Il sepolcro, che sembra aver l'incarico di compiere l'opera della
morte, nascondendo ad ogni sguardo gli avanzi inanimati che richiamano
in modo sì crudele la persona estinta, aveva accolto quelli del padre
di don Francesco.
Ah! perchè un ribrezzo irresistibile allontana tosto dai cadaveri? E
perchè tale ribrezzo viene sentito maggiormente dai parenti, dagli
amici che dagli indifferenti?
È forse ciò effetto della disperazione che si prova in pensare come lo
spirito immortale, che animava prima quelle membra, non sarà mai per
farvi ritorno?... Mai!
E non vi è lagrima, non vi è preghiera, che valga a richiamarlo
nemmeno un istante! Sembra quasi impossibile che non sia dato ottenere
risposta veruna da chi poco prima poteva ancora comprendere, amare,
soffrire!
Ecco forse perchè si fuggono abitualmente, appena la morte gli ha
toccati, coloro che furono cari in vita, e che divengono quasi oggetti
di terrore.
Ma non si può condannare un tal terrore, che in certe persone è
davvero invincibile.
Niuna di tali sensazioni aveva però accompagnato nella tomba il
vecchio duca dell'Isola. Le sue ultime parole, il segreto da lui
rivelato avevano destato in tutti preoccupazioni gravissime: ed
all'estinto non si pensava che per contraccolpo di esse; come cioè
alla prima causa che le aveva fatte nascere.
Se egli fosse disceso nel sepolcro col suo segreto, avrebbe aumentata
innanzi a Dio la propria responsabilità; ma quanti odj, quante colpe
fors'anco avrebbe evitate!
Le preghiere di donna Rosalia, che chiedevano disperatamente a Dio di
perdonare a suo padre, erano state le più ardenti che avessero seguito
il vecchio duca.
Appena finiti i funerali, la duchessa, come lo aveva pensato donna
Maria, era ritornata al suo castello.
Quel castello era stato lasciato a donna Livia dal padre di lei, e
colle vaste dipendenze formava parte delle sue cospicue sostanze.
Benchè in inverno, la duchessa vi si recava sovente per più giorni
insieme al suo bambino.
Questa volta aveva condotto seco lei donna Rosalia, temendo forse
lasciarla in palazzo.
Il duca non aveva mostrato la menoma emozione nell'udire da sua moglie
ch'ella ripartiva pel castello.
Nei precedenti giorni don Francesco aveva cercato contenersi come in
un tempo di tregua; e come al benedettino, data una dilazione alla
duchessa, e chiestane una per iscritto al cavaliere di Malta, perchè
riflettessero meglio.
Nulla del resto,--aveva aggiunto con entrambi,--potrebbe smuoverlo dal
partito preso, cioè di ottenere il silenzio con tutti i possibili
mezzi.
E tale dilazione momentanea era stata accettata dal conte di San
Giorgio e da donna Livia.
Il giorno era per finire, quando la duchessa arrivò con donna Rosalia
al castello. Quasi subito condusse la cognata in una sala del piano
superiore: indi si assise vicino a lei senza parlare.
Donna Rosalia ruppe prima il silenzio.
--Dunque, disse, voi sperate, donna Livia, di poter giungere così a
compiere il voto del mio sciagurato padre?
--Sì: non vedo via migliore di questa.
--Ma bisognerà che nessuno possa mai sospettare...
--Nessuno sospetterà, lo spero: e se, come credo, il vostro padrino
asseconda il mio progetto, giungeremo presto forse allo scopo che
desideriamo ottenere.
--Lo volesse il cielo!
--Basta; fra poco lo sapremo; il conte non dovrebbe tardar molto.
E donna Livia si alzò: andò a mettersi a una finestra: guardò pel
vasto orizzonte che le si stendeva dinanzi.
--Nessuno! mormorò volgendosi alla cognata; nessuno ancora!
Donna Rosalia non l'intese.
Vedendo la duchessa alla finestra, aveva abbassato gli occhi, e
lagrime silenziose scorrevano sulle sue pallide guance.
Donna Livia la considerò qualche tempo.
