Fattesi dall'un canto e dall'altro tutte queste cortesie dicevoli alla

pace, si pose tosto mano alle orribilità della guerra. Era fin là Elliot

stato quasi inoperoso a rimirare i preparamenti degli alleati, e veduto,

ch'ebbe spuntare nel porto di Algesiras quelle enormi moli delle

batterie galleggianti, se nulla rimesse della sua costanza, fu nondimeno

commosso a non poca maraviglia. E non sapendo quale avesse ad essere

l'effetto loro, molto se ne stava dubbio e sospeso. Faceva però da parte

sua tutti quegli apparecchj, che per un uomo prudentissimo si potevano

fare, e di tutte quelle difese si forniva, che meglio credeva, fossero

atte a potere l'impeto loro frastornare. E tanto ei si confidava nella

fortezza del luogo, e nella virtù de' suoi, che in niun modo dubitava

del finale esito della contesa. Per dimostrar poi al nemico, che egli

era vivo, invece di aspettar l'assalto si recò in sull'assaltare.

Avevano gli assedianti, con incredibile celerità lavorando, condotto a

perfezione le trincee dalla parte di terra, e già molto si avvicinavano

alle falde della Rocca. Volle Elliot pruovarsi, se le potesse guastare.

Perciò la mattina degli otto settembre ei piovve contro di quelle una sì

sfolgorata quantità di palle roventi, di bombe, e di carcasse, che fu

cosa maravigliosa. Alle dieci già la batteria detta di Maoone era tutta

in fiamme; i magazzini, i carretti dei cannoni, gli assiti delle loro

piazzuole, ed i gabbioni in più di cinquanta luoghi, spaventevole

spettacolo, ardevano. Le traverse, massime sulla punta orientale della

circonvallazione, il parapetto, le trincee furono in gran parte

distrutte. E non fu senza gran fatica, e grave perdita di soldati, che

venne fatto agli assedianti di spegnere il fuoco, e d'impedire la totale

rovina delle opere loro. Si risentì il duca di Crillon gravemente, e

l'indomani, risarciti avendo la notte con prestezza maravigliosa i

danni, fe' scoprire tutte le sue batterie, ch'erano cento novantatre

bocche da fuoco, e battè con inestimabile furia le fortificazioni

degl'Inglesi, così quelle della montagna, come quelle di sotto. Nello

stesso tempo una parte della flotta, giovandosi di un favorevole vento,

e lentamente movendosi, andò traendo contro il nuovo molo, ed i bastioni

vicini; poscia non fu sì tosto arrivata alla punta d'Europa, che ivi

schieratasi in ordinanza diè una feroce stretta alle batterie, che la

difendevano. Ma poco nocumento provarono da tante, e sì furiose

battaglie gli assediati. Succedè per pochi dì un silenzio di guerra, il

quale doveva per una sanguinosa battaglia rompersi. Era il giorno

tredici di settembre destinato dai cieli ad una fazione, della quale non

si legge nelle storie nè la più aspra pel valore dimostrato da ambe le

parti, nè la più singolare per la qualità delle armi, nè la più

terribile, mentre durava, nè la più gloriosa per la umanità mostrata dai

vincitori dopo l'evento. Essendo già la stagione divenuta tarda, e

temendo i confederati, che l'Howe, il quale si avvicinava, non riuscisse

a rinfrescar la Fortezza, si risolvettero a non mettere più tempo in

mezzo per mandar ad effetto quell'assalto, che avevano in animo di

darle. Era il disegno loro, che e le batterie di terra, e le

galleggianti, e la flotta, e le piatte armate, fulminassero tutte al

medesimo tempo la piazza. Avevano di modo ordinato la cosa, che mentre

dal campo di San Rocco si traesse furiosamente contro gli assediati in

arcata, acciò le palle di rimbalzo e di rimando non gli lasciassero

stare ai posti loro, le batterie galleggianti andassero ad arringarsi

lungo il muro, che fronteggia il golfo, distendendosi dal molo vecchio

sino al nuovo. In questo mezzo le piatte, o sia le barche armate di

cannoni e di bombarde, postesi alle due ali della fila di queste

batterie galleggianti, dovevano tirar di fianco contro le batterie

inglesi, le quali difendevano quelle fortificazioni, che sono a riva il

mare. L'armata intanto, aggirandosi qua e là, avrebbe questa, o quella

parte noiato, secondochè pei venti, e per le circostanze della battaglia

si sarebbe potuto più convenientemente eseguire. In cotal modo in uno e

medesimo punto quattrocento bocche da fuoco, senza far conto delle

artiglierie dell'armata, avrebbero battuto la piazza. Dal canto suo

aveva Elliot ogni cosa preparato alla difesa necessaria. Erano i soldati

alle guardie loro, gli artiglieri colle corde accese presso i cannoni;

ed un numero maraviglioso di fornaci ardevano per infuocare le palle.

Alle sette della mattina le dieci batterie galleggianti condotte da Don

Moreno si muovevano. Alle nove arrivavano, e parallele si attelavano

alle mura della Fortezza, comprendendo lo spazio dal vecchio al nuovo

molo. La capitana di Don Moreno si pose a fronte del bastione del Re;

poscia a diritta, ed a stanca della medesima si arringarono le altre con

grandi ed ordine e costanza. S'incominciò allora da ambe le parti a por

mano allo sparar delle artiglierie con uno schianto, ed un romore

orrendo. Dalla terra, dal mare, dalla roccia fioccavano a copia le

palle, le bombe, le carcasse; ma terribil era soprattutto l'effetto

delle palle roventi, delle quali sì spessa grandine saettò Elliot, che

parve a tutti, ed ai nemici stessi cosa maravigliosa. E siccome le

batterie galleggianti erano quelle delle quali come di cosa nuova, e non

bene conosciuta stavano gli assediati in maggiore apprensione, così

contro di queste, come ad un comune bersaglio dirizzavano essi la mira

dei colpi loro. Ma queste, tal era l'eccellenza della costruzione loro,

non solo efficacemente resistevano, ma rendendo fuoco per fuoco, furia

per furia, già avevano non poco danno operato nelle mura del vecchio

molo. Folgoravano con eguale forza e assediati e assedianti, e stette un

pezzo dubbia la vittoria. Infine verso le tre ore meriggiane certi

fumaiuoli si scopersero sopra il tetto delle due batterie galleggianti

la Pastora, e la Tagliapiedra. Questi erano causati da alcune palle

roventi, che penetrate molto indentro nelle pareti, non avevano potuto

essere spente dal versamento dell'acqua fatto dagli artifiziali

doccioni, ed avevano alle vicine parti il fuoco appiccato. Questo

covando, ed appoco appoco serpeggiando, continuamente si allargava.

Vedevansi allora acquaiuoli, i quali con non poca prestezza, ed evidente

pericolo della vita loro operando, si affaticavano in versar acqua nelle

buche fatte dalle palle, per ispegnervi il distendentesi fuoco. Tra per

l'opera loro, e per l'effetto dei sifoni, tanto si contenne il medesimo,

che le batterie continuarono a stare, ed a trarre sino alla sera. Quando

poi incominciava ad annottare, era l'incendio sì cresciuto, che non solo

era molta la confusione in esse, ma ancora il disordine si era in tutta

la fila sparso. Allora, rallentandosi notabilmente il loro trarre,

quello della Fortezza venne a sopravanzare. Elliot sempre più

s'infiammava nella battaglia, e spesseggiava co' tiri. Si continuò a

scaricar tutta la notte. La mattina ad un'ora le due batterie ardevano.

