V.

Ed egli vi giunse finalmente in quella città, che le parole del

giovane padre Leone gli avevano fatto desiderare sì vivamente.

Fu con una grande speranza, e bisogna anche dirlo, con una certa

sicurezza, che dopo essersi riposato qualche istante si diresse verso

la chiesa di San Domenico, nelle cui vicinanze, glielo aveva detto il

religioso, aveva abitato ed abitava probabilmente ancora quella

giovane donna, ch'ei non conosceva, e che pur nondimeno con tanto

ardore desiderava rinvenire.

L'agitazione, che provava in quel breve tragitto. era tale che

sorprendeva lui stesso.

Gli sembrava che una forza superiore lo guidasse, lo spingesse.

Presto si trovò dinanzi a San Domenico; rimase un istante perplesso,

poi principiò le sue indagini.

--Abita qui, domandò egli ad una donna, che vide ferma sulla porta di

una casa poco lontano, abita qui una giovane signora, bruna, vedova,

con due bambini?...

--Illustrissimo no, rispose l'interrogata.

Il cavaliere di Malta non ne fu sconcertato; certo era quasi

impossibile trovare colei che cercava nella prima casa, in cui ne

aveva chiesto.

Si volse ad una specie di mercante girovago, che vide presso alla

chiesa, e gli ripetè la domanda già fatta invano.

--Io son forastiero, eccellenza, rispose quell'uomo: non posso

soddisfarla; chiamerò qui il sagrestano. che è mio amico e pesarese;

si farà premura di rispondere ad un cavaliere, e forse potrà servirla.

--Sì, chiamatelo, rispose il conte di San Giorgio, mi farete piacere.

E siccome colui aveva più del povero che del mercante, gli mise fra le

mani una moneta d'argento.

--Come mai non ho pensato io stesso? disse tra sè...

Ed intanto l'altro correva a cercar del sagrestane. Presto ritornò;

conduceva seco il suo amico, ed entrambi s'affrettavano.

--Sapreste dirmi, domandò il conte al nuovo venuto, dove dimora una

giovane signora, bruna e vedova, che l'anno scorso di quaresima,

abitava qui vicino, e che spesso si recava in San Domenico, e vi si

fermava a lungo?

Questa volta attendeva in preda ad una ansietà vivissima.

Il sagrestano, vecchietto che si dava qualche importanza, si fece

pensieroso, chè certo richiamava le sue memorie.

--Una giovane signora.... vedova.... bruna.... madre ad un

fanciulline.... che spesso si recava in questa chiesa.... disse

lentamente.

--Sì, sì.

Il conte di San Giorgio s'impazientava.

--Rispondete presto, sussurrò al sagrestano il suo amico, dandogli una

spinta.

--Me la rammento perfettamente, esclamò alla fine il vecchio.

Il cavaliere si scosse.

--Ebbene? domandò.

--Abitava qui vicino infatti, eccellenza, lì in quella casa:--e ne

additava una poco discosta.

--Ma ora, ora?

--Ora non vi abita più.

--Ma però dimorerà sempre in Pesaro? Insegnatemi dove, e....

Il sagrestano lo interruppe.

--Perdonate, eccellenza, è andata via: da più di sei mesi ha lasciato

questa città.

Il cavaliere impallidì; aveva dunque sperato invano, invano si era

lusingato. Restò un momento immobile, indi:

--Siete ben certo di quanto mi dite? mormorò.

--Oh! certissimo; non mi sarei permesso altrimenti dare questa

notizia.

--Non potrei sapere da alcuno ove quella signora si sia recata?

--Non saprei: ella viveva nella solitudine più completa, non

frequentava anima viva, però....

--Continuate.

Ed il conte, annojato da quelle esitazioni, mise del danaro fra le

mani del vecchio.

Sino d'allora, a quanto pare, tal mezzo era il più possente per

ottenere quanto si voleva. Ed il sagrestano non vi fu insensibile.

--È davvero un gran signore, pensò.

--Eccellenza, rispose rispettosamente, vi è una vecchia, che ajutava

talvolta la domestica di quella signora: può darsi che ella sappia in

qual luogo....

--Conducetemi da lei all'istante.

Il sagrestano si affrettò ad obbedire.

Gli fu necessario correre per secondare l'impazienza del conte di San

Giorgio.

--Chi lo avrebbe detto, borbottava tra sè, che quella signora, certo

non ricca, avesse ad essere ricercata con tanta premuna da questo

cavaliere?

Si chiedeva quali motivi ne fossero causa; ne trovava parecchi,

sceglieva tra loro, li confrontava, li respingeva.

Condusse il conte in una bruttissima via, stretta e sucida, la

peggiore di Pesaro; si arrestò dinanzi ad una meschina casupola.

--È qui, disse, che quella vecchia abita.

--Andatemela a chiamare, rispose il conte, spaventato quasi,

disgustato certo dalla specie di fogna, in cui si trovava.

