In generale, quando il dottor de Roberti invitava a pranzo i suoi
colleghi, dimenticava le noie della professione, era allegro, vivace,
spiritoso, parlava di cose frivole, e gli pareva d'esser ritornato ai
bei tempi in cui era studente.
Egli sedeva a tavola come al solito, cogli amici, ma quella sera non
parlava, rispondeva a monosillabi e pareva assorto in un pensiero
tormentoso.
—A che cosa pensi? Dov'è scappato il tuo buon umore? hai qualche
pensiero che ti preoccupa?—gli chiesero i compagni.
—Nulla,—rispose il dottore,—penso ad un caso strano che mi è
accaduto in passato, e che oggi un avvenimento nuovo ha ridestato nella
mia memoria.
—Potresti bene raccontarcelo, piuttosto di startene pensieroso a
ruminarlo nella tua mente,—disse il suo vicino di tavola.
—Quando il cervello è carico di pensieri, il solo mezzo per sollevarlo
è dar la stura al discorso, la parola è la valvola di sicurezza dei
pensieri che ci opprimono,—sentenziò un altro.
—Sentiamo questo caso strano;—dissero in coro tutti gli amici; e
soggiunsero vedendolo titubante:—Fuori infuria la bufera e in questo
tepore, raccolti intorno alla tavola con una tazza di moka davanti e
una sigaretta in mano, sarà un vero godimento ascoltare una storia
curiosa, narrata nel modo squisito ed elegante come tu solo sai fare.
—Non ho bisogno di queste lusinghe,—disse de Roberti,—ma sarò
compiacente e vi racconterò la mia storia che forse potrà interessarvi;
in ogni caso, mi farà bene vuotare il sacco e resterò più leggero;
solo mi permetterete di non dirvi il nome dei miei personaggi per non
tradire il segreto professionale.
Rimase qualche istante assorto come per raccogliere le idee e
incominciò:
«—Era un pomeriggio di primavera, una di quelle giornate tepide, piene
di profumi e d'incanti, che invitano a correre all'aperto a prendere un
bagno d'aria e di sole, e riesce d'immenso sacrificio quel doversene
star rinchiusi fra quattro mura a udire il racconto di tanti mali che
tormentano l'umanità. Erano sfilati davanti a me un bel numero di
pazienti, altri erano ad attendere nella sala d'aspetto, ma mi sentivo
stanco, provavo un desiderio prepotente di andare a passeggio e avevo
deciso di non ricevere più nessuno, quando il mio cameriere mi disse
che una signora insisteva per essere ricevuta.
«—Ritorni domani,—diss'io.
«—Non vuole andarsene,—disse il cameriere,—ha detto che si sbrigherà
presto; poi è tanto carina,—soggiunse.
«Pensai che forse gli aveva dato una grossa mancia; non mi sentivo
più la forza di oppormi e dissi:—Falla entrare;—tanto è vero che
qualche volta, quando si è stanchi, ci si lascia suggestionare anche
dal cameriere.
«Era una signora giovane, elegantissima, ben proporzionata nella
persona, cogli occhi neri, profondi e la bocca piccola, sorridente, ma
in fondo a quello sguardo acuto e a quel sorriso c'era qualche cosa di
così triste che inspirava ad un tempo simpatia e compassione. Essa mi
porse la mano dicendomi:
«—Perdonate se vi disturbo, ma ho sentito parlar tanto di voi, e so
che oltre ad essere un abile medico, siete un profondo psicologo.
«—Non sembrate ammalata,—diss'io.—Il vostro aspetto è fiorente.
«—L'apparenza inganna,—rispose,—e poi sono tanto infelice....
«Così per far qualche cosa e per inveterata abitudine, le toccai il
polso dicendo:
«—Sentiamo le vostre sofferenze.
«—Prima di tutto ho la disgrazia d'esser ricca,—riprese,—poi quella
di leggere nel pensiero altrui, e so pur troppo che tutti agognano alle
mie ricchezze e nessuno mi vuol bene sinceramente, ed io ho invece
tanto bisogno d'affetto.
«Aveva le lagrime agli occhi e m'inspirava una gran compassione, ma ero
incerto, non sapevo che cosa dirle, quando a un tratto si staccò da me:
«—Non sono pazza!—esclamò con voce irritata.