Le altre parimente, o per l'effetto delle palle roventi, o perchè gli

Spagnuoli, come scrissero, disperati di poterle salvare, avessero a

bella posta appiccato il fuoco, erano in fiamme. Ora il perturbamento, e

la disperazione apparivano grandi. Facevano gli Spagnuoli ogni momento

segnali, e specialmente mandavano all'aria spessi razzi per implorar dai

compagni loro soccorso. Si spiccavano allora dalla flotta i battelli, e

venivano intorno alle brucianti macchine a raccorre i loro. Ciò facevano

con mirabile intrepidezza, ma con grandissimo pericolo. Imperciocchè non

solo erano esposti all'infinita moltitudine delle palle, delle bombe, e

delle carcasse, che vibravano gli assediati, i quali, essendo l'aria

rischiarata dalle larghe fiamme, traevano colpi aggiustati, ma ancora al

pericolo delle ardenti navi, piene, com'esse erano, di ogni sorta di

stromenti di morte. Nissuno pensi, che mai più miserando, o più

spaventevole spettacolo si sia offerto agli occhi de' mortali di questo

per la lontana oscurità della notte, pel vicino chiarore dell'incendio,

pel rintuonar orrendo delle artiglierie, per le grida dei disperati, e

dei moribondi. Venne ad accrescere terrore alla cosa, e ad interrompere

la pietosa opera dei soccorritori il capitano Curtis, uomo di non poca

perizia nelle faccende di mare, e di smisurato ardire. Governava questi

dodici piatte, ciascuna delle quali portava in prua un cannone di

diciotto, o di ventiquattro. Ell'erano state costrutte a bella posta per

contrastare alle piatte spagnuole. Il loro trarre a pelo d'acqua, e la

mira ferma erano causa, che facessero grandissimo effetto. Curtis le

ordinò di modo, che ferivano di fianco la fila delle galleggianti. Da

ciò ne nacque, che diventò oltre ogni dire degna di compassione la

condizione degli Spagnuoli. Le piatte loro non s'ardivano più

avvicinarsi, e furono costretti ad abbandonar le stupende navi loro alle

fiamme, ed i compagni o ad una certa morte, od alla mercè di un nemico

attizzato dalla battaglia. Parecchj battelli, e barche affondarono.

