II.

La duchessa non si era ingannata nel temere una disgrazia, nel credere

necessario non perder tempo onde impedirla.

Donna Livia possedeva una intuizione pronta e sicura, colla quale

aveva sempre preveduto che la sorella minore del duca non reggerebbe

al colpo fatale.

Quella natura appassionata, generosa, ma esaltata e fanatica quasi,

aveva sempre spaventato donna Livia; per questo non nutriva speranza,

come lo aveva detto al conte di San Giorgio, l'ultima volta che si era

trovata con lui, che giovasse preparar donna Rosalia al disinganno,

persuaderla a poco a poco. Comprendeva che non voleva essere

interrogata, e che agire nel modo consigliato dal conte avrebbe fatto

arrossire la giovinetta, ed esacerbato forse le sue ferite,

null'altro.

Vi erano in donna Rosalia dei contrasti di carattere, che non

isfuggivano alla duchessa; una gran dolcezza, ed insieme una

diffidenza selvaggia.

Donna Livia aveva compreso che alle ferite della sua giovane cognata

ogni farmaco sarebbe riuscito vano: che forse ella aveva bisogno di

abbandonarsi ad un eccesso di dolore, di disperazione.

Soltanto una crisi violenta poteva salvarla.... Ma la religione, assai

viva in donna Rosalia, aveva sempre fatto sperare alla duchessa

ch'ella mai oserebbe attentare a' suoi giorni.

Eppure per quale altro scopo poteva dirigersi verso il lago in quel

momento?

Con tale idea donna Livia era corsa sulle sue traccie.

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L'impressione, che viene provata da chi, in mezzo ad un incendio,

comprende non esservi più scampo alcuno, e dover tra poco perir nelle

fiamme,--da chi, sorpreso in alto mare da un uragano impetuoso su

d'una fragile barca, vede che questa sarà sommersa prima di toccar la

riva,--da chi, fra una strage sente che, per essere risparmiato un

momento, non otterrà se non che di penar più degli altri,--non può

paragonarsi a quella cagionata in donna Rosalia da queste parole dei

duca, indirizzate all'altra sorella:--Voi siete fidanzata; fra otto

giorni sposerete il principe degli Alberi, che quest'oggi stesso mi ha

chiesto la vostra mano;--perchè quelli si vedono innanzi la morte come

panorama terribile, mentre ella invece vi guardò come all'unico mezzo

per sottrarsi a spasimi orribili, ad angosce insopportabili.

Immaginò il principe e donna Maria sposi, felici!... Ah che mai ella

avrebbe potuto vederli!... La sua ragione soccombette.

Il sangue le affluì al cervello con tal violenza, che lo sconvolse.

La fredda e dura voce del duca le aveva passato il cuore più di una

lama avvelenata.

E si era diretta livida e palpitante verso il lago.

Prima di precipitarvisi, s'inginocchiò sulla riva; con lagrime

disperate chiese a Dio di perdonarle.

La sua risoluzione era presa; pochi momenti ancora, ed ella non

sarebbe più!

Ed intanto sua sorella si compiaceva pensando alla felicità vicina; e

colui, che cagionava si violenta disperazione, fremeva di gioja

all'idea che donna Maria sarebbe sua fra poco.

Sventurata!

La duchessa, che l'aveva perduta di vista un momento, respirò nel

vederla in ginocchio; credette poter rallentare il passo, e

leggierissimamente si accostò alla fanciulla. Si pose dietro un

albero, vicino tanto a donna Rosalia, da potere al primo movimento di

lei trattenerla.... Benchè fosse persuasa che la giovinetta era decisa

a morire, pure volle attendere l'ultimo istante. Chi sa!... poteva al

momento fatale indietreggiare.... Ma ella non indietreggiò!...

Con un gemito soffocato fece atto di precipitarsi nel lago. Quell'atto

fu sì improvviso che, se la duchessa fosso stata meno pronta del

lampo, non avrebbe potuto arrestarla.

L'afferrò con forza per le vesti, e la trasse a sè.

Donna Rosalia si volse spaventata. Chi poteva trattenerla così?...

Riconoscendo donna Livia, diede in un dirotto pianto.

--Voi! mormorò tra i singhiozzi, e con amara ironia verso sè stessa,

aggiunse: Oh infatti! niuno fuori che voi poteva interessarsi a me.

--Sì, io, che il cielo scelse per salvarvi.

--Perchè non mi lasciaste morire? Ma non potrete impedirmelo sempre.

E nel suo sguardo smarrito brillò un lampo tale di disperazione, che

mise un brivido alla duchessa.