«Era appunto il pensiero che m'era passato per la mente e quella
chiaroveggenza mi sorprese.
«Da quel momento la mia ammalata incominciò ad interessarmi e
dimenticai il tepore primaverile e i campi in fiore per dedicarmi a
quell'essere grazioso che mi si presentava tanto diverso dagli altri.
«—Scusate,—le dissi tutto confuso,—non vi conoscevo, ora vi siete
rivelata e vi credo; potete continuare.
«—Ecco,—rispose,—appena voi mi avete toccato la mano e un pensiero
si è formato nella vostra mente, esso si è riflesso nella mia come
in uno specchio, e così avviene sempre e con tutti, e ciò forma la
mia infelicità, perchè so con certezza matematica che non ho un amico
sincero.
«—Veri amici non se ne trovano tanto spesso,—io dissi,—ma siete
bella, giovane, ne incontrerete certo sul vostro cammino, e più
fortunata d'ogni altra potrete conoscere a fondo il loro cuore e il
loro pensiero.
«Scosse il capo malinconicamente e rispose:
«—Ho avuto una sola vera affezione nella mia vita, mia madre! Se
sapeste come ero felice in quel tempo! Sapevo che il suo cuore era
tutto per me, ero la sola sua preoccupazione, il suo unico pensiero,
non viveva che per farmi lieta, per circondarmi di tutte le comodità
della vita, essa accumulava denaro per lasciarmi ricca, s'impensieriva
se una nube passava sulla mia fronte. Non vi posso descriver le mie
sofferenze quando la vidi ammalata, lo strazio che provavo ogni volta
stringendo la mano del dottore che la curava, sapendo che non c'era
più speranza di salvarla, come mi faceva credere colle parole che
mentivano pietosamente. E poi quando tutto fu finito e rimasi sola al
mondo, senza fede, senza illusioni e senza amici, quale sciagura!
«Essa aveva le lagrime agli occhi; io cercavo di consolarla facendole
intravvedere un avvenire più lieto, quando forse un cuore affettuoso
l'avrebbe compensata della materna affezione perduta per sempre.
«—Per un momento l'ho creduto anch'io,—disse,—ma mi sono ingannata.
Incontrai un giovane che chiese la mia mano; pareva sincero, mi era
simpatico e l'avevo accettato perchè troppo penosa mi riusciva la
solitudine. Che disillusione! mentre mi teneva per mano e le sue labbra
mi dicevano parole d'amore, la sua mente pensava al modo d'impiegare le
mie ricchezze, egli meditava di vendere la casa dei miei avi, di mutar
tutto quello che aveva per me la religione delle memorie, voleva darsi
a speculazioni azzardose, farmi cambiar metodo di vita e consuetudini,
e mai nessun pensiero gentile al mio indirizzo, parole, soltanto parole
per nascondere il vuoto dei suoi sentimenti.
«Come potete credere, mandai tutto a monte e così ebbi la soddisfazione
di guastare i suoi piani, ma che mi giovò? Sono stanca della vita e
venni appunto a voi per trovar rimedio alle mie sofferenze.
«—Bisognerebbe che mutassi la vostra natura,—diss'io,—prendendole la
mano,—e la vostra stessa sensibilità, quella che vi e cagione di tali
sofferenze e disinganni, vi colloca fra le persone privilegiate; non
posso che offrirvi la mia amicizia; e questa è sincera e senza secondi
fini; vi permetto di leggere liberamente nel mio pensiero,—dissi,
porgendole la mano.
«Essa me la strinse fra la sua sorridendo.
«—Grazie,—disse,—accetto di cuore. Ho tanto bisogno d'un'amicizia
sincera; però anche la vostra è alquanto interessata.
«La guardai con uno sguardo interrogativo e trionfante, sperando di
coglierla in fallo. Essa soggiunse colla sua voce insinuante e con un
accento un po' ironico:
«—Interessata,—lo ripeto,—e non m'inganno. Non sono le mie ricchezze
che vi premono, ma trovate ch'io sono un essere curioso, degno d'esser
studiato, un bel caso, come dite voi medici, e l'amore della scienza vi
spinge ad offrirmi la vostra amicizia.