Altre allontanandosi scamparono. Alcune feluche si appiattarono la

notte; ma, spuntata l'alba, prese a bersaglio dagl'Inglesi, si

arrendettero. Se stato era terribile lo spettacolo della notte, non fu

meno compassionevole quello, che si scoperse agli occhi dei circostanti

in sullo schiarir del nuovo dì. Uomini disperati, che in mezzo alle

fiamme chiedevano pietà. Altri scampati al fuoco andavano vagando per le

acque con non minor pericolo della vita loro. Di questi alcuni vicini ad

affogare cercavano di aggrapparsi colle tremanti mani alle abbronzate,

od ardenti navi; altri afferrato avendo le nuotanti tavole, o travi

delle guastate navi a quelle fermamente, come all'ultima speranza,

ch'era rimasta loro, si attenevano; e tuttavia ad alta voce gridavano

aiuto verso i soprastanti vincitori. Questi, tocchi dalla infinita

miserabilità del caso, e dalla propria umanità mossi, dall'ire

temperandosi, cessarono del tutto lo sparare; e furono come animosi

nella battaglia, così misericordiosi dopo la vittoria. Nel che tanto più

sono degni di lode da stimarsi, che non potevano soccorrere ai vinti

senza evidente pericolo loro. In ciò dimostrossi il capitano Curtis

piuttosto singolare, che raro, tanta essendo stata l'attività sua, che

parve più desideroso di salvare la vita altrui, che di conservare la

propria. S'aggirava colle sue piatte intorno le fiammanti navi, e

coloro, ch'erano prossimi ad essere o ingoiati dalle acque, o arsi dal

fuoco, raccoglieva e ristorava. Fu visto ancora salir egli stesso sulle

navi infuocate, e colle sue proprie mani trarre di mezzo le fiamme gli

atterriti e ringrazianti nemici. Intanto ad ogni tratto correva pericolo

di essere morto. Poichè ora scoppiavano i magazzini di polvere, ed ora

le artiglierie di per sè stesse si scaricavano a misura, che il fuoco

arrivava a toccar quelli, o ad aver riscaldato queste. Parecchj de' suoi

furono in tal guisa o morti, o sconciamente sgabellati. Accadde ancora,

che avendo egli troppo vicino accostato la sua nave ad una di quelle,

che ardevano, scoppiando questa ad un tratto, ne fu vicino a perdere la

vita. Meglio di quattrocento alleati furono dagli sforzi di Curtis da

inevitabile morte riscattati. Ciò non di manco i morti in tutto questo

fatto, tra Francesi e Spagnuoli, varcarono quindici centinaia. I feriti,

che vennero in mano dei vincitori, furono negli ospedali della Fortezza

trasportati; e quivi umanissimamente trattati. Nove batterie

galleggianti arsero, o per l'effetto delle palle arroventite, o per

opera degli Spagnuoli. La decima, caduta in poter degl'Inglesi, fu arsa

da questi, perchè non la poterono dall'incendio, che già sopravanzava,

preservare. La perdita degl'Inglesi non fu di molto momento, non avendo

avuto dai nove di agosto in poi più di sessantacinque morti e 388

feriti. Fu altresì leggiero il guasto fatto nelle fortificazioni, e

tale, che non diè luogo ad alcuna apprensione per l'avvenire. Di tal

maniera fu la vittoria acquistata con eterna sua laude da Elliot, e dal

presidio di Gibilterra. Tutti i tesori, che il Re Cattolico aveva con

infinita larghezza spesi nella construzione di quelle maravigliose moli,

la pazienza, e la virtù de' suoi soldati, il valore, e la baldanza dei

Francesi furono indarno. Quantunque non si possa di certo affermare, che

coi preparati mezzi, quando anche stati fossero con tutta la efficacia,

e secondo la intenzione dei capitani diligentemente usati, si fosse

potuto la Fortezza espugnare, pare però, che in tutto il corso di questa

bisogna abbiano i confederati commesso più errori di non poco momento. E

prima di tutto l'avere per le narrate cagioni precipitato gl'indugi, e

voluto dar di presente la battaglia, fu causa, che d'Arçon non ebbe

potuto a quella perfezione le sue macchine condurre, che avrebbe

desiderato. Imperciocchè pignendo, e ripignendo gli stantuffi delle

trombe, si era egli accorto, che l'acqua dei doccioni trapelava, e si

spandeva internamente sulle vicine parti con pericolo di bagnar le

polveri, e renderle inabili all'accendersi. Avrebbe trovato rimedio a

quest'inconveniente, ma gli fu tronco il tempo per la pressa, che si

ebbe. Quindi i doccioni interiori furono turati, e solo lasciati aperti

gli esteriori, i quali furono insufficiente riparo contro l'ardor delle

palle. Fu anche sì presto l'ordine mandato a Don Moreno, perchè dalla

punta di Maiorca, dove si trovava colle sue batterie, si recasse

immediatamente all'assalto, che non potè farle sorgere presso il vecchio

molo, com'era il disegno, donde avrebbe potuto e maggiormente esso molo

danneggiare, e ritirarsi agevolmente indietro, ove lo avesse giudicato

necessario. Andò invece a gettar le ancore nel miluogo tra il vecchio ed

il nuovo molo. Nè le piatte degli Spagnuoli furono di quella utilità,

che si aspettava, o impedite dal vento contrario, come essi scrivono,

ovverochè, vista quella inescogitabile tempesta di tante maniere

d'istromenti di morte, che mandava e rimandava la Fortezza, non si siano

ardite. Da una o due in fuori, nissuna pigliò il posto, nè trasse. La

stessa grossa armata se ne stette pressochè inoperosa, ossiachè il vento

le fosse contrario, o che vi siano state gelosie tra i capitani di

terra, e quei di mare. Nè le batterie del campo di San Rocco, quale di

ciò sia stata la cagione, tutta quella opera diedero, che avrebbero

potuto dare. Trassero pochi colpi, e quasi tutti orizzontali, pochissimi

in arcata, comechè dalle circostanze del fatto fosse chiaro, che maggior

fondamento si doveva fare nelle palle di rimbalzo, che nelle dirette. Da

tutte queste cose ne conseguitò, che i soldati della guernigione, invece

di essere sopraffatti dalla moltitudine dei tiri, ed in tale modo

aggirati, che non sapessero a qual parte volgersi, ebbero la maggior

parte facoltà di recarsi a ministrar le artiglierie, che fronteggiavano

le batterie galleggianti, e queste con insuperabile energia sbattere,

sconquassare e distruggere. Per tali cause fu guasto il più generoso, e

meglio ordito disegno, che fosse da lungo tempo nella mente degli uomini

caduto, furono rotte le più belle speranze, e nacque una opinione, che

quella rocca di Gibilterra, la quale già era giudicata fortissima, fosse

del tutto inespugnabile.

Ora era ridotta nei confederati tutta la speranza del vincere la

Fortezza in sull'assedio, giacchè per assalto ciò avevano tentato

invano, dandosi a credere di poter colla fame conseguire quello, che

colla forza delle armi non avevano potuto. Per ottener questo fine egli

era necessario d'impedire, che Howe, il quale di breve si aspettava, non

riuscisse a far entrare nuova scorta nella piazza. Si erano perciò i

confederati posti nel golfo di Gibilterra con un'armata di circa

cinquanta navi d'alto bordo, tra le quali se ne annoveravano cinque di

110 cannoni, ed un'altra detta la Trinità di 112. Intendevano di

combattere colle grosse l'armata inglese, quando arrivasse, e colle

sottili di dar la caccia alle annonarie, e l'una dopo l'altra

arraffarle. Perchè invece di andare ad incontrare il nemico nell'alto

mare presso il Capo di Santa Maria, dove prevalendo di numero di navi

avrebbero potuto con somma utilità spiegar l'ordinanza loro, abbiano

piuttosto eletto di aspettarlo in uno stretto golfo, in cui la

moltitudine delle proprie navi sarebbe stata più d'impaccio, che di

giovamento, noi non abbiamo saputo spiare. E' pare, che il Re di Spagna

medesimo, il quale sempre infiammatissimo nel desiderio di conquistar

Gibilterra, andava dì e notte di quest'impresa mulinando, abbia così

ordinato. Veleggiava intanto Howe per l'Atlantico alla volta della

Fortezza, non peraltro con quella velocità, colla quale avrebbe

desiderato; perciocchè i venti contrarj il ritardavano. Dai quali indugi

era egli grandemente vessato pel timore, che si approssimasse la

Fortezza alla dedizione, e che il soccorso arrivasse troppo tardi. Ma

non fu sì tosto giunto sulle coste del Portogallo, che gli pervennero le

novelle della vittoria d'Elliot. Dalle quali riconfortato sperò di poter

più facilmente il disegno suo trarre ad esecuzione, credendo che i

nemici, dopo tanta perdita venuti dimessi, non fossero, come prima,

abili a contrastarglielo. Pervenuto vicino allo Stretto, una furiosa

tempesta gli conquassava le navi; ma ciò con poco danno loro. Bene fu

grande quello, che ne ricevettero gli alleati nel porto d'Algesiras. Una

delle loro andò a traverso presso la città stessa di questo nome;

un'altra fu tratta dalla forza del vento sotto le mura di Gibilterra,

dove venne in potestà del presidio. Due furono a viva forza spinte nel

Mediterraneo; parecchie altre furono sconcie e sfesse grandemente in

varie parti. La mattina seguente l'armata inglese entrava nello Stretto

ordinata in battaglia con un vento di scirocco. Fatto notte, si trovò

rimpetto il golfo di Gibilterra. Ma essendosi il vento abbonacciato, e

volto a ponente, solo quattro delle annonarie poterono nel porto di

quella città approdare. Le altre coll'armata furono dalle correnti

trasportate nel Mediterraneo. Seguitarono gli alleati con tutta l'armata

loro. Ma ossiachè le bonacce ed un annebbiamento che sopravvennero,

glielo impedissero, o che veramente l'intento loro non fosse di volerne

venire ad una battaglia giusta, se non avvantaggiatissimi, si

ristettero. Per la qual cosa l'ammiraglio Howe maestrevolmente usando un

levante, che in quell'ora, cominciò forte a soffiare, rientrò nello

Stretto, e tutte le sue annonarie fe' entrare nel porto di Gibilterra.

In questo mezzo l'armata inglese si era arringata alla bocca dello

Stretto verso il Mediterraneo tra le due opposte rive d'Europa e di

Ceuta. Sopraggiungeva a piene vele l'armata de' confederati. Ma Howe

andò considerando, che, poichè si era il vettovagliamento della Fortezza

effettuato, il quale era il principal fine dell'incumbenza, che gli era

stata data, e la totale conclusione dell'opera, sarebbe stato soverchio

consiglio il porsi al rischio di una campale battaglia, massime

prevalendo il nemico di forze, ed in luogo, dove per la vicinità delle

coste nemiche una disfatta avrebbe un intiero sterminio della sua armata

partorito. Nè gli sfuggì il pensiero, che, se la battaglia non si

potesse schivare, sarebbe stato miglior partito il farla in luogo

aperto, dove volteggiandosi avrebbe potuto combatterla alla larga,

piuttosto che in istretto, dove sarebbe stata di necessità terminativa.

Per le quali cagioni, volendo recarsi in luogo, dove la qualità del sito

non facesse inferiori le sue condizioni, date le vele al favorevole

vento, attraversò di nuovo lo Stretto, e se ne tornò nell'Atlantico. Lo

seguitarono gli alleati, ma peraltro non con tutta l'armata. Perciocchè

dodici vascelli de' più grossi per esser tardi all'abbrivo erano rimasti

indietro. Ne accadde tra le due vanguardia e retroguardia nemiche una

assai aspra, ma però lontana affrontata, per la quale nulla si giudicò,

se non che alcune navi ricevettero grave danno da ambe le parti. Si

allargarono poscia gl'Inglesi, le navi dei quali erano più veloci, sì

fattamente, che gli alleati, perduta ogni speranza di raggiugnerli,

andarono a dar fondo nel porto di Cadice. Howe, mandate otto delle sue

navi alle Indie occidentali, e sei sulle coste d'Irlanda, se ne tornò

colle rimanenti a Portsmouth. In tal modo e per l'avuta vittoria, e pel

rinfrescamento della vettovaglia, le cose di Gibilterra furono poste in

sicuro stato con molta gloria degl'Inglesi, e non senza biasimo degli

alleati, i quali presso quelle mura sfallirono parte per precipitazione,

parte per iscordo, e nell'aperto mare parte per la contrarietà de'

tempi, parte per mancanza d'ardire. Imperocchè la prepotenza delle forze

loro navali tanto in questa ultima, quanto nelle precedenti fazioni

sulle coste della Gran-Brettagna riuscì piuttosto di vana mostra, che

d'effettivo danno al comune nemico. Ma se in tutto il corso della guerra

eglino alle giudicate battaglie tra armata ed armata, o si ristettero, o

furono disfatti, o al più combatterono con egualità di fortuna, negli

affronti particolari, che non di rado tra nave e nave intervennero, e

nel presente, e nei varcati anni, tanto ardire, e sì fatta perizia delle

cose marinaresche dimostrarono, massimamente i Francesi, che

combatterono sempre onorevolmente, spesso felicemente. Dei quali

effetti, quali ne siano state le cagioni, noi lasceremo a coloro, che

più di noi sanno di guerra e di marineria, giudicare.