Eppure la morte non poteva spaventare la coraggiosa donna Livia.

Per qualche istante credette inopportuno ogni conforto; chè il voler

troncare uno sfogo di dolore talvolta è interromperlo soltanto. Val

meglio lasciarlo dileguare da sè.

Ella fissò in donna Rosalia i suoi begli occhi, che sembravano un

riflesso del cielo, nel quali, attraverso le lunghe ciglia, pareva

brillare un raggio sovrumano: ma non profferì parola.

Ed ebbe ragione; chè pel momento donna Rosalia non l'avrebbe nemmeno

udita, sì grande era la sua esasperazione!

Finalmente cominciò a piangere con minor violenza; per quanto vivi

sieno i trasporti del dolore, finiscono sempre per calmarsi.

Chi non muore guarisce.

Donna Livia comprese che poteva parlare.

--Sì, piangete, cara donna Rosalia, disse dolcemente alla fanciulla, e

chiedete perdono a Dio di quanto volevate fare.

Donna Rosalia rabbrividì.

--Ma io sono pazza! esclamò, e Dio perdona ai pazzi!

--Lo eravate, ma più nol siete, voi riflettete ora... Fu in un istante

di delirio che voleste privarvi di vita; ma non siete pazza, bensì

responsabile in faccia a Dio delle vostre azioni. Ciò che avrebbe

potuto perdonarvi in quell'istante di delirio, ora più non vel

perdonerebbe.

La duchessa sapeva d'esser crudele parlando così; ma, con quella

fanciulla d'indole esaltata, tal crudeltà era necessaria. La ragione

su di lei non avrebbe potuto assolutamente nulla.

--Ohimè! mormorò, Dio non mi perdonerebbe?

--No, donna Rosalia, ed egli vi chiede che gli sacrifichiate il vostro

amore.

La duchessa tremò nel profferir questi accenti, perchè nessuno aveva

amato più di lei.

--Che glielo sacrifichi? mormorò amaramente donna Rosalia; eh non si

può strapparmi il cuore!

Quella frase era un grido straziante.

Donna Livia ne fu profondamente commossa, eppure cercò serbarsi calma.

--Ditemi almeno che non vi dorrete più perchè non vi lasciai morire.

Donna Rosalia non rispose.

--Siete pentita?

Ella tacque ancora.

La duchessa continuò:

--Come mai voi, che tanto vi atterriste all'idea della collera divina,

affrontata da vostro padre, come mai non vorrete evitarla per voi

medesima? Non vi spaventa essa?

~ Ah sì! ma perchè mi diceste che non sono pazza?

--Perchè è vero. L'esaltazione non è follia, e voi vi rassegnerete.

--Giammai! esclamò ella, come se la passata febbre si riaccendesse.

--Quanti, proseguì donna Livia, che al pari di voi vollero togliersi

la vita in un istante di disinganno, si felicitarono in seguito di non

aver ceduto alla disperazione.

--Eh signora, voi non sapete quanto io soffro.

La duchessa fu per esclamare: Se sapeste quanto ho sofferto io!... ma

quelle parole non varcarono le sue labbra, e le ridiscesero in cuore.

--Ah! se acconsento a vivere, continuò donna Rosalia, è soltanto per

timor di Dio... che la vita per me sarà un fardello insopportabile!...

Ed aggiunse con fuoco:

--Oh fosse insopportabile tanto da schiacciarmi tra breve sotto il suo

peso!... Potessi presto morire senza un delitto!...

Indi prendendo la mano della duchessa, e stringendogliela

convulsamente, con voce concitata, tremante:

--Se sapeste ciò ch'io penso, donna Livia, vi farei paura!... Mia

sorella... donna Maria....

--Ebbene?

--Io la odio! Vorrei vederla infelice! Ah che anche vivendo non potrò

salvarmi, la mia anima è perduta!... A che vivere dunque?

Il suo accento era sì cupo in quell'istante che donna Livia temette

fosse per riprenderla l'antica tentazione. Ed esclamò:

--V'ingannate, quest'odio sarà fugace; la gelosia sola lo mise nel

vostro cuore, e voi non siete colpevole per avervelo accolto, senza

volerlo, soltanto cedendo alla natura.

La voce della duchessa era sì persuasiva, che impressionò vivamente

donna Rosalia.

--Oh mio Dio! sarebbe vero? disse.

--Ma sì, certamente, non ne dubitate. Poi, proseguì donna Livia,--a

cui il desiderio di vendetta lasciatole scorgere dalla fanciulla aveva

additato altra via,--trovate in quest'odio istesso, trovate nella

gelosia la forza di cui avete bisogno.

