ANNIE VIVANTI
LE BOCCHE INUTILI
DRAMMA IN TRE ATTI
A. MONDADORI
MILANO
_PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA_
_I diritti di riproduzione e traduzione sono
riservati per tutti i Paesi, compresi
la Svezia, la Norvegia e
l'Olanda._
_Per ottenere il diritto di rappresentazione teatrale,
riduzione cinematografica o traduzione,
ecc. di questo dramma, rivolgersi esclusivamente
alla
SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI
Milano, via Sant'Andrea, 9_
_Copyright 1918 by «Annie Vivanti Chartres»._
DEDICA
Al tenente GIORGIO TOGNONI,
cieco di guerra.
_Giorgio,_
_Vi ricordate come ebbe origine questo dramma?_
_Uscivamo dal Teatro alla Scala una sera piovosa del novembre scorso.
Voi avevate parlato, esaltando la guerra, ad una folla delirante
d'entusiasmo per l'Italia e per voi._
_Con la mano sul mio braccio, sotto al grigio porticato, vi fermaste.
Ancora intorno a noi crepitavano gli applausi._
_«Annie Vivanti, volete scrivere un dramma per me?»_
_Io alzai gli occhi a guardarvi, a guardare il bel volto mobile ed
espressivo, e le chiome ricciute, e il fiero portamento dell'alta
ed agile persona — tutta la pittoresca bellezza dei vostri
ventiquattr'anni, alla quale i grandi occhiali neri aggiungono un
fascino speciale e indefinito._
_«Sì», dissi subito._
_E così nacque nella mia mente la figura di «Giorgio» in questo dramma
di guerra._
_«Giorgio» siete voi. Le sue parole sono parole che da voi ho udito;
l'anima di Giorgio è la sublime anima che è in voi._
* * *
_Era inteso che voi stesso avreste interpretato la parte del
giovane ufficiale che ritorna dalle trincee con gli occhi per sempre
chiusi._[1]
[1] _Nella prima versione del lavoro, scritta con questo
intendimento, Giorgio non entrava in scena che al terzo atto._
_Dalle vostre labbra dovevano giungere — con la forza suprema di una
sacra e tragica verità — le parole di fede al cuore degli ascoltatori._
_Quando la madre dice al figlio: «Fammi vedere i tuoi occhi!...» erano
i vostri occhi, con la loro divina cicatrice, che dovevano essere
svelati. Quand'egli, tentando di calmare la materna angoscia, dice:
«Mamma! Chiudi anche tu gli occhi! Scendi nel buio con me...» e il
teatro si oscura completamente — quel crepuscolo che calava sui nostri
spiriti doveva essere un lembo della grande ombra che per sempre vi
ravvolge..._
_Ma al momento della rappresentazione sorsero, come voi sapete,
degli inattesi ostacoli. Gli amici discussero... sconsigliarono...
dissuasero... E per timore che qualcuno potesse dire che si era voluto
«sfruttare la sventura» il dramma — da voi ispirato e per voi scritto
— fu dato senza di voi._
_A me parve che ne fosse tolto così l'elemento più alto di commozione,
l'essenza stessa della poesia da me sognata._
. . . . . . .
_Ma ancora non mi so spiegare l'indescrivibile tumulto che il dramma
suscitò alla sua prima rappresentazione. Certo, nella mente di una
parte del pubblico vi fu un equivoco causato dal titolo. Ad alcuni —
che ignoravano il significato militare dell'espressione _«le bocche
inutili»_ — il titolo parve gaio; e il teatro si affollò di gente che,
per distrarsi dalle tristezze della guerra, voleva vedere una commedia
allegra._
_Credevano nelle «bocche inutili» di trovare le bocche che ridono, le
bocche che baciano, le bocche che pronunciano delle soavi arguzie o
delle parole d'amore... E rimasero stupiti e disorientati quando si
trovarono davanti alle tragiche bocche di vegliardi, di donne e di
bambini che la guerra apre agli urli e alla fame._
_La fame — primitivo e mostruoso supplizio! — doveva avere anch'essa
una parte di protagonista in questo dramma._
_Ma da poi che l'ebbi veduta da vicino in tutta la sua ferocia e
terribilità, ho compreso ch'essa mal si prestava ad infingimenti
teatrali._
_Sì; l'ho veduta da vicino, Giorgio. L'ho veduta qui, negli ospedali
della Riviera, al capezzale dei prigionieri che l'Austria, quasi un
atroce scherno, ci rinvia moribondi dai suoi campi di concentramento._
_Sui corpi di quei martiri la fame è passata come una belva viva
scannando e sbranando; pare che i lupi abbiano strappato da quei volti
la carne, non lasciando al posto delle guance che due incavi nerastri;
pare che dei vampiri si siano acquattati su quei petti concavi, a
suggere fin l'ultima goccia di sangue di tra le anelanti costole; pare
che qualche visione demoniaca sia passata davanti a quegli occhi che si
aprono spauriti e smisurati... occhi in cui di vivo non vi è più che la
morte._
_Quando uscii da quel luogo di sventura, mi sono detta che la fame non
si doveva nè si poteva rappresentare sulle scene. E col cuore rovente
d'odio e d'amore — d'amore per quei martiri, umili e sublimi; d'odio
per coloro che freddamente, deliberatamente, tale tortura avevano
potuto infliggere — mi parve che non avevo mai amato abbastanza; e che
non avevo mai abbastanza odiato!_
_... Era una chiara notte invernale. Sopra al mio capo brillavano le
stelle, calme, gelide, eterne._
_E pareva che dicessero:_
_«Noi non conosciamo l'odio; non conosciamo l'amore. Perciò siamo
immortali»._
. . . . . . .
_Il nostro primo incontro — lo ricordate, Giorgio? — fu ad un
ricevimento dato a Roma per me, dove voi eravate invitato a recitare
alcuni celebri versi carducciani._
_Io non vi conoscevo ancora; ma d'un tratto vi vidi, alto e snello
nella vostra uniforme, avviarvi al braccio d'un altro ufficiale verso
il centro della sala. Vi chinaste verso l'amico, e vi udii dirgli
sommesso:_
_«Mettimi dove io possa, recitando, guardare Annie!»_
_«Guardare Annie!» Quelle parole sulle vostre labbra mi fecero
trasecolare. E mentre voi ritto, col viso pallido rivolto a me,
dicevate i cari versi del grande Poeta ed Amico, dal fondo del
mio cuore saliva come un controcanto la poesia che tale visione
m'ispirava._
_E quella sera scrissi per voi i brevi versi che qui trascrivo._
LUCE
Cotanta luce io non la vidi mai
Come all'istante in cui tu _mi guardasti!_
Ai miei occhi abbagliati tu sembrasti
Circonfuso di rai.
La luce che perdesti ti circonda,
Luce di gioventù — luce di gloria!
Cotanta luce io non la vidi mai.
I tuoi due occhi sono torcie accese.
Dove li volgi è un subito e potente
Avvampare di fuoco e di virtù.
Nessuno sguardo mai fu sì profondo
Nessuno sguardo mai fu sì possente,
Come lo sguardo tuo che non è più.
I tuoi due occhi sono torcie accese.
O tu, che hai dato la tua luce a noi,
Volgi, volgi sui tristi e sui codardi
La sacra ténebra degli occhi tuoi,
E tutti i vili diverranno eroi
Se tu li guardi!...
O tu che hai dato la tua luce a noi.
