DIVINAZIONE.

In generale, quando il dottor de Roberti invitava a pranzo i suoi

colleghi, dimenticava le noie della professione, era allegro, vivace,

spiritoso, parlava di cose frivole, e gli pareva d'esser ritornato ai

bei tempi in cui era studente.

Egli sedeva a tavola come al solito, cogli amici, ma quella sera non

parlava, rispondeva a monosillabi e pareva assorto in un pensiero

tormentoso.

—A che cosa pensi? Dov'è scappato il tuo buon umore? hai qualche

pensiero che ti preoccupa?—gli chiesero i compagni.

—Nulla,—rispose il dottore,—penso ad un caso strano che mi è

accaduto in passato, e che oggi un avvenimento nuovo ha ridestato nella

mia memoria.

—Potresti bene raccontarcelo, piuttosto di startene pensieroso a

ruminarlo nella tua mente,—disse il suo vicino di tavola.

—Quando il cervello è carico di pensieri, il solo mezzo per sollevarlo

è dar la stura al discorso, la parola è la valvola di sicurezza dei

pensieri che ci opprimono,—sentenziò un altro.

—Sentiamo questo caso strano;—dissero in coro tutti gli amici; e

soggiunsero vedendolo titubante:—Fuori infuria la bufera e in questo

tepore, raccolti intorno alla tavola con una tazza di moka davanti e

una sigaretta in mano, sarà un vero godimento ascoltare una storia

curiosa, narrata nel modo squisito ed elegante come tu solo sai fare.

—Non ho bisogno di queste lusinghe,—disse de Roberti,—ma sarò

compiacente e vi racconterò la mia storia che forse potrà interessarvi;

in ogni caso, mi farà bene vuotare il sacco e resterò più leggero;

solo mi permetterete di non dirvi il nome dei miei personaggi per non

tradire il segreto professionale.

Rimase qualche istante assorto come per raccogliere le idee e

incominciò:

«—Era un pomeriggio di primavera, una di quelle giornate tepide, piene

di profumi e d'incanti, che invitano a correre all'aperto a prendere un

bagno d'aria e di sole, e riesce d'immenso sacrificio quel doversene

star rinchiusi fra quattro mura a udire il racconto di tanti mali che

tormentano l'umanità. Erano sfilati davanti a me un bel numero di

pazienti, altri erano ad attendere nella sala d'aspetto, ma mi sentivo

stanco, provavo un desiderio prepotente di andare a passeggio e avevo

deciso di non ricevere più nessuno, quando il mio cameriere mi disse

che una signora insisteva per essere ricevuta.

«—Ritorni domani,—diss'io.

«—Non vuole andarsene,—disse il cameriere,—ha detto che si sbrigherà

presto; poi è tanto carina,—soggiunse.

«Pensai che forse gli aveva dato una grossa mancia; non mi sentivo

più la forza di oppormi e dissi:—Falla entrare;—tanto è vero che

qualche volta, quando si è stanchi, ci si lascia suggestionare anche

dal cameriere.

«Era una signora giovane, elegantissima, ben proporzionata nella

persona, cogli occhi neri, profondi e la bocca piccola, sorridente, ma

in fondo a quello sguardo acuto e a quel sorriso c'era qualche cosa di

così triste che inspirava ad un tempo simpatia e compassione. Essa mi

porse la mano dicendomi:

«—Perdonate se vi disturbo, ma ho sentito parlar tanto di voi, e so

che oltre ad essere un abile medico, siete un profondo psicologo.

«—Non sembrate ammalata,—diss'io.—Il vostro aspetto è fiorente.

«—L'apparenza inganna,—rispose,—e poi sono tanto infelice....

«Così per far qualche cosa e per inveterata abitudine, le toccai il

polso dicendo:

«—Sentiamo le vostre sofferenze.

«—Prima di tutto ho la disgrazia d'esser ricca,—riprese,—poi quella

di leggere nel pensiero altrui, e so pur troppo che tutti agognano alle

mie ricchezze e nessuno mi vuol bene sinceramente, ed io ho invece

tanto bisogno d'affetto.

«Aveva le lagrime agli occhi e m'inspirava una gran compassione, ma ero

incerto, non sapevo che cosa dirle, quando a un tratto si staccò da me:

«—Non sono pazza!—esclamò con voce irritata.