Dalle fazioni di tanto momento, che siamo andati sì nel presente, che

nel precedente libro delineando, ne nacque in tutti i potentati

guerreggianti non solo un acceso desiderio, ma ancora un'espressa

volontà di por fine alla guerra. Tutti speravano, che si sarebbe dato

fra breve alle cose universali onesta forma. La guerra, ch'era in piè

già da tanti anni senza aver prodotto frutto alcuno di momento, e la

cattività incontrata sotto le mura di Jork-town da tutto quell'esercito,

che aveva militato sotto l'imperio del conte di Cornwallis, avevano i

ministri britannici persuaso che il ridurre gli Americani a soggezione

per la forza dell'armi era cosa oramai impossibile diventata. I maneggi

poi posti in opera, per dividergli tra di loro o dagli alleati, non

avevano partorito migliori frutti, che le armi. Da un'altra parte le

vittorie di Rodney, e d'Elliot non solo avevano assicurato e le ricche

isole delle Antille, e quel principale propugnacolo di Gibilterra, ma

ancora posto in salvo l'onore della Gran-Brettagna, di manierachè poteva

ella, dal capitolo dell'independenza degli Stati Uniti in fuora, che

l'era forza riconoscere, intorno tutti gli altri con egualità di

condizioni co' suoi nemici negoziare; perchè ed aveva vinto la guerra di

Gibilterra, e tenuto la fortuna in bilico nei mari d'Europa, e prevalso

in quei delle Antille; e se nei medesimi aveva fatto notabili perdite,

aveva peranco acquistato l'isola di Santa Lucia, tanto importante per la

fortezza de' luoghi, per la bontà de' suoi porti, e per l'opportunità

del suo sito. E quantunque essa non potesse giudicarsi giusto compenso

alla perdita della Domenica, di Tobago e di San Cristoforo, s'era

nonostante l'Inghilterra talmente avvantaggiata nelle orientali Indie,

che più recava per questo conto nel comune negoziato, che la Francia non

poteva. Oltre a ciò il debito pubblico di lei era diventato enorme, e

tuttavia ogni giorno ne diventava di vantaggio. Il popolo desiderava,

che si aprisse qualche adito alla pace, e già diceva sinistre parole

sopra la prolungazione della guerra. I ministri stessi, i quali sì

grandi repetj avuto avevano cogli antecessori loro intorno l'ostinazione

di quelli a volerla continuare, sia perchè i bisogni dello Stato così

richiedevano, sia perchè ancora non volevano quel biasimo riportare essi

stessi, del quale avevano gli altri accusati, desideravano la pace.

Imperocchè quantunque fosse in immatura età, e con dolore di tutti i

buoni morto il marchese di Rockingham, il qual era quegli, che

timoneggiava tutto, e Fox avesse rassegnato l'uffizio, e che in luogo

del primo stato fosse surrogato il conte di Shelburne, e del secondo

Guglielmo Pitt, figliuolo che fu del conte di Chatam, l'uno e l'altro

consenzienti all'independenza dell'America più per necessità, che per

elezione, ciò nulladimeno i più dei ministri erano di quelli, che prima

la rivocazione delle rigorose leggi contro l'America fatte, poscia il

primaticcio riconoscimento della independenza avevano in cospetto del

Parlamento con parole non men ornate, che instanti voluto persuadere.

Per le quali cose tutte avevano essi a buon'ora mandato a Parigi

Grenville, perchè tentasse il guado, acciocchè i plenipotenziarj, che

venissero dopo, avessero causa di deliberare più prontamente. Poco

poscia spacciarono nella medesima città per quest'istesso oggetto di

trattare il negozio della pace due plenipotenziarj Fitz-Herbert, e

Oswald, ai quali non fu necessario usare molta diligenza per chiarirsi

della inclinazione del governo di Francia. Già vi erano anche convenuti

i plenipotenziarj degli Stati Uniti Giovanni Adams, Beniamino Franklin,

Giovanni Jay ed Enrico Laurens, il quale uscito dalla Torre di Londra

era stato in sua libertà lasciato.

Se grande era il desiderio della pace che si aveva in Inghilterra, non

si desiderava ella meno in Francia sia dai popoli, sia da coloro, i

quali reggevano lo Stato. Aveva questa conseguìto ciò che sopra ogni

cosa aveva desiderato, vogliam dire la separazione delle colonie inglesi

dalla metropoli loro, poichè i ministri britannici offerivano in primo

luogo di volere l'independenza degli Stati Uniti riconoscere; il quale

oggetto era da parte della Francia il principale, anzi il solo fine, che

confessato fosse della guerra. Rispetto poi alle cose delle Antille,

oltrechè le fazioni, che si erano avute in animo di fare, erano

piuttosto in vantaggio particolare, e per conto della Spagna, che della

Francia, la sconfitta dei dodici aprile aveva e guasti tutti i disegni,

e troncate tutte le speranze. Nè si poteva aspettare, si facessero

maggiori frutti nei mari d'Europa; poichè già da tanti anni indietro non

se n'era fatto nissuno, che di qualche momento fosse alla somma delle

cose. Le perdite finalmente delle orientali Indie si potevano colle

vincite fatte nelle occidentali compensare. Quindi è che la Francia, e

poteva con egualità di condizioni trattare rispetto agli accidenti della

guerra, e con onorata superiorità rispetto alla sostanza stessa della

medesima, che era l'independenza degli Stati Uniti. Ma oltre tutte le

narrate cagioni, altre se ne avevano in Francia, perchè vi si

anteponesse una pronta pace alla continuazione di una lunga guerra. Era

la Camera pubblica ridotta a mal termine, e nonostanti i buoni ordini,

che dai presenti ministri vi erano stati introdotti, e l'economia nuova

che in tutte le parti del governo aveva prevaluto, non era quella a gran

pezza sufficiente a poter bastare contro le esorbitanti spese della

guerra. Si metteva ciascun anno più a uscita, che ad entrata; ed il

pubblico debito vieppiù s'ingrossava. S'erano in questa guerra spesi

tesori inestimabili. Imperciocchè e si era esercitata in lontanissime

contrade, e fu mestiero di ristorar la marineria, e le provvisioni con

gran giattura del pubblico erario spesso state dalle flotte inglesi

intraprese. Gli Americani poi oltre modo lenti al pagar le tasse, ed

inabili di per sè stessi a sopportare il peso di tanta guerra, facevano

ogni giorno una gran calca alla Francia, perchè di nuovi denari gli

accomodasse. Il che avevano ottenuto; poichè oltre un milione di lire di

tornesi, che accattato avevano dagli appaltatori generali di Francia, ed

oltre le somme accattate in Olanda, per le quali la Francia era entrata

mallevadrice, avevano avuto dal governo francese diciotto milioni di

tornesi, e tuttavia ne addomandavano altri sei. Le quali cose la penuria

dell'erario pubblico già sì povero, e stretto pe' passati debiti, e pel

presente dispendio, viemmaggiormente accrescevano. Infine il commercio

del regno, verso il quale in quell'età avevano i Francesi con

grand'ardore volto l'animo, era stato dalla guerra gravemente afflitto,

e molti particolari uomini avevano non leggieri perdite fatte, delle

quali non isperavano per altro modo ristorarsi, se non per mezzo della

pace. Tutte queste cose erano causa, che se la pace poteva essere

onorevole alla Francia, ella era peranco necessaria, e da un desiderio

universale confermata.

