X.

In quello stesso mese di aprile a Milano, in una sala riccamente

ammobiliata di una casa situata nelle adjacenze di Sant'Ambrogio, due

persone stavano sedute l'una in faccia all'altra dinanzi alla tavola,

già mezzo sparecchiata. La cena era finita, e quelle due persone, un

uomo ed una donna, sembravano discutere con qualche vivacità.

--Perchè mai tale capriccio, Federico?--diceva al suo commensale la

donna, che era davvero bellissima, e della quale uno sfarzoso abito di

raso rosso cupo faceva maggiormente risaltare le forme classiche ed i

tratti perfettissimi.

--Come potete mai chiamar capriccio un desiderio sì naturale?

Il giovane, che aveva proferito questo parole, eguagliava la sua

compagna in avvenenza, grande, ben fatto, con alcun che di sì

elegante, di sì marziale nella persona, nei bei lineamenti, che non si

poteva a meno di lasciarsi all'istante trascinare verso di lui.

Vestiva una brillante e ricca assisa di ufficiale spagnuolo; poteva

avere trent'anni circa.

Era Federico di Chiarofonte.

Non mostrava rassomiglianza alcuna con Gabriella, nè colla famiglia

del duca; dei tratti caratteristici di quella famiglia ei non aveva

che il nero eccessivo degli occhi, se tuttavia vi possono essere occhi

troppo neri; ma la loro forma più bella, lo sguardo meno fiso e più

simpatico davano loro una espressione diversa.

--No, non è capriccio, riprese poi, fissando con qualche distrazione

la lampada d'argento, che pendeva dalla vôlta della sala.

La donna, che aveva parlato prima, lo esaminava con ansietà; un lampo

di collera apparve in quell'istante sul suo volto, ma Federico non se

ne avvide: quando si volse nuovamente verso di lei, ella aveva già

ripreso la sua abituale fisonomia.

--Se chiamai capriccio, disse, la vostra idea di recarvi in traccia di

Gabriella, ho le mie ragioni per questo.

--Voi parlate sempre come una sibilla, rispose l'ufficiale con

leggiera ironia. Già altre volte mi sconsigliaste dal recarmi da mia

sorella; per soddisfarvi ho sempre procrastinato, ma ora...

--Ora, perchè non farete lo stesso?

--Perchè, signora, ciò che era perdonabile qualche mese fa non lo è

più; perchè mi sembrerebbe mancar di cuore.

--Voi parlate in un modo che mi offende; è come se diceste che io non

ho cuore, perchè vi sconsiglio dal fare quanto bramate.

--Io non intesi ciò; ma per approvarvi ho d'uopo che mi spieghiate i

vostri motivi. Parlate, aggiunse, guardandola tra la preghiera ed il

comando.

Ella lo fissò a sua volta; vi era veramente della passione negli

sguardi, che immergeva in lui.

--Prima di tutto, disse con un seducente sorriso, che errava quasi

costantemente sulle sue labbra, mi duole vedervi partire.

--Questo motivo non mi appaga, Camilla: non è la prima volta che vi

lascio.

Camilla rifletteva; stava chiedendosi se dovesse ricorrere a qualche

colpo risoluto; così rimase un istante silenziosa.

--D'altronde, riprese l'ufficiale....

--Ebbene?

--Voglio recarmi anche a Venezia.

--A Venezia?...

--Sì.

--Ma se vi eravate proposto di non riporvi più il piede....

--Credete che non è per vaghezza di ritornarvi.... per desiderio di

rivederla, che conto recarmivi.

--Ma e perchè dunque?

--Per gli stessi motivi, che mi consigliano ad andare da Gabriella;

per affetto.... per dovere.

--Io non vi capisco.

Se Camilla era agitata, nulla in lei lo rivelava: il suo sguardo era

sempre eguale, sempre fiso.

--Sapete, riprese l'ufficiale, che Gabriella fu allevata da una certa

signora Lorini....

Ella accennò che sì; ascoltava con un'attenzione profonda.

--Vi è noto altresì, continuò egli, com'io credessi causa quella

donna, o la sua poca vigilanza, del disonore di mia sorella, poichè

ignorava fosse stata rapita a forza....