* * *
_Da quel giorno in poi ci siamo sempre ritrovati. Dalla Villa
Aldobrandini, voi, con due vostri gloriosi compagni, vi facevate
accompagnare a notte tarda sotto le mie finestre, e nella quiete delle
chiare notti romane, udivo risonare d'un tratto le vostre giovani voci
chiamandomi per nome._
_Talvolta l'ora era tardissima — a voi che importava dell'ora? — ed io
mi destavo di soprassalto e m'affacciavo:_
_«Ma come mai siete qui? Sono le due del mattino!»_
_«Scendete! Vogliamo andare a passeggio», comandavate voi. — «Alla
Trinità dei Monti», diceva il tenente Cotta Ramosino, alzando nella
bianca luce lunare il classico viso._
_«Od anche a Monte Mario», soggiungeva il capitano Fogliero, con la sua
bella risata di fanciullo._
_Io mi vestivo alla meglio, scendevo rapida — e via, a braccetto, tutti
in fila, per le notturne vie della meravigliosa città._
_Oh belle notti in cui a me era concesso guidare i vostri passi, dirvi
gli splendori di Roma dormente nella diffusa chiarità lunare, essere
per un'ora, con umiltà orgogliosa, la luce degli occhi vostri!_
* * *
_Fin d'allora però ho avuto la strana sensazione che quando uno di voi
mi prendeva il braccio era piuttosto per guidarmi che per essere da me
guidato._
_Ogni qualvolta voi, Giorgio, posate sul mio braccio la vostra mano
tranquilla e leggera, mi sembra che la rumorosa vita quotidiana
dilegui e svanisca d'intorno a me, e ch'io scenda con voi in un
mondo nuovo e profondo, dove una immensa pace, un'oscura calma mi
sommerge. Sull'anima ferita, sugli occhi abbagliati dalle villane luci
giornaliere, cala la morbida frescura delle tenebre, passa il silenzio
come il vento di un'ala nera._
_La vita diviene un'armonia in tono minore._
. . . . . . .
_E in quel mondo di sogno in cui m'aggiro con voi, non s'incontra più
nessuno che sia affrettato, o scortese, o indifferente._
_Ogni sguardo rivolto a noi è luminosamente annebbiato di dolcezza:
ogni voce si fa piana e commossa, ogni passo si arresta o si ritrae per
darci il passaggio, ogni sguardo oscilla in una lagrima o brilla in un
sorriso._
_Certo io non ho mai veduto effulgere così la bellezza e la bontà umana
come quando voi siete accanto a me, con la mano lieve e ferma sul mio
braccio, col bel volto sereno un poco alzato verso il cielo._
* * *
_Così, nella vita, come in questo mio breve dramma siete voi, voi e i
vostri compagni, gli apportatori di luce._
_Da voi giunge alle nostre anime — brancolanti nel buio alla ricerca
della verità, smarrite nel labirinto dei nuovi oscuri dilemmi
creati dalla guerra — il monito e l'esempio, il verdetto sereno e
inappellabile su ciò che oggi è il nostro supremo dovere._
_«Ah, figlio mio!» grida la madre dal profondo del suo strazio, «tu
che con quei chiusi occhi vedi forse più chiaro di noi — dillo, dillo,
se il primo dovere d'un uomo non è verso le sue creature, verso le sue
donne, verso i suoi figli, sangue del suo sangue?...»_
_E il figlio risponde — fiero, forte, sicuro; risponde come rispondeste
voi al nemico, in quell'alba sul Monte Sabotino, quando i vostri grandi
occhi italiani erano ancora aperti:_
_«No!»_
ANNIE VIVANTI
Nervi, 1918.
«_Je créai six commissaires pour faire la description des
bouches inutiles, et après bailler ce rôle à un chevalier
de Saint-Jean de Malte, accompagné de 25 ou 30 soldats,
pour les mettre dehors.... Ce sont les lois de la guerre:
il faut être cruel bien souvent pour venir à bout de son
ennemi_....»
MONTLUC, «_Siège de Senne_»
«_Starvation is one of the weapons of a besieger — as
history has proved, one of the most powerful_....»
OLE LUK-OIE,
«_The Green Curve_»
PERSONAGGI
IL COMANDANTE SIR HARRY DE BELS — governatore
inglese della piazzaforte.
GIORGIO — suo figlio.
IL CAPITANO LOUSSY — suo aiutante di campo.
AUBREY RUSSELL — matematico.
SIR GEOFFREY HARDING.
IL TENENTE FLETCHER.
UN CUSTODE.
LADY MARY DE BELS — moglie del Comandante.
LILLIA — sua figlia (16 anni).
ANNA FARRELL — loro cugina (17 anni).
DAISY FARRELL — madre di Anna.
EDITH — una domestica anziana.
_Un bambino, tre bambine, soldati, esuli, ecc._
Il primo e il secondo atto si svolgono nel palazzo del Comandante De
Bels, in un lontano possedimento inglese.
Il terzo atto ha luogo nella villa del Comandante, nella contea di
Kent, in Inghilterra.
ATTO PRIMO
Grande sala a pian terreno nel palazzo del Comandante Harry
De Bels.
Carte geografiche attaccate alla parete. Mobilio semplice e
severo.
Sul davanti della scena, a destra, un tavolo, un piccolo
divano e qualche poltroncina. Accanto alla parete destra un
armadietto vetrato.
A destra, in secondo piano, breve scalinata che conduce agli
appartamenti di Lady Mary.
A sinistra, primo piano, un caminetto. In secondo piano, una
porta. Sul davanti della scena, pure a sinistra, una grande
tavola ingombra di carte.
Nel fondo, verso la sinistra l'ingresso: una doppia porta
vetrata che s'apre su una veranda. Da questa si vede, nello
sfondo, una strada di campagna. Paesaggio estivo, esotico e
triste; senza case.
Sulla soglia della veranda, Giorgio in _khaki_, si congeda
da sua madre, Lady Mary, e da sua sorella, Lillia. I tre si
parlano a bassa voce, con affettuosa commozione. Giorgio tiene
le spalle rivolte al pubblico.
ATTO PRIMO
IL COMANDANTE
entrando dalla sinistra
Su, Giorgio, in carrozza!
LADY MARY
a Giorgio
Vengo con te.
GIORGIO
Ma, cara mamma, al Presidio non puoi venire.
Rivolto al Comandante
È vero, papà?
IL COMANDANTE
No, no! Ti accompagno io.
LADY MARY
a Giorgio, con impeto affettuoso
Vengo con te fino al cancello.
Lady Mary e Giorgio escono.
IL COMANDANTE
a Lillia che vorrebbe seguirli
Sta qui, Lillia. Lascialo solo un istante con sua madre.
LILLIA
Papà, quanto tempo starete al Presidio?
IL COMANDANTE
Poco. Tra mezz'ora saremo di ritorno.
LILLIA
piangendo
E poi ci lascierai andare alla stazione con Giorgio?
IL COMANDANTE
Ho già detto di no. Piangete troppo. Date un cattivo esempio alle
donne della città. «Ma come?» diranno, «ecco la moglie e la figlia del
Comandante che piangono perchè il figliolo va a fare il suo dovere! E
a noi predicano il patriottismo». — Vergogna!
LILLIA
singhiozzando disperata
Ma io non piangerò!
IL COMANDANTE
con voce commossa
È difficile.... non piangere.
LILLIA
subitamente, con tenerezza, abbracciandolo
Oh, povero papà! So quanto soffri anche tu.
