Dopo la visita di Marco, l'animo di Gabriella si era per così dire
rinnovato. Un raggio di speranza era penetrato in quel cuore,
amareggiato anzi tempo dai disinganni e dalle umiliazioni.
L'idea che un amico devoto vegliava sopra lei ed i suoi figli le
alleggeriva il peso dei passati affanni: le permetteva sopportare con
qualche coraggio i timori, cui era in preda.
Quando una persona è giovane, per quanto essa sia sazia della vita,
stanca di sè medesima, vi sono momenti, nei quali si sente portata a
non disperare affatto.
La tenerezza dimostrata da taluno, le promesse di un migliore
avvenire, se anche in esse non si può avere intiera fiducia, bastano a
creare tali momenti.
La visita di Marco, la sua bontà, le offerte tanto semplici quanto
generose avevano lasciato in Gabriella una specie di gioja; erano
discese come un farmaco nel cuore di lei, ed a intervalli sembravano
farle dimenticare le pene provate, i motivi di terrore per l'avvenire;
ed il suo cervello, che, come lo aveva detto a Marco, si era alquanto
indebolito, si prestava a tali momentanei oblii; vi contribuiva.
Sua cognata atterriva Gabriella meno di prima; ciò non era strano. Il
rapimento, di cui era stata vittima, le minacce fattele in Bologna,
l'avevano convinta, persuasa che quella donna era malvagia. Marco col
narrargliene l'origine l'aveva fatta rabbrividire un istante, è vero;
ma non certo spaventata più di quanto lo fosse già; e lasciandole
scorgere i motivi plausibili, che potevano aver guidata Camilla,
l'aveva un po' tranquillata.
Vedeva finalmente, o sembravale veder chiaro in quel mistero, nel
quale per tanto tempo erale riuscito affatto impossibile scorgere la
benchè menoma traccia del vero.
«Ora, diceva tra sè, trovo alfine una spiegazione... Sì, Marco non
s'inganna; Camilla avrà ajutato, pagato anche mio marito.... ohimè mio
marito!... perchè conscio dell'origine di lei.... per timore che la
scoprisse.... Ha operato male certamente; ma infine, la paura di veder
palesato il suo nome l'avrà determinata.... la vergogna, che avrebbe
provata in tal caso, atterrita.... e senza essere forse perversa come
credevo, le sarà stato impossibile resistere alle minacce di mio
marito; avrà ceduto ai suoi voleri con ripugnanza forse.... sarà stata
trascinata dalle circostanze.»
Queste cose Gabriella cercava sovente persuaderle a sè stessa;
rabbrividiva però ogniqualvolta si rammentava il suo incontro con
Camilla, l'abboccamento avuto con lei.... Quella rimembranza scuoteva
fortemente le credenze, che andavano formandosi nell'animo suo, ma non
le distruggeva, chè delle ragioni apparentemente giuste la
fortificavano contro quegli assalti dello spavento.
Le ragioni erano che, se Camilla fosse stata veramente crudele,
avrebbe ucciso Ferdinando Alboni, si sarebbe sbarazzata di lui, invece
che secondarlo.... Dunque il delitto le ripugnava.
«Ella è innamorata di Federico, pensava Gabriella, perdutamente
innamorata; lo compresi: il timore di arrossire innanzi a lui avrà
fatto che mi minacciasse in quel modo.»
E Gabriella con tali congetture finiva a darsi qualche pace.
Marco non le aveva detto che Camilla poteva averlo udito parlare al
marinajo, che la conosceva.... Gabriella non pensava dunque a ciò; il
sospetto, che tanto aveva fatto soffrire il giovane veneziano, non le
aveva nemmeno attraversato lo spirito.
Non era tranquilla ancora, ma attendava però il ritorno di Marco senza
agitazioni convulse. Si trovava in tale situazione d'animo, quando un
giorno la sua domestica le disse che un forastiero desiderava
parlarle.
Credette fosse Marco, ed ordinò lo s'introducesse all'istante.
Lo straniero entrò subito.
Gabriella, che si era mossa per riceverlo, rimase sorpresa,
confusa....
Invece di Marco, le stava dinanzi un cavaliere di aspetto distinto,
imponente, che le era affatto sconosciuto.
Il conte di San Giorgio, poichè era lui, la salutò profondamente,
mentre per un istante stette a riguardarla.