--Che volete dire?

--Di non lasciare scorgere a donna Maria le vostre pene; non vi

sentite fremere all'idea di divenire per lei un oggetto di

compassione?

Tali parole destarono il fuoco dello sdegno in donna Rosalia.

--Ah sì ella mi schernirebbe! esclamò; seco lui forse deriderebbe la

mia sciocca passione!... Sì, donna Livia, vi comprendo.

La duchessa respirò; aveva condotto quella sventurata ove si era

proposta.

--Grazie, donna Livia, che non mi lasciaste morire.

E lacrime soffocate le troncaron la voce.

Soffriva molto, ma era più calma.

Ah! pensò donna Livia, la credevo più dolce, ed invece vi è in lei

alcun che della violenza del duca; ma è religiosa assai, e ciò la

rattempra.

Dopo qualche istante di silenzio, donna Rosalia si volse alla giovine

duchessa.

--Non voglio però mi crediate affatto stolida, cara donna Livia, le

disse; se amai il principe, è perchè ei mi fece credere d'essere

invaghito di me.

Ed il suo volto, abitualmente pallido, si fece di fuoco.

Ma la notte discendeva, e celava in parte quel rossore.

--Narratemi tutto, mia cara, le disse donna Livia facendola sedere a

lei vicina sopra una panca di pietra.

Tale confessione l'attendeva, benchè non avesse voluto provocarla con

domande.

--Oh voi sola mi amate, signora! Voi sola siete buona meco. Perchè non

ebbi in voi maggior fiducia? Perdonate.

--Che dite? Vi comprendo.

Ella la ringraziò, stringendole le mani.

Ah sì aveva bisogno di un'amica indulgente!... Poi, a voce bassa e

tremante, cominciò le sue confidenze:

--Quando l'anno scorso il principe degli Alberi venne a stabilirsi a

Catania, per la morte dello zio, che gli aveva lasciato tutte le sue

sostanze, fu tosto ricevuto da mio padre, il sapete. Donna Maria

allora non era qui; da poco era partita con quella nostra cugina per

Palermo, ove si trattenne sei mesi, vel rammentate?

--Certamente.

--Ah perchè lasciò Catania? Prima egli l'avrebbe amata, ma almeno non

avrebbe lusingato me.... Il mio avvenire non sarebbe distrutto; perchè

vedete, donna Livia, io potrò tentare di rassegnarmi, ma mai di amare

un altro.

La duchessa non rispose; ella, che avrebbe voluto serbarsi fedele ad

una tomba, non poteva trovare quelle parole insensate. Per quanto il

suo carattere fosse superiore, per quanto ella fosse ragionevole,

aveva amato con passione, era ancora giovanissima, sicchè le sue

memorie erano sempre vive.

--Il principe, continuò donna Rosalia, cercava sempre d'incontrarmi,

procurava vedermi. Io allora avevo molta libertà. Voi eravate al

vostro castello un po' ammalata; don Francesco vi si recava tutti i

giorni; tante volte vi si tratteneva la notte; il principe veniva da

nostro padre anche alla sera, e sempre mi parlava. Io non lasciavo mai

sfuggire occasione alcuna d'intertenermi seco, ei ne sembrava sì

contento; con tanta insistenza me lo diceva.... Ah, donna Livia,

credete voi ch'ei si sia preso giuoco di me?

--Non lo credo, non avrebbe ardito farlo.

--Allora dunque vuoi dire che....

Ed ella si arrestò.... Dal fremito della sua voce si comprendeva che

essa si rifiutava al terribile ufficio di confessarla illusa....

Eppure non poteva arrossire dinanzi a donna Livia. La vezzosa

duchessa, si altiera talvolta, era quella sera una giovane triste come

lei, che non la giudicava, la compativa....

--Era incostanza adunque! sospirò dopo un istante donna Rosalia....

Indi: E donna Maria l'amerà egli sempre?

--Non chiedete questo, rispose donna Livia. Dio solo lo sa. Voi

perdonerete quando il primo impeto della passione sarà cessato.... E

ditemi, vi fece il principe formali promesse?

--No; ma tante volte mi disse che ero bella, che.... E se ella fosso

rimasta assente ancora, io ne sono certa, lo avrei sposato.... Una

volta, mentre mio padre parlava ad un servo, e si era un poco

allontanato, il principe mi si avvicinò, mi prese una mano, e

baciandomela: donna Rosalia, mi disse, vicino a voi io sono felice....