IL COMANDANTE
Soffrirei di più se Giorgio non avesse chiesto di partire. Del resto,
le nostre piccole sofferenze personali non contano; hai capito?
LILLIA
Sì.
IL COMANDANTE
E tu, cerca di essere di conforto alla mamma.
LILLIA
asciugandosi gli occhi
Sì... sì... me l'ha detto anche Giorgio.
IL COMANDANTE
E senti, Lillia. Tu ormai non sei più una bambina, è vero? — Ebbene,
con gravità
cerca di persuadere la mamma a partire.
LILLIA
A partire!
IL COMANDANTE
Sì. A tornare in Inghilterra con te. Potreste partire con le cugine
il mese prossimo. Di'; non ti piacerebbe fare il viaggio con la tua
piccola amica Anna?...
LILLIA
Ma lasciarti qui, papà? Lasciarti qui solo?
IL COMANDANTE
Sarete più vicine a Giorgio.
LILLIA
Oh, la mamma non vorrà! Non vorrà certo! E anch'io non voglio lasciarti.
IL COMANDANTE
a voce bassa e rapida
Figliola mia... Se io insisto, è perchè è necessario. Prometti che
cercherai di persuadere la mamma. Eccola! ed ora, su, sorridi!
le alza il mento
Su dunque!
Alla mamma che entra
Anche tu, Mary, non piangere. Saremo presto di ritorno.
LADY MARY
amaramente
Sì. Ma per ripartire quasi subito! Non potresti andar tu solo al
Presidio e lasciar Giorgio con noi?
IL COMANDANTE
Sai pure che occorre la sua presenza e la sua firma sulle carte.
LADY MARY
È doloroso sacrificare a quelle formalità gli ultimi preziosi momenti...
IL COMANDANTE
Lo comprendo. Ma non c'è rimedio. E certo, cara, non vorrai rattristare
Giorgio con delle inutili lamentele?
LADY MARY
No! no!
IL COMANDANTE
Brava. Lo sapevo.
Con rapido gesto di saluto, esce.
LADY MARY
accasciandosi piangente
Giorgio mio!
LILLIA
infantile e imbronciata
Poteva fare il soldato qui, accanto a papà, senza intraprendere
quell'orribile viaggio, così lontano, per tornare a casa.
LADY MARY
Tuo padre non vuol chiedere favori. Suo figlio deve presentarsi in
patria come tutti gli altri. Poi andrà dove sarà destinato.
LILLIA
ricordando l'ammonimento paterno
Ah! a proposito —
affettuosa, seduta accanto alla madre, posandole il capo
sulla spalla
e se tornassimo a casa anche noi? Non ne hai abbastanza, mamma, di due
anni in questo paese, così brutto... mezzo selvaggio?
LADY MARY
Lasciar qui solo tuo padre? Ah, no!
LILLIA
Ma... so che anche papà lo desidera.
LADY MARY
recisamente
Tuo padre ha bisogno di me; ha bisogno di affetto e di cure. Ora poi,
con la guerra... con la minaccia sempre più grave ed incalzante, certo
non penserei a lasciarlo. — Tuttavia, poichè ne parli, Lillia mia,
ti dirò che ho intenzione di pregare le cugine Farrell di condurti a
Londra con loro.
LILLIA
Tu vuoi mandarmi via? Via da te e dal babbo! Mamma, mamma! Non farlo!
Non farlo!
LADY MARY
Vogliamo saperti al sicuro, angelo mio!
LILLIA
No! no! Non m'importa d'essere al sicuro! Voglio essere con te e col
babbo. Giura, giura che non mi mandi via. Ma cosa fareste voi due,
infelici! senza di me? E senza Giorgio?
LADY MARY
con nuove lagrime
Ah, Giorgio! Giorgio mio...
LILLIA
guardandosi attorno
Mi pare di non poter vivere senza di lui! Detesto tutto... detesterò
sempre tutto...
LADY MARY
abbracciandola
Cara!... alla tua età, si dimentica presto.
LILLIA
sdegnata
Dimenticare? Come puoi dir questo? Credi — che dimenticherò mio
fratello?!
LADY MARY
No. Ma dimenticherai di soffrire.
La bacia in fronte.
Entra la signora Daisy Farrell, seguita da sua figlia Anna.
Questa sembra svogliata e triste. Tiene in mano,
dondolandolo pei nastri, il suo cappello da giardino.
DAISY FARRELL
Mary! Ti disturbo?
LADY MARY
No, no, cara cugina. Al contrario.
La saluta.
Anche Lillia le saluta entrambe affettuosamente.
E tu, Anna, come stai?
DAISY FARRELL
Anna oggi è di cattivo umore. Non so che cos'abbia.
LADY MARY
carezzando il viso della fanciulla.
È vero?
Anna china il capo.
DAISY FARRELL
Non potevo lasciar partire il tuo figliolo senza venirlo ad
abbracciare. Più che la parentela mi lega a voi l'affetto, e mi sembra
che il tuo Giorgio sia un poco anche figlio mio.
LADY MARY
Cara Daisy!
DAISY FARRELL
E dov'è?
LADY MARY
È andato con suo padre al Presidio. Le carte pel suo viaggio non sono
arrivate che all'ultimo momento.
Sospira.
E pensare che tra un'ora parte!...
DAISY FARRELL
confortandola
Coraggio, Mary! Amica mia!...
LILLIA
ad Anna
Ma Anna! Cos'hai? Fai un broncio... hai gli occhi rossi.
Anna scuote le spalle; non vuol far vedere che piange.
D'improvviso si volge ed esce rapida in giardino.
LILLIA
la segue.
Anna!...
DAISY FARRELL
a Lady Mary, sedendole vicino.
Mary! Come mai non ti sei decisa a partire anche tu?
LADY MARY
con un sorriso triste
Mia cara, le mamme non possono accompagnare i loro figlioli quando
vanno soldati.
con amarezza, quasi parlando a se stessa
Lui, piuttosto, poteva aspettare che lo chiamassero...
DAISY FARRELL
Oh!
con rimprovero
È la moglie del Comandante De Bels che parla così?
LADY MARY
a testa bassa
No. È la madre... di un unico figlio adorato.
DAISY FARRELL
Che pur parlando così... non è sincera.
LADY MARY
Ah, Daisy! non lo so. Com'è difficile essere veramente sincere quando
si ha il cuore straziato. Se mio figlio non fosse qual'è, capace di
ogni slancio generoso, io ne soffrirei. Ma come posso dire di non
soffrire quando per sua volontà mi abbandona?... L'eroismo, vedi, è una
virtù maschia. A noi donne non si dovrebbe domandare che la femminea e
mite virtù della rassegnazione.
DAISY FARRELL
Ah no, Mary!
LADY MARY
Io invidio, invidio e ammiro la donna forte, l'amazzone che dice al suo
figliolo: «Va!» Ma io non sono che un'anima debole, lo confesso; io non
saprò che piangere e invocare il ritorno del mio diletto.
DAISY FARRELL
affettuosa
Povera Mary, ti comprendo.
Una pausa.
Ma ciò che non comprendo è che, malgrado le tue timidezze, tu non ti
decida a tornare in patria; non già per accompagnare Giorgio, ma per
mettere in salvo Lillia — e te stessa.
Un brevissimo silenzio.
Noi, lo sai, partiamo ai primi del mese prossimo. Vuoi che facciamo il
viaggio insieme?
LADY MARY
Io non posso nè voglio lasciare mio marito. Il mio posto è accanto a
lui, soprattutto nell'ora del pericolo.