Dal canto suo Gabriella non potè far altro che inchinarsi. Che poteva
voler da lei quel cavaliere?.... Da lei, straniera a tutti, a tutti
ignota?... Se lo chiedeva tra la confusione ed il timore; poichè le
sembrava dover paventare di tutti, fuorchè di Marco.... Ed in quel
momento la calma, ottenuta nei giorni precedenti con tante
riflessioni, si dileguò; e fu con accento tremante che chiese
finalmente al conte:
--Signore, quale motivo vi conduce in questa casa?
--Un affare di somma importanza, rispose con dolcezza il cavaliere di
Malta; ma voi mi sembrate agitata.... Di grazia, signora,
tranquillatevi.... Nulla devo dirvi di male; anzi....
--Ebbene, sedete, cavaliere, mormorò Gabriella, sedete.
Il conte di San Giorgio obbedì, dopo aver pregato la giovane donna a
sedere la prima.
--Parlate, disse allora Gabriella.
--Nessuno può udirci?
--Nessuno. Perchè?
--L'affare, di cui devo intrattenervi, è, signora, assai delicato, e
desidero che nessuno infuori di voi intenda ciò che sto per dirvi.
Lo stupore di Gabriella raddoppiava, ma la fisonomia simpatica e
franca del conte, i suoi modi gentili, quasi affettuosi le infondevano
qualche coraggio.
--Ascolto, disse.
Il conte di San Giorgio non si saziava dal contemplarla; per lui
quella donna non era straniera; le parlava la prima volta, eppure gli
sembrava conoscerla da lungo tempo. Ella personificava per lui la sua
famiglia lontana....
«No, pensava, io non m'inganno.... ma saprà ella?...»
E con ansietà, simile a quella con cui la giovane attendeva,
incominciò:
--Signora, le disse, prima di spiegarvi il motivo della mia visita, io
devo principiare dal farvi alcune domande, che vi sembreranno
stravaganti non solo, ma sconvenienti.... Ma deh! attendete a
giudicarle tali, e rispondete con sincerità....
--Signore, io non comprendo....
--Perdonate, chi è vostro padre? Voi mi guardate attonita....
--Ma, disse Gabriella, non mi avreste presa per un'altra persona? Se
non sapete chi sono, come mai venite da me?
--Voi sola potete darmi gli schiarimenti che cerco; non vi ho presa in
fallo.... So che siete vedova, ma ciò non preme; è di vostro padre che
voglio aver contezza.
--Voi lo conoscevate mio padre? Ah comprendo!.... la rassomiglianza,
ch'egli aveva con me, vi ha fatto immaginare che io era sua figlia.
E Gabriella più fiduciosa schiuse le labbra ad un triste sorriso.
Il cavaliere di Malta, aveva ascoltato quelle parole di lei con
attenzione estrema; se ella rassomigliava a suo padre, voleva dire che
i suoi tratti, il suo tipo della famiglia dell'Isola non erano una
stravaganza della natura. Provò una vera soddisfazione, ma anche un
senso di dolore pensando che il cavaliere dell'Isola non doveva esser
più....
--Assomigliavate a vostro padre! disse a Gabriella, dunque egli è
morto?
--Ohimè sì! ma come mai lo ignorate?
E rimase perplessa.
«Ah egli è morto davvero! pensò il conte. Sventurato! morto, credendo
che più nessuno della sua famiglia si occupasse di lui.... che suo
padre non gli avesse perdonato.... ritirata neppure la sua
maledizione.... Rejetto! esiliato!...»
Tali idee cagionavano una vera pena al cavaliere di Malta, che
rimaneva silenzioso.
Gabriella lo esaminava inquieta:
--Come? ignorate la sua morte? chiese di nuovo; ma allora.... Essa è
avvenuta da un pezzo, signore, da dodici anni.... Perdonate; quando lo
avete mai conosciuto? Siete giovane ancora!
E siccome il conte continuava a tacere:
--Ma non fu dunque vostro amico?
Il cavaliere, vedendo che Gabriella non sapeva che pensare, che
fors'anche diffidava di lui, credette dover affrettarsi.
--Signora, disse, io non conobbi vostro padre: ma credo conoscere
moltissimo la sua famiglia.
--La sua famiglia! interruppe la giovane, ma mio padre non ne aveva!
Questa risposta, stravagante per un altro, era naturale pel conte. Il
cavaliere dell'Isola non poteva certo avere una famiglia conosciuta.
