V.

Il giorno dopo la duchessa si recava al suo castello, ove contava

passare il resto della settimana con donna Rosalia.

Il duca aveva accompagnato donna Livia, verso cui si sentiva sempre

attirato da un sentimento invincibile, che subiva talora di buona

grazia, talora bestemmiando, ma che subiva sempre.

D'altronde credette necessario andare al castello per parlare a donna

Rosalia. Aveva riflettuto che, all'istante di consacrarsi a Dio, ella

potrebbe per iscrupolo rivelare il segreto della loro famiglia: ciò

gli dava alquanto a pensare.

Le minacce, diceva tra sè, buone per donna Maria, a nulla valgono coi

fanatici. Questa ragazza, così sentimentale e poetica, mi ha un po' la

stoffa dei martiri... Ora, non avendo potuto aver l'amore, aspira al

paradiso; non vorrei che per guadagnarselo ritenesse utile mancare

alla promessa che mi fece... Credo che le monache confessino anche i

pensieri... Donna Rosalia non sarà una religiosa volgare... La sua

nascita, il nome potrebbero destare delle curiosità in qualche

direttore spirituale troppo zelante. Costoro hanno una manìa

insopportabile di immischiarsi in quanto non li riguarda... Non vi è

di loro chi sappia meglio scavare a poco a poco... Potrebbero condurre

dolcemente donna Rosalia a... Bisognerà che io provveda.

E lo stesso giorno del suo arrivo al castello, per tranquillare questi

dubbi, questi timori, da cui sentivasi preso, si recò verso sera in

giardino e, mentre donna Livia faceva un po' più lungi passeggiare suo

figlio, il duca con un cenno chiamò la sorella.

--Ehi, donna Rosalia, seguitemi.

Ella obbedì macchinalmente, forse non immaginò nemmeno quanto ei

volesse dirle. Ormai nel suo spirito vi erano due soli pensieri: la

rimembranza del principe, che lottava col sentimento religioso, e che

talvolta tentava soverchiarlo ancora.

Nell'orribile naufragio, in cui la ragione di donna Rosalia aveva

arrischiato sommergersi, la tavola, sulla quale si era salvata, era

stata la fede; la fede, che in certe tempre è necessarissima, checchè

se ne dica.

Tutti possono comprendere la sua voce; mentre la filosofia è intesa da

pochi, fraintesa da molti, ed allora fa più male che bene.

Donna Livia aveva detto alla giovane che il principe aveva chiesto

egli stesso il suo perdono, che era pentito; e ciò alla povera donna

Rosalia era di qualche consolazione.

La duchessa aveva in modo sì pietoso e delicato nascosto l'egoismo del

principe da temperare alla fanciulla l'amarezza dell'abbandono.

Il duca non s'ingannava nel dire che donna Livia era sempre feconda in

ritrovati.

Ma chi avrebbe potuto biasimarla, se soltanto pel bene ella si serviva

di quei ritrovati?

Donna Rosalia era dunque più calma; e fu con una dolce tristezza che

seguì il duca, il quale dopo pochi passi:

--Sentite, le disse un po' più rabbonito del solito, guardatevi bene

dal dire a qualche confessore quanto sapete, chè non ne avete il

diritto... Mi avete dato una sacra promessa, e se anche qualche frate

vi insinuasse, capite... sarebbe assai più peccato parlare che tacere.

A donna Rosalia queste parole, benchè non molto gentili, parvero di

una grazia eccessiva. Ella non sapeva quanto ei fosse fino; provò

quasi rimorso di doverlo ingannare.

--Non temete, rispose commossa, io non vi mancherò, ve lo giuro

nuovamente.

--Brava, vedo che siete ragionevole.

Ei fece per allontanarsi: ma donna Rosalia lo trattenne, incoraggiata

dal suo contegno.

--Perdonate un istante, don Francesco, gli disse: vorrei pregarvi

permetteste alla duchessa di venirmi a vedere sovente. Ella verrebbe

egualmente, il so, ma pure esprimo anche a voi il mio desiderio.... La

vedrò tanto volentieri....

--Ve la condurrò io, rispose egli.

--Grazie; ah! nessuno fu meco buono come donna Livia; prima di

lasciarvi sento il bisogno di dirvelo, don Francesco.

E si allontanò tristamente.

Il duca ebbe quasi paura d'intenerirsi.

Veramente, pensò, non è cattiva ragazza; e senza la parte, che prese

contro di me in quella notte.... Ama la duchessa, mentre donna Maria

tentò di perderla... Basta, donna Rosalia tacerà.

La sera istessa ritornò a Catania.

Alcuni giorni dopo accompagnava colla duchessa, in un monastero di

Messina, donna Rosalia.

La rassegnazione di questa era sì dolce, sì triste era la calma

succeduta ai gravi turbamenti del suo spirito, che il di lei pallido

volto aveva qualche cosa di celeste.

Non tutti, no, le avrebbero preferita la brillante donna Maria!

Ma il principe? Ah! per lui non vi era altra donna!...

Nato sotto un cielo ardente, ove i cuori sembrano partecipare al fuoco

del suolo vulcanico, il principe degli Alberi, debole per natura,

leggiero, aveva concentrato ogni sua forza nell'amare donna Maria.

E le parole della duchessa non ebbero proprio altro risultato che di

tranquillarlo.

Pensava che donna Rosalia, così religiosa, non dovesse soffrire della

vita claustrale. Poi i loro gusti non avrebbero armonizzato. Che

avrebbe fatto d'una sposa così melanconica?... Insomma egli trovava

cento buone ragioni per felicitarsi di non averla presa in moglie.

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 45 / 64 题