Calabria, tutto il paese era venuto, salvo alcuni moti incomposti, a
divozione dei Francesi. Solo Gaeta e Civitella di Tronto resistevano.
Poca speranza restava al re di far frutto, sebbene sapesse che non
mancavano mali semi contro il nuovo signore, se gl'Inglesi sbarcando
sulle terre Calabresi non avessero somministrato qualche forte soccorso
di battaglioni ordinati. Ma grandemente ripugnava ad una spedizione in
terra ferma Stuart, che essendo succeduto a Craig nel governo dei
soldati Britannici in Sicilia, continuava a starsene nelle stanze di
Messina. Gli pareva che il principal fine degl'Inglesi fosse la
conservazione della Sicilia. Nè ignorava che la spedizione sarebbe
pericolosa per l'isola, se riuscisse infelicemente, di nissun frutto per
la terra ferma, a cagione dell'eccessiva forza dei Francesi, se
riuscisse felicemente. Fortunato capitano non sarebbe lodato;
infortunato biasimato. Ma era a questo tempo giunto in Sicilia un uomo,
a cui piacevano le imprese avventurose: questi era Sidney Smith, che,
arrestata la fortuna prospera di Buonaparte in Oriente, si era persuaso
di poterla arrestare anche in Occidente. Stimolato dalla propria natura,
dalle preghiere di Ferdinando, e dalle instigazioni della regina, che
non poteva vivere se non ricuperasse ciò che le era stato tolto,
continuamente esortava Stuart alla fazione. Ma la prudenza dell'uno
superava l'audacia dell'altro, e niuna cosa si risolveva. Si deliberava
Sidney a fare qualche sforzo da se colle forze marittime per far vedere
a Stuart, che la materia era meglio disposta ch'ei non credeva. Per la
qual cosa partiva dalla Sicilia con qualche nave grossa da guerra e
molte annonarie, con intento di andar a visitare le coste di Napoli. Due
fini principalmente il muovevano; il primo di rinfrescar Gaeta, il
secondo d'incitare, e di provvedere d'armi e di munizioni le Calabrie.
S'appagava del suo primo intento; anzi lasciava nelle acque della piazza
un'armatetta di navi sottili, affinchè cooperasse alle difese.
S'impadronì dell'isola di Capri; la qual possessione il rendeva signore
del golfo di Napoli. Poscia radendo i lidi a seconda verso scirocco, ora
qua ora là si mostrava, e con la presenza, colle esortazioni, colle
somministrazioni vi manteneva vivo il nome di Ferdinando. Vi scoverse
inclinazioni favorevoli, ma non sufficienti perchè potessero fare da se.
Tornossene in Sicilia: con intente esortazioni tanto fece che il
prudente Stuart si lasciò muovere a tentare qualche fatto su quella
tribolata e tumultuosa terra. Sbarcava sul principiar di luglio con
circa cinque mila soldati sulle coste del golfo di sant'Eufemia:
chiamava, ma con poco frutto, le popolazioni a levarsi. Stava sospeso,
stante la freddezza dei popoli, se dovesse tornare alle navi, o
persistere sulla terra ferma, quando gli pervennero le novelle, che
Regnier con un corpo di circa quattro mila soldati aveva posto il campo
a Maida, terra distante dieci miglia dal mare. Udì al tempo stesso, che
una nuova schiera di tre mila soldati accorreva in soccorso di Regnier,
perciocchè la nuova della venuta degl'Inglesi già si era sparsa nelle
vicinanze. Si deliberava pertanto di assaltare il nemico innanzi che il
soccorso si fosse congiunto con esso lui. Era il generale di Francia
accampato sul pendìo di una collina boscata sotto il villaggio di Maida,
soprastando alla pianura di sant'Eufemia: folte selve rendevano i suoi
fianchi sicuri. Scorreva alla sua fronte il fiume Amato, che sebbene in
ogni luogo fosse guadoso, tuttavia per avere le sue rive ingombre di
paludi, difficoltava assai il passo agli Inglesi. Forte, come si vede, e
quasi inespugnabile era il sito di Regnier, e se vi avesse aspettato
l'inimico, la sua vittoria sarebbe stata certa. È da notarsi, che la
dimora degl'Inglesi in quei luoghi non poteva esser lunga, perchè
essendo il paese paludoso, esala, massime nella stagione estiva, miasmi
pestilenziali, radice di malattie molto mortali. Ma Regnier, o nel
proprio valore troppo confidando, o di quello del nemico troppo
debolmente giudicando, consentì al commettere all'arbitrio della fortuna
un'impresa certa. Calavasi adunque dalla bene promettente collina,
varcava il fatale fiume, e s'innoltrava nella pericolosa pianura. Forse,
oltre la confidenza di se stesso e de' suoi, che per verità valorosi
soldati erano, a questo partito il mosse l'avere con se qualche squadra
di cavallerìa, della quale l'Inglese mancava. Arrivavano in questo
mentre i tre mila; il quale accidente accrebbe nei Francesi l'opinione
del vincere. Si fece dalla sua parte avanti l'esercito d'Inghilterra: le
due emule nazioni venivano al cimento.