Sventurata! pensò; ah, non è soltanto la morte e la colpa di suo padre
che ella piange! Quanto deve soffrire! Eppure quali angosce le sono
serbate ancora! Adesso ella dubita soltanto: che sarà fra poco quando
comprenderà che il principe non l'ha mai amata, o che almeno non l'ama
più?--Cielo, perchè permetti che donna Maria debba, come ne sono
sicura, venir preferita a questa fanciulla?... Donna Maria sì egoista,
sì falsa ed insensibile!... Ah, non sono ingiusta pensando così di
lei! Troppo bene la conosco.
E si passò una mano sulla fronte, mormorando: Oh! io so quanto costi
rinunciare alla felicità vagheggiata!
E nei begli occhi della giovane duchessa brillò una lagrima... Ma ella
scacciò tosto la sua emozione... Alfine, disse quindi tra sè, ho mio
figlio, che tanto amo!... Sì: egli potrà forse farmi in parte
dimenticare....
E come per non pensare a sè stessa, tornò ad esaminare donna Rosalia.
Temo, rifletteva, ch'ella non sappia sopportare il disinganno che
l'attende... Vorrei incoraggiarla: vorrei dirle che so ciò che la fa
soffrire:... ma no! D'altronde ora devo pensare a far quanto mi detta
la mia coscienza, cercando realizzare il progetto che ho concepito.
E donna Livia tornò a guardare nella campagna.
Mentre poco prima stava considerando la giovane cognata, si sarebbe
durato fatica a riconoscere in lei la donna che aveva strappato la
pergamena a suo marito nella notte fatale, e che era quindi rimasta di
ghiaccio alle di lui minacce.
Passò qualche tempo.
Ad un tratto la duchessa esclamò:
--Il cavaliere giunge.
Donna Rosalia alzò il capo.
--Sì, riprese donna Livia, allontanandosi dalla finestra. Egli si
avvicina al galoppo. Io vado tosto a riceverlo, e vi comunicherò poi
la sua risposta.
Ciò detto, sortì rapidamente.
Donna Rosalia le guardò dietro un istante.
Sì, disse tra sè; ella otterrà forse quanto mio padre desiderava...
Riescisse almeno quel progetto!
Indi a sua volta si mise alla finestra, ove stava prima appoggiata la
moglie del duca. I suoi sguardi non errarono a lungo, e si arrestarono
tosto nella direzione di Catania.
La notte, che si avvicinava, non le permetteva di scorgerla... Per
qualche tempo donna Rosalia rimase immobile.
Quella fanciulla, benchè nata in seno all'opulenza, era davvero degna
di compassione! Sua madre era morta nel darle la luce; ed ella, al
pari di donna Maria, aveva passato l'adolescenza in un monastero, ove
le religiose cogli scrupoli, le continue pratiche di pietà, i
sermoni;--le compagne colle immagini fallaci del mondo, col
fantasticare in regioni sconosciute--avevano sviluppato nelle due
sorelle gl'istinti diversi: così donna Rosalia, per natura sensibile e
generosa, era divenuta appassionata ed insieme molto pia, fanatica
quasi;--e donna Maria, d'indole perversa ed egoista--scettica, falsa,
avendo ella presto volto il suo naturale ingegno, il brio, la
perspicacia all'intrigo ed al male.
Ritornate nella casa paterna dopo qualche anno, quelle due ragazze
erano state abbandonate a sè stesse ed alle influenze non sempre buone
delle governanti e delle cameriste.
L'abitudine del vecchio duca di ricevere società numerosa, onde certo
soffocare colle distrazioni i rimorsi; l'egoismo, l'indifferenza di
don Francesco, il quale non si era mai dato alcun pensiero delle sue
giovani sorelle,--avevano compita l'opera funesta di quella educazione
viziata.
Ed ecco perchè, mentre donna Maria si occupava a sorvegliare la
cognata, che ella odiava senza motivo; a condurre di pari passo gli
amori col giovine cavaliere, ch'ella aveva da poco rapito a donna
Rosalia; questa non sapeva far altro che piangere e pregare.
Così anche quella sera ella andava mormorando lagrimosa:
Ah! egli è là fra quelle mura, ed ella pure! Gli è di me più vicina!