Venendo ora a favellar della Spagna, le speranze che sì vive aveva ella

concette di acquistare a sè Gibilterra e la Giamaica, erano state del

tutto tronche dalle disfatte dei dodici aprile, e dei tredici settembre,

ed il continuar nella guerra per ottenere questi due fini era piuttosto

da riputarsi ostinazione, che costanza. Da un altro canto aveva ella

fatto acquisto per la forza delle sue armi dell'isola Minorca, e della

Florida occidentale. E siccome l'Inghilterra dal canto suo non aveva

alcun compenso da offerire alla Spagna, così ragion voleva ch'elleno

fossero ai conquistatori cedute pei capitoli della pace, ed in potestà

loro si rimanessero. Il che sebbene non fosse tutto quello, che si era

sperato, era nondimeno causa che la guerra non fosse stata del tutto

intrapresa a credenza, e che i popoli della Spagna non la potessero,

siccome spesso erano soliti di fare, piuttosto guerra gentilizia, che

spagnuola chiamare. Era paruta invero a tutti cosa maravigliosa, che la

Spagna avesse voluto nutrire un incendio, che avrebbe facilmente potuto

diventare sì pernizioso allo Stato suo, entrando a parte di una guerra,

lo scopo manifesto della quale era quello di fondar una repubblica

independente in un paese sì vicino alle sue possessioni del Messico.

L'esempio era senza dubbio pericoloso per il prurito d'orecchie che

eccitano nel mondo le novità, e per la facilità, che hanno gli uomini a

dar la volta, essendo più pronti a scuotere il giogo, che a portarlo. Ma

se si era contro i reali interessi della Corona venuto a parte della

contesa, sarebbe stato condannabile partito il prodigalizzar tuttavia

tanti tesori e tanti soldati per perseverarvi, ora massimamente che si

poteva per l'acquisto di Minorca, e della Florida con onorevoli

condizioni accordare. Così anche dalla parte di Spagna le cose si

dirizzavano a concordia.

Rispetto finalmente agli Olandesi, seguitavano essi piuttosto, che

andassero di pari passo cogli alleati; ed erano a tanto bassa fortuna

condotti, che altro non potevano volere, che quello che la Francia

voleva, da questa sola, e non dalle forze loro sperando di condur a buon

fine la somma della guerra. Imperciocchè la riavuta dell'isola di

Sant'Eustachio, e della colonia di Demerary non dall'armi proprie, ma

sibbene da quelle della Francia dovevano solo, ed unicamente

riconoscere. Desideravano poi tutti generalmente la pace, poichè avevano

per pruova conosciuto, che colle forze loro non potevano con prosperità

di fortuna esercitar la guerra; e questa a nissun'altra nazione sia più

pregiudiziale, che a quelle, che vivono principalmente in sul commercio.

A questa inclinazione verso la pace, che a questi dì prevaleva presso

tutti i potentati guerreggianti, venne ad aggiugnersi la mediazione di

due possenti principi dell'Europa, l'Imperadrice delle Russie, e

l'Imperador di Germania, i quali s'interposero alla concordia. L'uffizio

loro fu abbracciato da tutti molto volentieri, e già le cose si andavano

accomodando ad una quiete universale. Ognuno era alle strette di doversi

pacificare.

Pertanto bollivano gagliardamente in sul finir del presente anno le

pratiche della pace nella città di Parigi. I primi ad accordarsi furono

gl'Inglesi, e gli Americani, i quali il giorno trenta di novembre fecero

tra di loro per modo di provvisione un trattato da inserirsi e da far

parte del trattato terminativo, che fermato si sarebbe, allorquando

quello, il quale doveva tra la Francia, e la Gran-Brettagna aver luogo,

fosse concluso. Le più, e maggiori condizioni di quest'accordo furono,

che il Re della Gran-Brettagna riconosceva la libertà, la sovranità, e

la independenza dei tredici Stati Uniti d'America, i quali furono tutti

ad uno ad uno nominati; e che il Re cedeva, e rinunziava tanto per sè,

quanto pe' suoi eredi, e successori ad ogni ragione, che avesse, o aver

pretendesse sopra il governo, le proprietà, e le terre di quelli. Ancora

per levar da ogni parte l'occasione alle ingiurie per motivo dei

confini, questi si determinarono accuratamente con tirar alcune linee

immaginarie, per mezzo delle quali furono posti in potestà, e dentro il

territorio degli Stati Uniti, paesi immensi, laghi, e fiumi, sopra i

quali fin allora non avevano essi Stati preteso ragione veruna.

Imperocchè oltre le vaste e fertili contrade poste sulle rive dell'Oio,

e del Mississipì, i confini degli Stati Uniti si distesero molto

addentro nel Canada, e nella Nuova Scozia, e vennero ad acquistar parte

del commercio delle pelli. Inoltre parecchie nazioni indiane, le quali

prima vivevano sotto la superiorità dell'Inghilterra, e specialmente le

sei Tribù state sempre amiche, ed alleate agl'Inglesi, furono in virtù

di detta circoscrizione di limiti date in mano agli Stati Uniti. Ancora,

dovessero gl'Inglesi restituire, e votar tutti i territorj degli Stati

medesimi, cioè la Nuova-Jork, l'Isola Lunga, e quella degli Stati,

Charlestown, e Penobscot, e tutte le appartenenze loro. Non si fe'