Incominciò la battaglia, correva il dì sei di luglio, dall'affronto
incomposto e sparso dei soldati armati alla leggiera: poi si venne alla
zuffa delle genti grosse. Trassero poche volte con gli archibusi: mossi
dall'emolazione, ed impazienti del combattere da lontano, s'avventarono
colle bajonette in canna gli uni contro gli altri. La mischia
spaventosa: vivi erano i Francesi, stabili gl'Inglesi. I primi, o
perchè, avendo creduto di andarne a sicura e facile vittoria, restassero
stupefatti all'inopinato rincalzo, od altra cagione che sel facesse,
cominciarono, dopo un breve menar di mani, massimamente sulla sinistra
loro, a piegare, poi andavano in fuga. Gli seguitarono velocemente
gl'Inglesi, ed aspramente gli pressavano, non poca uccisione facendone.
Volle Regnier ristorare la fortuna con assaltare colla cavallerìa la
sinistra del nemico, ma fecero gl'Inglesi sì immobile resistenza coi
tiri e colle bajonette, che fu costretto a rimanersene. Si pruovava
allora, poichè coll'assaltar di fronte non aveva fatto frutto, di girare
co' suoi cavalli intorno alla punta della medesima ala degl'Inglesi, e
di urtarla di fianco ed alle spalle; con che sperava d'indurre qualche
scompiglio nell'ordinanza. Già i cavalli circuivano; la battaglia
pericolosa per gl'Inglesi, quando un nuovo reggimento partito da
Messina, e testè sbarcato a Sant'Eufemia, arrivò sul campo, e postosi
dietro un po' di riparo che il terreno offeriva, fece fronte ai cavalli,
e coi tiri spesseggiando, non solamente arrestò l'impeto loro, ma ancora
gli costrinse alla ritirata più rotti che intieri. Dopo questo fatto i
soldati di Regnier si posero in fuga scomposti e sbaragliati, cercando
ciascuno salute senza ordine o norma, come meglio avvisava. Fu compiuta
la vittoria degl'Inglesi. Errò Regnier nell'essere sceso al piano: errò
nell'aver troppo disteso le ordinanze. Morirono dei Francesi settecento,
due mila vennero in poter dei vincitori, parte sul campo della
battaglia, parte a Monteleone, dove si erano ridotti. Ornò massimamente
la vittoria la presa del generale Compère. Dei dispersi, che furono un
grosso numero, molti venuti in mano dei Calabresi, furono crudelmente
ammazzati: alcuni condotti cattivi al cospetto di Stuart restarono
salvi.
La vittoria di Maida diè nuova cagione ai Calabresi di levarsi a romore:
ad uso barbaro ammazzavano quanti venivano loro alle mani. I Francesi
dal canto loro irritati contro uomini, che a nissun uso civile
attendevano, saccheggiavano ed ardevano tutte le terre che loro si
scoprivano contrarie, uccidendo i terrazzani, e nissun rispetto avendo o
al sesso, o all'età. La Calabria tutta fumava d'incendi e di sangue.
