«Donna Livia non ama il conte!...»
Ecco il primo pensiero del duca; le prime parole che gli erano venute
alle labbra, appena lasciato il suo nascondiglio!
E tale convinzione gli aveva fatto provare un istante di gioja
purissima! Essa per un momento aveva scacciato dallo spirito di lui
ogni altra preoccupazione!...
Persino il segreto rivelato dal padre; il cavaliere dell'Isola; i suoi
eredi; la pergamena distrutta erano stati dimenticati in quel punto!
Tutto era sparito, come una tetra fantasmagoria, costretta ad
indietreggiare dinanzi alla dolce realtà.
Il marito felice, nel riconoscere accusata a torto una sposa adorata,
aveva vinto il signore orgoglioso, ingiusto; l'uomo ostinato,
irascibile, avido soprattutto di comando.
Ma ahi! come per poco!
Perchè quella sensazione, che egli aveva provata vivamente, non aveva
cercato rattenerla?
Perchè doveva essere passaggiera, fugace, come tante sentite talora
contro volere; senza saperlo quasi; soltanto per un istinto di natura?
Quella sensazione aveva lasciato nel duca, è vero, una traccia del suo
passaggio; ma essa col suo entusiasmo, colla sua poesia si era
allontanata come luce sovrumana, incantevole; come sogno delizioso e
fuggitivo, di cui è dato serbare soltanto il ricordo.
Altri sentimenti nè entusiastici, nè poetici, radicati fortemente in
don Francesco, non avevano voluto cedere per molto il campo ad
un'ubbia generosa.
Atterriti, per così dire, del momentaneo esilio che in grazia di
quell'ubbia avevano dovuto subire, essi si adoperarono tosto nel
dimostrare al duca come il mettere in oblio per una donna ogni altra
cosa sarebbe stato mancare di dignità.
Così quei sentimenti tornarono a signoreggiare il suo cuore....
Senza di essi don Francesco, spinto dall'amore, avrebbe saputo
rinunciare a' suoi ingiusti progetti; acconsentire alla perdita di
qualche parte delle sue ricchezze; sopportare il disdoro che egli
credeva dovesse venire alla sua famiglia, alla sua casa da quella
riparazione.
E tutto questo per ottenere l'approvazione della duchessa!
Donna Livia non lo aveva sposato per inclinazione; ma era buona,
sensibile: sarebbe stata commossa nel vedergli fare un sacrifizio che
ella più d'ogni altra avrebbe apprezzato.... E.... chi sa!... Al
sentimento del dovere, che solo l'aveva guidata sino allora, si
sarebbe forse aggiunta un'affezione non appassionata, ma riconoscente
e sincera....
Ella aveva amato un altro, amato moltissimo; ma colui era morto: e se
ella avrebbe voluto restargli fedele egualmente: se perciò aveva
desiderato assai rimaner sempre libera: non rifiuterebbe ora forse un
giusto affetto all'uomo di cui portava il nome: al padre di suo
figlio, ove ei sapesse meritarlo: gli perdonerebbe alla fine di averla
fatta sua quasi forzatamente.
E ciò non sarebbe stato grandissimo compenso ad un sacrificio
d'orgoglio, d'interesse, d'amor proprio?
Questa era la via, che la gioja provata nel veder donna Livia sempre
degna dell'amor suo, aveva per un istante additata al duca; e dalla
quale lo allontanarono poi le altre sue passioni.
Egli si vergognò come sempre di amar tanto; e come sempre si promise
di non cedere.
Eppure questa vittoria di un cattivo démone gli costava, ne soffriva
assai.
Non si ha l'idea delle pene strane che deve provare un cuore
trabalzato continuamente da un sentimento all'altro, incatenato da
pregiudizii che non ha la forza di svellere, e che lo rinchiudono in
una prigione di ferro.
Dopo essersi dibattuto tra l'amore, che lo spingeva al bene, e
l'orgoglio che lo trascinava al male, don Francesco aveva finito per
cedere al secondo: e così la sua volontà, nell'esigere ad ogni patto
che il segreto di famiglia fosse serbato, era rimasta eguale.
Escito dalla dolce esaltazione di poco prima, tornava a veder le cose
dal lato pratico: però alcun che di quella esaltazione gli era
rimasto, ed unito agli altri suoi pensieri creava una specie di caos
nel suo cervello.
E donna Maria?
Il duca vi aveva pensato un istante con vero orrore; ma poi
riflettendo si era sforzato a calmarsi; aveva gran motivi per non
abbandonarsi all'ira, ma per frenarsi aveva bisogno di non veder
subito la sorella, e per questo al ritorno dal castello era salito
tosto nel suo appartamento.