parola di Savanna, poichè già gl'Inglesi, ritiratisi da questa Terra, e

da tutta la Giorgia l'avevano intieramente in balìa degli Americani

lasciata. Ancora, avessero gli Americani il diritto di pescar

liberamente sopra gli scanni di Terranuova, nel golfo di San Lorenzo, ed

in tutti que' luoghi, nei quali le due nazioni, quand'erano unite, erano

solite ad esercitar le pescagioni. Si stipulò altresì, che il congresso

dovesse caldamente raccomandar ai diversi Stati, perchè provvedessero,

fossero restituiti i beni, i diritti, e le proprietà tanto ai sudditi

inglesi, quanto a coloro fra gli Americani, che seguitato avevano le

parti inglesi, i quali erano stati durante la guerra confiscati; e che

costoro non potessero per ogni qualunque cosa, che detto, o fatto

avessero in favore della Gran-Brettagna, essere ricerchi, o

perseguitati. I quali ultimi articoli, siccome non piacquero a certi

larghi repubblicani dell'America, i quali non considerando, quanto il

più delle volte riesce amara la dolcezza della vendetta, avrebbero

voluto sfogarsi, così dispiacquero grandemente ai leali, i quali non

contenti a quella semplice raccomandazione, che poteva aver effetto, o

no secondo la volontà degli Stati, dell'essere stati, come dicevano,

dall'Inghilterra abbandonati, della ingratitudine sua, e dell'avversa

fortuna loro fieramente si rammaricavano. Furonvi anche in questo

proposito grandi batoste in Parlamento, dolendosi aspramente coloro, che

a' disegni dei ministri si opponevano, che gli uomini fedeli

all'Inghilterra, con perpetua infamia di lei, stati fossero dati in

preda ai loro persecutori, come se in queste tresche politiche non si

risguardasse piuttosto a ciò, che è possibile o impossibile ad

ottenersi, utile o dannoso a farsi, che al giusto, all'onorevole,

all'onesto; e coloro, i quali si frammettono in queste rinvolture e

guerre cittadine, hanno ad aspettarsi di essere tosto o tardi a cotali

strette condotti, ed a dover bever questo calice; imperciocchè lo Stato,

per lo più tutte le cose dalla utilità sola misurando, si accorda, e non

ti cura; poichè esso mira più alla propria conservazione, che a quella

d'altrui; e più ha rispetto all'universale, che al particolare. Si

accordò finalmente, che tra i due Stati cessassero immediatamente le

ostilità sì per terra, che per mare.

[1783]

I preliminari della pace tra la Francia e l'Inghilterra furono fermati a

Versaglia il giorno venti di gennaio del 1783 tra il conte di Vergennes

per consiglio del quale s'indirizzavano la maggior parte di queste cose,

ed il signor Fitz-Herbert. Per questi fu ampliato d'assai a favor

dell'Inghilterra il diritto delle pescagioni sugli scanni di Terranuova.

Ma peraltro essa restituì alla Francia in pieno diritto, e proprietà le

isole di San Pietro, e Michelone. Nelle Antille l'Inghilterra restituì

alla Francia l'isola di Santa Lucia; le cedette, e guarentì l'isola di

Tobago. Da un'altra parte la Francia restituì all'Inghilterra l'isola di

Grenada colle Grenadine, e quelle di San Vincenzo, di San Cristoforo, di

Nevis, e di Monserrato in un colla Domenica. Nelle Indie orientali

furono ristorati, alla Francia, e guarentiti Pondicherì e Caricallo, e

tutte le sue possessioni del Bengal, e della costa di Orixa. Le furono

anche fatte altre concessioni di non poco rilievo rispetto al commercio,

ed alla facoltà di fortificar certe Terre. Ma un capitolo assai

onorevole alla Francia quello fu, pel quale l'Inghilterra consentì

all'abrogazione ed annullazione di tutti gli articoli relativi a

Dunkerke, che stati erano tra i due Stati accordati dal trattato di pace

d'Utrecht del 1713 in poi. Furono nel medesimo giorno fermati i

preliminari della pace tra la Spagna e l'Inghilterra, da parte di quella

dal conte d'Aranda, e da parte di questa dal medesimo Fitz-Herbert.

Cedette il Re della Gran-Brettagna al Re Cattolico l'isola Minorca e le

due Floride, occidentale ed orientale. Da un altro canto il secondo

restituì al primo le isole Bahame. La quale restituzione si conobbe poi

essere stata superflua. Perocchè il colonnello Deveaux con una presa di

pochi uomini, e con denaro del suo, venuto sopra a quelle isole, l'ebbe

alla Gran-Brettagna per forza d'armi riacquistate. Furono tutti questi

preliminari in formale e determinativo trattato di pace ridotti il terzo

giorno di settembre del 1783, per parte della Francia dal conte di

Vergennes, per quella della Spagna dal conte d'Aranda, e per quella

dell'Inghilterra dal duca di Manchester. Il trattato terminativo tra la

Gran-Brettagna, e gli Stati Uniti fu fermato il medesimo giorno in

Parigi dall'un de' lati da Davidde Hartley, e dall'altro da Giovanni

Adams, Beniamino Franklin, e Giovanni Jay. Il giorno precedente era

seguìto l'accordo pure a Parigi tra il Re della Gran-Brettagna per mezzo

del duca di Manchester, e gli Stati Generali delle Province Unite

d'Olanda per mezzo dei Signori Van-Berkenroode, e Bransten. Per questo

il Re restituì agli Stati Generali Trincamale; ma questi cedettero, e

guarentirono al primo la città di Negapatam con tutte le sue pendici.

Dei diritti marittimi de' neutri in caso di guerra coll'Inghilterra, dei

quali avevano i confederati tanto rombazzo fatto, e menati sì gran

vanti, non si fe' in tutti questi trattati menzione alcuna.

Questo fine ebbe la lunga tenzone d'America, nella quale se entrarono

volonterosamente gli Americani, ed a ciò inclinati da lungo tempo, la

eccitarono gli Inglesi prima con leggi rigorose, che irritavano, non

costringevano, e poscia con insufficienti armi, e con ispicciolati e

scompagnati consiglj lasciarono crescere, e strabocchevolmente

sormontare. La quale guerra fu esercitata tra Inglesi ed Americani, come

per lo più le civili guerre soglionsi, spesso con valore, sempre con

rabbia, qualche volta con barbarie; tra gl'Inglesi, e le altre nazioni

europee sempre con valore, ed il più delle volte con quella umanità

tanto squisita, che pare di quei tempi essere stata propria e speciale.

Riportarono il congresso, ed universalmente gli Americani somma lode di

costanza; i ministri britannici forse il biasimo dell'ostinazione; e

quei di Francia diedero pruove non dubbie di non ordinaria perizia nelle

cose di Stato. Da tutto ciò ne conseguì la fondazione nel Nuovo-Mondo di

una repubblica, pe' suoi ordini pubblici felice al di dentro, per la sua

indole pacifica, e per l'abbondanza de' suoi proventi riverita, e

ricercata al di fuori. E per quanto si può delle cose di costaggiù

giudicare, dalla fertilità e vastità delle sue terre, siccome pure dalla

sua popolazione ognora, e rapidamente crescente, ella ha a diventare un

dì un grande, e possente Stato. Solo a volere, che la repubblica loro

viva lungamente, e vada tutto il corso, che a lei è ordinato dal cielo,

debbono massimamente gli Americani due cose schivare, la prima delle

quali si è la corruzione degli animi per via dell'amore dell'eccessivo

guadagno; la seconda il discostamento da quei principj, che la

fondarono. E siccome tutte le cose del Mondo sono solite a disordinarsi,

ed a corrompersi, così quando ciò accadesse, dovranno eglino essa

repubblica ridurre a sanità, ritirandola verso i suoi principj.