Furono i Francesi obbligati a sgombrarne. I sollevati, fatti padroni
delle coste, stabilmente vi si alloggiavano nei siti principali, donde
comunicando con Sidney Smith, che in questa bisogna si dimostrava
attivissimo, e da lui ricevendo armi e munizioni, le tramandavano
nell'interno del paese, e somministravano continua esca a quel grave
incendio. Amantea, Scalea, l'isola di Dina sulle coste della Calabria
citeriore, erano tenute dai Calabresi: Maratea, Sapri, Camerota,
Palinuro, ed altre terre del golfo di Policastro a loro parimente
obbedivano. Massa di cruda ribaldaglia erano queste, nè io sarò mai per
lodare quelli che le fomentavano: scelerati, la più parte, i gregari,
scelerati i capi. Pane di Grano, uno dei primi, era un prete infame
condannato per delitti a galera: Fra Diavolo, che imperversava più
vicinamente a Napoli, uomo convinto di più latrocini, ed assassinii:
ladri ed assassini a costoro si accostavano. Gl'Inglesi non gli potevano
frenare, ancorchè Stuart per l'umanità sua molto vi si affaticasse. I
Francesi, dove potevano, acerbamente si vendicavano, furore e crudeltà a
furore ed a crudeltà opponendo.
Il trionfo di Maida poco durava. S'ingrossavano di nuovo i Napoleoniani:
gli assassini erano cattivo fondamento; il capitano d'Inghilterra si
ritirava in Sicilia, solo lasciando un presidio nel forte di Sicilia, di
cui si era impadronito.
S'accalorava l'oppugnazione di Gaeta. Già per molti mesi l'aveva
virilmente difesa il principe d'Assia: vi morirono molti buoni Francesi,
fra gli altri il generale Vallelongue, uomo, in cui la dolcezza e
l'integrità della vita pareggiavano la scienza ed il valor militare,
l'uno e l'altro singolari. Il principe ferito gravemente fu portato in
Sicilia. Gli assedianti impedivano le sortite con aver tirato una
trincea dalla spiaggia di Mola sino all'altra estremità dell'istmo.
Impedivano colle batterie i soccorsi di mare; una breccia molto grande
era aperta nel muro della cittadella sino a piè della controscarpa: i
terribili granatieri di Francia pronti all'assalto. Si diede la fortezza
il dì diciotto luglio. Anche in questo fatto mostrò il generale
Campredon molta perizia nell'arte d'oppugnar le piazze, ed a lui
principalmente restò Napoleone obbligato dell'acquisto di Gaeta. Solo,
siccome quegli che la voleva sempre fare da maestro, perchè gli altri si
studiassero di fare, non che bene, meglio, si lamentò che Campredon vi
avesse consumato troppa polvere.
La resa di Gaeta avvantaggiò le condizioni dei Francesi nel regno. La
forte schiera che l'aveva oppugnata, andava a ricuperar le Calabrie; e
stantechè il nome di Massena era di molto terrore, gli fu dato il
governo della spedizione. Perchè un uomo terribile avesse potestà
terribili, decretava Giuseppe, fossero e s'intendessero le Calabrie in
istato di guerra: i magistrati civili e militari obbedissero a Massena:
creasse commissioni militari pei giudizi, ed i giudizi si eseguissero
senz'appello in ventiquattr'ore: i soldati vivessero a carico dei paesi
sollevati: i beni degli assassini e dei capi dei ribelli si ponessero al
fisco; i beni degli assenti ancor essi si confiscassero; chi non essendo
scritto alla guardia provinciale, fosse trovato con armi, si desse a
morte; i conventi che non dichiarassero i religiosi complici si
sopprimessero. Andava Massena alla spedizione; seguitarono dalle due
parti crudeltà inusitate. Lavria, Sicignano, Abetina, Strongoli incesi:
i Napoleoniani trucidavano i Calabresi nelle battaglie, nelle imboscate,
nei giudizi; i Calabresi ammazzavano i Napoleoniani, e gli aderenti loro
nelle case, negli agguati, nelle battaglie: il furore partoriva morti,
le morti furore: gli uomini civili divenivan barbari, i barbari vieppiù
s'imbarbarivano. Il Crati, fiume principalmente in cui furono gettati a
mucchi i cadaveri degli uccisi, portò con le acque sue al mare i rossi
segni della bestiale rabbia degli uomini. Durò lunga pezza la
carnificina: pure i Napoleoniani per la disciplina e per gli ordinati
disegni prevalevano. Il terrore e le uccisioni frenarono, non quietarono
la provincia: semi orrendi vi covavano, che ora in questo luogo, ora in
quell'altro ripullulavano, e facevano segno, che più potevano l'odio e
la rabbia che i supplizi: nè mai potè Giuseppe venir a capo dei
sollevamenti Calabresi, ancorchè usasse rimedi asprissimi, e qualche
volta anche dolcezza coi perdoni. Orrendi casi io raccontai, ma più
orrendi, se mi fia dato di terminare queste storie, sarommi per
raccontare, dai quali si vedrà, che se la dolcezza mescolata con la
crudeltà non fece frutto per pacificare le Calabrie, una crudeltà pura
il fece: feroce razza di Calabria, che non potè costringersi alla
quiete, se non con lo sterminio.