Il sagrestano entrò nella casa,

Il cavaliere di Malta girò lo sguardo intorno a sè.

--Che? pensò: sarebbe possibile che in questo luogo potessi avere gli

schiarimenti che desidero? Che qui trovassi chi possiede i segreti

forse di colei, che ritengo mia prossima congiunta? Cielo! che mai

accadde del cavaliere dell'Isola?... Egli, nato in seno

all'opulenza.... Ed i suoi figli dove precipitarono essi?

Delle voci che si avvicinavano strapparono il conte a quelle

riflessioni.

Una vecchia accompagnava il sagrestano....

Saprebbe dessa?...

Non le disse nulla, non interrogò.... Doveva essere già informata...

D'altronde non ne avrebbe avuto il tempo; chè il sagrestano esclamò

tosto:

Non sa nulla. Eccellenza.

Queste parole fecero svanire l'ultima speranza del cavaliere di Malta.

Dunque tutte era finito!... Non saprebbe che fosse avvenuto della

donna che cercava? Colei, che un istante si era tenuto quasi certo di

rinvenire... Perdeva le sue tracce, quando soltanto per suo mezzo

avrebbe potuto forse aver notizia degli altri suoi parenti... Se il

cavaliere Dell'Isola era morto, come mai ritroverebbe quel figlio, di

cui il vecchio duca moribondo aveva palesato l'esistenza?...

Dovrebbe dunque ritornare a Catania senza nulla scoprire; e non

saprebbe riportare alla duchessa che delle congetture confuse,

incerte, infondate fors'anche... che maggiormente l'agiterebbero?

Mentre egli rifletteva a tutto ciò, il sagrestano e la donna, che gli

aveva condotta dinnanzi, lo esaminavano ed attendevano quanto direbbe

loro.

Infatti, dopo qualche istante, ei rivolse la parola alla vecchia.

--Che disse quella signora prima di lasciare Pesaro? Quale motivo

addusse?

--Nessuno, assolutamente nessuno; balbettò la povera donna posta in

gran soggezione.

--Quella partenza fu dessa precipitosa, o vi parve fosse stabilita da

lungo tempo?

--Partì improvvisamente colla sua domestica, non ne so di più, perchè

soltanto qualche volta andavo in quella casa. Quella signora parlava

pochissimo; era sempre assai triste.

--E non giungeste mai a conoscere qualche importante particolare, che

la riguardasse?

L'interrogata riflettè.

--Non so davvero che mi dire, mormorò; era assai affezionata al suo

bambino, che non toccava ancora, i due anni; so che ne aveva un altro

più piccolo da una nutrice, che ignoro ove abitasse; ella vestiva

sempre a bruno, da poco era vedova, e di suo marito non parlava mai.

--E non diceva talvolta di aver padre, fratello?

--Io non ne ho mai udito parlare.

--Nessuno veniva a vederla?

--Nessuno a quanto credo.

Mi sembra impossibile, pensò il conte, che se veramente era mia cugina

avesse a vivere in tal modo. La sua famiglia non dovrebbe essersi

tutta spenta. Poi ad un tratto.

--Ed il suo nome?

--Io la udii chiamar soltanto la signora Gabriella.

Gabriella! pensò il conte... Ma era questo il nome della seconda

moglie del duca suo avo!... della madre del cavaliere Dell'Isola... Ah

sì! doveva esser sua cugina... E per accertarsene, spinto da un

impulso involontario, irresistibile, senza darsi pensiero che quanto

stava per fare era forse sconveniente per lui, e poteva cagionar

sospetti, trasse rapidamente dalla valigia di pelle, che portava sotto

al mantello, il ritratto della contessa sua madre, e lo mise sotto gli

occhi della vecchia e del sagrestano.

Essi fecero un movimento di sorpresa.

--È il suo ritratto! sclamarono insieme. Dunque il giovane padre Leone

non aveva esagerato!...

Ah perchè non la ritrovai? pensò il conte.

La sorte si prendeva davvero giuoco di lui. Come potrebbe riescire se

essa non lo favoriva?

Dopo un istante di immobilità dolorosa rimise l'effigie della contessa

nella valigia.

Le due persone, alle quali egli l'aveva mostrata, fissavano in lui

degli sguardi pieni di curiosità. Certo, pensavano entrambi, questo

cavaliere deve conoscere assai la signora Gabriella. Forse è suo

fratello!.. forse qualche suo amante!...

Quanto s'ingannavano in quest'ultima congettura sopratutto!...

Eppure... chi non avrebbe pensato come loro, vedendo la premura,

l'agitazione del conte?

È così che talora si crede ciò che non è, e si riesce poi a

persuadersene in modo, che rende in seguito difficilissimo il

convincersi di avere errato.

Il conte di San Giorgio, pensando che quella vecchia non potrebbe

ormai essergli utile a nulla, la congedò dopo aver dato anche a lei

del danaro.