L'emozione impedì alla giovinetta di continuare.... e la notte vietava

scorgere le lagrime negli occhi della duchessa.

Con maggior calma e dopo qualche istante, donna Rosalia riprese:

--A che dirvi di più, donna Livia? Appena vide mia sorella, fu su di

lei che arrestò i suoi sguardi;... donna Maria è di me più bella, ed

egli si felicitò certo di non essersi impegnato maggiormente meco.

Pensò fors'anco che io dovevo prendere per semplici galanterie le

attenzioni usatemi, le sue dolci parole.... Voi ritornaste, ritornò

don Francesco; il principe venne più di rado al palazzo.... Mai io

sorpresi una parola d'amore a donna Maria; ma poco a poco egli

diveniva indifferente per me. La gelosia mi faceva presaga della mia

sventura.... Una volta però mi parve vederlo consegnare qualche cosa a

donna Maria, certamente era una lettera: forse molte se ne

scrissero.... lo comprendo ora... Il resto voi il sapete, voi, che qui

mi seguiste, che prevedeste la disperazione, in cui mi avrebbero

gettata le parole del duca a donna Maria.... Tutto vi è noto...

Questo racconto finì come era principiato, fra i singhiozzi.

--Oh, disse poi, n'è vero ch'io non fui una stolida, che non mi

lusingai invano?

--No, rispose donna Livia, ed il principe, prima di gettare il

turbamento in una fanciulla, doveva riflettere: egli ha

indegnamente....

Donna Rosalia la interruppe, e con accento appassionato:

--Ohimè! esclamò, guardate: io odio donna Maria perchè accolse il suo

amore sapendo, ne sono sicura, che io lo amava; perchè me lo rapì....

Egli è più colpevole di lei, il so; eppure io non posso sentire

accusarlo.... Tacete, donna Livia, tacete.... E se un solo istante io

lo vedessi, se mi parlasse, io tutto perdonerei, perchè lo amo

ancora....

Quale contraddizione era questa? La duchessa pensò che donna Rosalia

non si sarebbe mai consolata....

Lo sdegno soltanto può uccider l'amore.

La giovinetta continuava:

--E l'idea che mia sorella sarà sua sposa mi uccide!

Nascose il volto fra le mani, e dopo qualche tempo:

--Però sono pentita, donna Livia: fate che nessuno, tranne voi,

conosca la mia debolezza. Cercherò rivolgermi a Dio, espiare i miei

delirj in un monastero.

--Che! volete farvi religiosa?

--Sì. In un chiostro soltanto potrò sopportare il mio destino.... Ebbi

torto di non pensarvi prima di voler morire.... Ma, poichè voi mi

avete salvata, sarò in tempo ancora.... È l'unica esistenza, cui possa

rassegnarmi.... Se mi trovassi ancora con lui, con loro, non potrei

resistere.... La mia ragione si smarrirebbe nuovamente....

La tristezza di queste parole era sì profonda, sì amara che la

duchessa ne fu atterrita....

Prima ch'ella rispondesse, donna Rosalia proseguì:

--Non ditemi di riflettere, cara donna Livia: ho riflettuto. Soltanto

nel servire Iddio posso trovare qualche pace; per lui solo vivrò....

Ah nessuno fu di me più infelice!...

La duchessa l'abbracciò, ed ella di nuovo pianse.

--Mia cara, pensate ai tanti sventurati, che vivono sulla terra;

riflettete che la vita è breve, anche se non viene troncata prima del

tempo.... Riguardatela come un luogo di passaggio, di prova.... È il

meglio che possiate fare.... Anche i più felici devono poi

lasciarla!... lasciar con essa persino le rimembranze di ogni gioja,

di ogni felicità.... Amori, delirj, tutto passa, donna Rosalia, tutto

finisce....

--Oh, esclamò la fanciulla, un istante di felicità vale un'esistenza

intiera!

La duchessa si scosse: forse anch'ella lo aveva pensato!... Era più

che commossa! Ma quel suo turbamento durò poco: eppure quanti affanni

non si sentiva in cuore! Donna Rosalia almeno aveva un solo

pensiero.... Ella invece delle consolazioni sì; ma quanti affetti

contrarj, quanti ricordi penosi, quante inquietudini!...

--Ah! continuò la sorella del duca, io non posso più pensare a lui!

Quando sarò consacrata a Dio, spero staccare questo amore dal mio

cuore. Io devo offrire al cielo un animo puro, o mi sforzerò di

purificare il mio.... Deh fate, donna Livia, che domani istesso mi si

mandi in un monastero! Io non voglio essere qui in questi giorni; ne

morrei!...