Era stato lui!... Credeva potersene tener sicuro!...
--E, domandò alla giovane donna, sapete perchè vi s'impose il nome di
Gabriella?
--Era il nome della madre del mio genitore, a quanto egli mi diceva.
--E vostro padre, come si chiamava?
--Anselmo di Chiarofonte, rispose sempre più confusa Gabriella.
Anselmo era il nome di battesimo del cavaliere dell'Isola. Il conte
pensò che tutto giustificava sempre più le sue speranze,
--E de' suoi parenti non parlava mai?
--Ma voi credete veramente conoscerli?
--È per loro mandato che v'interrogo. Nessun altro motivo mi guida, ve
ne dò la mia parola.
--Vi credo, signore, ma....
Nella situazione di Gabriella era naturale ch'ella, sospettasse di
tutto ed esitasse; le sembrava sì strano che dopo tanti anni, in quel
tempo appunto, in cui Marco le aveva detto di diffidare, si venisse a
cercare di suo padre.... Quel nobile cavaliere non aveva certo l'aria
d'un mandatario di Camilla: ma Gabriella, fatta sospettosa dalla
sventura, si chiese con angoscia se la mano di quella donna non
istesse per colpire lei ed i suoi figli.... Il suo spavento era
visibile, e fece sul cavaliere di Malta una cattiva impressione:
--Signora, le disse un po' severamente, perchè vi turbate in tal modo?
Vi sono sconosciuto, è vero; pure sperai che poteste egualmente
prestarmi fede.
--Perdonate, signor cavaliere,--e non sapendo risponder altro,
aggiunse:--fui molto infelice; più volte ebbi a pentirmi di non aver
saputo evitare i lacci, che mi si tesero....
Il conte la guardò stupito.
--Perdonate, ve lo ripeto, lasciate che mi rimetta un momento.... che
rifletta....
Ella voleva riflettere; e risultato della sua riflessione fu se le
risposte, che doveva dare a quel cavaliere, fossero mai un segno di
riconoscimento.
Il conte attendeva; finalmente, vedendo che quella situazione si
prolungava un po' troppo, decise ricorrere ad un ultimo mezzo,
mostrare cioè a Gabriella il ritratto della contessa di San Giorgio.
Alla vista di quel dipinto, la giovane donna si scosse.
--Chi è questa dama? domandò, e come mai mi rassomiglia tanto?
--Questa dama, rispose il conte, ho tutte le ragioni per credere sia
stata sorella a vostro padre; ma per accertarmene ho bisogno che
lasciate ogni reticenza, e non perduriate in un contegno, che
finirebbe per offendermi, e per tornare in vostro danno.
Gabriella fu persuasa; e nol fosse stata, non avrebbe saputo
egualmente resistere ancora.... Ma quel ritratto l'aveva convinta.
--Vi soddisferò, signore, disse al cavaliere di Malta; vi prego a
scusare la mia esitazione, ma gli è che nulla, o ben poco io posso
dirvi. Non avevo che tredici anni quando mio padre morì; mi aveva
confidata fin da bambina ad una buona signora, che mi tenne seco anche
dopo la morte di lui.... sino a quando....
Ella si arrestò involontariamente, indi:
--Sino a quando mi maritai, proseguì.
--Vostro padre era guerriero della repubblica veneta, n'è vero?
--Sì.
--Sempre più mi persuado esser egli stato quel desso, che io ricevetti
incarico di cercare. Continuate.
--Egli veniva a vedermi sovente, mi amava assai; era sempre molto
triste.... ecco tutto quanto mi rammento di lui.
--È ben poco infatti.... Ma non mi parlate di vostra madre?
--Non la conobbi mai, signore; la perdetti a due anni.
«Dunque, pensò il conte, quella donna, per la quale il cavaliere
dell'Isola era stato scacciato, morì presto! Ah perchè non tentò egli
allora di ottenere il perdono di suo padre! Quante inquietudini si
sarebbero evitate a donna Livia ed a me anche!»
E rivolgendosi a Gabriella:
--Vostro padre non diceva nemmeno in qual paese fosse nato?
--Mai.... diceva essere un gentiluomo senza sostanze.
--Oh ma.... Cercheremo saperne di più.... Attendete.... la signora che
vi allevò potrà darmi forse degli schiarimenti....
