XII.

Fu con questa convinzione, tra l'ansietà, la speranza, il timore, che

il cavaliere di Malta si fece annunziare a Federico di Chiarofonte, il

brillante ufficiale spagnuolo, marito di Camilla, come un gentiluomo

forastiero, che doveva parlargli.

Egli fu ricevuto all'istante.

Federico era solo colla sposa in una vasta sala.

All'entrare in quella stanza, il conte provò una forte emozione.

Camilla lo colpì colla sua maestosa ed imponente bellezza; e Federico,

benchè non gli richiamasse come Gabriella la sua famiglia, lo

impressionò vivamente.

Mai aveva egli veduto un cavaliere, che riunisse maggiori pregi

esteriori; quell'aspetto distinto e gentile, quei tratti belli e

nobili, ai quali una leggiera impronta d'orgoglio dava maggior

risalto, lo prevennero all'istante in favore di Federico.

--Voi avete a parlarmi, signore? chiese questi al conte di San Giorgio

alzandosi.

E notò allora la croce ottagona, che fregiava l'abito nero del

forastiere.

Che può volere da me questo cavaliere di Malta? pensò.

--Sì, devo parlarvi, rispose il conte, e di cose importantissime.

Camilla ascoltava con ansietà; ella aveva mille motivi per sperare e

temere di tutto; ma, come sempre, nulla la tradì.

--Segretamente? domandò l'ufficiale.

--Sì; ma vostra moglie può rimanere, disse il conte, inchinandosi a

Camilla.

--Vi ascolto, cavaliere. Sedete.

E Chiarofonte porse una sedia al forastiero, e prese poi posto egli

stesso su di un'altra.

Camilla era adagiata sovra un gotico seggiolone di velluto rosso.

Il conte non era sorpreso della ricchezza del mobilio, della servitù

abbastanza numerosa veduta prima, poichè gli era stato detto possedere

la moglie di Federico una sostanza ragguardevole.

Solo trovava strano che Gabriella fosse in una posizione tanto

diversa.

Mentre egli, pensando a questo, rimaneva ancor silenzioso, mentre

Camilla tentava vincere l'emozione che le cagionava quella impreveduta

visita, giacchè dall'accento del conte ella aveva sospettato ch'egli

potesse essere siciliano, Federico richiedeva il forastiero del suo

nome.

--Mi duole, rispose questi, dover attendere a soddisfarvi; ma spero

poter poi dirvi le ragioni che a ciò mi astringono, ed esse, ne son

sicuro, vi convinceranno.

--Come credete, cavaliere.

Camilla turbossi a quell'esordio misterioso. Ah! le abbisognava un

grande imperio sopra sè stessa, per attendere colla immobilità di una

statua.

--Vi espongo tosto lo scopo della mia visita, disse il conte

all'ufficiale; io vengo da Rimini, là vidi vostra sorella.

Per diversi motivi Federico provò una sensazione penosa; sua moglie

una terribile.

--Ah! interruppe il giovane con accento, da cui traspariva una

sorpresa poco aggradevole. Vedeste mia sorella?

--Sì; grazie a lei soltanto potei giungere sino a voi. Fu una

combinazione fortunata; senza la gran somiglianza della signora

Gabriella con vostro padre, mai vi sarei riescito forse.

Federico fece un movimento di sorpresa, Camilla trattenne il respiro.

--Come? È di mio padre che avete a parlarmi? chiese l'ufficiale.

--Sì; e vi dirò tutto senza indugio. I pochi dettagli fornitimi da

vostra sorella m'inducono a credere che il vostro genitore sia stato

un cavaliere, scacciato giovanissimo dalla casa paterna per aver

contratto nozze ineguali.

Federico rimase attonito. La sorpresa lo rendeva muto. Non così di

Camilla; era agitata, ma sembrava comprendere benissimo.

--E voi che potete dirmi? proseguì il conte.

--Nulla, cavaliere; io non avrei mai sospettato... Mio padre mi fece

credere sempre ch'egli era rimasto orfano presto, e che i suoi

genitori, nobili del Vicentino, non avevano più alcun parente.

--Ohimè! Allora voi non potete fornirmi prova alcuna. Nulla sapete più

di vostra sorella, alla quale abbadai poco perchè mi sembrò un po'

alterata di mente, forse a motivo della sua cattiva salute... Ella mi

parlò assai confusamente e pochissimo di voi; non mi disse nemmeno che

aveste moglie.