Risoluzioni infedeli, atti soperchievoli, guerra barbara insanguinavano
una costa dell'Adriatico: simili accidenti insanguinavano l'altra: di sì
lagrimevoli frutti fu pregno il tradimento fatto a Venezia. Erano le
Bocche di Cattaro, il più sicuro ricovero che si avessero i naviganti
nell'Adriatico, state cedute alla Francia pel trattato di Campoformio,
con tempo di sei settimane ad esserne messa in possessione. Spirato il
termine, e non comparsi gli ufficiali di Francia a prenderne
possessione, un agente di Russia, col quale concordavano, siccome Greci,
gran parte dei Bocchesi e dei Montenegrini, selvaggi abitatori delle
vicine montagne, sollevò il paese, predicando, che, poichè il tempo
buono della consegnazione era trascorso, i Francesi erano scaduti, ed il
paese padrone di se stesso. I comandanti Austriaci di Castelnuovo e
degli altri forti, l'intendevano ad un altro modo, e volevano serbar la
fede. Arrivava in questo mentre il marchese Ghisilieri commissario
d'Austria, per far la consegnazione; ma non che il suo mandato
eseguisse, perchè già i Francesi si approssimavano, consentì a sgombrar
il paese, lasciandolo in potere dei natìi, dei Montenegrini, e dei
Russi. Sgombrarono di mala voglia i comandanti Austriaci, e
sdegnosamente anche protestarono della violazione dei patti. Nè meno
sdegnosamente udì Vienna il fatto; fu il marchese dannato a carcere
perpetua in una fortezza di Transilvania.
La fede violata in Cattaro diè occasione a fede violata in Ragusi. I
Napoleoniani, non potendo più occupare Cattaro, s'impadronirono di
Ragusi, nissuna ragione contro quella pacifica ed innocente repubblica
allegando, ma solamente il pretesto di preservarla dalle scorrerìe dei
Montenegrini. Certo i soldati Napoleonici difesero Ragusi, dico la
città, perciocchè i Montenegrini orribilmente saccheggiavano il
territorio; ma Napoleone spense la repubblica congiungendola all'Italico
regno; singolar modo di preservazione. Sorse una guerra varia. Lauriston
tenuto in assedio in Ragusi dai Montenegrini era soccorso da Molitor,
che gli vinceva risospingendogli ai loro nidi delle montagne. Pure
stavano ancora minacciosi, ed infestavano con spesse scorrerìe il paese,
quando Marmont, con astuzia militare avendogli indotti a venir al piano,
con istrage grandissima prostrava tutte le forze loro. Guerra orribile
fu questa: i Montenegrini ammazzavano i prigioni, e gittavanne le teste
tronche fra le file dei compagni inorriditi: i Napoleoniani
perseguitavano sui monti loro i Montenegrini, e quando non gli potevano
avere per essersi nascosti nelle tane, ne gli cacciavano con fuoco e
fumo, come se fiere fossero, per uccidergli.