Camilla scosse leggermente il capo, ma ei non vi abbadò, e

proseguendo:

--Mi ero sdegnato per questo colla signora Lorini, nè più mi recai a

vederla; ma dopo che seppi il vero, mi pentii del mio errore, e dal

giorno, in cui vidi Gabriella e ne intesi la storia, ho sempre pensato

far una visita a quella signora, e dirle che sono dolente d'essermi

ingannato. Mio padre la teneva in gran conto; l'ultima volta ch'io lo

vidi mi pregò, mi consigliò insieme a coltivarne la relazione. Dunque

ora non voglio più indugiare a recarmi da lei.

--Vi siete risoluto?

--Risolutissimo.

--E contate andarvi nello stesso tempo che da vostra sorella?

--Sì, o nell'andata, o nel ritorno.... Mi fermerò a Venezia soltanto

qualche ora.

Camilla lo interruppe.

--Ma prima dicevate volervi recare da Gabriella soltanto....

--Gli è che non sapevo bene cosa fosse avvenuto della signora Lorini;

ma jeri ne ebbi sicure notizie.

--Da chi?

--Da un veneziano.

--Da un veneziano?...

Questa volta l'emozione di Camilla non si nascose intieramente;

dovette essere stata ben grande, se una piccola parte di essa apparì

nella voce di lei.

--Fu un mio compagno d'arme, che qualche volta mi aveva seguito dalla

signora Lorini, quando Gabriella vi dimorava.

--Ah vedo!

--Dunque domani parto; ne ho già avvertito il governatore; e voi non

dite nulla? Oh ne ero sicuro,--aggiunse con un mezzo sorriso, che le

vostro obbiezioni non potevano essere serie.

--V'ingannate, io le mantengo.

Federico la guardò attentamente, alzò un poco le spalle, indi:

--Ebbene allora, spiegatevi, disse.

Quel mezzo decisivo, a cui Camilla aveva pensato poco prima ricorrere,

lo adottò all'istante, audacemente, senz'altre esitazioni.

--Vi ubbidirò, rispose, ma temo abbiate poi a dolervi.

--In verità mi spaventate: ma non importa, proseguite.

--Mi sarei spiegata prima d'ora, Federico, fors'anco sarebbe stato mio

dovere; ma volevo evitarvi una pena; eppure.... sarebbe stato meglio.

--Deh terminate!

--Ebbene; voi avrete notato certamente che vostra sorella a Bologna,

prima che mi presentaste a lei, aveva accettate, a quanto mi diceste,

le vostre offerte d'ospitalità, di assistenza, e che ad un tratto poi

cangiò d'avviso. Ciò vi sembrò strano, ne sono certa....

--Infatti; ma da che derivava dunque?

--Dal sapere che io per una combinazione ero al fatto de' suoi casi, e

che potevo benissimo, ove lo avessi voluto, smentire la storia,

ch'ella vi aveva narrata.

--Dunque Gabriella?

--Era fuggita di sua volontà, perchè innamorata probabilmente. E ciò

che per tanto tempo credeste di lei, era vero pur troppo....

--Sarebbe possibile? Avrebbe mentito a tal segno? Ma siete ben certa

di non errare?... Alle volte avvengono degli equivoci.... sì sovente

succede di ingannarsi....

Camilla lo esaminò con inquietudine, come se avesse voluto scrutare

ogni suo sentimento.... Per un istante rimase perplessa, ma fu un

istante, e non di più.

--Non mi sono ingannata, rispose poi con accento convinto.... Credete

voi che io potrei affliggervi, se non fossi certa d'esser nel

vero?.... Voi, che tanto amo...

Queste ultime parole erano sincere; Federico lo sapeva; così credette

anche le prime. Pure formavano con esse, uno strano miscuglio di

verità e di menzogna.

Ei non rispose, ma parve commosso.

--Ahimè! proseguì Camilla, mi pento, sì, di non avervi tosto narrato

tutto.... Ma gli è che speravo poter tacervelo sempre.... Ora però vi

narrerò ogni cosa..... Sapete che io, prima di conoscervi, ero stata a

Venezia una sola volta con quella parente di mio padre, presso cui

dimoravo in Dalmazia. Fu nel 1569.... Un giovane, quello che fuggì con

vostra sorella, veniva in casa di quella mia parente, le era stato

raccomandato da un vecchio amico...