Camilla respirò. Intanto il conte proseguiva.

--Ed io, che avevo sperato!... Ma non possedete voi qualche memoria di

vostro padre, qualche lettera almeno?...

--No.

--Quale fatalità! esclamò il conte; nessuno dunque potrà rischiarare

queste tenebre?

--Lo posso io; disse Camilla alzandosi.

Ella si era decisa: Gabriella tacerebbe.

--Voi!.. esclamarono insieme attoniti Federico ed il conte.

--Sì! Io... Attendete un istante, signori. Ed escì.

--Che significa questo? mormorò l'ufficiale.

--Come? ella sa alcun che sulla vostra nascita, che voi ignorate?

domandò il conte.

Federico non rispose. Mille diverse idee lo turbavano. Si era alzato,

come il cavaliere di Malta; ed in piedi pallido, commosso attendeva.

L'aspettazione non fu lunga; eppure essa parve eterna.

Dopo qualche momento Camilla rientrò. Portava tra le mani una cassetta

d'ebano intarsiata d'argento, chiusa con una piccola chiave d'oro.

La fisonomia della dalmatina era animata; i suoi occhi brillavano di

strano splendore.

Oh, pensava, Gabriella non mi arresterà!

Il conte e Federico la guardavano stupiti, come si può guardare una

fata.

--Che contiene quella cassetta? chiese l'ufficiale.

--Lasciate che prima di dirvelo, prima d'aprirla innanzi a voi mi

spieghi. Pazientate un istante, signor cavaliere, e voi pure,

Federico; ascoltatemi.

Il suo bel volto era sì grave, tanta convinzione eravi ne' suoi

sguardi, la sua voce era sì persuasiva, che quei due uomini ne furono

colpiti; si sentirono tratti ad udirla, senza osare domandar di più.

--Parlate dunque, signora, disse il cavaliere di Malta.

--Sì, parlate, ripetè l'ufficiale.

Allora ella, a voce bassa, e concitata, cominciò in tal modo, unendo

come sempre la menzogna alla verità:

--Sulla fine del 1570 io mi trovavo in Dalmazia con mio padre, che da

poco era ritornato in patria dalla Germania. Aveva di là condotta seco

una signora dalmatina d'origine, che per questo aveva fatto il viaggio

con lui. Ella andò ad abitare in una casa vicina alla nostra. Quella

signora era ancora assai bella, ma molto triste; si chiamava Emma di

Chiarofonte.

--Mia madre! interruppe Federico; come? se la credevo morta da lunghi

anni!...

--Infatti! mormorò meravigliato il conte; anche vostra sorella mi

aveva detto lo stesso.

Camilla proseguì.

--Sì: era vostra madre, Federico; divisa da un pezzo da suo marito,

per quale motivo non so.

L'ufficiale parve annuvolarsi.

Il conte non sapeva che pensare. Se i suoi parenti di Catania erano

stravaganti, quelli che andava ritrovando lo erano certo ben più.

--Dopo qualche tempo, continuò Camilla, la signora di Chiarofonte

ammalò gravemente; fece supplicare mio padre di recarsi da lei, perchè

aveva un importante segreto da rivelargli. Vi andò subito; quando

ritornò in casa, ella era già morta; egli portava seco questa

cassetta. Per qualche tempo non mi disse che cosa gli avesse confidato

quella signora. Ma poi, sentendosi in fin di vita, l'otto settembre

1571, mi fece appressare al suo letto e mi disse: la signora di

Chiarofonte mi confidò che suo marito, guerriero della repubblica

veneta, morto già da molto tempo, portava un nome falso; che era stato

diseredato, scacciato dalla sua famiglia per avere sposata lei, e che

era il figlio secondogenito del duca dell'Isola...

--Non più dubbi, esclamò il conte; e se queste prove...

--Lasciate che io continui, signor cavaliere, è necessario per qualche

momento ancora.

--Affrettatevi, disse l'ufficiale con qualche vivacità e con sdegno.

--Mio padre proseguì;--la signora di Chiarofonte mi aveva incaricato

di consegnare una cassetta, quella che vedesti, e che contiene tutte

le prove di quanto ella asseriva, a suo figlio Federico, guerriero

della repubblica Veneta...