Cantava queste vittorie con gloriose promulgazioni, secondo la natura
sua, Dandolo, che era per Napoleone provveditore generale della
Dalmazia. Sì per certo, questo mancava allo scandalizzato mondo, che
dopo di aver veduto Pesaro commissario Austriaco in Venezia, vedesse
Dandolo provveditore Napoleonico in Dalmazia.
FINE DEL TOMO V.
INDICE DEL PRESENTE VOLUME
1799
Pensieri della corte di Sicilia _pag._ 6
Suo trattato colla Gran Brettagna 7
E coll'imperatore Paolo 7
E colla Porta 7
Cardinale Ruffo in Calabria 8
Proni, Mammone, Sciarpa, Fra Diavolo, Decesari 8
Vescovo di Policastro 8
Il cardinale assalta Altamora e la distrugge 9
Gravina distrutta 10
Lucera ed altre città si arrendono 10
Russi, Inglesi ed Ottomani sbarcano a Manfredonia 10
Micheroux gli conduce 10
Entrano in Foggia 10
Salerno presa dai regj 10
Aversa si dichiara pel re 10
Proni negli Abruzzi 12
Inglesi innanzi a Napoli 12
Speciale, chi fosse 12
Congiura dei fratelli Bacher 12
Scoperta dalla San Felice 13
Angustie dei repubblicani in Napoli 13
Ritrovi di Napoli, domanda di uno di essi 14
Canonico Luparelli 14
Vincenzo Lupo 14
Legge crudele 14
Ritrovo dell'accademia dei nobili 15
Minaccia Pignatelli di Monteleone e Bruno Foggia 15
E il ministro Doria 16
Nome di Ferdinando abolito 16
Fanatismo politico 17
Eleonora Fonseca, scrive un monitore 17
Frate Michelangelo Ciccone traduce il Vangelo in
volgar Napolitano 18
Fra Benoni predica in piazza 18
Arcivescovo di Napoli 18
San Gennaro fatto democratico 19
Mantonè 19
Duchesse di Cassano e di Popoli 20
Schipani, Ettore de Ruvo e Belpuzzi escono alla guerra 20
Ordinamenti di Mantonè 20
Belpuzzi, Ruvo e Sciarpa sono rotti 21
Ruffo s'avvicina alla capitale 21
Fuorusciti Calabresi 21
Principe di Roccaromana 22
Prigionieri salvati da morte dal popolo 23
Mantonè esce alla guerra ma poi ritorna in Napoli 23
Schipani fatto prigione 24
Diserzione di Roccaromana 24
Forte di Viviena assaltato 25
Antonio Toscano 25
Bacher condannato a morte 26
Assalto e difesa di Napoli 26
Luigi Serio 26
Writz Svizzero 27
Crudeltà di Ruffo in Napoli 28
San Gennaro degradato e in suo luogo posto Sant'Antonio 30
Assalto ai castelli 31
Deliberazione nei castelli 32
Mejean comandante Francese 32
Pensieri di Ruffo 33
I castelli capitolano 34
Nelson rompe la capitolazione 36
Mejean si arrende e sua infamia 39
Capua e Gaeta si arrendono 40
Speciale ed altri carnefici 41
Supplizio di Mario Pagano e Domenico Cirillo 41
Di Francesco Conforti 43
Di Vincenzo Russo 43
Pasquale Baffi 44
Mantonè 45
Tradimento di Sassetta 45
Supplizio di Eleonora Fonseca Pimentel 46
Generoso fine di Velasco 46
Niccolò Fiani 46
Gio. Battistessa 47
Altri supplizi 47
Ettore Ruvo 47
Francesco Caraccioli 47
Numero delle vittime 49
Cimarosa come liberato 50
Ricompense al cardinale Ruffo ed a Nelson 51
Repubblica Romana in pericolo 51
Garnier capitola 54
Froelich assedia Ancona 55
Nuovo governo in Roma 55
Conte Torriglioni 56
Zaccaleoni e Dematteis 56
Crudeltà dei Napolitani 56
Monnier in Ancona 57
Ammiraglio Woinowich 59
Donato de Donatis 59
Diserzione di Lahoz 59
Generale Pino 61
Scaboloni, Cellini e Vanni 62
Guerra minuta intorno Ancona 63
Ancona battuta dagli alleati 64