Seduto innanzi ad un gran fuoco, egli riandava nella sua mente tutto
quanto gli era avvenuto in pochi giorni, dalla morte del padre sino a
quella sera.
«Dunque, pensava, era per prevenire donna Livia dell'amore del
principe per donna Maria; della sua intenzione di chiedermela in
isposa, che il cavaliere si recò al castello? Ed io avevo
sospettato?... Mi ero sentito ardere di gelosia?... Eppure.... se
avessi riflettuto, non avrei dovuto temere.... Ella non mi diede mai
motivo di dubitare.... Perchè ho io prestato fede a donna Maria,
quando da lungo tempo avrei dovuto comprendere ch'ella odia mia
moglie?... Poi avrà temuto che la duchessa mettesse ostacolo al suo
matrimonio col principe; che cercasse impedirlo per compassione di
donna Rosalia....
»Anche di costei mi si spiega ora l'eterna malinconia.... Avrei dovuto
avvedermi da me medesimo di tutto questo; ma per verità non me ne sono
mai preoccupato.... Basta: ora penserò.... Ah! donna Rosalia ama il
principe senza speranza?... E donna Livia ne ha pietà?... Ciò è
naturale!... Ella deve aver riflettuto a lungo sul sentimento!...
Ella!...»
Ed il volto del duca si annuvolò.... Una specie di sorriso amarissimo
sfiorò le sue labbra; ma fu un lampo!...
«Devo io negare donna Maria al principe? pensò poi.... Devo
rifiutargli la sua mano, quando me la chiederà?... Colei lo
meriterebbe: ma la conosco!... Si vendicherebbe di me, col palesare il
segreto, che voglio tenere celato.... Nulla l'arresterebbe....
Lasciandole invece sposare il principe, tacerà.... Ne sono certissimo:
non ha gli scrupoli della duchessa.... Ma ella pure dovrà
obbedirmi.... Che mai conterà fare?... Mi sembra impossibile imporle
la mia volontà.... Ed il cavaliere?... Ah, egli avvisò donna Livia che
si guardasse da mia sorella!... Aveva compreso che questa si era
avveduta del suo amore per la duchessa.... In questo donna Maria non
mi ha ingannato.... Forse mi rese un servigio; ma ella m'offese....
Sì, il conte ama donna Livia!... L'ama con idolatria: lo compresi
dalle sue parole, dal fremito della sua voce!... Indegno!... Basta: lo
tratterò in avvenire con tanta freddezza, che non oserà frequentare la
mia casa!... Non è che io tema della duchessa!... Mai ella amerà il
cavaliere, come mai non amerà alcuno!... Per questo saprò contenermi
con mio cugino.... Ho d'uopo del suo silenzio; e se me lo promette,
tacerò per ora.... Un duello con lui sarebbe in questo momento uno
scandalo.... Del resto il mio onore è illeso; ed io non devo
preoccuparmi di una folle passione del cavaliere, che d'altronde da un
istante all'altro può lasciar la Sicilia, per sempre forse.... Sì,
otterrò il silenzio di tutti!»
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Il giorno dopo, don Francesco ordinò ad un servo d'invitare donna
Maria a passare da lui. Aveva stabilito un piano che doveva cominciare
dall'intendersi colla giovane.
Ella non si fece aspettare: era ansiosissima di sapere qualche cosa,
benchè non fosse affatto senza timore su quel colloquio. Esaminò
rapidamente, con grande attenzione, il volto del duca; ma non potè
trarre alcuna congettura da tale esame, tanto quel volto rimase
impassibile.
--Che volete da me? domandò al fratello, sedendo sulla seggiola ch'ei
le additava in faccia a lui.
L'accento di donna Maria era il più naturale del mondo.
Il duca la fissò un momento senza parlare: sotto quello sguardo
incisivo e duro la giovane si sentì arrossire a suo dispetto. Fu
costretta ad abbassare gli occhi, quantunque tutt'altro che timidi; ma
la sua coscienza non era tranquilla.
--Bramo, le rispose lentamente il duca, sapere su qual fondamento
basava l'ingiusta accusa che lanciaste alla duchessa.
L'ingiusta accusa? Dunque don Francesco l'aveva riconosciuta tale....
Ella non aveva temuto invano: bisognava ricorrere senza esitare ai
mezzi di difesa preparati....
E donna Maria vi ricorse all'istante.
--Questo rimprovero mi sorprende: vi avevo già detto che io non
intendevo menomamente offendere la vostra sposa: intendevo parlare del
cavaliere soltanto; e credetti darvi coll'avvertirvi del suo amore per
la duchessa una prova di devozione. Se voi pensate diversamente, mi
giudicate male, ve lo giuro.
Il duca sorrise con incredulità.