Non potè più continuare; morì la notte istessa.... Dopo i primi giorni

di lutto, pensai al segreto rivelatomi; mi chiesi ciò che doveva fare,

esaminai la cassetta, che trovai nella stanza di mio padre. Tra le

carte, che provano in modo incontestabile la vostra origine, Federico,

trovai una memoria scritta dal vostro genitore, che vedrete, e nella

quale ei mostra desiderio che i suoi figli nulla sappiano, a meno che

la famiglia stessa faccia cercare di loro. In tal caso vi ordina di

accettare. Questa memoria è una specie di testamento, nella quale dice

anche che il nome di Chiarofonte lo assunse da una terra comperata nel

Vicentino.

E senza prender fiato, come se temesse che la interrompessero.

--Io, disse volgendosi a Federico, pensai tosto a mettermi in traccia

di voi. Partii per Venezia, dove avevo passato qualche mese con una

mia parente, e dove contavo stabilirmi. Là seppi che eravate alla

guerra contro i Turchi; il 6 ottobre avvenne la battaglia di Lepanto:

dai primi guerrieri, che giunsero di là, mi informai di voi; mi si

disse che eravate rimasto ferito, ma che presto forse giungereste a

Venezia.

Vi giungeste di lì a non molto, ferito infatti; vi feci trasportare in

mia casa, perchè non volevo tardare a consegnarvi le vostre carte....

Ma intanto vi amai, e voi sapete quanto... Ah non ebbi il coraggio di

agitarvi inutilmente! Feci quanto desiderava vostro padre; lo feci

senza scrupolo, poichè egli nella sua memoria, il vedrete, dice che

nulla spera; perchè era stato costretto dal duca a firmare una

rinunzia assoluta al suo nome ed alle sue sostanze....

Spero, Federico, non mi condannerete dunque se tacqui sin qui.

L'ufficiale non rispose, rifletteva; era colpito dalla importanza di

quella rivelazione.

Il conte pure taceva; pensava, tra le altre cose, che probabilmente il

povero cavaliere dell'Isola era stato anche tradito, abbandonato da

quella donna, alla quale aveva tutto sacrificato....

Bisognerà, diceva tra sè, nascondere a tutti questa nuova onta!.. Mi

pare che questo giovane tacerà volentieri... Che ne direbbe il duca?

Sarebbe un altro imbarazzo.

Federico chiese per prima alla moglie la memoria scritta da suo padre.

Era lunghissima, ed egli la lesse attentamente, e con viva emozione.

Intanto il conte scorreva le altre carte.

Vi era l'atto di matrimonio tra Emma X. ed il cavaliere dell'Isola,

firmato dal prete, di cui si aveva poscia coll'oro comperato il

silenzio, e l'atto di nascita del cavaliere dell'Isola.

Eravi un biglietto dell'avo di don Francesco, col quale ordinava al

cavaliere suo figlio nei termini più duri di apporre la propria firma

ad un atto di rinunzia, col quale anche lo si diseredava, e che

gl'inviava da un servo fidato.

È la pergamena distrutta da donna Livia, pensò il conte.

Poi vi erano copie degli atti di nascita di Federico e di Gabriella e

diverse lettere, che il cavaliere dell'Isola conservava religiosamente

come ricordi della famiglia, tra le quali due della contessa di San

Giorgio.

Dinanzi a quelle prove importantissime, autentiche, indiscutibili, il

cavaliere di Malta perdeva quasi la memoria di quanto aveva narrato

Camilla; comprendeva solo che quelle prove dovevano bastare anche per

don Francesco.

L'ufficiale terminava allora la lettura dello scritto di suo padre.

--Ebbene? gli chiese il conte.

--Ebbene, rispose egli, mio padre mi ordina di accettare; ubbidirò.

Comprendo che desiderava vivamente che io portassi il suo nome, e che

lo avrà desiderato anche negli ultimi istanti di sua vita.

--Sì; obbeditelo, riprese il cavaliere di Malta, è vostro dovere.

E stendendogli la mano:

--Voi siete mio cugino, gli disse; mi chiamo il conte di San Giorgio;

mia madre fu sorella al vostro genitore.

L'ufficiale strinse la destra del cavaliere; entrambi erano commossi.

Camilla li considerava sorridendo, mentre macchinava nell'animo mille

progetti.