Froelich sotto Ancona 65
Lahoz ucciso, sue estreme parole 66
Skal mandato ad intimare la resa di Ancona 69
Monnier si arrende 69
Mejean unico dei comandanti Francesi, infame 70
Stato della Francia 71
Opinione in favore di Buonaparte 73
Sieyes e Barras favoriscono Buonaparte 75
Luciano Buonaparte 75
Buonaparte arriva in Francia 76
S'impadronisce del governo 77
Richiama gli esuli 79
Cabanis 80
Buonaparte pacifica la Vendea 81
Alletta i preti 81
Onora la memoria di Pio VI 81
Conclave in Venezia 82
Buonaparte offre la pace all'Inghilterra 84
Sua lettera al re Giorgio 84
Risposta 84
Dissapori tra Russia ed Austria 85
Buonaparte si guadagna Paolo imperatore 86
Paolo si volta contro gli alleati 87
Buonaparte riconosciuto dalla Prussia 87
Tenta l'Austria, ma indarno 88
Buonaparte provvede alla guerra 89
Conferma Moreau all'esercito del Reno 89
Manda Massena a Genova 89
Sue parole ai soldati 90
Disposizione dell'esercito Francese in Italia 91
Errori di Melas 92
Disposizione dell'esercito Austriaco 94
Parole di Melas ai Genovesi 94
Azzeretto fuoruscito Genovese 95
Battaglia di Cadibuona e di monte Ajuto 96
Savona presa dagli Austriaci 97
Altre fazioni in riviera di Levante favorevoli
agli Austriaci 98
1800
Disposizioni di Massena 99
Melas ridotto a cattivo passo a Voltri 101
Costringe Massena a ritirarsi 102
Miollis combattuto da Otto 103
Suchet si ritira oltre il Varo 104
Ventimiglia preso dai Tedeschi 104
Melas ingannato da Buonaparte 105
Descrizione di Genova 106
Massena con quali forze difende Genova 107
Rossignoli capitano Piemontese 107
Azzeretto sotto Genova 108
Otto governa l'assedio 109
Soult ferito e prigione 111
Fame e malattie in Genova 111
Prezzo dei viveri in Genova 113
Massena rende Genova 116
Reggenza creata dai Tedeschi 117
Buonaparte scende dal San Bernardo 118
Lecchi guida la Legione Italiana 119
Buonaparte a Ginevra 120
Disegno di Buonaparte 121
Parole di Berthier ai soldati 122
Spirito dei soldati Francesi 123
Loro viaggio pel San Bernardo 124
Giungono all'Ospizio 126
Forte di Bard 128
Artificio di Berthier per iscansarlo 130
Altro stratagemma di Marmont 130
Il forte di Bard si arrende a Chabran 131
Lannes mandato a Chivasso 132
Pavetti consiglia Lannes 132
Buonaparte a Milano 134
Riordina la Cisalpina 134
Lannes prende Pavia 135
Pensieri di Melas 135
Murat s'impadronisce di Piacenza 135
Battaglia di Casteggio 136
Otto si ritira vinto a Voghera 137
Errore di Buonaparte nel dividere l'esercito 139
Desaix, Bondet e Monnier spartiti a diverse fazioni 139
Gardanne prende Marengo 139
Battaglia di Marengo 140
Keim riprende Marengo 142
Champeaux ucciso 142
Stretta di Buonaparte 143
Errori di Esnitz 143
Arrivo di Monnier 143
Cara-San-Cyr 143
La vittoria pende a favore di Austria 144
Arrivo di Desaix 145
Partito che prende Buonaparte 145
Desaix ucciso 146
Kellermann decide la vittoria 146
Zach e i suoi Ungaresi si arrendono 147
Melas si ritira 147
Perdite 147
Detto di Buonaparte a Kellermann 148
Melas patteggia una tregua 149
Buonaparte come ricevuto a Milano 150
Qual governo vi stabilisca 151
Petiet ministro di Francia 151
Offerte di Buonaparte al re di Sardegna 152
Governo che stabilisce in Piemonte 153