DAISY FARRELL
Capisco. Ma non pensi a Lillia? E se le cose si aggravano? Se poi non
poteste più partire? Considera... anche per il Comandante, che grave
pensiero! Egli che ha già tante responsabilità...
LADY MARY
interrompendo
È mio dovere e mio diritto restare con lui. Ma giacchè ne parli ti
chiederò un favore. Vuoi condurre a casa Lillia, con te?
DAISY FARRELL
Ma figurati! Con tutto il piacere.
LADY MARY
Poichè le nostre ville, nel Kent, sono attigue, Lillia potrebbe stare
in casa nostra con la fedele Edith; e tu ed Anna andreste a vederla
tutti i giorni...
DAISY FARRELL
Ma no! Lillia starà con noi. Sarà una gioia di averla, quella cara
creatura.
LADY MARY
Grazie. Mi togli un grande peso dal cuore. Ora la difficoltà sarà
di persuadere Lillia a lasciarci; essa adora suo padre, e l'idea di
allontanarsi da lui e da me, le sembrerà terribile.
LILLIA
sulla veranda
Mamma! C'è il tenente Fletcher che cerca di papà.
Entra il tenente Fletcher.
IL TENENTE FLETCHER
Perdoni, Milady. Ho un messaggio per il Comandante.
LADY MARY
In questo momento non c'è. Si tratta di cosa urgente?
IL TENENTE FLETCHER
Non urgentissima, Milady.
LADY MARY
Se crede di dire a me?
IL TENENTE FLETCHER
Vengo da parte del capitano Loussy —
LILLIA
interrompendo vivamente
Ah! Il capitano Loussy è tornato?
IL TENENTE FLETCHER
Sì, signorina. È arrivato stamattina.
a Lady Mary
Mi ha detto d'informare il Comandante del suo ritorno; e di dire che è
arrivato anche Sir Geoffrey Harding...
LADY MARY
Il fratello del ministro?
IL TENENTE FLETCHER
Sissignora. Saranno qui entrambi tra mezz'ora per vedere il Comandante.
LADY MARY
Lo dirò a mio marito appena entra. Non tarderà.
Il tenente Fletcher saluta ed esce.
LADY MARY
a Daisy Farrell
Se andassimo al loro incontro?
DAISY FARRELL
Sì, sì. Così saluteremo Giorgio per via.
Chiamando
Anna!... Andiamo, Anna!
LILLIA
Anna è qui fuori in giardino. La lasci un po' con me?
DAISY FARRELL
Se vuoi, cara. Tanto, dovrete poi farvi buona compagnia in viaggio...
LILLIA
spaventata
Che viaggio?
DAISY FARRELL
Tu verrai in Inghilterra con noi.
LILLIA
rivolgendosi con rimprovero a Lady Mary
Mamma! No! Non mandarmi via! Dillo, dillo che non mi manderai via da te.
Lady Mary la bacia teneramente in fronte; indi esce con
Daisy Farrell.
LILLIA
rimane un istante pensierosa, poi va alla porta e chiama:
Anna! Vieni!
Esce sul terrazzo.
Ma vieni dunque.
Rientra traendo per mano la piangente Anna.
Insomma, si può sapere perchè piangi?
ANNA
Ma no che non piango.
LILLIA
Già, si vede. Mi dici che cos'è accaduto?
ANNA
stizzosa
Niente... Anche tu hai pianto.
LILLIA
Ma io piango perchè deve partire mio fratello.
Anna dà in un rinnovato scoppio di lagrime.
LILLIA
togliendole a forza le mani dagli occhi.
Oh, guarda un po'! Piangi anche tu... per Giorgio?... Ma saresti forse
innamorata di lui?... Oh! che cosa strana!
in tono severo
E perchè non glielo dici prima che parta?
ANNA
Non si può — non si posson dire certe cose a un giovinotto.
LILLIA
A Giorgio? Ma figùrati! Puoi dire quello che vuoi. Forse gli farebbe
anche piacere.
ANNA
Credi?... Credi che gli farebbe piacere?
LILLIA
Sì, sì. Quelle cose fanno sempre piacere. Sai, quando avevamo quella
servetta indigena — la Hildaine — l'hai vista anche tu, quell'orrore
di ragazza! Aveva certe braccia grosse così!... Come due _gigots_ di
montone!...
ANNA
Sì, sì; me la ricordo.
LILLIA
Bene; un giorno papà ha detto:
«Giorgio! bada bene!... Mi pare che quella ragazza abbia una mezza
cotta per te...» E Giorgio con le mani in tasca ha detto: «Poh! poh!
poh!...» e aveva un'aria di grande soddisfazione.
ANNA
risentita
E cosa c'entra?
LILLIA
C'entra.... che certo gli farà piacere di sapere che anche tu l'ami.
ANNA
Tanto più che io non ho le braccia come dei _gigots_ di montone.
Alza la manica e scopre il braccio.
Ti pare?
LILLIA
No no, anzi! Hai le braccia come... come la Venere di Milo!
ANNA
lusingata
Quanto sei cara!
L'abbraccia.
Veramente... mi pare che la Venere di Milo non ne abbia di braccia.
LILLIA
Fa lo stesso... Come un'altra Venere. Senti, Anna! Adesso quando torna
Giorgio, vogliamo dirgli subito che l'ami?
ANNA
Per carità!
LILLIA
Allora, niente.
ANNA
dopo breve esitazione
Veramente a lui — non come uomo, ma come eroe — lo si potrebbe dire. Od
anche scrivere! Sì! Forse è meglio scrivere. Io conosco delle signorine
che scrivono a tutti gli eroi delle lettere d'amore.
LILLIA
dubbiosa
Credi che Giorgio si possa già chiamare un eroe? Dopo tutto, non è
ancora andato neppure alla stazione...
ANNA
commossa
Dimmi... Lillia... di me, quest'oggi, ha parlato?
LILLIA
incerta
Sì. Ha detto qualche cosa.
ANNA
Cosa? Cosa?
LILLIA
Mi ha detto: «Tu, Lillia, non sei più una bambina. Quando sarò partito
pensa a consolare la mamma e il papà — e non star a far l'oca tutto il
giorno con Anna».
ANNA
mortificata
Oh Dio! Non ha detto altro?
LILLIA
No.
ANNA
Ebbene, senti, noi —
asciugandosi gli occhi
noi dobbiamo obbedirlo. Le sue parole sono sacre. Non facciamo più le
oche.
LILLIA
E per non fare le oche, cosa si fa?
ANNA
in tono confidenziale prendendole il braccio
Ho letto in un bellissimo libro questa frase: «_Per lui ella immolò il
suo passato_...» Immoliamo il nostro passato?
LILLIA
commossa
Sì! Sì! Immoliamolo!
ANNA
additando l'armadio vetrato su cui è poggiata una bambola
La prima cosa da immolare sono le bambole.
LILLIA
Le bambole!... ma io non le tocco più!
ANNA
Hai detto l'altro giorno che ne avevi cinque.
LILLIA
Le ho... le ho... ma non le guardo neppure.
ANNA
lirica
Ebbene, oggi devi dire addio alle tue bambole. Un addio eterno.
Faremo un rogo in giardino.... le avvolgeremo in bianchi lini, e le
consegneremo alle fiamme.
LILLIA
battendo le mani
Bene, bene, bene!
ANNA
Vado a prendere anche le mie.
LILLIA
Fa presto! È meglio farlo subito, prima che torni la mamma. Ho idea
che... i roghi... potrebbero non piacerle.