«Era appunto il pensiero che m'era passato per la mente e quella

chiaroveggenza mi sorprese.

«Da quel momento la mia ammalata incominciò ad interessarmi e

dimenticai il tepore primaverile e i campi in fiore per dedicarmi a

quell'essere grazioso che mi si presentava tanto diverso dagli altri.

«—Scusate,—le dissi tutto confuso,—non vi conoscevo, ora vi siete

rivelata e vi credo; potete continuare.

«—Ecco,—rispose,—appena voi mi avete toccato la mano e un pensiero

si è formato nella vostra mente, esso si è riflesso nella mia come

in uno specchio, e così avviene sempre e con tutti, e ciò forma la

mia infelicità, perchè so con certezza matematica che non ho un amico

sincero.

«—Veri amici non se ne trovano tanto spesso,—io dissi,—ma siete

bella, giovane, ne incontrerete certo sul vostro cammino, e più

fortunata d'ogni altra potrete conoscere a fondo il loro cuore e il

loro pensiero.

«Scosse il capo malinconicamente e rispose:

«—Ho avuto una sola vera affezione nella mia vita, mia madre! Se

sapeste come ero felice in quel tempo! Sapevo che il suo cuore era

tutto per me, ero la sola sua preoccupazione, il suo unico pensiero,

non viveva che per farmi lieta, per circondarmi di tutte le comodità

della vita, essa accumulava denaro per lasciarmi ricca, s'impensieriva

se una nube passava sulla mia fronte. Non vi posso descriver le mie

sofferenze quando la vidi ammalata, lo strazio che provavo ogni volta

stringendo la mano del dottore che la curava, sapendo che non c'era

più speranza di salvarla, come mi faceva credere colle parole che

mentivano pietosamente. E poi quando tutto fu finito e rimasi sola al

mondo, senza fede, senza illusioni e senza amici, quale sciagura!

«Essa aveva le lagrime agli occhi; io cercavo di consolarla facendole

intravvedere un avvenire più lieto, quando forse un cuore affettuoso

l'avrebbe compensata della materna affezione perduta per sempre.

«—Per un momento l'ho creduto anch'io,—disse,—ma mi sono ingannata.

Incontrai un giovane che chiese la mia mano; pareva sincero, mi era

simpatico e l'avevo accettato perchè troppo penosa mi riusciva la

solitudine. Che disillusione! mentre mi teneva per mano e le sue labbra

mi dicevano parole d'amore, la sua mente pensava al modo d'impiegare le

mie ricchezze, egli meditava di vendere la casa dei miei avi, di mutar

tutto quello che aveva per me la religione delle memorie, voleva darsi

a speculazioni azzardose, farmi cambiar metodo di vita e consuetudini,

e mai nessun pensiero gentile al mio indirizzo, parole, soltanto parole

per nascondere il vuoto dei suoi sentimenti.

«Come potete credere, mandai tutto a monte e così ebbi la soddisfazione

di guastare i suoi piani, ma che mi giovò? Sono stanca della vita e

venni appunto a voi per trovar rimedio alle mie sofferenze.

«—Bisognerebbe che mutassi la vostra natura,—diss'io,—prendendole la

mano,—e la vostra stessa sensibilità, quella che vi e cagione di tali

sofferenze e disinganni, vi colloca fra le persone privilegiate; non

posso che offrirvi la mia amicizia; e questa è sincera e senza secondi

fini; vi permetto di leggere liberamente nel mio pensiero,—dissi,

porgendole la mano.

«Essa me la strinse fra la sua sorridendo.

«—Grazie,—disse,—accetto di cuore. Ho tanto bisogno d'un'amicizia

sincera; però anche la vostra è alquanto interessata.

«La guardai con uno sguardo interrogativo e trionfante, sperando di

coglierla in fallo. Essa soggiunse colla sua voce insinuante e con un

accento un po' ironico:

«—Interessata,—lo ripeto,—e non m'inganno. Non sono le mie ricchezze

che vi premono, ma trovate ch'io sono un essere curioso, degno d'esser

studiato, un bel caso, come dite voi medici, e l'amore della scienza vi

spinge ad offrirmi la vostra amicizia.