--Ebbene?

--Colui narrava di essere innamorato di una fanciulla di Venezia,

nobile, ma senza fortuna, che era affidata ad una signora alquanto

severa. La mia parente credeva dovergli dare qualche consiglio; ma io

prestava poca attenzione a quanto dicevano.... Avevamo per abitudine

di andar sovente la sera in gondola a fare una passeggiata sulla

laguna. Era il nostro unico divertimento, perchè a Venezia non

conoscevamo alcuno. Ora una volta, durante una di queste passeggiate,

notammo dinanzi ad una casa una gondola ferma. Nello stesso momento

Ferdinando Alboni, il marito di vostra sorella, ne discese, entrò

nella casa.... La mia parente ordinò al nostro gondoliere di

fermarsi:--Voglio osservare, mi disse, che cosa fa colui.

--Ebbene?

--Poco dopo egli ritornò; non era più solo.... una donna lo

accompagnava. Era vostra sorella.... vostra sorella, che vi narrò

essere stata rapita a forza, e che lo seguiva invece leggermente,

senza esservi per nulla costretta, colle più grandi precauzioni....

--Tanta falsità!

--Lasciatemi proseguire. La mia vecchia parente, che per verità era

troppo curiosa forse, fece avanzare la nostra gondola, voleva

consigliare quegli amanti a non fuggire in tal modo; e quando fummo

loro vicini, tanto vicini, che ella potè prendere per una mano

Ferdinando Alboni:--Che cosa fate? gli disse.... Voi fuggite con una

fanciulla, la vostra innamorata senza dubbio. Riflettete meglio....

Fermatevi.... Sapete che vi parlo anche a nome del nostro vecchio

amico, e... Egli rimase un istante attonito; ma la sua compagna,

spaventata forse da quell'incidente, si alzò un poco, indi:--La

signora Lorini potrebbe ritornare, fate presto, è vero! esclamò egli;

e, lasciando precipitosamente la mia parente, sedette vicino a

Gabriella. Un momento dopo la gondola, in cui stavano, si allontanava

colla maggior velocità possibile.... Mi sembra esser crudele

narrandovi questo di vostra sorella, che eravate sì contento di

credere innocente, ma non potevo soffrire ch'ella si prendesse ancor

giuoco di voi.... Poi altre ragioni più gravi mi costrinsero

finalmente a parlare.

L'ufficiale non la interrompeva; era agitato: tratto tratto una vampa

di rossore saliva alla sua fronte, come dei flutti di sangue gettativi

dallo sdegno.

--La luna, bellissima quella notte, proseguì Camilla, mi permise

distinguere i tratti di vostra sorella, che del resto avevo già veduta

benissimo al lume di una lanterna, ch'ella stessa teneva in mano al

sortire della porta di casa.... Anch'ella certamente mi aveva

rimarcata, perchè a Bologna mi riconobbe all'istante.

--Faceste male a tacer sin qui.

--Lo so; ma lasciate che io continui. Vi rammentate che condussi

Gabriella nella mia stanza?

--Sì, sì.

--Volevo avere una spiegazione con lei; la rimproverai di avervi

mentito; le dissi non permetterei continuasse a farlo.

--E che vi rispose?

--Che aveva avuto vergogna a narrarvi il vero, e sarebbe partita

tosto. Indi mi supplicò a tacervi tutto. Io promisi di farlo, per

qualche tempo almeno.... Se differii, fu anche per questo. Vedendo che

non vi ha dato più sue notizie, penso creda che io vi abbia narrato

ogni cosa.... Ecco le mie obbiezioni.

--Comprendo, e le trovo giuste.

--Io speravo persuadervi a non andare da Gabriella senza narrarvi

tutto ciò; benchè mi fosse assai doloroso essere, anche per un

istante, tacciata da voi di durezza e d'insensibilità, come quasi

faceste.

Il volto dell'ufficiale era ancora assai triste. Camilla si era

arrestata,

--Che volete? Datevi pace: sono di quelle cose che avvengono, riprese

poi con un certo scoraggiamento. Alfine vi eravate rassegnato

altravolta a che ella fosse fuggita....