ANNA
sulla porta
Sai. Per portarle in giardino metteremo in testa dei veli neri —
LILLIA
Sì, sì!
ANNA
Torno subito.
Esce rapida.
LILLIA
sola; apre l'armadio, ne toglie le bambole
Venite — Cécile! Margareta! Clelia! — Addio!...
Le mette allineate a sedere sul divano.
Si china a togliere dall'armadio anche un orsacchiotto e lo
pone a sedere in mezzo alle bambole.
Addio, _Teddy-bear_!
Prende la bamboletta che è poggiata sull'armadio e la mette
seduta su una poltroncina.
Addio, Giovanna!
Entra il capitano Loussy con una busta di dispacci.
CAPITANO LOUSSY
Si può entrare?
LILLIA
salutandolo
Oh, capitano Loussy! Ben ritornato!
CAPITANO LOUSSY
Grazie, signorina. Sono arrivato stamane...
LILLIA
Chi sa che viaggio?
CAPITANO LOUSSY
Così così.
LILLIA
Il mare! _brrr_...
rabbrividisce
E pensare che quella traversata la dovrà fare anche il nostro Giorgio...
CAPITANO LOUSSY
Già. So che suo fratello è di partenza.
Guardandosi intorno.
E il Comandante?
LILLIA
Papà è andato ad accompagnare Giorgio al Presidio; poi...
siede in un angolo del divano, e piange
andrà con lui alla stazione.
CAPITANO LOUSSY
Ebbene, tornerò più tardi.
Sta per uscire. Si ferma.
Non pianga, signorina. Via, non pianga così!
LILLIA
asciugandosi gli occhi
Crede lei che Giorgio sia un eroe?
CAPITANO LOUSSY
Se non lo è già — lo sarà certo. Non potrebbe essere altrimenti, poichè
è figlio di suo padre.
LILLIA
Ah! Lei ama tanto il mio papà.
CAPITANO LOUSSY
sorridendo
L'amo e l'ammiro al di sopra d'ogni cosa. Sono superbo d'essere il suo
umile e fedele aiutante di campo — e servitore.
LILLIA
Oh, mi piace sentirle dir questo! Segga! Segga!
Il capitano siede sulla poltroncina.
E chissà papà com'è felice di essere tanto amato da lei!
CAPITANO LOUSSY
sorridendo
Suo padre nè lo sa, nè gliene importa. Del resto, la felicità
dell'amore sta tutta nel cuore di chi ama.
LILLIA
incrociando le mani in grembo, nell'atteggiamento di chi
s'interessa.
Ah? Davvero? È così?
CAPITANO LOUSSY
Davvero. È così.
LILLIA
Si è più felici d'amare, che di essere amati?
CAPITANO LOUSSY
Senza dubbio.
LILLIA
pensierosa
Già. È vero;
guardandosi attorno
le mie bambole per esempio...
con uno strillo
Ah! Lei è seduto su Giovanna!!
CAPITANO LOUSSY
Misericordia!
Balza in piedi.
Lillia ritira Giovanna.
CAPITANO LOUSSY
Ho fatto qualche danno?
LILLIA
No. Niente. Giovanna ha sempre avuto la faccia un po' schiacciata...
Ravvia i capelli alla bambola.
CAPITANO LOUSSY
vicino a Lillia, contemplando Giovanna
Sono spiacentissimo...
LILLIA
È niente.
Bacia Giovanna.
CAPITANO LOUSSY
sorridendo
Permette che anch'io faccia... onorevole ammenda?
Lillia, dopo un istante d'esitazione, sorride, e gli tende
la bambola da baciare.
Un piccolo silenzio.
LILLIA
alzando gli occhi a lui
Cosa si diceva?
CAPITANO LOUSSY
Si parlava d'amore.
LILLIA
Ah sì! Lei diceva... io dicevo...
CAPITANO LOUSSY
Che è più felice chi ama...
LILLIA
Già. Dicevo che le mie bambole, naturalmente, non mi amano affatto. Ma
le amo io — e mi basta.
CAPITANO LOUSSY
amaramente, come chi ricorda un passato dolore
Sì. E le bambole hanno questo di buono che, se non amano lei, non amano
però nessun altro.
LILLIA
Già.
CAPITANO LOUSSY
E poi... sono sue. Ne fa quel che le pare. Vero? Le castiga, le bacia,
le porta a spasso... E poi, quando ne è stanca —
LILLIA
Le metto nell'armadio.
CAPITANO LOUSSY
ridendo
Brava! Ah, piccola Lillia, con le bambolette vive non si può far così.
LILLIA
ridendo
Oh — e perchè no?
CAPITANO LOUSSY
Le piacerebbe, se lei fosse, per esempio, una bambolina mia — ch'io la
mettessi nell'armadio?
LILLIA
dopo breve riflessione
No. Veramente, no. Tanto più...
CAPITANO LOUSSY
Tanto più?
Le prende la mano
LILLIA
Tanto più che in quell'armadio ci sono i ragni.
CAPITANO LOUSSY
ridendo
Lei è una deliziosa personcina. Permette ch'io baci la mano... a
Giovanna?
Lillia gli tende la mano della bambola, ch'egli bacia. Indi
saluta ed esce.
LILLIA
sola, guardando Giovanna
Ti ha baciato la mano. A me nessuno ha mai baciato la mano.
Si guarda in giro contemplando le bambole. Sta un momento
indecisa, poi, d'improvviso, va al caminetto e si guarda
nello specchio. In quell'atto è come la trasformazione
dalla bambina alla giovinetta.
ANNA
appare sulla porta con due bambole in braccio. Ha un velo
nero in testa, ed è seguita da varî bambini sorridenti. Tra
gli altri Pierino — 6 anni — che porta una piccola pala.
Siamo qui. Se non ti rincresce ho invitato anche Rina e Clelia e Lola
e Pierino... per la mesta cerimonia.
LILLIA
Che mesta cerimonia?
ANNA
Ma... il rogo... i funerali...
LILLIA
Oh, Anna!... Ma sono sciocchezze quelle! Sono proprio le bambinate che
Giorgio ci ha detto di non fare.
ANNA
delusa
Ma come? Hai cambiato tutto!... E allora?
LILLIA
Allora — regaliamo le bambole a questi piccoli. Non ti par meglio?
Le mette il braccio intorno al collo.
ANNA
con un po' di broncio
Se vuoi...
LILLIA
distribuendo le bambole
Tieni, Clelia! Ecco, Rina, questa è per te. Ti piace? Toh, Lola;
prenditi questa —
LOLA
additando Giovanna
Mi dài quella lì?
LILLIA
con un piccolo sospiro
No. Quella la terrò per ricordo... sempre. E Pierino?... Pierino, vieni
qua. Ecco: per te l'orsacchiotto. Sei contento?
PIERINO
scoppiando in pianto
No!
LILLIA
No!?... Cos'hai? Perchè piangi?
PIERINO
Perchè... mi piaceva di più... seppellirle!
Le bambine ridono.
LADY MARY
entrando
Via, via, figlioli.
a Lillia
Ho visto che torna tuo padre.
LILLIA
ad Anna
Conducili via.
Anna e i bambini escono.
Entra il Comandante.
Le due donne gli vanno incontro.
LADY MARY
E Giorgio? Dov'è?
IL COMANDANTE
Verrà più tardi. — È stato qui il capitano Loussy?