Pervenute in America (nella quale si era combattuto pigramente, e da una

leggier assembraglia in fuori, in cui fu morto il colonnello Laurens, e

dal votamento di Charlestown, nulla, che degno sia di speciale

ricordanza, era intervenuto) le novelle dei preliminari della pace, si

rallegrarono grandemente quei popoli, non peraltro tanto, quanto si

sarebbe potuto credere, sì perchè già la facevano cosa fatta, sì perchè

ancora l'uomo è solito meno rallegrarsi pel conseguimento di alcun bene,

che per le speranze di esso. Oltreacciò gli animi furono tosto volti ad

altra parte dal timore di cose nuove, perciocchè in questo stesso tempo

si stava apparecchiando materia ad un fuoco, il quale fece le viste di

voler prorompere in manifesto incendio, e poco mancò, non traesse,

contaminando con una nuova guerra cittadina tutta la felicità della

presente pace, a fatale rovina la repubblica. Stavansi gli uffiziali

dell'esercito con grosse paghe decorse da riscuotere, e speso avevano la

maggior parte, e forse tutte le sostanze loro, e quelle ancora degli

amici in servigio dello Stato. Avevano altresì non poca apprensione, che

quel decreto fatto dal congresso nel 1780, pel quale si era stabilita a

favor loro la mezza paga a vita, non fosse posto ad effetto. Avevano

perciò mandato a Filadelfia deputati, perchè la bisogna delle paghe

presso il congresso sollecitassero. Era il mandato loro, operassero, che

si dessero immediatamente agli uffiziali le paghe correnti, e si

assestassero i conti per le decorse, e si dessero sicurtà pel pagamento

di esse; si convertisse la mezza paga conceduta a vita dal congresso in

una equivalente somma pagata in una sola volta; si aggiustassero

finalmente i conti, e si facesse un compenso per le perdite fatte dagli

uffiziali a cagione delle passate mancanze nelle provvisioni giornaliere

del vitto e del vestito. Ma il congresso, sia perchè alcuni de' suoi

membri erano avversi a questi favori verso i soldati, sia perchè altri

fra i medesimi avrebbero desiderato, che non lo Stato generale, ma

piuttosto gli Stati particolari questi guiderdoni concedessero, non si

risolveva. L'affar delle paghe procedeva peggio, che lentamente. I

deputati ne scrissero al campo. Nè in miglior condizione di quella degli

uffiziali si ritrovavano gli altri creditori del Pubblico, i quali

preveggevano benissimo, che le consuete rendite dello Stato a gran pezza

non avrebbero bastato a fornir i pagamenti loro, e credevano, che gli

Stati avrebbero molto ripugnato al venirne in sul porre qualche

straordinario balzello, col ritratto del quale potessero essere

soddisfatti. Però gli uni, e gli altri se ne vivevano in malissima

contentezza, e molto degli averi loro dubitavano. Erano a questi dì i

reggitori dello Stato divisi in due Sette. Volevano gli uni, si ponesse

il balzello; con esso si contentassero i creditori; la fede pubblica si

osservasse; si stabilisse nel medesimo tempo una rendita generale pei

bisogni dell'erario della repubblica da impiegarsi all'ordine, e secondo

la volontà del congresso. Gli altri questa rendita pubblica, come

pericolosa alla libertà ridottavano. Volevano, gli Stati particolari

soli, non il congresso, avessero facoltà di por tasse, o balzelli. Già

questi avevano sgarato una provvisione, che il congresso aveva

raccomandato, si facesse, per la quale si sarebbe stabilita una generale

gabella di cinque per centinaio del valore sul consumo di tutti i

proventi, e lavorii forestieri, i quali introdotti fossero negli Stati

Uniti. Perocchè, quantunque dodici Stati approvato avessero la

risoluzione del congresso, uno ricusò, e col suo dissentire rendè vano

il volere di tutti gli altri. In questo mezzo appunto arrivarono le

novelle dei preliminari. I primi temettero, che scemati colla pace il

bisogno ed il timore dei soldati, poichè intendevasi, che si licenziasse

e dissolvesse l'esercito, diventassero gli avversarj loro più pertinaci

nel non volere allo stabilimento della rendita generale acconsentire, e

con ciò non solo i presenti creditori se ne restassero in fallimento, ma

ancora la repubblica andasse soggetta in avvenire ad essere ne' gravi

suoi bisogni incagliata pel difetto di una potestà generale a porre i

balzelli. Deliberarono di usare la presente occasione, la quale

trascorsa essendo, non ritornerebbe più, per ottener il fine loro, che

credevano alla repubblica profittevole. Ma quali fossero i mezzi da

porsi in opera stavano in dubbio, ed erano tra di loro nati assai

dispareri. I più risoluti, non considerando quanto ancipiti siano i moti

della moltitudine, volevano, si usasse la forza, e si facesse l'esercito

istromento dei disegni loro. Erano i principali fra costoro Alessandro

Hamilton, ch'era allora membro del congresso, il camerlingo Roberto

Morris con un altro Morris suo assistente nell'uffizio. Ma i più

rispettivi pensavano, si tenesse una via mezzana, ed intendevano, che

l'esercito accennasse bensì ma non colpisse; minacciasse ma non

operasse, come se di questi romori popolari taluno potesse essere a

posta sua il moderatore. Nelle consulte segrete, che si tennero,

prevalse la opinione di questi ultimi. A questo fine fu mandato, sotto

colore che vi andasse per esercitarvi la sua carica d'inspettor

generale, al campo uno Stewart, colonnello di stanziali pensilvanesi,

acciò l'animo di Washington tentasse e scoprisse, quanto questi fosse

disposto a dar le mani al disegno. Soprattutto sommovesse l'esercito, e

persuadesselo a non volersi sbandare, se prima non fosse assicurato, che

sarebbero i presti corsi pagati, ed essi dei fornimenti, che avrebbero

dovuto avere, e dei quali erano stati privi sin là, ristorati. Arrivò

Steewart al mastro padiglione del capitano generale, e fu spesso con lui

a consultare intorno a questa cosa, la quale pure doveva stimarsi di

tanto momento. Il capitano generale, ossia chè invero non ne fosse

alieno, quantunque non volesse esser egli a levar questo dado, o che

come cauto stesse sopra di sè, ed il disegno non biasimasse, certo è,

che Steewart si credette, e fe' credere agli altri, ch'ei l'approvasse.

Intanto gli avversarj ebbero fumo del trattato, e si misero in punto per

disturbarlo. E sapendo di quanta importanza fosse l'avere Washington

volto in favor loro, operarono di modo, che un Harvie, il quale aveva

l'animo molto sospeso a questi romori di cose nuove, gli scrisse, che

sotto colore di voler ristorare i creditori dello Stato covavano

perniziosi disegni contro la repubblica; che si voleva spegnere il

libero governo, ed introdurre la tirannide. Aggiunse motti speciali

intorno la persona stessa di Washington; che gli si voleva tôrre il

grado, rovinare gli amici di lui, e quell'opera tutta disfare, che con

tanta fatica, tanto sangue, e tanta gloria condotta oggimai avevano a

compimento. Entrò Washington in apprensione. Credette, girassero

macchinazioni, e conspirazioni contro lo Stato. Mandò attorno la lettera

di Harvie, acciò i soldati la leggessero. Faceva ogni sforzo per impedir

la sommossa dell'esercito. Così il capitano generale si apparecchiava a

contrastare ad un disegno, che forse dentro l'animo suo approvava,

quantunque i mezzi, che si volevano adoperare, grandemente, e non senza

molta ragione, biasimasse. Si andavano intanto a bello studio spargendo

romori irritativi; che l'esercito doveva, prima, che si sbandasse,

ottener giustizia; che dovevano ancor essi godere i frutti delle

vittorie acquistate con loro fatiche e pericoli; che gli altri creditori

dello Stato, ed alcuni membri del congresso medesimo desideravano questa

mossa, e che aspettavano, che i soldati fossero i primi a dare il fuoco

alla girandola, ch'essi poscia avrebbero seguitato; la cosa allignava.

S'infiammavano le menti, si facevano nel campo cerchiolini e capannelle.