--Sì, è vero; ma ora che l'avevo trovata.... poi l'esserne stato

ingannato.... l'avermi ella narrato una falsa storia mi offende.

--Ha avuto rossore, non vel dissi? Per me la compatisco.... Svanito

l'incanto, che l'aveva trascinata a seguire colui, si sarà pentita

della colpa commessa. Suo marito era morto: pel desiderio di

ricuperare la vostra stima, lo avrà accusato solo del male fatto

insieme.

--Che uomo era? domandò l'ufficiale.

--Oh non saprei; mi sembrava un po' sciocco, inconseguente, leggiero;

ma credo fosse onesto. La mia parente se ne teneva sicura.... Era

guerriero nell'armata fiorentina.

--Meno male allora; avevo creduto peggio ancora.

E come colpito da una subita idea, aggiunse:

--Com'è che voi, Camilla, non mi avete mai detto nulla di questa sì

strana avventura?

Tale domanda ella l'attendeva, e già era preparata a rispondere.

--Perchè per verità io non vi pensavo molto. Voi non mi diceste mai

d'avere una sorella.... Come potevo io supporre che la giovane, da me

veduta fuggire col suo amante quella notte, potesse interessarvi,

essere a voi legata?... D'altronde, il ripeto, era già, scorso molto

tempo quando vi conobbi.... Avevo quasi dimenticato quell'avventura.

Il naturale riservato di Camilla, la sua nessuna tendenza a ciarlare

di cose indifferenti fecero che Federico trovasse plausibili tali

ragioni.

--Se mi aveste parlato della signora Lorini, proseguì ella, questo

nome, che avevo udito pronunziare da vostra sorella la notte della sua

fuga, avrebbe risvegliate le mie memorie, mi avrebbe certamente

condotta a narrarvi in qual congiuntura era già giunto al mio

orecchio... Ma voi aveste sempre poca fiducia in me...

E guardò attentamente l'ufficiale, che non mostrò udirla.

--Non fu che a Bologna, riprese Camilla, il giorno in cui mi

presentaste vostra sorella, che mi narraste della signora Lorini,

delle vostre relazioni con essa, della collera risentita contro di

lei; ma è inutile vi richiami tutto questo.

--E la vostra parente, quella che era con voi quella notte, esiste

ancora?

Camilla provò un momento d'angoscia.

Tale interrogazione deriverrebbe mai da qualche dubbio?... Ma senza

perdere secondo:

--È morta in Dalmazia, rispose, appena che io fui ritornata presso mio

padre.

--Gli è che avrei voluto chiederle dettagli più esatti sul marito di

mia sorella.

Camilla respirò; dunque egli non aveva dubitato.

--Perchè, proseguì Chiarofonte, colui fu davvero suo marito; ella mi

mostrò in Bologna il suo atto di matrimonio, che portava la data dei

giorni, in cui avevo udito fosse fuggita. È molto che le abbia tenuto

la parola.

--Oh! non è strano; voleva ammogliarsi, lasciar la vita militare;

aveva appena fatto una piccola eredità. Pel momento egli era

innamoratissimo di vostra sorella; avrebbe chiesto la sua mano invece

di fuggire con lei, se non avesse temuto un rifiuto per parte della

signora che l'aveva in custodia.

--Il marito di Gabriella aveva fatto un'eredità dunque?... Infatti

ella mi disse che poteva vivere senza bisogno d'ajuto....

--Vedo con piacere che andate calmandovi.

--Non so che fare; e se fosse stata sincera meco, forse le avrei

perdonato, vedendola maritata.

--Perdonatele egualmente.

L'ufficiale la guardò, come se non la comprendesse bene.

--Vi sorprende che io dica questo? continuò Camilla; ma non è perchè

la trovassi indegna d'ogni scusa, che vi sconsigliai dal recarvi da

lei, ma perchè ero certa che, invece di farle piacere, la vostra

visita l'avrebbe turbata. Dopo che io l'avevo riconosciuta, è naturale

che si trovasse imbarazzata dinanzi a voi. Sono persuasa che, ove

anche le avessi promesso il silenzio, ella non m'avrebbe creduto. Del

resto, ora che vi ho detto tutto, agite come credete; e se volete

andare egualmente da vostra sorella, partite pure.