LILLIA
attaccandosi al braccio del padre
Sì. Tornerà. Ed è arrivato qualcun altro con lui... non so più chi...
LADY MARY
Ma dimmi di Giorgio. Non sei stato al Presidio con lui?
IL COMANDANTE
No. Sono sceso a metà strada. Giorgio ha proseguito solo.
LADY MARY
stupita
Come mai?
IL COMANDANTE
C'è stato un incidente alla cantoniera. Un fatto triste —
Siede pensieroso e turbato
LILLIA
gli s'inginocchia accanto
Cos'è stato?
IL COMANDANTE
Passando la cantoniera abbiamo udito delle grida. L'espresso — quello
che arriva dal Nord — spuntava dal _tunnel_. Mi volto, e vedo laggiù, a
cento metri, un bimbo — il bimbo del cantoniere — che si è arrampicato
su per la scarpata e si mette a giocare... sul binario!
LADY MARY
Mio Dio!
Lillia nasconde il viso.
IL COMANDANTE
Urliamo tutti. Ma il bimbo è troppo lontano — non ode. Allora la moglie
del cantoniere, come una pazza, si precipita allo scambio...
LADY MARY
Perchè — allo scambio?!
IL COMANDANTE
Certo con l'idea di far deviare l'espresso
le due donne ascoltano atterrite.
e mandarlo sul binario morto, tutto ingombro di vagoni. Era la
catastrofe inevitabile, atroce. Il cantoniere — ah, la faccia di
quell'uomo levata per un istante al cielo! — si getta sulla donna; e
là, allo scambio, i due lottano come forsennati... lei, per salvare la
sua creatura... lui, per salvare il treno.
Un silenzio angoscioso.
E il treno...
Una pausa.
... è passato.
Lascia cadere la fronte sulla mano.
LILLIA
quasi con un grido
E il bambino?
IL COMANDANTE
fa un gesto con la mano senza alzare la testa.
LILLIA
Ah, che orrore!
LADY MARY
dopo una pausa
Che atto magnifico ha compiuto quell'uomo!
LILLIA
Magnifico?!
IL COMANDANTE
alza il capo e guarda Lady Mary
È una grande parola la tua. Tanto più grande, perchè è una donna, e una
madre, che la pronuncia.
LADY MARY
Ma è una grande azione...
IL COMANDANTE
alzandosi
A tal punto grande, che... non so... se io al suo posto avrei trovato
la forza di compierla.
LILLIA
sdegnata e piangente
Ha lasciato uccidere il suo bambino!
LADY MARY
Ha fatto il suo dovere. Poteva egli forse mandare alla morte tutta
quella gente?
IL COMANDANTE
grave
È giusto.
LADY MARY
con impeto
Ma pensa, pensa se in quel treno ci fosse stato Giorgio!
IL COMANDANTE
Ah!... Ora comprendo il tuo fervore di ammirazione per quel gesto
— grandioso, se vuoi, ma terribile. Già; la morale delle donne... è
sempre un po' zoppicante.
accarezzandole il viso
Va, va! ti amo meglio così. Meno spartana, ma più donna.
LADY MARY
Sento che non vi dev'essere nulla per un uomo, al di sopra del suo
dovere.
con affettuosa ammirazione
Sei tu che da tanti anni me lo insegni!
LILLIA
Ma non pensi a quella povera donna?... Come deve piangere!...
Un silenzio.
LADY MARY
con un profondo sospiro.
Il destino della donna è il pianto.
Chinandosi sopra la figura accasciata del Comandante.
Se non fosse che Giorgio può tornare da un momento all'altro, andrei da
quegli sventurati; cercherei di confortarli...
IL COMANDANTE
Hai ragione; va. Giorgio non sarà qui così presto.
LADY MARY
Posso dire a quell'uomo che lo proporrai... non so... per una
ricompensa, per una medaglia...
IL COMANDANTE
amaramente
Sì, sì! La medaglia. La vecchia ricetta per i cuori spezzati.
LILLIA
Vengo con te, mamma.
Escono.
IL COMANDANTE
richiamando sua moglie
Mary!
Lady Mary ritorna.
Che nessuno mi disturbi quando verrà il capitano Loussy. Secondo le
notizie che mi porta, decideremo dell'avvenire.
LADY MARY
Alludi alla partenza mia e di Lillia?
IL COMANDANTE
con gravità
Sì.
LADY MARY
Harry! È inutile che tu ne parli. Se pensavo a partire, saremmo partite
con Giorgio. Io non ti lascerò... a meno che tu mi scacci...
IL COMANDANTE
Buona Mary!
Lady Mary esce.
Entra il capitano Loussy.
Saluta il Comandante.
IL COMANDANTE
Ah Loussy, bene arrivato.
Gli stringe la mano.
Ho saputo che eravate giunto. Ma mi è stato riferito che qualcun altro
era con voi.
CAPITANO LOUSSY
Difatti, Sir Geoffrey Harding — il fratello di Lord Carstairs — ha
fatto il viaggio con me.
IL COMANDANTE
Ah, il diplomatico umorista! Lo conosco.
con un sorrisetto amaro
È un mio vecchio amico!... E che cosa è venuto a fare qui?
CAPITANO LOUSSY
Non è che di passaggio; credo che vada in missione alle colonie
dell'Est. Qui non fa che una tappa di ventiquattr'ore. Verrà subito.
IL COMANDANTE
con aria seccata
Sta bene.
Siede allo scrittoio, ed apre i dispacci che Loussy gli
consegna.
E dunque? Quali notizie portate dal nostro vecchio paese? Che atmosfera
c'è nella capitale?
CAPITANO LOUSSY
La solita atmosfera. Molto movimento, molte chiacchiere, molto lusso...
IL COMANDANTE
alzando gli occhi dalle carte
Molto — lutto, avete detto?
CAPITANO LOUSSY
Sì. Molto lutto. — E molto lusso.
IL COMANDANTE
con profonda amarezza
Ah.
Un silenzio.
E Sua Eccellenza, come vi ha accolto?
CAPITANO LOUSSY
Bene. Benissimo. Era di buon umore. Mi fu doloroso turbare la sua
serenità.
IL COMANDANTE
La conosco la serenità di Lord Carstairs.
Una pausa.
Allora gli avete detto —
CAPITANO LOUSSY
Tutto, gli ho detto. Gli ho spiegato le gravi condizioni in cui ci
troviamo qui; l'imminenza, in caso di sorte avversa, dell'assedio della
piazzaforte; la necessità di provvedere, sia all'immediato sgombro
della popolazione civile, sia all'invio di forti quantità di viveri e
di rinforzi —
IL COMANDANTE
interrompendolo
Ecco Sir Geoffrey.
Entra Sir Geoffrey, uomo brioso ed elegante sulla
cinquantina.
Il Comandante gli va incontro.
SIR GEOFFREY
gli stringe la mano.
Oh, caro De Bels.
IL COMANDANTE
Non avrei mai pensato di vederti qui.
SIR GEOFFREY
sorridendo
E mi ci vedrai poco. Riparto subito. Non sono fatto io, per questi
paesi ancora elementari e primitivi. Lo dicevo qui al capitano; io, se
m'allontano di dieci chilometri da Piccadilly sono un uomo morto.
rivolgendosi gioviale al Comandante
Ti ricordi che anche quando eravamo all'università di Oxford...
IL COMANDANTE
serio
Quei giorni sono lontani. Sarà bene che parliamo del presente.