Stato del Piemonte 153
Ranza tornato in Piemonte 156
Sette in Piemonte 157
Prina consiglia lo smembramento del Novarese 157
Stato di Genova 158
Pestilenza a Genova 161
Pio VII creato pontefice 161
Giunge a Roma 162
Vaubois comanda la Valletta di Malta 164
È assediato da Nelson 165
Nicolò Isoard maestro di musica in Malta 165
Vaubois si arrende 166
Isole Joniche fatte dipendenti dalla Turchia 167
Nuovi apparecchi di guerra 168
Marchese Sommariva in Toscana 169
Buonaparte manda Dupont a impadronirsi della Toscana 169
Manda Monnier contro Arezzo e Clement contro Livorno 169
Navi Inglesi sorprese 170
Gli Aretini si difendono 170
Arezzo presa e saccheggiata 171
L'Inghilterra stimola l'imperatore 171
Forma degli eserciti Francesi ed Austriaci 172
Brune comanda l'esercito d'Italia 172
Macdonald varca lo Spluga 173
Baraguey d'Hilliers scende in Valtellina 173
Come i Francesi varcassero lo Spluga 174
Bufera 174
Laboissiere giunge sulla cima ed è accolto dai religiosi 174
Nuovo pericolo di Macdonald 175
Giunge nella Valtellina 177
Le ostilità incominciano 178
Ruggiero di Damas condusse i Napolitani contro Francia 178
Brune pensa a passare il Mincio 179
Errore di Dupont nel prendere Pozzuolo 180
È assaltato da Bellegarde 181
È soccorso da Suchet 181
Bellegarde rotto si ritira sulla sinistra dell'Adige 182
Moreau vince a Hohenlinden l'arciduca Giovanni e
stabilisce una tregua 183
1801
Bellegarde propone a Brune una tregua e perchè ricusata 184
Laudon inganna Moncey 185
Tregua tra Brune e Bellegarde 186
Sommariva e Ruggiero di Damas mettono in moto la Toscana 187
Pino mette in fuga i Napolitani 187
Murat va contro Napoli 188
Carolina va a Pietroburgo e implora la protezione di Paolo 189
Paolo manda Lewashew in Italia 189
Tregua tra Francia e Napoli 189
Trattato di Luneville 190
Altro trattato tra Francia e Napoli 191
E tra Francia e Spagna 191
Stato della religione in Francia 194
Buonaparte la favorisce 196
Concilio di Parigi 196
Seguaci di monsignor Ricci in Italia 198
Benedetto Solaro vescovo di Noli 199
Pio VI condanna le dottrine dei vescovi giurati 199
Pensieri di Buonaparte su queste contese teologiche 201
Sua opinione sui giansenisti 201
Cardinali Consalvi, monsignor Spina, e il padre Caselli
mandati dal papa a Parigi 203
Giuseppe Buonaparte, Cretet e Bernier conchiudono
il concordato 203
Concilio nazionale di Parigi disciolto 205
Contrarietà a Roma pel concordato 205
Decisione del cardinale Albani e del padre Merenda 207
Pio ratifica il concordato 209
Circolare del consolo ai vescovi 210
1802
Sue regole di disciplina ecclesiastica 211
Parole del papa in concistoro 213
Pensieri del consolo sul Piemonte 215
Marchese di San Marsano in Parigi 215
Vittorio Alfieri 215
Paolo imperatore di Russia strozzato 216
Nuova costituzione data al Piemonte 216
Deputati Piemontesi a Parigi 217
Buonaparte tenta Alessandro 217
Tende alla monarchìa 219
Jourdan levato dal governo di Torino, e Menou mandato
in suo luogo 220
Murat come si governa col papa e col re di Napoli 222
Suo decreto contro gli esuli Italiani 222
Fa lo stesso la Cisalpina 223
Re di Etruria 224
Saliceti mandato a riformar Lucca 225
Morte del duca di Parma 226