Era più che arditezza, più che audacia aggiungere così; era temerità,

ma naturale in Camilla, portata istintivamente a valersi di mezzi

perigliosi ed arrischiati. Attendeva per altro la risposta di Federico

in preda ad un'ansietà angosciosa.

--No, no; diss'egli alzandosi, non voglio cercare di lei, per ora

almeno.

La bella dalmatina respirò, ma la sua soddisfazione non apparve.

--Mi rammento, disse l'ufficiale passeggiando, mi rammento ora diverse

circostanze, che avrebbero dovuto farmi presentire la verità, e che

trovai allora soltanto strane.... Il turbamento estremo di Gabriella

nel vedervi, che io attribuii a timidezza; la sua agitazione, che

sembrava contenere a fatica; il timore, ch'ella mostrava d'incontrare

i vostri sguardi, benchè cercaste incoraggiarla....

--Infatti, interruppe Camilla, io le avevo detto dianzi che non

l'avrei smentita in faccia vostra; ma, vel ripeto, sembrava poco

disposta a credermi... Ella non mi conosceva... Via, non affliggetevi

più oltre... È vostra sorella, capisco bene; ma infine, non viveste

mai seco; grande intimità non l'aveste con lei....

--Sì; ma non ho altri parenti....

E l'ufficiale si tacque.

Camila voleva fare un'altra domanda, che molto le stava a cuore, ma

non osava.

Federico la antivenì.

--Dunque, disse dopo qualche momento di silenzio, la signora Lorini

non mancò di sorveglianza, poichè Gabriella temeva essere sorpresa da

lei la notte della sua fuga.

--Così credo anch'io.

--Bisogna dire che con qualche pretesto Gabriella ed il suo amante

l'avessero allontanata.

--Può essere.

--Mi dispiace dunque d'aver accusata a torto la signora Lorini e

trascuratala.... Pure non so se andare a vederla.... Sarebbe mio

dovere, ma mi converrebbe parlare di Gabriella, ed io non mi sento

disposto a farlo, basta, rifletterò....

--Chi sa? forse vostra sorella l'avrà veduta quella signora dopo la

morte dell'Alboni.

--È possibile; ed è possibile anche abbia narrato a lei quello che

narrò a me. Così è inutile che vada dalla signora Lorini; non farei

che inquietarmi....

Egli fece un gesto d'impazienza, ed andò a sedere in fondo alla sala

in un vasto seggiolone.

Camilla credette bene non dir altro; temeva compromettere la sua

vittoria.

Dopo qualche tempo di silenzio, Federico si alzò; cinse la spada,

gettò sulle spalle un corto mantello alla spagnuola, prese il suo

cappello a larghe falde, ornato di una lunga piuma bianca, e fece per

escire.

--Partite già? domandò Camilla.

--Sì, devo trovarmi con alcuni amici.

--Addio, diss'ella, stendendogli la mano.

--Addio, rispos'egli ed escì.

.................................................................

Per qualche instante Camilla rimase immobile, impensierita. Il suo

sorriso era scomparso, una specie di terrore dava alle belle linee del

suo volto alcun che di strano e di spaventoso.... Finalmente si

scosse.

«Oh, mormorò, se un giorno Federico giungesse a scoprirmi, a saper

tutto?... se ei mi sfuggisse?... Ma a che rabbrividire all'idea di un

periglio lontano, e che io renderò impossibile?... Farò che Federico

non interroghi mai Gabriella, che mai ella gli sveli il vero....

Basta, per lungo tempo ei non tenterà di rivederla, ed al primo

cangiamento penserò al da farsi....»