--Farò il possibile per ottenerlo; ma se vi si vede entrar subito in

monastero, se ne indovinerà il motivo... Non desiderate voi tenerlo

celato?

--Vorrei che don Francesco annunziasse che già da qualche tempo io

avevo chiesto di farmi monaca.... Se ei dicesse così, donna Maria non

dubiterebbe.... Non oserei chiederglielo io stessa.... D'altronde non

me l'accorderebbe.... Ma voi lo otterrete forse.... Parlategliene

subito....

--Lo farò questa sera, appena verrà da me.

--Grazie.... Ah! ch'ei non sappia che io volevo uccidermi....

--Nessuno il saprà mai, lo giuro!

--Nemmeno il mio padrino?

--Nemmeno lui.

--Gli direte di venirmi a vedere al suo ritorno.

Donna Livia sospirò.

--Al suo ritorno!... Ah qual sarà esso!...

--Temete voi?

--Sì temo, lo confesso, ma non sono pentita.... Basta, vedremo.

--Oh mio Dio! qual anno fatale!

Indi con qualche vivacità, prendendo una mano della duchessa:

--Se io, mormorò esitando, vi chiedessi di dire al principe qualche

parola di me, lo fareste voi?

Donna Livia rimase attonita.

--A che gioverebbe?

--A nulla il so.... Ma non vel dissi? io lo amo ancora!... assai io

amo.... Vorrei che almeno avesse per me un pensiero!...

--Ma allora il vostro desiderio di nascondere la passione che

v'ispirò....

--Desidero nasconderla agli altri, a mia sorella soprattutto.... Ma a

lui.... Ah egli sa bene che io l'amo! A donna Maria non dirà nulla:

non dirà nulla ad alcuno.... Promettetemi....

L'animo sensibile della giovane duchessa la esortava a non respingere

quella preghiera.... Il principe meritava del resto dei rimproveri. La

sua condotta, leggiera soltanto agli occhi dei più, appariva indegna a

donna Livia; ma quel fondo di alterigia, che vi era in lei, la faceva

ripugnante assai a soddisfar donna Rosalia.

--Una sola parola, supplicò questa piangendo.... Ditegli soltanto che

io gli perdono.

La duchessa non resistette.

--Vo le prometto, rispose, senza sapere quasi a che s'impegnasse.

--Oh grazie! In bocca vostra tali parole nulla avranno d'umiliante per

me.... Forse desteranno in lui qualche impressione.... soddisferanno

l'ultimo desiderio di una sventurata.... l'ultima sua follia!...

Tal desiderio sembrava davvero follia a donna Livia. Ella non lo

comprendeva; non comprendeva come quella fanciulla potesse amare

ancora il principe dopo ch'ei l'aveva abbandonata, disprezzata...

Eppure donna Rosalia non mancava di fierezza. La sua natura era

davvero affatto particolare.... Ma quanta passione in essa!... Quanta

abnegazione in quell'amore!...

«Oh, pensò donna Livia, sua sorella la vendicherà...»

Un servo, che si avvicinava con una lanterna, interruppe quel

colloquio.

--Il signor duca, disse inchinandosi, le invita a rientrare perchè

incomincia a piovere.

Donna Livia si alzò; così pure donna Rosalia. Entrambe seguirono il

servo, che le precedeva colla lanterna.

Il cielo si era infatti annuvolato d'un tratto, e la pioggia

cominciava a cadere.

Le due giovani non se ne erano avvedute. Entrarono anch'esse nella

gran sala terrena. Là il servo fu congedato.

--Vado nella mia camera, disse donna Rosalia prendendo un lume:

parlate senza indugio a don Francesco, ve ne prego.

Strinse la mano della duchessa ed escì.

Donna Livia rimase un istante pensierosa. La disperazione di donna

Rosalia, il suo tentativo d'uccidersi, i suoi detti l'avevano non

soltanto vivamente commossa, ma avevano risvegliato benanco nel suo

cuore mille ricordi....

Cercò soffocare tale emozione; ella tormentata da tante altre

preoccupazioni, ella, che della vita conosceva la triste realtà....

Salì al suo appartamento. Le sue vesti erano umide per la pioggia; le

cangiò con un ricco abito da camera. Si soffermò un istante a guardare

suo figlio, che dormiva; indi recossi in un gabinetto tappezzato di

velluto azzurro, e nel quale si tratteneva quasi sempre quando era in

città.

Fu un momento per far chiedere del duca, ma poi pensò che sarebbe

venuto egli stesso....

Ed attese....

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 42 / 64 题