«Io ero attonito; aveva ancora letto come in un libro aperto quello che
stava in fondo al mio pensiero; sentivo una vera simpatia per quella
giovane, ma la curiosità di studiare il mistero di quella sensibilità
straordinaria, di quella divinazione meravigliosa, m'avea spinto ad
offrirle la mia amicizia: ero confuso come se fossi stato colto in
fallo, ma essa con accento franco e risoluto, soggiunse:
«—Ebbene, comunque sia, accetto con tutto il cuore la vostra offerta,
almeno il movente ne è più elevato e posso esser utile a qualche
cosa; ciò mi riconcilia coll'esistenza; dunque siamo intesi,—disse
congedandosi,—me ne vado contenta perchè so di aver trovato un amico.»
* * * * *
De Roberti fece una pausa per riposarsi, accese una sigaretta e diede
un profondo sospiro evocando quei ricordi passati.
I suoi amici pendevano dalle sue labbra, impazienti che continuasse il
racconto che incominciava a riuscir loro interessante.
Dopo qualche minuto il dottore riprese:
«—Vi confesso che penso all'amicizia di quella donna con sincero
rimpianto, passai con lei ore veramente deliziose e interessanti—non
sorridete, fu un'amicizia pura, senz'ombra di sottintesi, eccezionale
come la persona che la inspirava.—Vi dirò anche che quella sua
chiaroveggenza mi metteva sgomento, dovevo fare uno sforzo per
padroneggiare i miei pensieri e disciplinarli, e quantunque mi
accogliesse con festa e mi trovassi molto bene nella sua compagnia,
non potevo prolungar troppo le mie visite. Andavo generalmente di
sera, quando era sola, essa si confidava a me interamente e ascoltava
i miei consigli. Era invero un essere eccezionale, degna d'essere
studiata, i suoi sensi erano acutissimi e raffinati, indovinava con
uno sguardo il carattere d'una persona, coll'aiuto del tatto, leggeva
nel cervello altrui come in un libro aperto, pareva un essere fatto
per un altro mondo, dove dovesse regnare la sincerità. È certo che
in mezzo a noi, abituati a nascondere la verità coll'artificio della
parola, si trovava a disagio, soffriva continuamente nell'intimo del
suo animo, e quei patimenti si ripercuotevano anche sul suo fisico
alquanto delicato, e se io non le avessi dato delle norme di vita per
poter lottare contro le pene dello spirito, avrebbe perduto la salute.
Non la curavo con farmachi inutili; nemmeno gli anestetici riuscivano
a diminuire quella morbosa sensibilità; mi preoccupavo soltanto dello
spirito, la consigliavo a mutar spesso luoghi e conoscenti: infatti in
ogni nuova persona che avvicinava, avea l'illusione di aver trovato
un'anima sorella, ed era tutta piena di speranza, ma quando leggeva
nel pensiero della nuova amica, e ne approfondiva i sentimenti, era
una nuova delusione, e soleva dire, che sempre più si persuadeva che
nel mondo tutto è ignobile e interessato, si spera che quelli che ci
avvicinano siano diversi dagli altri, s'incomincia ad amarli e il
disinganno riesce più doloroso.
«Aveva momenti di scoraggiamento e di misantropia ch'io dovevo
combattere con tutte le mie forze, trovando pericolosa quella tendenza
alla solitudine che nel suo stato d'animo avrebbe potuto condurla alla
lipemania.
«Cercavo di far sorgere in lei ogni tanto un interesse nuovo per
distrarla. Ora le consigliavo di leggere dei libri serii ch'erano i
migliori amici, i soli che non tradiscono mai, oppure la spingevo a
fare delle escursioni alpestri nelle quali l'animo si ritempra al
contatto colla natura selvaggia, suscitavo nel suo spirito la passione
per le arti, per lo sport, per le scoperte scientifiche, e la trattavo
come una bimba che ha bisogno continuamente d'un nuovo divertimento.
«Mi era riconoscente, diceva che ero la sola persona che le volesse
un po' di bene, il suo solo amico; leggeva nel mio interno e, secondo
lei, ero un uomo perfetto; mi diceva generoso, buono, indulgente,
dedito solo alla scienza e al bene dell'umanità, e tante altre
cose che facevanmi temere che leggesse nel mio pensiero con lenti
d'ingrandimento.»