Ad un tratto impallidendo, e con una specie di collera verso sè

stessa:

«Ah! pensò, io agii troppo precipitosamente con colei!... quel

rapimento fu davvero la più grande sciocchezza, che io commisi!... E

sprecai tant'oro, quando un delitto facilmente poteva.... Ma il timore

mi arrestò.... Gabriella non era sola.... È naturale che io

profittassi di Alboni, il quale mi aveva giurato di nascondere per

sempre sua moglie.... Sapeva che, non facendolo.... Basta; ora sarò

più saggia, più cauta.... Eppure l'idea che io, riuscendo a sposar

Federico, avrei avuta per cognata Gabriella, fidanzata a Marco Sabbia,

l'unica persona forse al mondo, che mi conosce e sa il mio vero

nome!... non importa.... Avrei potuto commoverlo quel giovane; non è

molto fino, lo compresi; ne avrei ottenuta promessa di tacere in

eterno ciò che di me sapeva.... Ma a che mi pento!... Guai se mi

scoraggiassi!... Non fui fortunata sin qui?... Non ebbi amica la

sorte?... Ebbene, ciò sarà ancora....»

Ed aggrottando le nerissime sopracciglia si alzò risolutamente, come

per non lasciarsi prendere da dubbii, che avrebbero potuto scuotere il

suo coraggio, se è coraggio commettere il male....

Camilla era decisa a persistere nella via fatale, intieramente

decisa;... eppur nondimeno dava ancor maledizioni alla troppa fretta

avuta nel fare sparir Gabriella!... Un segreto presentimento le diceva

che quel rapimento, poichè secondo lei non era per nulla un delitto,

le sarebbe eterna cagione di perigli; che in esso inciamperebbe ad

ogni tratto, e sempre lo troverebbe innanzi a sè come un ostacolo....

E nuovamente s'adirava contro sè medesima, accusandosi di

imprevidenza!...

Per tranquillizzarsi, pensava ai pericoli scongiurati con esso, e li

bilanciava con quelli cagionatile, ma un genio a lei nemico le diceva

ancora che i primi erano immaginari, e le sarebbe stato facile

antivenirli, mentre i secondi erano più gravi assai. Non sapeva se

quanto aveva raccontato a Federico bastasse per mascherarla

eternamente agli occhi di lui!

Scacciava tutti quei timori con forza: li respingeva violentemente; ma

a che vale la forza, a che giova la violenza contro il pensiero?

questo nemico invisibile, che non è dato colpire, che penetra nel

cuore con maggior crudeltà di una lama?...

Dal giorno, nel quale aveva veduto Gabriella in Bologna, Camilla era

tormentata sovente da tali angosce; ma mai come in quella sera....

Esse si erano risvegliate al suono delle tante menzogne da lei dette

all'ufficiale; con esso si risvegliavano tutte le memorie di un

passato vizioso, tutti i rimorsi di una coscienza colpevole....

Gli avvenimenti principali della sua vita passavano in folla dinanzi

a' suoi occhi, come agitati da un démone furioso, incaricato di

farglieli intravedere per prepararla al castigo.

Di quegli avvenimenti, tutti strani, tutti di un tetro interesse, il

rapimento di Gabriella le appariva come il più vicino, il più

fatale....

Ah! ella avrebbe voluto strapparlo da quel fascio abbominevole!...

E soltanto perchè poteva venir conosciuto....

Perchè, quando aveva creduto Gabriella eternamente divisa da Federico,

riguardata da lui come estinta, ella si era felicitata di averla senza

esitanza colpita....

Una cosa andava chiedendosi:

«Non sarebbe più utile agire ancora con precipitazione?... Sbarazzarsi

intieramente di colei?...»

Stette un istante perplessa.

«Ma no, mormorò quindi: non voglio più essere troppo audace.... Per

ora ho riparato....»

E scacciando le paure, ella si tranquillizzava: poco a poco la calma

le ritornava; chè alfine non doveva essere tanto impressionabile!...

Ella, cresciuta all'ombra del male, nascosta per tanti anni insieme ai

veleni, ella che si era trovata in mille congiunture terribili!...

Ottener dalla vita tutto quanto le fosse possibile, assaporare il

piacere più a lungo che sapesse, ecco qual'era la sua meta; non ve

n'era altra per lei!...

Era questa che le abbisognava ottenere arditamente, con ogni mezzo,

fosse anco inferiore alla situazione, e minacciasse spezzarsi sotto un

peso soverchio!...

Ed ella, capace di meditare freddamente un delitto, ma insieme

ambiziosa, appassionata, furente, poteva dare pur troppo in uno di

quei fili fatali!...

