? Ah! per lui non vi era altra donna!...
Nato sotto un cielo ardente, ove i cuori sembrano partecipare al fuoco
del suolo vulcanico, il principe degli Alberi, debole per natura,
leggiero, aveva concentrato ogni sua forza nell'amare donna Maria.
E le parole della duchessa non ebbero proprio altro risultato che di
tranquillarlo.
Pensava che donna Rosalia, così religiosa, non dovesse soffrire della
vita claustrale. Poi i loro gusti non avrebbero armonizzato. Che
avrebbe fatto d'una sposa così melanconica?... Insomma egli trovava
cento buone ragioni per felicitarsi di non averla presa in moglie.