I suoi ascoltatori protestarono, ma egli senza interrompere il suo
racconto continuò:
«Sta il fatto che ero il suo confidente e quella fanciulla
m'interessava ogni giorno di più. Era straordinaria; peccato che non
si prestava volentieri a lasciarsi studiare e che nell'interesse
ch'io prendevo per la sua persona, nel godimento della sua piacevole
conversazione, dimenticavo la scienza e la mia professione e mi
lasciavo cullare dall'incanto di quella voce insinuante.
«Non veniva a casa mia che raramente, quando aveva qualche cosa da
chiedermi, ed era un po' di tempo che non andavo a vederla.
«Un giorno capitò da me improvvisamente come una bomba. Non aveva la
sua solita faccia serena, ma era confusa, incerta come chi non sa
incominciare un discorso.
«Io la guardai un po' sorpreso e inquieto.
«—Che c'è di nuovo?—le dissi,—Che cosa avete?
«—Caro dottore,—rispose,—non mi rimproverate, ma sto per fare una
grande sciocchezza. Mi sono decisa a prender marito.
«Non so perchè, a quell'annuncio così imprevisto, rimasi un po'
contrariato, ma mi dominai subito; dissi, sorridendo:
«—Voi che leggete nel pensiero delle persone avrete meglio d'ogni
altro la possibilità di fare una buona scelta.
«—Pur troppo ci sono cose inesplicabili, sentimenti che non si possono
vincere,—rispose,—ed io mi trovo nel caso di uno che vede un abisso
davanti a sè e vi si sente attratto irresistibilmente.
«—Sentiamo di che cosa si tratta,—io dissi facendomela sedere
vicino,—forse il diavolo non è così brutto come si dipinge.
«Allora mi narrò che si era incontrata col conte V.... un giovane
simpatico, elegante, appartenente alla migliore società e se n'era
innamorata pazzamente: era un giovane scioperato, che non aveva mai
fatto nulla di buono nella sua vita, amava il giuoco, le feste, le
allegre brigate e i divertimenti; avendo veduto diminuire la sua
sostanza, aveva pensato di prender moglie per continuare la sua vita
spensierata.
«—Che volete?—disse,—sono certa d'essere infelice, ma mi sento
attratta verso di lui da una forza misteriosa alla quale non posso
resistere.
«Io la tenevo per mano e non sapevo che dirle; la sentivo così
innamorata, così risoluta nella sua decisione che qualunque cosa le
avessi detto per distogliernela, le avrebbe fatto l'effetto contrario.
«—Mi compiangete,—soggiunse.—Indovino tutto quello che potreste
dirmi per distogliermi dalla risoluzione presa; me lo sono detto
io stessa, è il destino che mi spinge, sono debole come una foglia
travolta dalla bufera, non posso opporre nessuna resistenza.
«—Almeno,—dissi,—pensate all'avvenire, servitevi del vostro
privilegio di prevedere gli avvenimenti per salvarvi dalla rovina.
«—Farò quello che potrò,—rispose alzandosi e stringendomi la
mano,—promettete di restar sempre il mio fido amico; ciò mi darà
coraggio.
«Promisi, e quando la vidi uscire mi fece l'effetto di persona inerme
che andasse a cacciarsi nel mezzo d'una fiera battaglia.
* * * * *
«Per alcuni mesi rimasi senza notizie della mia amica e vi confesso
che sentivo molto la mancanza di quell'essere eccezionale, sentivo
un vuoto intorno a me come se avessi perduto una figlia carissima,
rimpiangevo le piacevoli ore passate con lei, le intime conversazioni
indimenticabili.
«Però non si era dimenticata di me, e a poco a poco si stabiliva fra
noi una corrispondenza continuata ed assidua.
«Ebbe un periodo di felicità, si sentiva amata dal suo sposo e il mondo
le appariva ad un tratto migliorato, e che tutti fossero più buoni per
lei dopo che la sapevano protetta e felice.
«Viaggiò molto, frequentò la società elegante, divenne quasi frivola e
mondana.
«Nella gioia di sapersi amata si abbandonava interamente a seguire la
volontà del marito come se si trovasse sdraiata in una barca su lago
tranquillo lasciandosi trascinare dalla corrente.
«Non penso a nulla—mi scriveva—mi affido alla vita e non tento
nemmeno di sapere quello che pensa il mio compagno, si sta tanto bene
qualche volta trascorrendo i proprii giorni nell'ignoranza. Sono come
in un sogno e temo di risvegliarmi.»