--Non credo; ella non avrebbe taciuto meco per tanti anni. Molte volte
nella mia adolescenza le chiedevo se mio padre fosse rimasto orfano
presto; se non avesse più alcuno della sua famiglia; ed ella non
faceva che ripetermi quanto mi era già noto.
--Ma come mai, se non conosceva intimamente vostro padre, vi tenne
seco per sì lunghi anni?
--Diceva essere stata pagata in anticipazione per molto tempo: e che
in ogni modo, siccome mi voleva bene, e non aveva figli, non si
sarebbe divisa egualmente da me.
Tutto ciò era naturale, ed il conte lo credette vero.
--Ma, disse poi, voi dunque eravate figlia unica? Credeva aveste un
fratello; morì forse bambino?
Gabriella rabbrividì:
«Ohimè, pensò, tutto questo finirà per mettermi a contatto di
Camilla!»
--Voi non rispondete, signora? perchè?
--Ho un fratello infatti, mormorò la giovane vedova.
--Oh esiste ancora dunque?
--Sì.
--Come mai non me ne parlaste? Siete disgustata forse con esso lui?
Ditemi ove si trova; ho bisogno di saperlo.
--Non lo so, signor cavaliere.
L'agitazione di Gabriella, il tremito, che in quell'istante si sentiva
nella sua voce cagionarono mille sospetti al conte di San Giorgio; gli
pareva che ella mentisse; si chiedeva se per odio al fratello, o per
timore di divider seco delle ricchezze, che forse sospettava vicine,
ella non fosse sincera....
«Sarebbe mai possibile? disse tra sè; sembra sì dolce... rassomiglia
tanto a mia madre ed a donna Rosalia.... eppure le sue continue
perplessità mi fanno sospettare.... Sarà ella degna del nome, che
credo le appartenga? tutto la atterrisce.... Che mai può significar
questo?...»
E la esaminò tristamente. Ad un tratto provò per lei un sentimento di
compassione indulgente; cercò persuaderla colla dolcezza:
--Non sapete dove abita vostro fratello? le domandò; egli non
s'interessa dunque a voi?
--Oh non è questo, signore, rispose Gabriella; mio fratello è buono,
mi ama; soltanto una serie di circostanze, indipendenti dalla nostra
volontà, me lo fecero perdere affatto di vista.
--Se questo è, tenterò riavvicinarvi. Datemi qualche indizio e lo
ritroverò, spero.... Dite che lo perdeste affatto di vista: sono molti
anni dunque che nulla sapete di lui....
--Qualche mese, balbettò Gabriella
Il timore che, dicendo la verità, essa avrebbe potuto tornarle forse
fatale, l'aveva per un istante consigliata a mentire, ma non aveva
saputo farlo.... Ormai ogni suo proposito di stare in guardia era
vinto, ogni coraggio l'abbandonava; decise non tentar più nulla,
affidarsi alla provvidenza, ma lo faceva tremando....
Il conte non sapeva che pensare di lei, ma si serbò calmo, onde
ottenere più facilmente lo scopo, per cui aveva lasciato la Sicilia,
poi Malta; non potè però reprimere un leggiero sorriso.
--Se è soltanto qualche mese, disse, che nulla sapete di vostro
fratello, mi sembra probabile il rinvenirlo. Ove lo vedeste l'ultima
volta?
--A Bologna.
--Vi dimorava?
--Credo vi fosse soltanto di passaggio.
--Ve lo disse egli?
--Sì
Gabriella rispondeva macchinalmente. Ella era nella situazione di chi,
vedendo inutile ogni scampo, si decide a fermarsi in un lungo
pericoloso.
--Vostro fratello è militare?
--Lo è sempre stato.
--Ed ora?
--Credo lo sia anche adesso.
Il conto la guardò attonito. Indi:
--Nell'armata della repubblica veneta?
--Una volta, ma ora non ne sono certa.
--Come? non ne siete certa?
--No, lo giuro.
--Ma non glielo chiedeste?
--No.
--Basta; e poichè servì sempre la repubblica, è probabile che la
servirà ancora.... È da molto tempo nell'armata?
--Da quando morì nostro padre.
--Dunque egli è maggiore di voi?
--Di cinque anni.
--Pensate che io lo troverò a Venezia?
--Oh sicuro!
--Allora mi vi recherò senza indugio. Egli porta certamente il nome
che portava vostro padre?
--Sì, Federico di Chiarofonte.
--Bene: adesso lasciate, signora, che io vi rassicuri... Credevo
recarvi qualche consolazione, ed invece vi vedo sempre più spaventata.