--Ora vi dirò come dovete condurvi per farvi rendere il vostro nome ed

i vostri beni.

E dopo essersi arrestato un poco:

--Il duca dell'Isola, fratello a vostro padre e nostro zio, morì nel

gennaio scorso: negli ultimi momenti di sua vita rivelò che il

cavaliere dell'Isola, creduto da tutti estinto, viveva forse ancora

nelle terre Venete sotto un falso nome, e che doveva aver figli.

Aggiunse che suo padre aveva perdonato al figlio diseredato un giorno,

ordinando gli si rendesse il nome e la terra di S... colle vastissime

dipendenze. Mio zio non lo fece; se ne pentì però amaramente, e

qualche momento prima di morire fe' distruggere l'atto fatale, ed

espresse il desiderio che si venisse in traccia di voi... Ma...--ed

esitò un poco.--Don Francesco, l'attuale duca dell'Isola, non divideva

intieramante le idee di suo padre moribondo... Credeva bastasse la

distruzione di quella pergamena....

Il povero conte si arrestò ancora... indi:

--Egli non sa dunque ch'io sia venuto a cercarvi; ed io desidero lo

ignori sempre....

--Non vorrei che i miei reclami sollevassero contrarietà, interruppe

l'ufficiale.

--Oh non temete; il duca sa benissimo che da un momento all'altro

potete reclamare; è il vostro diritto; vi consiglio a farlo valere.

Abbastanza foste spogliati, abbastanza soffriste della severità

eccessiva, colla quale si trattò vostro padre, che gioirà nel suo

sepolcro; egli che tanto desiderò veder placata la famiglia.... Io vi

parlai con franchezza, ma del resto sono certo che tutto procederà

quietamente e benissimo.... Anzi dirò di più; è per miei particolari

motivi che desidero non si parli di me al duca.

--Non temete; ve ne do la mia parola, esclamò Federico.

--Voi pure, Signora?

Camilla s'inchinò in segno d'assenso con molta nobiltà.

--Voi, continuò il conte, reclamerete appena saremo in Sicilia.

--È là che dimora la famiglia di mio padre?

--Sì, a Catania. Bisogna affrettare le cose; quando potrete voi

seguirmi?

--Fra qualche giorno, lo spero.

--Quanto a vostra sorella, vorrei farvi qualche domanda.

Camilla ascoltava con ansietà.

--Ella mi sembrò assai singolare; le sue reticenze, i suoi discorsi

sconnessi, dai quali non potei trarre che congetture incomplete, mi

fecero temere che sia disgustata con voi.... Desidererei vivamente

rischiaraste i miei dubbj in proposito.

Ah! pensò Camilla, se non avessi già parlato a Federico! ma ormai la

cosa è fatta.

--Mia sorella, rispose l'ufficiale pensieroso, non la vedo da qualche

tempo, ma non sono disgustato seco. Ella si maritò mentre ero assente.

La delicatezza aveva suggerito al giovane questa risposta. Accusar

Gabriella, che del resto erasi maritata, sarebbe stato far credere al

conte ch'ei tentava farla escludere dalla famiglia, temendo divider

seco i diritti di entrambi.

--Allora, disse il cavaliere, cercheremo persuaderla venir con noi in

Sicilia. È giusto ch'ella pure....

Camilla fremette, ma non si perdette d'animo. Aveva già pensato qual

partito adottare in tal caso. L'ambizione l'aveva messa in una

posizione difficile, ma aveva ingegno bastante per escirne.

--Io la credo molto sofferente, proseguiva il conte; ella m'interessa

assai! La sua meravigliosa rassomiglianza colla famiglia dell'Isola fu

un vero bene, ripeto; fu essa che mi guidò. Guardate il ritratto di

mia madre, col quale soltanto potei persuadere vostra sorella della

verità delle mie parole.

E mostrò l'effigie della contessa ai due sposi.

Essi misero una esclamazione di sorpresa.

Dunque colei era necessaria, pensò Camilla.

--Questa rassomiglianza è straordinaria davvero, disse Federico

contemplando il ritratto.

Vi fu un istante di silenzio.

Il conte lo ruppe per dire all'ufficiale:

--Sentite, cugino; il cavaliere vostro padre disse a voi, a tutti che

sua moglie era morta, mentre eravate bambini: sembra da ciò

desiderasse assai lo si credesse, e noi continueremo a rispettare ii

suo desiderio.