«Io ero attonito; aveva ancora letto come in un libro aperto quello che

stava in fondo al mio pensiero; sentivo una vera simpatia per quella

giovane, ma la curiosità di studiare il mistero di quella sensibilità

straordinaria, di quella divinazione meravigliosa, m'avea spinto ad

offrirle la mia amicizia: ero confuso come se fossi stato colto in

fallo, ma essa con accento franco e risoluto, soggiunse:

«—Ebbene, comunque sia, accetto con tutto il cuore la vostra offerta,

almeno il movente ne è più elevato e posso esser utile a qualche

cosa; ciò mi riconcilia coll'esistenza; dunque siamo intesi,—disse

congedandosi,—me ne vado contenta perchè so di aver trovato un amico.»

* * * * *

De Roberti fece una pausa per riposarsi, accese una sigaretta e diede

un profondo sospiro evocando quei ricordi passati.

I suoi amici pendevano dalle sue labbra, impazienti che continuasse il

racconto che incominciava a riuscir loro interessante.

Dopo qualche minuto il dottore riprese:

«—Vi confesso che penso all'amicizia di quella donna con sincero

rimpianto, passai con lei ore veramente deliziose e interessanti—non

sorridete, fu un'amicizia pura, senz'ombra di sottintesi, eccezionale

come la persona che la inspirava.—Vi dirò anche che quella sua

chiaroveggenza mi metteva sgomento, dovevo fare uno sforzo per

padroneggiare i miei pensieri e disciplinarli, e quantunque mi

accogliesse con festa e mi trovassi molto bene nella sua compagnia,

non potevo prolungar troppo le mie visite. Andavo generalmente di

sera, quando era sola, essa si confidava a me interamente e ascoltava

i miei consigli. Era invero un essere eccezionale, degna d'essere

studiata, i suoi sensi erano acutissimi e raffinati, indovinava con

uno sguardo il carattere d'una persona, coll'aiuto del tatto, leggeva

nel cervello altrui come in un libro aperto, pareva un essere fatto

per un altro mondo, dove dovesse regnare la sincerità. È certo che

in mezzo a noi, abituati a nascondere la verità coll'artificio della

parola, si trovava a disagio, soffriva continuamente nell'intimo del

suo animo, e quei patimenti si ripercuotevano anche sul suo fisico

alquanto delicato, e se io non le avessi dato delle norme di vita per

poter lottare contro le pene dello spirito, avrebbe perduto la salute.

Non la curavo con farmachi inutili; nemmeno gli anestetici riuscivano

a diminuire quella morbosa sensibilità; mi preoccupavo soltanto dello

spirito, la consigliavo a mutar spesso luoghi e conoscenti: infatti in

ogni nuova persona che avvicinava, avea l'illusione di aver trovato

un'anima sorella, ed era tutta piena di speranza, ma quando leggeva

nel pensiero della nuova amica, e ne approfondiva i sentimenti, era

una nuova delusione, e soleva dire, che sempre più si persuadeva che

nel mondo tutto è ignobile e interessato, si spera che quelli che ci

avvicinano siano diversi dagli altri, s'incomincia ad amarli e il

disinganno riesce più doloroso.

«Aveva momenti di scoraggiamento e di misantropia ch'io dovevo

combattere con tutte le mie forze, trovando pericolosa quella tendenza

alla solitudine che nel suo stato d'animo avrebbe potuto condurla alla

lipemania.

«Cercavo di far sorgere in lei ogni tanto un interesse nuovo per

distrarla. Ora le consigliavo di leggere dei libri serii ch'erano i

migliori amici, i soli che non tradiscono mai, oppure la spingevo a

fare delle escursioni alpestri nelle quali l'animo si ritempra al

contatto colla natura selvaggia, suscitavo nel suo spirito la passione

per le arti, per lo sport, per le scoperte scientifiche, e la trattavo

come una bimba che ha bisogno continuamente d'un nuovo divertimento.

«Mi era riconoscente, diceva che ero la sola persona che le volesse

un po' di bene, il suo solo amico; leggeva nel mio interno e, secondo

lei, ero un uomo perfetto; mi diceva generoso, buono, indulgente,

dedito solo alla scienza e al bene dell'umanità, e tante altre

cose che facevanmi temere che leggesse nel mio pensiero con lenti

d'ingrandimento.»