Non voglio essere indiscreto: ma permettetemi dirvi che trovo strano
non vi rallegriate menomamente, vedendovi prossima a ritrovare la
famiglia di vostro padre, e...
--Oh signor cavaliere, io sono piena di riconoscenza per voi, e per
chi vi ha inviato: credetemelo... ma gli è che sono assai ammalata, ed
ogni cosa mi turba.
Era questa l'unica scusa che avesse potuto trovar Gabriella; ma
commosse il conte. Il pallore di quella giovane donna, le sue
stravaganze istesse gli parvero spiegate da quel motivo. Ah! ei non
sapeva come il destino di quella poveretta fosse crudele tanto da
cangiare per lei il bene in male; da farle scorgere a ragione od a
torto minacce future là ove altri avrebbero intravvedute brillanti
speranze!
--Voi non mi dovete alcuna riconoscenza, le disse il cavaliere: solo
desidero persuadervi che quanto conto fare può tornare in vostro
vantaggio... Voi avete dei bambini, lo so... ebbene se il migliorare
posizione vi è indifferente, pensate che ciò nol sarà per essi....
Aspettava una risposta, ma Gabriella non parlò. Ella si domandava se
anche pe' suoi figli non sarebbe stato meglio avere la sola protezione
di Marco. Ma per non offendere quel gentiluomo, che le parlava con
tanta dolcezza, tentò sorridere...
--Sì, continuò il conte, pensate ai figli vostri, e sperate. Fra poco,
ne ho fiducia, potrò provarvi che non vi esortai a ciò invano... Vi
dirò allora il mio nome; comprenderete le mie domande....
Egli la fissava sì affettuosamente in quell'istante, che un subito
baleno del vero venne a rischiarar Gabriella sul conto di lui.
--Ah, signore, mormorò, sareste voi pure della famiglia, che credete
rendermi?
--Ebbene, sì; rispose il conte: ma per ora permettetemi che io non vi
dica di più. Se non m'inganno, saprete presto quali legami ci
uniscono, e conoscerete insieme il nome di vostro padre.
Malgrado le angosce che la torturavano, Gabriella guardò con emozione
il cavaliere di Malta; provò come un rimescolamento nel sangue
all'idea ch'egli forse le fosse prossimo congiunto; indi:
--Voi siete assai buono per me.
Ma nulla gli disse di più, nulla gli chiese. Era di troppo quanto
aveva detto, quanto involontariamente aveva poco prima chiesto. Ed il
conte di quel suo contegno fu, come sempre, sorpreso.
«Com'è, pensò, che non mi domanda nemmeno la posizione dei parenti di
suo padre?... Temevo trovare dell'avidità nei figli del cavaliere
dell'Isola, mai al certo tanta indifferenza.... Essa mi agghiaccia. È
possibile provenga dal solo disinteresse? Questa giovane donna è
ammalata; ma nondimeno.... Non parlò ella di lacci tesile, di
sventure?...»
E per rischiarare un dubbio, quello cioè che Gabriella avesse sposato
qualcheduno, di cui temesse profferire il nome, le disse:
--Siete vedova da un pezzo, signora?
Gabriella si turbò ancora più. Ai timori abituali si aggiungeva quello
di dover narrare i suoi casi a dei parenti ricchi, orgogliosi, che
potrebbero giudicarla senza indulgenza; fors'anche non prestarle fede.
Ma come preoccuparsi d'incidenti lontani, in mezzo a perigli vicini
forse? Dio solo poteva salvarla, e con una muta preghiera si
raccomandò a lui.
Indi, colla solita tristezza:
--Sono vedova da quasi due anni, rispose.
--Ora che sapete perchè m'interessi a voi, riprese il conte, non
troverete strano che v'interroghi sull'esser vostro.
Egli dubitava sempre più.
--Chi era vostro marito? Come si chiamava?
--Ferdinando Alboni.
--Militare anch'egli?
--Sì, ma aveva lasciato il servizio.
Il conte desiderava altre spiegazioni, eppure temeva, persistendo in
quella specie di esame inquisitorio, di essere indiscreto e di
offendere Gabriella. Ma sì viva era la sua inquietudine, che non seppe
resistere ai timori che l'agitavano. E:
--Aveva parenti vostro marito?
--Credo di no; era di Perugia; vivevamo in una sua piccola
terra;--aggiunse arrossendo, come per rispondere a nuove
interrogazioni.