«Poi vennero lettere meno serene, nelle quali s'indovinava un
turbamento ch'ella voleva nascondere, poi altre dove non celava più la
sua preoccupazione per l'avvenire.
«Un giorno, quando la credevo lontana mille miglia, venne da me
improvvisamente e tanto mutata che mi fece un'impressione penosa.
«La sua faccia pallida aveva perduto il bel colorito della salute e
intorno agli occhi bruni e profondi aveva due cerchi turchini come se
fosse uscita da una malattia; teneva in mano una borsa voluminosa che
le dava un aspetto strano.
«—Siete ammalata,—le dissi.
«—Forse, ma non importa.
«—E vostro marito?
«—Come l'avevo preveduto, non mi ama più, mi tradisce e mi rovina,
pazienza,—soggiunse con un sospiro doloroso,—ormai sono destinata
a trascinare la mia catena, un fiume non può rimontare alla sorgente,
così non si può rivivere il tempo passato; ma voi mi siete sempre
amico?—chiese rivolgendomi uno sguardo supplichevole.
«—Accertatevene voi stessa,—dissi, offrendole la mano.
«La prese ansiosamente, come il naufrago una tavola di salvezza, e
soggiunse:
«—È vero, siete sempre uguale, i vostri sentimenti non sono mutati.
Siete la sola persona di cui posso intieramente fidarmi; a voi affido
il mio avere, tutto quello che ho potuto salvare dal naufragio.
«Sì dicendo, aperse la borsa che teneva in mano e trasse fuori carte di
valore, titoli al portatore, mucchi di cartelle che si accatastavano
disordinatamente sul tavolino. Non avevo mai visto tanti valori
riuniti, mi davano le vertigini e stupivo di vederli trattare con
tanta indifferenza come fossero carte straccie.
«Osservavo in silenzio e non capivo che cosa volesse fare di tutte
quelle ricchezze.
«Essa contava:
«—Cento, duecento, cinquecentomila, ecco tutto quello che mi rimane,
e che io affido a voi per salvarlo; vi raccomando, non dite nulla a
nessuno, prendete.
«Io esitavo, e la guardavo esterrefatto.
«—Mi credete pazza,—disse,—non lo sono: v'ingannate, vi prego di
tener questa somma come sacro deposito, datemi ancora questa prova
d'amicizia, sarà forse l'ultima.
«—Almeno mi concederete di farvi due righe di ricevuta,—io dissi.
«—Non importa,—rispose,—ho letto abbastanza nella vostra anima per
convincermi che di voi posso fidarmi.
«—Ma potrei morire.
«—Morrò io prima, lo sento, sono tanto ammalata. Anzi, se questo
avviene, adoperate il mio avere in qualche opera di beneficenza.
«Le feci scrivere questo suo desiderio e volli che accettasse da me due
righe di ricevuta, che nascose in un medaglione che teneva attaccato
alla catena dell'orologio, dicendo:
«—Mio marito non sa nulla, non deve sapere, ricordatevi, ha
sempre ignorato questa parte della mia fortuna che sono riuscita a
nascondergli, ma ora non posso più, non ho più la forza di lottare;
non sapete?—mi disse abbassando la voce,—che una volta avendogli
io rifiutato del danaro, ho sentito in lui il desiderio della mia
morte, e—orribile a dire—gli è passata nella mente anche l'idea di
sopprimermi; quanto ho sofferto non potete immaginare! basta! ora è
finita, non l'amo più.
«—E vivrete ancora con lui? Avete questo coraggio?
«—Ormai crede ch'io non possieda più nulla, non avrebbe più scopo
di uccidermi; ora viaggia, si diverte e non si chiede nemmeno in
che modo io possa vivere.... Devo tornarmene per definire alcune
cose ancora, poi verrò a chiedere asilo alla vostra casa di salute;
anzi, se possibile, dovreste prendere in affitto per me un villino
nelle vicinanze, e ricordatevi per la nostra vecchia amicizia che mi
accoglierete come vostra ospite: sono tanto ammalata, che ho bisogno
d'esser vicina al mio medico, e il mio spirito appunto invoca il suo
vecchio amico. Acconsentite, non è vero?