--Ciò potrebbe anche essere, mormorò.
Donna Maria non fu per nulla rassicurata da quelle parole. La calma di
don Francesco le sembrava forzata; e soltanto l'idea che egli aveva
bisogno del suo silenzio le infondeva coraggio: poichè infatti,
pensava, se egli, così violento, si contiene, vuol dire che teme
disgustarmi.
--Ciò non toglie, riprese il duca, che voi abbiate commesso un
gravissimo errore, una colpa anzi, tentando gettare in me dei dubbj su
donna Livia.
--No, poichè sapevo che l'amate al punto da....
Donna Maria aveva detto ciò con qualche ironia, trasportata dalla sua
animosità per la duchessa, involontariamente fors'anche.
Don Francesco l'interruppe.
--Vi avverto, donna Maria, le disse alterato, che non sono disposto a
tollerare la menoma celia, per quanto velata essa sia.
La giovane si era fatta pallida, ma si rimise tosto.
--Credeva parlando così, disse, giustificarmi, rispondere alle vostre
domande.
Ella aspettavasi che suo fratello le dicesse da un momento all'altro
il motivo pel quale il cavaliere si era recato al castello, motivo che
ella credeva conoscere; ma così non fu: gliene increbbe assai, perchè
aveva stabilito valersene ad ottenere l'assenso alle sue nozze col
principe.
--No, riprese il duca: voi non credeste rispondere alle mie domande,
asserendo tenervi certa che io non avrei dubitato di donna Livia. Voi
pensate tutto all'opposto. Credete voi che io non vi conosca?
E si arrestò, volendo giudicare dell'effetto che farebbero queste sue
parole.
Ma donna Maria seppe questa volta contenersi mirabilmente e credette
dover metter mano senz'altro all'ultimo colpo, cioè al segreto del
padre.
--Ecco, disse senza alterarsi, quanto ottenni da voi in ricambio della
mia devozione.
--Spiegatevi.
Era su quel terreno ch'egli aveva voluto condurla.
--Sì, riprese donna Maria, non ho io forse rispettato senza discuterlo
il vostro volere, quando tutti gli altri vi contrastavano?... quando
la vostra sposa...
--Basta, interruppe il duca alzandosi e mettendosi a passeggiare:
basta.
E dopo un istante di silenzio, che donna Maria non osò rompere:
--Ebbene, sì, disse: voi in quella notte mi avete ubbidito,
secondandomi. Non istarò ad indagare se il faceste unicamente per
vostro particolare interesse; lo riconosco senza restrizione: è tutto
quanto posso fare per voi.
«Ah, egli scende finalmente a patteggiare,» pensò donna Maria...--E
fatta più ardita da questa riflessione, si rivolse al duca:
--A proposito, e gli altri taceranno?
Don Francesco si accigliò; quella domanda risvegliava tutte le sue
inquietudini; pur nondimeno rispose con un cenno affermativo.
--Ne sono contentissima.
--Davvero?
--Certamente.
--Se è così, tacerete, senza chiedervelo, voi.
Donna Maria parve imbarazzata; poi decidendosi:
--Sì, tacerò; ma anch'io voglio facciate qualche cosa per me.
--E che cosa?
--Prima di chiedervela....
Ed ella esitò.
--Continuate.
--Poco fa mi sembraste non prestar fede alle mie parole... ed io....
--Donna Maria, disse il duca cangiando tuono, non voglio più udirvi
parlare dei vostri indegni sospetti. Spiegatevi.... Voi mi avete
offeso, gravemente offeso calunniando la duchessa, il sapete: e sapete
altresì che, se vi perdono, è soltanto a condizione che il segreto di
famiglia non venga mai svelato da voi. Lasciate ogni reticenza: che
volete da me?
E la guardò attentamente.
Donna Maria, sorpresa da quel cangiamento, rimase sulle prime un po'
stordita. Perchè don Francesco non le aveva parlato così a dirittura?
Se sapeva quanto doveva chiedergli, ed ei lo sapeva certamente.... Era
dunque per non darle la soddisfazione di confessare che era stato al
castello?... Ma, qualunque fosse la causa che lo avesse guidato, ella
comprendeva che era risoluto a comperare il suo silenzio... E senza
occuparsi maggiormente a spiegare a sè stessa ciò che vi era di strano
nel procedere del duca, rispose quasi subito:
--Voglio chiedervi non disponiate di me senza consultarmi, e non
diversamente di quanto contava fare nostro padre.
--Nostro padre pensava maritarvi, disse affrettatamente il duca, che
voleva finirla.... Comprendo: voi volete che vi pensi anch'io....
Infatti, siete nata pel mondo voi....
Egli sorrise sarcasticamente, passando le dita nei suoi folti baffi
neri.