Quell'imbarazzo strinse il cuore al cavaliere per diverse ragioni.
«Proverrà, si chiese, perchè mi trova indiscreto, o perchè ha paura
che io le domandi di più?... Ohimè! pensò poi, se questa donna fu
moglie a qualche tristo soggetto, come mai ottenere dal duca che la
riconosca? Ed anche, come mai dargli torto in tal caso?»
Il conte di San Giorgio non era altiero della nascita, come se ne
mostrava don Francesco; ma non era neanche un democratico. In quel
tempo, con pregiudizii sì radicati nella nobiltà, ciò sarebbe stato
impossibile.
«Basta, dicevasi, io attenderò a rivelare a lei ed a suo fratello il
vero; se anch'egli ignora ogni cosa, mi sarà sempre facile il
retrocedere.... Non vorrei poi introdurre nella nostra famiglia
persone che..... Ah donna Livia non previde, come non previdi io
stesso, che vi potessero essere circostanze da farci adottare il
partito del duca.... Eppure non sarebbe grave ingiustizia questa?...
Ohimè! se il padre di don Francesco avesse riparato in tempo, nulla
forse di quanto temo sarebbe avvenuto.... Ma no, non devo
scoraggiarmi; io, che tanto pazientai, che tanto sospirai per trovar
questa donna!...»
Quella donna, Gabriella, ispirava al conte sentimenti diversi. La sua
rassomiglianza colla madre di lui, con donna Rosalia, le sue
sofferenze fisiche che apparivano evidenti, le morali, che egli
sospettava, lo spingevano verso di lei; lo spronavano ad interessarsi
con ardore per essa; ed il suo contegno, i suoi modi, le parole a
diffidarne.
Ella non mostrava avvedersi che da qualche istante, il cavaliere
taceva. Era rimasta immobile, cogli occhi bassi, confusa, tremante....
«Null'altro saprò da lei, pensò il conte. È di suo fratello che devo
cercare; agirò verso lui con maggior precauzione; poichè, se era già
un giovane quando suo padre morì, potrebbe sapere.... Ah voglia il
cielo che ei possa accertarmi della verità, e sopratutto dissipare i
miei sospetti.... Chi sa poi anche che in questa giovane donna
null'altra colpa siavi, tranne qualche sventurato amore?... Suo
fratello me lo dirà.... Sì, sì....»
E si alzò.
--Partite, signor cavaliere?--chiese Gabriella alzandosi parimenti, e
coll'aria di chi esce da un sogno.
--Sì, o signora; oggi stesso partirò per Venezia; mi recherò in
traccia di vostro fratello.
Ella fu per esclamare: Deh! non gli parlate di me, non ne parlate ad
alcuno!... Occupatevi di lui soltanto, lasciatemi stare!...--Ma non
osò. Eppure lo avrebbe desiderato ben vivamente!... Comprese anche
dover qualche riguardo a quel cavaliere, che le aveva lasciato credere
essere suo parente, alle cui prove d'interesse era rimasta sì fredda:
e cedendo ad un subito rammarico per la condotta tenuta con lui, lo
ringraziò con vivacità quasi convulsa, e si scusò seco....
Il conte sorpreso, ma anche soddisfatto di quel cangiamento, accettò
gentilmente le scuse di Gabriella, chiedendosi però se ella non fosse
un po' pazza. Tante stranezze, delle quali non conosceva il vero
motivo, lo confondevano davvero, e sempre più accrescevano il suo
desiderio di veder Federico di Chiarofonte.
--Vi rammento, signora, disse a Gabriella, che non dovete parlare ad
alcuno di questa mia visita e del suo scopo.
--Non dubitate.
--Comprendete, finchè non ho rischiarato meglio....
--Oh! non parlerò.
Non avrebbe ella fatto un'eccezione per Marco? In quel momento forse
non sapeva nemmeno ciò che le si chiedeva, che cosa aveva promesso.
Il cavaliere di Malta non insistè più oltre; la salutò ed escì.
Eppure in lasciarla provò come un rincrescimento; la compassione
sembrava richiamarlo.
Gabriella lo aveva accompagnato sino alla porta, e quando fu partito
guardò smarrita intorno a sè, indi si assise, nascose il volto fra le
mani, e pianse.
--Mio Dio, mormorò, la mia testa si spezza!... E nessuno mi
consiglierà!...