SIR GEOFFREY
volgendosi ridendo a Loussy
Ecco! Ecco l'uomo ferreo, l'uomo arcigno, che aborre le parole
superflue, le cose inutili, la conversazione amena...
IL COMANDANTE
Sì, sì. Questo non è il momento di conversazioni amene.
Congedando il capitano Loussy
Grazie, Loussy. Vi vedrò stasera.
Loussy saluta ed esce.
SIR GEOFFREY
Ma, buon De Bels, sei insopportabilmente truce.
IL COMANDANTE
Sono truci gli avvenimenti.
SIR GEOFFREY
Appunto, appunto per ciò, noi non dobbiamo esserlo. Più abbiamo
il tragico intorno a noi, e più il nostro spirito sente bisogno di
sollievo e di svago. Al teatro, per esempio...
Il Comandante si stringe nelle spalle con gesto seccato.
al teatro, io — dacchè il Grande Dramma della Guerra si svolge intorno
a noi — non vado più che per vedere le farse!... Se vedo annunciato
un dramma ci vado, sì; ma per zittire, per «beccare», per mugolare,
e volgere il dramma in farsa, se si può! Ma ti domando un po' se è
permesso straziare le nostre anime già straziate...
IL COMANDANTE
Se sei venuto qui in cerca di farse, torna pur via.
fissandolo con occhi lampeggianti, e puntando le due mani
sulla tavola
Qui non c'è che tristezza,
con crescente passione
qui abbiamo l'acqua alla gola —
SIR GEOFFREY
Uh! L'acqua alla gola! È strano come voi altri soldati siete sempre
inclini all'esagerazione e al pessimismo.
IL COMANDANTE
iroso
Noialtri soldati siamo anche più vicini alla... alla realtà delle cose.
SIR GEOFFREY
allegramente
Precisamente. E da vicino le cose si vedono male. Per avere una visione
esatta, bisogna vedere le cose molto da lontano!
ride
È vero o no? — Del resto, sta tranquillo; si provvederà.
accende una sigaretta
E poi, caro amico, perchè prendersela con me? Io sono qui come
semplice turista. Faccio un giro, _en amateur_, per le colonie. È a mio
fratello, il ministro, che bisogna rivolgersi.
IL COMANDANTE
Gli ho mandato un rapporto.
SIR GEOFFREY
Lo so, lo so. Mi ha anche detto che prenderà in seria considerazione
le tue vedute. Riguardo però all'idea di far evacuare la città, capirai
che non bisogna far le cose con precipitazione. Anche per non allarmare
il paese. Guai, mio caro, se si allarma il paese.
IL COMANDANTE
sdegnato
E non si potrebbe, una volta tanto, dire la verità al paese?
SIR GEOFFREY
Dire la verità al paese? Ah bella! La verità al paese!... Ma voialtri
avete una strana mentalità. Non vedete le cose che dal punto di vista
prettamente militare.
IL COMANDANTE
Mi pare che in tempo di guerra, il punto di vista militare...
SIR GEOFFREY
interrompendo allegro
... è pernicioso! Addirittura pernicioso!
ridendo
Ah, se si lasciasse fare la guerra... ai militari, poveri noi!
IL COMANDANTE
alzandosi
Tu ami scherzare.
andando vicino a Sir Geoffrey
Tu non comprendi, non vuoi comprendere, che qui siamo faccia a faccia
col disastro — e con la fame.
SIR GEOFFREY
impressionato
La fame? De Bels!
IL COMANDANTE
incalzante
In questi ultimi giorni le condizioni sono peggiorate. Dalla parte del
mare, il blocco si rinserra...
SIR GEOFFREY
vivamente
Ma le vie di terra sono aperte!
IL COMANDANTE
con veemenza
Quanto tempo resteranno aperte?
SIR GEOFFREY
Ma cosa dici? Non abbiamo i nostri vicini d'Oriente che —
Il Comandante lo guarda fisso senza rispondere.
Ma cosa pensi? Cosa temi? Tradimento da parte...
IL COMANDANTE
Non diciamo le parole grosse. Perchè tradimento? Basta un momento di
fiacchezza, di stanchezza, perchè il nemico ne approfitti per sfondare,
e circondarci.
SIR GEOFFREY
colpito
Ma c'è questo pericolo? Lo temi?
IL COMANDANTE
Sì. Ed è imminente.
Sulla soglia appare Lillia, un poco ansante.
LILLIA
Papà... papà! Passo entrare?
IL COMANDANTE
No. Ho detto che non voglio essere disturbato.
LILLIA
Va bene, papà. Allora... te lo dirò dopo...
avanzandosi trepida, in punta de' piedi
... che il bambino del cantoniere... si può salvare! Pensa, si può
salvare! Sei contento, papà?
Gli mette le braccia al collo.
IL COMANDANTE
carezzandole il viso
Sì, cara, sì.
SIR GEOFFREY
con ammirazione commossa
Tua figlia?
IL COMANDANTE
Sì.
Dal fondo entra Giorgio, rapido, con baldanza.
GIORGIO
Siamo pronti!
IL COMANDANTE
presentandolo a Sir Geoffrey
Ed ecco mio figlio.
SIR GEOFFREY
Ah?... mille felicitazioni.
Giorgio viene avanti e si pone a lato del padre.
IL COMANDANTE
con affettuoso orgoglio
Hai ragione di felicitarmi... È un bravo figliolo, che parte
volontario...
GIORGIO
guardando l'orologio che ha al polso
... tra venti minuti.
SIR GEOFFREY
Ho capito! Se è così, vi lascio.
al Comandante
Ti vedrò più tardi.
prendendogli con cordialità il braccio
Bada che ho preso una determinazione. Parlerò io stesso con mio
fratello. Dunque niente turismo, niente giro per le colonie! Quando tu
mi avrai dato tutti i ragguagli, tornerò a Londra e m'incaricherò io —
Basta. A più tardi.
IL COMANDANTE
dandogli una forte stretta di mano
Grazie.
Sir Geoffrey saluta ed esce.
GIORGIO
guardandosi in giro
E la mamma?
IL COMANDANTE
È andata alla cantoniera. Santa donna, il suo dolore per la tua
partenza non le impedisce di pensare anche alle sofferenze altrui. Ora
te la mando subito.
mettendogli affettuosamente una mano sulla spalla
Hai preparato tutto?
GIORGIO
Tutto.
Il Comandante esce.
Lillia, frattanto, ch'era uscita a sinistra, rientra
celando dietro di sè un gran mazzo di fiori.
LILLIA
Giorgio! È quasi ora!...
GIORGIO
Sì, sì; è ora. E tu,
alzandole il mento
savia, eh? M'hai promesso di mettere giudizio. Cos'hai lì? Cosa
nascondi?
Lillia alza il mazzo di fiori.
Oh Dio! sarebbero per me?
LILLIA
Sì.
GIORGIO
Devo fare il viaggio in Inghilterra con quel mazzo di fiori in mano?
LILLIA
poggiando il viso al braccio di lui
Mi sono alzata stamattina alle cinque per coglierli...
GIORGIO
Male. Era meglio se dormivi. E adesso, cosa fai? Piangi?
Prende il mazzo di fiori.
Dà qui, dà qui.
LILLIA
No, no; so che non ti piacciono. So che li getterai via appena sarai
nel treno...
GIORGIO
Niente affatto. Mi presenterò a Londra, al Comando, così...
LILLIA
interrompendo
No!
Riprende il mazzo e ne toglie un ramoscello di mughetto.
Tieni questo solo. Per ricordo di tua sorella Lillia.