I suoi ascoltatori protestarono, ma egli senza interrompere il suo

racconto continuò:

«Sta il fatto che ero il suo confidente e quella fanciulla

m'interessava ogni giorno di più. Era straordinaria; peccato che non

si prestava volentieri a lasciarsi studiare e che nell'interesse

ch'io prendevo per la sua persona, nel godimento della sua piacevole

conversazione, dimenticavo la scienza e la mia professione e mi

lasciavo cullare dall'incanto di quella voce insinuante.

«Non veniva a casa mia che raramente, quando aveva qualche cosa da

chiedermi, ed era un po' di tempo che non andavo a vederla.

«Un giorno capitò da me improvvisamente come una bomba. Non aveva la

sua solita faccia serena, ma era confusa, incerta come chi non sa

incominciare un discorso.

«Io la guardai un po' sorpreso e inquieto.

«—Che c'è di nuovo?—le dissi,—Che cosa avete?

«—Caro dottore,—rispose,—non mi rimproverate, ma sto per fare una

grande sciocchezza. Mi sono decisa a prender marito.

«Non so perchè, a quell'annuncio così imprevisto, rimasi un po'

contrariato, ma mi dominai subito; dissi, sorridendo:

«—Voi che leggete nel pensiero delle persone avrete meglio d'ogni

altro la possibilità di fare una buona scelta.

«—Pur troppo ci sono cose inesplicabili, sentimenti che non si possono

vincere,—rispose,—ed io mi trovo nel caso di uno che vede un abisso

davanti a sè e vi si sente attratto irresistibilmente.

«—Sentiamo di che cosa si tratta,—io dissi facendomela sedere

vicino,—forse il diavolo non è così brutto come si dipinge.

«Allora mi narrò che si era incontrata col conte V.... un giovane

simpatico, elegante, appartenente alla migliore società e se n'era

innamorata pazzamente: era un giovane scioperato, che non aveva mai

fatto nulla di buono nella sua vita, amava il giuoco, le feste, le

allegre brigate e i divertimenti; avendo veduto diminuire la sua

sostanza, aveva pensato di prender moglie per continuare la sua vita

spensierata.

«—Che volete?—disse,—sono certa d'essere infelice, ma mi sento

attratta verso di lui da una forza misteriosa alla quale non posso

resistere.

«Io la tenevo per mano e non sapevo che dirle; la sentivo così

innamorata, così risoluta nella sua decisione che qualunque cosa le

avessi detto per distogliernela, le avrebbe fatto l'effetto contrario.

«—Mi compiangete,—soggiunse.—Indovino tutto quello che potreste

dirmi per distogliermi dalla risoluzione presa; me lo sono detto

io stessa, è il destino che mi spinge, sono debole come una foglia

travolta dalla bufera, non posso opporre nessuna resistenza.

«—Almeno,—dissi,—pensate all'avvenire, servitevi del vostro

privilegio di prevedere gli avvenimenti per salvarvi dalla rovina.

«—Farò quello che potrò,—rispose alzandosi e stringendomi la

mano,—promettete di restar sempre il mio fido amico; ciò mi darà

coraggio.

«Promisi, e quando la vidi uscire mi fece l'effetto di persona inerme

che andasse a cacciarsi nel mezzo d'una fiera battaglia.

* * * * *

«Per alcuni mesi rimasi senza notizie della mia amica e vi confesso

che sentivo molto la mancanza di quell'essere eccezionale, sentivo

un vuoto intorno a me come se avessi perduto una figlia carissima,

rimpiangevo le piacevoli ore passate con lei, le intime conversazioni

indimenticabili.

«Però non si era dimenticata di me, e a poco a poco si stabiliva fra

noi una corrispondenza continuata ed assidua.

«Ebbe un periodo di felicità, si sentiva amata dal suo sposo e il mondo

le appariva ad un tratto migliorato, e che tutti fossero più buoni per

lei dopo che la sapevano protetta e felice.

«Viaggiò molto, frequentò la società elegante, divenne quasi frivola e

mondana.

«Nella gioia di sapersi amata si abbandonava interamente a seguire la

volontà del marito come se si trovasse sdraiata in una barca su lago

tranquillo lasciandosi trascinare dalla corrente.

«Non penso a nulla—mi scriveva—mi affido alla vita e non tento

nemmeno di sapere quello che pensa il mio compagno, si sta tanto bene

qualche volta trascorrendo i proprii giorni nell'ignoranza. Sono come

in un sogno e temo di risvegliarmi.»