Dal suo contegno e da quello del sagrestano il cavaliere aveva

compresa la maraviglia cagionata in entrambi dalla sua singolare

condotta. Ma che gl'importava di loro? Già nessuno sapeva chi fosse.

--Vostra eccellenza comanda ancora qualche cosa da me? gli chiese il

sagrestano.

--No, no, rispose il conte, che si allontanò frettolosamente.

Ah, pensava, a che ci condurrà il progetto della duchessa? A nulla;

comincio a crederlo. E sarà per nulla che io la lasciai; che mi privai

dell'unica felicità, che mi può dare la vita!... Vederla talora,

parlarle qualche volta... Perchè io non iscoprirò nulla nemmeno a

Venezia: me lo dicono i miei presentimenti... Oh quella donna è

davvero della nostra famiglia!... Gabriella! non m'inganno... dove mai

si troverà dessa?... Se potessi saperlo; indovinare ove dimora!...

Queste idee stancavano l'immaginazione del conte.

Forse, diceva tra sè, è in questi dintorni, in qualche campagna

isolata, che ella si nasconde!

Ma è dunque sola?... Perchè?... Se mi provassi a cercarla nelle

adiacenze!...

Ma allora non mi recherei mai a Venezia!... Ed io voglio andarvi

presto...

Cercherò questa Gabriella nel ripassare di qui... e se a Venezia non

avrò scoperto nulla, farò di trovarla ad ogni patto....

E dopo aver preso questa risoluzione, il conte di San Giorgio si sentì

più tranquillo.

Per qualche tempo aveva esitato tra proseguire e fermarsi senza sapere

a qual partito attenersi. Ma ora ne aveva adottato uno, e si era

deciso fermamente per esso. È sempre un bene escire dalla perplessità.

Poi rifletteva che quella donna poteva essere ritornata a Venezia

insieme a' suoi parenti; che disgiunta forse da loro par qualche colpa

commessa, o per qualche fatalità, avesse finito poi per riconciliarsi

con loro, o per ritrovarli...

Se ciò fosse?... Ed egli, che poco prima si era proposto di non voler

più sperare, si lusingò ancora:... chè nuovi avvenimenti, nuove

congetture gli erano balenate dinanzi a rischiarargli l'orizzonte

sconosciuto.

Appena ritornato alla locanda, il cavaliere di Malta ordinò ad Antonio

di sellare i cavalli, che avevano fatto quel giorno poche leghe.

Il servo rimase sorpreso, poichè quel mattino istesso il conte gli

aveva detto che probabilmente si sarebbero fermati a Pesaro più che

nelle altre città, negli altri paesi già percorsi.

Ma Antonio non si permise la menoma osservazione ed obbedì in

silenzio.

Il conte si disponeva a lasciar Pesaro con una specie di gioja.

Pesaro, in cui era giunto con tante speranza, e che per tanto tempo

aveva desiderata!

Quante noje! Ma il pensiero di donna Livia lo sorreggeva. Sì, il duca

aveva avuto ragione nel trovare che suo cugino amava quella donna con

idolatria, non meno di quanto l'amava egli stesso!

Se avesse veduto quante pene il conte si prendeva per obbedirla, ne

avrebbe riso; ma detto anche fra sè che l'amore del cavaliere era, se

non più appassionato, assai più devoto del suo!

Il conte di San Giorgio era già a cavallo, nella corte della locanda;

stava per escirne, quando vide il sagrestano, che si avvicinava

correndo.

Chiedeva di lui?

Sì.

--Eccellenza, gli disse, mi è venuto un pensiero dopo averla lasciata;

sono andato a chieder notizia di quella dama ad una sua vicina.

--Ebbene?

--La signora Gabriella, dopo una breve assenza, ritornò a prendere le

sue robe, e quella vicina udì dal carrettiere che si recava a Rimini.

Ah! pensò il conte, io vi sarò stassera.

Ringraziò il sagrestano, lo regalò ancora, e partì.

Presto fu fuori della città. Spronò il cavallo, dicendo al servo di

affrettarsi più che poteva.

L'Adriatico sembrava seguire il cavaliere di Malta in quella rapida

corsa. Quel mare, che ei costeggiava da tanto tempo, gli pareva ormai

un compagno, un amico.

La sera istessa giunse a Rimini.

Ma la notte era troppo inoltrata, perchè potesse tentar subito

indagini.

L'indomani per tempo entrò nella chiesa di San Francesco, pensando che

probabilmente troverebbe là quella donna, poichè aveva sentito passar

ella gran parte del suo tempo in chiesa.

Se non la vedeva entrare quel giorno, ed era domenica, in San

Francesco per le funzioni, farebbe altre ricerche, ma la sorte lo

favorì.

Tra le prime persone che entrarono in chiesa, vide una giovane

signora, che a prima vista lo colpì... La riconobbe.... Sì, è dessa!

mormorò... Ah quanto rassomiglia anche a donna Rosalia....

La seguirò quando escirà di chiesa; vedrò dove entra... e quindi mi

recherò da lei....

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 28 / 64 题