GIORGIO
commosso
Dovunque io vada, lo terrò con me.
La bacia in fronte.
Lady Mary entra rapida.
GIORGIO
Ah mamma! Cara mamma!...
LADY MARY
Giorgio mio!
Lo abbraccia.
Quanto tempo hai ancora?
GIORGIO
Cinque minuti.
LADY MARY
Cinque minuti!... Mi pare che vorrei racchiudere in questi cinque
minuti tutto il mio amore per te! tutte le felicità che mi sono
sfuggite nei vent'anni beati in cui sei stato mio! Quante ore, quanti
giorni ho lasciato passare, quasi senza accorgermi della gioia di
averti vicino!... senza dirmi ad ogni istante: «Mio figlio è qui,
accanto a me!... Quando voglio, posso vederlo; quando lo chiamo mi
risponderà!»
GIORGIO
Anche da lontano, mamma, quando mi chiami... sappi che ti rispondo.
guardando dall'una all'altra delle due figure piangenti.
Mamma... Lillia... non piangete. Fa tanto male a chi parte, il pensiero
di lasciare la tristezza dietro di sè.
Mettendo il braccio intorno ad ognuna di loro
Qualcuno ha detto che le lagrime che si versano per il soldato lontano,
egli le sente. Nelle lunghe veglie della trincea, le sente cadere sul
suo cuore e spegnere tutte le fiamme del suo coraggio.
Volgendosi a Lillia
Non era una leggenda che il babbo ci narrò?
LILLIA
commossa
Sì.
GIORGIO
volgendosi alla madre e prendendole la mano
La sai, mamma, quella leggenda?
C'era una madre che per la partenza del suo figliolo piangeva giorno e
notte; nè si poteva consolare.
Suo figlio, lontano, sentiva scorrere quel pianto; e perchè non si
perdessero le care lagrime materne, egli le raccoglieva tutte nel suo
cuore.
Ma quando fu l'ora di scagliarsi contro il nemico, quel soldato
non potè slanciarsi con gli altri all'assalto e alla vittoria. Sai
perchè?... Perchè portava nel suo cuore il peso di tutte quelle
lagrime!
LADY MARY
alzando gli occhi a lui
Giorgio! Hai ragione.
con sùbita risolutezza
Non piangerò.
GIORGIO
Brava, mamma!... Ah, lascia ch'io ti guardi bene!... Ch'io ti porti via
nella memoria, così — coraggiosa e sorridente!
Sulla soglia è apparso il Comandante.
IL COMANDANTE
Andiamo, Giorgio! È ora.
LADY MARY
a suo figlio
Va!
con fiero gesto
Dio t'accompagni.
Giorgio la bacia.
Indi si china a baciare anche Lillia.
Con un ultimo sguardo alla madre, esce rapido.
Le due donne vorrebbero seguirlo, ma il Comandante con un
gesto le trattiene. Indi segue suo figlio.
Lillia si slancia avanti d'un passo e sventola il
fazzoletto.
Lady Mary, ritta sulla soglia, alza la mano in un gesto
solenne di benedizione. Così rimane immobile, mentre cala
lentamente il sipario.
FINE DEL PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
La stessa scena, sei mesi più tardi, nella città assediata.
Disordine e squallore.
Le pareti coperte di carte, di piante topografiche, ecc.
Nello sfondo paesaggio invernale, grigiastro e tetro.
Il Comandante affondato in una poltrona, come vinto da
profondo abbattimento, riposa.
ATTO SECONDO
LADY MARY
entra portando un vassoio; la segue Lillia.
Non svegliarlo!
LILLIA
Povero papà! Come par triste!
LADY MARY
deponendo il vassoio sul caminetto a sinistra, e
abbattendosi col volto nascosto tra le mani
Cosa sarà di noi! Ah, se fossimo partite con le Farrell!... Almeno
fossi partita tu? Saperti in salvo...
LILLIA
Zitta, che lo svegli!
IL COMANDANTE
destandosi
Che c'è?
LADY MARY
Ti abbiamo portato il thè.
IL COMANDANTE
Non voglio thè.
LILLIA
quasi piangendo
Ma papà... vuoi ammalarti? Non mangi più niente...
IL COMANDANTE
facendole una carezza
Ho tanti pensieri...
LILLIA
E quando si hanno tanti pensieri bisogna mangiare.
LADY MARY
Ci rendi assai tristi!...
IL COMANDANTE
Basta. Lasciatemi solo.
LADY MARY
Ma un po' di thè —
IL COMANDANTE
con scatto iroso addita la porta.
Le donne si ritirano a capo basso.
Mary... Lillia...
Esse tornano indietro.
IL COMANDANTE
le guarda, le abbraccia.
Cos'ho fatto! Cosa ho fatto! Non dovevo lasciarvi star qui... Ero un
pazzo, ero un delinquente...
LADY MARY
Ma perchè? Se siamo così felici di condividere le tue sofferenze.
LILLIA
Non credere che abbiamo paura. Di nulla, di nulla abbiamo paura, poichè
siamo con te.
Si batte alla porta.
IL COMANDANTE
Avanti.
Entrano il capitano Loussy e il professor Aubrey Russell,
seguiti da due soldati, uno dei quali porta un rotolo di
carta.
IL COMANDANTE
Ah! Loussy!... Ebbene?
CAPITANO LOUSSY
presentando Russell
Il professore Aubrey Russell, matematico, che mi ha aiutato a compilare
il documento —
IL COMANDANTE
Quel diagramma è fatto?
CAPITANO LOUSSY
Sì, signor Comandante.
IL COMANDANTE
volgendosi a Russell
E il risultato?
AUBREY RUSSELL
È grave.
Un silenzio.
Desidera vederlo subito?
IL COMANDANTE
Subito!
AUBREY RUSSELL
dà ordini ai soldati di attaccare la carta alla parete.
Essi l'affissano nel centro, in fondo; a destra della porta
vetrata d'ingresso.
IL COMANDANTE
volgendosi alle donne
Allora —
LADY MARY
supplichevole
Lasciaci star qui!
IL COMANDANTE
esita. Quindi subitamente deciso
Ebbene — restate. Tanto, ormai...
Fa un gesto di desolazione. Lady Mary e Lillia vanno a
sedersi in un angolo della stanza.
AUBREY RUSSELL
indicando la carta che i soldati hanno attaccato alla
parete
Ecco, Comandante.
A un cenno del capitano Loussy i soldati salutano ed
escono.
IL COMANDANTE
aggrottando le ciglia
Spiegatemi un po' —
[Illustrazione: LINEA A. Scala minima di razioni necessarie
alla Guarnigione e alla Popolazione civile per poter
combattere e lavorare.
LINEA B. Scala minima di razioni necessarie alla Guarnigione
e alla Popolazione per poter sussistere, senza combattere e
senza lavorare.
LINEA C. Scala minima di razioni necessarie alla sussistenza
della sola Guarnigione.]
_NOTA_ — Per i dettagli del diagramma i miei ringraziamenti sono dovuti
allo scrittore militare inglese «Ole Luk-oie».
_N. dell'A._
AUBREY RUSSELL
Le cifre riguardo agli approvvigionamenti le ho avute esattissime
dall'ispettore dei consumi; quelle della popolazione me le ha date il
maresciallo. Queste linee orizzontali...
indicando le linee da sinistra a destra sul diagramma
sarebbero la scala dei viveri. Queste, verticali, la scala del tempo.
Da oggi, vede?