--Avete ragione, conte, rispose Federico stringendogli la mano; vi

ringrazio, e nemmeno a mia sorella io nulla dirò.

--Sono lieto di aver trovato in un guerriero valoroso il figlio del

cavaliere dell'Isola; ah quanto mi duole che egli non abbia vissuto

abbastanza!

Federico sospirò. Per qualche tempo egli ed il conte serbarono il

silenzio.

Camilla non voleva turbarlo; la sua aria pensierosa si spiegava colla

parte, che la provvidenza sembrava averle dato in quel riconoscimento.

--Dunque, disse il conte alzandosi, fra qualche giorno partiremo

insieme.

E dopo aver salutata Camilla, e stretta nuovamente la mano

dell'ufficiale, escì.

Quando furono soli, Federico si volse a sua moglie; la fissò qualche

momento senza profferir parola, come attendesse da lei una

spiegazione, indi:

--Perchè quando vi sposai non mi svelaste il segreto?

Il suo accento era più triste che severo.

--Il perchè ve lo dissi, rispose Camilla: certo feci male, lo

comprendo pur troppo ora che ricupererete tutti i vostri titoli...

Ohimè! quale distanza mi separerà da voi.... Perdonatemi....

Ella era sì bella, che pochi uomini avrebbero avuto il coraggio di non

perdonarle.

Federico non l'amava appassionatamente, ma, bisogna dirlo, era lungi

dall'essere insensibile a tanta bellezza.

Poi Camilla gli aveva prodigato sì affettuose cure, con tanta gioja

gli aveva data la sua fortuna, respinto per lui l'amore di tanti....

Ah! tali memorie non si possono facilmente cancellare.

Ed egli mostrò persuadersi delle ragioni, plausibili del resto, che

Camilla adduceva per giustificarsi.

--Voi non siete contento, Federico, gli diss'ella dopo qualche tempo,

di riacquistare il nome di vostro padre?... Mi sembrate sì

preoccupato!...

--Gli è che non vorrei essere considerato come un intruso da questo

duca dell'Isola, e conto lasciar la Sicilia appena sarò reintegrato

ne' miei diritti.

--Ah volete ritornar qui?

--Sì, il più presto che mi sarà possibile. Ve lo confesso, è soltanto

per ubbidire mio padre che accetto; Il nome, che ora porto, non mi

appartiene; e ciò mi fa desiderare riprendere quello della famiglia.

La nostra condotta non lo disonorò.

Camilla rabbrividì a queste parole. Ah nessuno, disse a sè stessa,

nessuno saprà ciò ch'io feci!

--E Gabriella? riprese poi Federico; udiste? Verrà con noi; io non

voglio accusarla in faccia al conte.

--Vi approvo, ed anzi....

--Ah! interruppe l'ufficiale, a voi avvengono cose, che hanno del

prodigio....

Camilla impallidì. Dubitava egli? Ah sempre lo temeva.... E poi

raggiungerebbe ella lo scopo?... Il bene acquistato colla colpa vien

pagato da molte torture.

--Non so che dire, rispose; io stessa ne sono maravigliata.... Quante

volte non fui per confidarvi tutto!... La sera, per esempio, che vi

narrai della fuga di Gabriella, ero quasi decisa a parlare, a non aver

più segreti per voi, ma non osai.... Mi sono ora levata una gran spina

dal cuore.

Vi voleva veramente molta dose d'ipocrisia sfacciata, per aggiungere

questo con viva emozione.

E di lì a poco:

--Sentite, disse al marito, non rimproverate vostra sorella.

--Io non intendo farlo.

--Voglio dire, trattatela come se io non vi avessi parlato.... Mi

sembra meglio ch'io vada sola da lei appena giunti a Rimini. Le dirò

che tutto ignorate, altrimenti si mostrerebbe troppo imbarazzata anche

davanti a quel cavaliere. Del resto voi diceste al conte che non

eravate sdegnato con Gabriella, dunque è necessario agire così.

--È vero: alfine fu maritata; è meglio evitare ogni spiegazione.

L'ufficiale si mise a passeggiare su e giù per l'ampia sala:

--Quali avvenimenti! mormorava, e non è un sogno?... Basta, mi

regolerò secondo le circostanze....

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 35 / 64 题