Sarà dunque vero, gran Dio, che è dessa ch'egli ama ora?... Eppure vi
fu un tempo in cui i suoi occhi cercavano i miei, e che di rado mi
lasciavano!... Ma allora ella non era là; non la conosceva; non
l'aveva veduta mai!... Ah, perchè è tanto bella? Forse in questo
istante il principe le parla, le dice d'amarla!... Perchè non sono io
rimasta a Catania? Gli osserverei almeno!... Preferirei la collera di
don Francesco all'idea che, mentre io sono qui, essi sono insieme....
Insieme!... Ah, questa sola parola mi uccide!... Se venisse il giorno
fatale che gli unisse per sempre, sento che non potrei più vivere...
Cielo! perdona!
E donna Rosalia allontanò colla mano i suoi abbondanti capegli neri,
che le cadevano sulla fronte.
Indi con un movimento di disperazione:
Oimè! disse amaramente tra sè; a che mi varrebbe esser presso di loro,
sorvegliarli?... Se ei non mi ama più!... Non farei che venir
riguardata come un testimonio importuno... All'indifferenza che il
principe comincia, lo temo, a provare per me, si aggiungerebbero la
noja, il tedio.... Me infelice!... Eppure, se il cielo mi ajutasse,
potrei forse venir preferita ancora; perchè infine io non sono certa;
dubito soltanto.... Gran Dio, perdonate a mio padre la sua colpa, ed
abbiate anche pietà di me!... E se mi confidassi a donna Livia?...
Ella forse potrebbe.... Ma no!... ma no!...
La giovinetta appoggiò il capo ad una mano, e di lì a qualche tempo:
Ah! perchè donna Maria non è ella rimasta ancora a Palermo?... Quale
stella a me fatale decise sì presto il suo ritorno?... Se almeno
tardava un anno, qualche mese, avrei forse già sposato il principe; ed
invece!... Ella venne ad attraversarmi la via della felicità....
Poteva maritarsi in casa di quella nostra parente; essere contenta; ma
lungi di qui!...
Donna Livia starà ora persuadendo il cavaliere: ei non le negherà
certamente quanto ella gli chiederà.... È sì buono il mio padrino!...
Se riescissi presto a veder restituire ai nostri parenti spogliati
quanto è loro dovuto, mi sembra che, oltre la soddisfazione che ciò mi
cagionerebbe, ne trarrei anche un lieto presagio pel mio avvenire...
Il rumore lontano di un cavallo che sembrava venire verso il castello,
interruppe le riflessioni di donna Rosalia. Ella si scosse, e cercò
collo sguardo di penetrare attraverso l'oscurità che avvolgeva la
campagna; ma nulla distinse.
Ed intanto quel rumore andava avvicinandosi sempre più... Ella
attendeva con un'agitazione piena di ansietà.... Ah! pensava, se fosse
il principe che, sapendomi a questo castello, venisse qui per vedermi
nascostamente, parlarmi lungi da donna Maria, rassicurarmi!...
E se la notte non lo avesse vietato, si sarebbe potuto vedere un
vivissimo rossore animare le sue guance abitualmente scolorite.
Ma era illusione la sua, e durò poco.
Quel rumore, che tanto l'aveva scossa, era già cessato.
Certamente qualche cavaliere era passato nelle vicinanze, poi sì era
allontanalo.
Donna Rosalia sospirando rinchiuse allora la finestra ed andò a sedere
dinanzi al camino.
Intanto un cavaliere grande, coperto da un ampio mantello, sotto al
quale scorgevasi appena la spada, si avanzava a piedi, leggermente,
verso il castello, per una stradicciuola remota che metteva alla porta
rustica del fabbricato.
Era il duca.
Un servo, che certo lo aspettava da qualche tempo, gli mosse incontro.
Non parlò, ed attese.
--Conducimi all'istante nel luogo ove sai, mormorò don Francesco.
Il servo obbedì.
Entrambi, colla rapidità ed il silenzio di due fantasmi, entrarono per
una porticina nel castello.
--Hai ben preso ogni precauzione, perchè nessuno possa sospettare la
mia presenza? domandò il duca.
--Sì, Eccellenza.
--Bene.
E disparvero per un lungo e deserto corridojo.