«Poi vennero lettere meno serene, nelle quali s'indovinava un

turbamento ch'ella voleva nascondere, poi altre dove non celava più la

sua preoccupazione per l'avvenire.

«Un giorno, quando la credevo lontana mille miglia, venne da me

improvvisamente e tanto mutata che mi fece un'impressione penosa.

«La sua faccia pallida aveva perduto il bel colorito della salute e

intorno agli occhi bruni e profondi aveva due cerchi turchini come se

fosse uscita da una malattia; teneva in mano una borsa voluminosa che

le dava un aspetto strano.

«—Siete ammalata,—le dissi.

«—Forse, ma non importa.

«—E vostro marito?

«—Come l'avevo preveduto, non mi ama più, mi tradisce e mi rovina,

pazienza,—soggiunse con un sospiro doloroso,—ormai sono destinata

a trascinare la mia catena, un fiume non può rimontare alla sorgente,

così non si può rivivere il tempo passato; ma voi mi siete sempre

amico?—chiese rivolgendomi uno sguardo supplichevole.

«—Accertatevene voi stessa,—dissi, offrendole la mano.

«La prese ansiosamente, come il naufrago una tavola di salvezza, e

soggiunse:

«—È vero, siete sempre uguale, i vostri sentimenti non sono mutati.

Siete la sola persona di cui posso intieramente fidarmi; a voi affido

il mio avere, tutto quello che ho potuto salvare dal naufragio.

«Sì dicendo, aperse la borsa che teneva in mano e trasse fuori carte di

valore, titoli al portatore, mucchi di cartelle che si accatastavano

disordinatamente sul tavolino. Non avevo mai visto tanti valori

riuniti, mi davano le vertigini e stupivo di vederli trattare con

tanta indifferenza come fossero carte straccie.

«Osservavo in silenzio e non capivo che cosa volesse fare di tutte

quelle ricchezze.

«Essa contava:

«—Cento, duecento, cinquecentomila, ecco tutto quello che mi rimane,

e che io affido a voi per salvarlo; vi raccomando, non dite nulla a

nessuno, prendete.

«Io esitavo, e la guardavo esterrefatto.

«—Mi credete pazza,—disse,—non lo sono: v'ingannate, vi prego di

tener questa somma come sacro deposito, datemi ancora questa prova

d'amicizia, sarà forse l'ultima.

«—Almeno mi concederete di farvi due righe di ricevuta,—io dissi.

«—Non importa,—rispose,—ho letto abbastanza nella vostra anima per

convincermi che di voi posso fidarmi.

«—Ma potrei morire.

«—Morrò io prima, lo sento, sono tanto ammalata. Anzi, se questo

avviene, adoperate il mio avere in qualche opera di beneficenza.

«Le feci scrivere questo suo desiderio e volli che accettasse da me due

righe di ricevuta, che nascose in un medaglione che teneva attaccato

alla catena dell'orologio, dicendo:

«—Mio marito non sa nulla, non deve sapere, ricordatevi, ha

sempre ignorato questa parte della mia fortuna che sono riuscita a

nascondergli, ma ora non posso più, non ho più la forza di lottare;

non sapete?—mi disse abbassando la voce,—che una volta avendogli

io rifiutato del danaro, ho sentito in lui il desiderio della mia

morte, e—orribile a dire—gli è passata nella mente anche l'idea di

sopprimermi; quanto ho sofferto non potete immaginare! basta! ora è

finita, non l'amo più.

«—E vivrete ancora con lui? Avete questo coraggio?

«—Ormai crede ch'io non possieda più nulla, non avrebbe più scopo

di uccidermi; ora viaggia, si diverte e non si chiede nemmeno in

che modo io possa vivere.... Devo tornarmene per definire alcune

cose ancora, poi verrò a chiedere asilo alla vostra casa di salute;

anzi, se possibile, dovreste prendere in affitto per me un villino

nelle vicinanze, e ricordatevi per la nostra vecchia amicizia che mi

accoglierete come vostra ospite: sono tanto ammalata, che ho bisogno

d'esser vicina al mio medico, e il mio spirito appunto invoca il suo

vecchio amico. Acconsentite, non è vero?

«La rassicurai e intendevo subito offrirle ospitalità nella mia casa,

ma volle partire promettendo che sarebbe ritornata al più presto

possibile.