«La rassicurai e intendevo subito offrirle ospitalità nella mia casa,
ma volle partire promettendo che sarebbe ritornata al più presto
possibile.
«—Sarà la mia ultima fermata,—disse congedandosi,—e l'ultimo
pensiero che mi sorride è di morire presso di voi.
* * * * *
«Dopo pochi giorni, io era in festa preparando un bel nido presso la
mia casa, avevo preso in affitto un grazioso villino inghirlandato di
rose rampicanti, stavo ammobiliandolo elegantemente perchè fosse degno
della mia amica, quando mi venne l'annuncio della sua morte.
«Pensate alla mia sorpresa e al dubbio orribile che mi assalse: mi
passò per la mente che il marito l'avesse uccisa per impadronirsi
degli ultimi residui della sua fortuna. Che cosa avrei dovuto fare?
accusarlo? A che scopo? Forse m'ingannavo, mi contentai di chiedere
alla sua fida cameriera, che venne a recarmi il medaglione colla mia
ricevuta, ragguagli su gli ultimi momenti della sua padrona.
«Disse che era ammalata da molto tempo e ogni giorno la vedeva farsi
più debole e stanca; del marito non sapeva nulla, ma l'amava sempre e
soffriva di quell'abbandono. Poi mi narrò che la mia amica, sentendosi
morire, le diceva:
«—Rammentati quando sarò morta che devi recare tu stessa il mio
medaglione d'oro al dottor de Roberti, e il mio ritratto che sta nel
salotto, gli dirai di tenerli per mia memoria, che pensi a me e si
rammenti l'incarico che gli ho dato.
«Parlandomi degli ultimi momenti della sua signora era commossa, si
rammaricava che la mia amica non avesse potuto morire vicino a me e
quest'ultimo desiderio non fosse stato appagato.
«—Vi assicuro che fu per il mio cuore un fiero colpo e non sapevo
darmi pace che fosse scomparsa così improvvisamente.
«Ed ora voi sapete bene l'origine dell'asilo per i poveri infermi
fabbricato col lascito di una signora che desiderava conservare
l'incognito.
«Fu la mia amica che, avendomi confidato i suoi averi, ha permesso che
potessi appagare il mio desiderio e accogliere tanti poveri ammalati di
malattie del sistema nervoso, i quali in caso diverso sarebbero stati
abbandonati o confusi coi pazzi. Sono passati più di cinque anni e sono
contento dei risultati ottenuti; la parte della mia casa destinata
ai ricchi mi aiuta a mantenere quella pei poveri, e credo che l'aver
potuto curare ciascun malato quasi separatamente, abbia contribuito ad
ottenere i buoni risultati che voi conoscete.
«Ora, oggi stesso, mi capitò una strana combinazione che mi ha fatto
rinvangare il passato ed è causa della preoccupazione che avete notato.
«Pensate che il conte V...., marito della mia amica, è venuto a
pregarmi ch'io l'accetti nella mia casa di salute.
«È molto ammalato e ridotto nella più squallida miseria.
«—Eravate tanto suo amico e spero che non mi abbandonerete, vi
supplico, in nome della sua amicizia,—mi ha detto.
«L'ho subito accolto e ho messo a sua disposizione il villino destinato
a sua moglie. Egli rimase confuso, non potendo credere a tanta
generosità.
«—Ma sono un miserabile,—andava ripetendo,—non ho più nulla, non
sono degno di abitare questo bel villino, non potrò mai compensarvi.
«—Vostra moglie mi ha tanto aiutato nella mia opera di beneficenza,
che devo farlo per la sua memoria,—diss'io.
«Egli era commosso, piangeva come un bambino e non trovava parole per
ringraziarmi.
«Non immaginava certo di avere un po' di diritto alla mia ospitalità.
«Anche questo è un essere originale da studiare, anch'egli ha preso una
certa facilità d'indovinare i pensieri altrui, non certo al grado della
moglie, ma vi confesso che questa coincidenza mi ha turbato; i ricordi
del passato rivivono nella mia mente ed ecco perchè oggi non sono il
vostro allegro commensale.»
Gli amici lo ringraziarono di quel racconto che li aveva tanto
interessati e dopo si trattennero a parlare dei misteri della psiche
ancora ignorati e della trasmissione del pensiero, concludendo che
il nascere con un tal privilegio, varrebbe a far l'uomo ancora più
infelice.