Ma donna Maria non si spaventò di quel contegno: provò per altro un
vivissimo senso di dispetto nel pensare che don Francesco, il quale
sembrava farsi un piacere d'umiliar tutti, ed a cui per allora ella
era soggetta, aveva potuto perdonare a donna Livia, che ella odiava,
la distruzione della pergamena; sdegnarsi, soffrire delle offese fatte
a colei.
Ma perchè invidierebbe la duchessa? Fra poco non l'attendava forse un
eguale destino? Migliore anzi: perchè ella comprendeva bene che donna
Livia non era felice.... Non avrebbe ella presto uno sposo che
l'amerebbe quanto il duca amava sua moglie, e che di più le sarebbe
facile dominare, perchè nè orgoglioso, nè ostinato?
Scacciò dunque quel movimento di rabbia, e rispose tranquillamente al
duca:
--Ebbene, sì: desidero vivere nel mondo; ma ho temuto, perchè so che
una volta consigliaste nostro padre a mettermi in un ritiro.
--La vostra domanda riguarda anche donna Rosalia? chiese il duca
ironicamente.
Era un altro rimprovero: e se donna Maria avesse prima dubitato che
don Francesco non fosse stato al castello, quelle parole ne
l'avrebbero accertata.
Ma, guardando all'avvenire sì ridente per lei, pensò non doversene
offendere per allora, e rispose:
--Io non conosco i gusti di donna Rosalia.
--Bene, bene: se mi si presenterà per voi un buon partito, non lo
rifiuterò.
Ei non parlava del principe, e donna Maria si decise finalmente a
farlo ella stessa.
--Il principe degli Alberi mi ama, disse: egli vi chiederà la mia
mano.
--Ah, voi mantenete corrispondenze amorose? domandò allora il duca con
una severità piena per altro d'indifferenza.
--Vedevo il principe soltanto quando veniva da nostro padre, e....
--Basta, basta: vi dispenso dal giustificarvi.
Quella specie di sprezzo ferì molto donna Maria; ma si propose
rimandare la vendetta a tempo migliore; e senza darsene per intesa:
--Dunque se il principe verrà al palazzo, e mi chiederà se deve
sperare, potrò rispondergli affermativamente?
--Sì, sì; ma non colloqui sotto le finestre, non abboccamenti
misteriosi; perchè ciò sarebbe sconveniente, e non lo permetterei.
Donna Maria pensò che non aveva tremato invano d'essere scoperta la
sera prima: si felicitò della prudenza avuta.
--Non dubitate, rispose.... E quando potrò...
--Bisogna attendere un poco, mi pare: per convenienza almeno.--Ed
aggiunse con ironia:--Oh, avete la gran fretta di aver marito!...
--Non è questo: soltanto volevo sapere ad un dipresso....
--Fra tre o quattro mesi, diss'egli seccamente.
--Benissimo, vi ringrazio.
Era soddisfattissima della buona riescita di quel colloquio. Benedisse
al segreto del padre, grazie a cui soltanto il duca assecondava i di
lei voti.
Don Francesco le si avvicinò, e guardandola fissamente:
--Ora, le disse, non vi raccomando di nuovo di serbare il silenzio
sull'affare che sapete, e non parlarne mai nemmeno col vostro sposo
istesso: non avete alcun interesse a tradirmi: solo vi dirò che, se
mai per animosità o per dispetto lo faceste, io ve ne farei pentire.
Nessuno, rammentatevelo bene, nessuno vi salverebbe allora dalla mia
collera; vostro marito mi risponderebbe, ed alla menoma
indiscrezione....
Donna Maria non aveva mai pensato a rivelare quel segreto; la
responsabilità colpevole, che assumerebbe tacendo, era la cosa di cui
meno si preoccupava; ma, ove anche fosse stato il contrario, le parole
minacciose del duca l'avrebbero tosto persuasa. La calma, con cui egli
le aveva parlato dapprima, non l'aveva illusa: aveva compreso ch'essa
era simulata a fatica, e non indizio d'aver don Francesco cangiato
carattere.
--Non parlerò mai, esclamò, lo giuro!
--E sarà meglio per voi. Ora potete ritornare nelle vostre camere.
Donna Maria partì.
«Sì, costei tacerà, pensò il duca. Ah, quante noje per riparare a ciò
che fece donna Livia!... E se a malgrado di esse non riescissi?...»
Un movimento di rabbia gli sfuggì; indi:
«Domani vedrò il benedettino, vedrò il cavaliere: e se tutti tacciono,
nessuno ha mai reclamato sin qui... È vero che la morte di mio padre,
conosciuta da coloro, potrebbe... Ma no, no: è impossibile!...»