«—Sarà la mia ultima fermata,—disse congedandosi,—e l'ultimo

pensiero che mi sorride è di morire presso di voi.

* * * * *

«Dopo pochi giorni, io era in festa preparando un bel nido presso la

mia casa, avevo preso in affitto un grazioso villino inghirlandato di

rose rampicanti, stavo ammobiliandolo elegantemente perchè fosse degno

della mia amica, quando mi venne l'annuncio della sua morte.

«Pensate alla mia sorpresa e al dubbio orribile che mi assalse: mi

passò per la mente che il marito l'avesse uccisa per impadronirsi

degli ultimi residui della sua fortuna. Che cosa avrei dovuto fare?

accusarlo? A che scopo? Forse m'ingannavo, mi contentai di chiedere

alla sua fida cameriera, che venne a recarmi il medaglione colla mia

ricevuta, ragguagli su gli ultimi momenti della sua padrona.

«Disse che era ammalata da molto tempo e ogni giorno la vedeva farsi

più debole e stanca; del marito non sapeva nulla, ma l'amava sempre e

soffriva di quell'abbandono. Poi mi narrò che la mia amica, sentendosi

morire, le diceva:

«—Rammentati quando sarò morta che devi recare tu stessa il mio

medaglione d'oro al dottor de Roberti, e il mio ritratto che sta nel

salotto, gli dirai di tenerli per mia memoria, che pensi a me e si

rammenti l'incarico che gli ho dato.

«Parlandomi degli ultimi momenti della sua signora era commossa, si

rammaricava che la mia amica non avesse potuto morire vicino a me e

quest'ultimo desiderio non fosse stato appagato.

«—Vi assicuro che fu per il mio cuore un fiero colpo e non sapevo

darmi pace che fosse scomparsa così improvvisamente.

«Ed ora voi sapete bene l'origine dell'asilo per i poveri infermi

fabbricato col lascito di una signora che desiderava conservare

l'incognito.

«Fu la mia amica che, avendomi confidato i suoi averi, ha permesso che

potessi appagare il mio desiderio e accogliere tanti poveri ammalati di

malattie del sistema nervoso, i quali in caso diverso sarebbero stati

abbandonati o confusi coi pazzi. Sono passati più di cinque anni e sono

contento dei risultati ottenuti; la parte della mia casa destinata

ai ricchi mi aiuta a mantenere quella pei poveri, e credo che l'aver

potuto curare ciascun malato quasi separatamente, abbia contribuito ad

ottenere i buoni risultati che voi conoscete.

«Ora, oggi stesso, mi capitò una strana combinazione che mi ha fatto

rinvangare il passato ed è causa della preoccupazione che avete notato.

«Pensate che il conte V...., marito della mia amica, è venuto a

pregarmi ch'io l'accetti nella mia casa di salute.

«È molto ammalato e ridotto nella più squallida miseria.

«—Eravate tanto suo amico e spero che non mi abbandonerete, vi

supplico, in nome della sua amicizia,—mi ha detto.

«L'ho subito accolto e ho messo a sua disposizione il villino destinato

a sua moglie. Egli rimase confuso, non potendo credere a tanta

generosità.

«—Ma sono un miserabile,—andava ripetendo,—non ho più nulla, non

sono degno di abitare questo bel villino, non potrò mai compensarvi.

«—Vostra moglie mi ha tanto aiutato nella mia opera di beneficenza,

che devo farlo per la sua memoria,—diss'io.

«Egli era commosso, piangeva come un bambino e non trovava parole per

ringraziarmi.

«Non immaginava certo di avere un po' di diritto alla mia ospitalità.

«Anche questo è un essere originale da studiare, anch'egli ha preso una

certa facilità d'indovinare i pensieri altrui, non certo al grado della

moglie, ma vi confesso che questa coincidenza mi ha turbato; i ricordi

del passato rivivono nella mia mente ed ecco perchè oggi non sono il

vostro allegro commensale.»

Gli amici lo ringraziarono di quel racconto che li aveva tanto

interessati e dopo si trattennero a parlare dei misteri della psiche

ancora ignorati e della trasmissione del pensiero, concludendo che

il nascere con un tal privilegio, varrebbe a far l'uomo ancora più

infelice.

Verso il mistero: Novelle · 第 43 / 52 题