Camilla quella sera trovavasi in preda ad una di quelle esaltazioni

malefiche, che danno agli sciagurati, i quali soli possono provarle,

una ebbrezza vertiginosa, che dopo la sua disparizione lascia dietro a

sè o una conversione, od una maggior dose di perversità, d'ipocrisia

sfrontata!...

Ed era questa che doveva trovare Camilla; non era già una conversione,

che poteva tentarla, poichè perdere il frutto del male operato era la

sola cosa che l'angosciasse.

Passata quella specie di febbre, Camilla sentì come d'uopo di qualche

distrazione.... Si era abituata a recitare una parte dinanzi agli

altri, tanto abituata, che alle volte le sembrava identificarsi in

essa. La sua esistenza era un eterno dramma, di cui paventava lo

scioglimento; scioglimento, che in certi istanti avrebbe voluto

intravedere audacemente: per timore d'intravedere il quale chiudeva

gli occhi in certi altri.

Ma ella era forte!... Procedeva senza pensare che ogni giorno

l'avvicinava alla fine del dramma, come ogni istante l'avvicina alla

morte!...

Escì dalla sala, salì alla sua stanza da letto, si mise ad uno

specchio, come se avesse bisogno di contemplare la sua immagine per

non farsi orrore.

«Ah sì, mormorò, la mia bellezza mi gioverà!... Ed io, che per una

sequela di veri miracoli, giunsi a sposar Federico, che so quanto egli

ignora, otterrò forse lo scopo splendido che mi sono proposta!

«Devo aver fiducia nel mio astro, tanto più che saprò sempre

rendermelo benigno....

«Sì, quello scopo, pel quale misi a tortura il mio cervello, lo

otterrò; pel quale dovetti persino....»

Ed un tremito, involontario certamente, agitò le sue labbra corrette.

Ma ella finiva sempre per vincersi....

«Oh sì! io ho bisogno di lasciar questi luoghi, nei quali ad ogni

istante sono costretta a tremare; lasciarli per lontani, ove assumerei

un nome illustre, ove colla fortuna di Federico potrei colmare i vuoti

della mia, che sprecai spensieratamente, e della quale non molto mi

rimane!... E Gabriella nulla avrebbe diviso seco....

«Federico nulla sa: a lui nascosi sempre il vero stato delle cose; non

seppe mai nemmeno quanto fossi ricca in passato.... Egli non pensa

agli affari, ma tal noncuranza fu ventura per me!...

«Se potessi sapere che il fratello del cavaliere Dell'Isola fosse

morto, io parlerei.... esorterei Federico a reclamare, perchè quel

duca forse prima di morire potrebbe per rimorso aver distrutto

quell'atto.... La madre di Federico lo credeva probabile....»

E Camilla riflettè per lungo tempo.

«Poi la famiglia potrebbe spegnersi: quel duca aveva soltanto un

figlio maschio, non ammogliato ancora!... E se morisse senza eredi, il

suo titolo, le sue immense ricchezze, tutto spetterebbe a Federico....

Ed io.... sì, io potrei divenire la duchessa Dell'Isola....»

Ed ella parve esaltarsi a tale idea! I suoi occhi scintillarono; certo

ogni rimorso cessava....

«Ah sì! per conoscere lo stato presente della famiglia Dell'Isola farò

ogni sacrificio; manderò qualche persona fidata in Sicilia,

segretamente.... segretissimamente.... chè Federico non deve saper

nulla.

«Se fosse meno delicato, meno altiero, io gli avrei svelato il

segreto.... Ma lo conosco, mai reclamerebbe, se non vi fosse invitato

dalla famiglia, o che le circostanze ve lo obbligassero!... Forse in

un momento di sdegno contro i parenti, che scacciarono suo padre,

distruggerebbe le prove.... Egli è così orgoglioso!...

«Oh! ma io non posso rinunciare a sì brillante sogno!...»

E Camilla si mise a passeggiare agitata per la stanza....

«Ah! disse quindi, se non amassi tanto Federico, non avrei pazientato

sin qui!... Tale amore, sì appassionato, non mi permise seguir sempre

la via, che mi ero tracciata!...»

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 33 / 64 题