Moreau di san Mery mandato a governar Parma 226
Artifizj di Buonaparte in Italia 226
Consulta di Lione e persone mandatevi 229
Buonaparte a Lione 231
È nominato presidente della Cisalpina 232
Risposta di Buonaparte 233
La Cisalpina mutata in repubblica Italiana 234
Prina 234
Melzi vicepresidente 234
Nuova costituzione; ordini ecclesiastici 234
Ordini civili 235
Primo ministro di Finanza 237
Ceroni esiliato 238
Teuillet e Cicognara 238
Opere di magnificenza 239
Sospetti delle potenze 239
Scrittura di Buonaparte 240
Nuova costituzione a Genova 241
Saliceti ministro a Genova 243
Statua a Colombo e a Buonaparte 244
Famiglia Buonaparte originaria di Sarzana 244
Carlo Emanuele abdica in favore di Vittorio Emanuele 245
Buonaparte unisce il Piemonte alla Francia 245
Condizione degli stati d'Italia 246
1803
Lodovico re di Etruria muore 247
Reggenza di Maria Luisa 247
Murat governa la Toscana 247
1804
Febbre gialla di Livorno 248
Dottore Palloni 253
Concordato per l'Italia 258
Buonaparte tende alla corona 260
Duca d'Anghienna ucciso 262
Napoleone imperatore de' Francesi 262
La Prussia ve lo incita 262
Marchese Lucchesini ministro di Prussia 264
Protesta di Luigi XVIII 264
Pio VII chiamato a Parigi 265
Opposizioni delle corti 265
Discorso di Pio in concistoro 268
Come trattato da Buonaparte 272
Detto di Buonaparte a Cervoni 273
1805
Deputati Italiani a Parigi 275
Discorso di Melzi 275
Napoleone dichiarato re d'Italia 277
Parole di Napoleone in Senato 279
Eugenio vicerè d'Italia 280
Melzi guarda sigilli 280
Napoleone in Piemonte 280
Colloquio del papa e di Napoleone a Torino 281
Finta battaglia a Marengo 282
Lannes maresciallo 283
Napoleone a Pavia 284
Discorso del rettore dell'università 284
Napoleone a Milano 285
Caprara arcivescovo 285
Lucchesini a Milano 286
Altri ambasciatori 286
Napoleone come tratta i legati Liguri 287
Incoronazione 288
Napoleone unisce la Liguria alla Francia 290
Discorso del doge Durazzo 292
Principe Lebrun a Genova 292
Napoleone a Genova 292
Luigi Corvetto 295
Bartolomeo Boccardi 295
Napoleone ritorna a Parigi 299
Lebrun come governa Genova 299
Fine della repubblica di Lucca 300
Pio ritorna a Roma 300
Ricci vescovo di Pistoja 301
Sua ritrattazione 303
Gesuiti 305
Sono rinnovati 307
Gabriele Gruber 307
Risentimento delle potenze contro Napoleone 308
Guglielmo Pitt 309
Trattato di Pietroburgo 310
Barone di Novosiltzoff mandato a Parigi 310
Dichiarazioni dell'Austria 311
Arciduca Ferdinando comanda l'esercito Austriaco 313
Generale Mack 313
Arciduca Carlo coll'esercito d'Italia 313
Arciduca Giovanni 313
Massena comanda l'esercito d'Italia 313
Re di Napoli si dichiara neutrale 314
San Cyr marcia verso l'Adige 315
Manifesto del vicerè 315
Errore dell'arciduca 315
Vittorie di Napoleone 316
Massena assalta Verona 317
Mack si arrende con tutto l'esercito 318
Battaglia di Caldiero 319
L'arciduca si lagna di Wukassowich 321
Hillinger si arrende a Serras 321
Ritirata degli Austriaci 322
Principe di Roano si arrende a San Cyr 323
Il re di Napoli rompe la neutralità 324
Napoleone vince ad Osterlizza 325
Pace di Presburgo 325
Le provincie venete unite al regno d'Italia 326
Parole di Napoleone contro il re di Napoli 326
1806