Si vuol far forza al congresso. Gli animi si dimostravano molto parati

al risentimento. In mezzo a questi romori si facevano andar attorno

anonimi inviti ad un generale convento degli uffiziali per gli undici di

marzo. In questo medesimo tempo l'uno porgeva all'altro un'anonima

diceria, ma peraltro, come si conobbe poi, composta dal maggiore

Giovanni Amstrong. Questa diceria composta con molto ingegno, e con

maggior passione era attissima ad inasprir vieppiù i soldati già pur

troppo asperati, ed a concitargli contro la patria loro, e l'autorità

del congresso. E se sarebbe stata poco tollerabile, quando gli animi

fossero stati altrettanto posati, quanto erano commossi, nella tempera,

in cui allora si trovavano, era ella grandissimamente da condannarsi. Vi

si leggevano tra le altre parole, e tutte infiammatissime, le seguenti.

«Lo scopo, al quale già son sette anni, c'indirizzammo, ora finalmente

siam vicini a conseguire. Il coraggio vostro, e la pazienza hanno gli

Stati Uniti d'America per mano guidato per mezzo una dubbia e sanguinosa

guerra, ed all'independenza condotti. Già torna la pace di tutti i beni

largitrice. Ma a chi? Forse ad una patria desiderosa di ristorar i

vostri danni, di apprezzar i vostri meriti, di ricompensar i vostri

servigi? Forse ad una patria, che intenerita lagrimando, e lieta

ammirando al ritorno vostro alle private case applaude? Forse a quella

patria bramosa di partir insieme con voi quella independenza, la quale

la vostra prodezza le ha dato, e quelle ricchezze, che le vostre ferite

han preservato? Questo è forse il caso? O non piuttosto ad una patria,

che i vostri diritti ha in dispregio, che le vostre lamentanze disdegna,

che alle vostre miserie insulta? Voi pure testè i vostri desiderj, ed i

bisogni vostri esponeste, e supplicaste al congresso; desiderj e

bisogni, che la gratitudine e la ragione di Stato avrebbero dovuto non

che invanir conosciuti, anticipar non rappresentati. Non aveste voi

orora colle rimesse parole di umili addomandatori dalla giustizia loro

implorato ciò, che dal favore più oltre non potevate aspettare? Quale

n'è stata la risposta? Le lettere dei vostri delegati a Filadelfia ve

n'accontino esse. Se questo è dunque il trattamento, che vi si fa, ora

che le spade vostre sono alla difesa dell'America necessarie, quale

sarà, allorquando la vostra voce sarà spenta, e la forza divisa?

Allorquando queste stesse spade, gl'istromenti ora, e le compagne della

vostra gloria, saranno dai fianchi vostri spartate, e nissun'altra

divisa avrete a mostrare di soldato, fuori delle necessità vostre, delle

infermità, delle cicatrici? Consentirete voi dunque ad essere i soli

patitori di questa rivoluzione, e, ritirativi da questi stipendj, nella

povertà invecchiare, nella miseria, nel contento? Consentirete voi a

vivere nel vil fango della dependenza, ed alla caritade altrui le

miserabili reliquie di quella vita dovere, che avete fin qui spesa

nell'onore? Se così è, e l'animo vel soffre, ite, e recate con voi lo

scherno dei Tori, lo scorno dei libertini, la derisione, e quel ch'è

peggio, la compassione del mondo. Ite, affamate, siate obbliati. Ma se

gli animi vostri si raccapricciano a ciò, se avete la mente ed il cuore

capaci di conoscere e di combattere la tirannide, sotto qualunque

sembianza ella si appresenti, o vestita della semplice cotta della

repubblica, o della splendida roba della realtà ammantata, se avete pure

imparato a distinguere gli uomini dai principj, risvegliatevi, alla

vostra condizione attendete, fatevi giustizia da voi medesimi. Se il

presente momento si lascia fuggire via; ogni futuro sforzo sarà indarno;

e le vostre minacce saranno allora altrettanto vane, quanto sono ora le

vostre supplicazioni».

Queste parole, più dicevoli ad un avventato tribuno di plebe che ad un

assennato Americano, gli animi già concitati commossero ad indicibile

rabbia. Già si brogliava fortemente; le cose si volgevano ad un sinistro

fine, e la guerra cittadina tra le potestà civili e militari era

imminente. Ma Washington, uomo tanto grave, uso ai pericoli, e non che

amato, riverito dai soldati, temendo del vicino pericolo della patria,

volle quelle facelle spegnere, e quella discordia frenare, che

stat'erano apparecchiate. E conoscendo benissimo quanto gran momento

apporti in somiglianti casi il guidare gli sviati, piuttostochè

contrastar loro, e che più facile cosa è il prevenire, che l'emendare i

fatti, pose tosto l'animo a voler impedire il convento degli uffiziali.

Pubblicò ordini indiritti agli uffiziali annunziando, che sperava bene,

che nissun conto avrebbero fatto di quella scritta anonima, e ch'ei

disapprovava, e grandemente condannava quest'insoliti procedimenti.

Nell'istesso tempo intimò un generale convento degli uffiziali generali,

e di uno per compagnia pel giorno quindici, affine deliberassero, che

cosa fosse a farsi per ottener ai torti loro dirizzamento. Con questo

procedere, che fu molto prudente, Washington fe' credere generalmente

all'esercito, ch'ei non fosse alieno dall'aiutar l'impresa; ed ai

principali sommovitori particolarmente, che segretamente il disegno loro

favorisse; e diè tempo a sè stesso di procurarsi favori, acciò il

convento quell'effetto sortisse, ch'ei si era nell'animo proposto. Il

giorno seguente Amstrong fe' mandar attorno un'altra scritta anonima,

colla quale cogli uffiziali si congratulava, che le risoluzioni loro

avessero a ricevere l'approvazione della pubblica autorità; e molto

esortandogli a star fermi nel parlamento, che si doveva fare il dì

quindici. Intanto andava Washington tentando gli animi, e le ire

rammorbidando. Fatti venire a sè ad uno ad uno gli uffiziali, a questo

rappresentava il pericolo della patria, a quell'altro la passata

pazienza; a tutti l'antica gloria, che bisognava intera e pura ai

posteri loro tramandare. Ricordò ancora la povertà dell'erario, e

l'infamia che acquistato avrebbero, se alle discordie civili, ed al

sangue venissero, e la felicità di quella pace turbassero, che pure

orora si era conseguita. Al giorno appuntato da Washington si fe' il

parlamento degli uffiziali. Favellò il capitano generale molto

gravemente. Confortogli, pregogli, ribattè le anonime scritte. Mostrò,

in quant'orrore si dovesse avere l'alternativa proposta dall'autore di

esse di minacciar coll'armi la patria loro, quando, fatta la pace,

immediatamente alle richieste loro non soddisfacesse; e seppure la

guerra continuasse, di abbandonarla, ritirandosi a qualche incolta e

disabitata contrada.

«Mio Dio! _sclamò_, a quai fini mira con tali esortazioni questo

scrittore? Può esser egli mai un amico all'esercito? Può essere un amico

a questa patria? O non forse piuttosto un insidioso nemico, un

commettimale mandato a bella posta dalla Nuova-Jork per tramare la

rovina dell'uno e dell'altra, un seminatore di discordie e di

separazione tra le civili e le militari autorità del Continente?

Pregovi, signori, _aggiuns'egli_, di non abbracciare di quei consiglj,

ch'esaminati dalla sana ragione parrebbero, e tôrre a voi della dignità

vostra, e quella gloria macchiare, che finora mantenuto avete. Abbiate

nella data fede della vostra patria, e nelle intemerate intenzioni del

congresso piena fidanza. Crediate, che prima che siate com'esercito,

sciolti, avrà esso i vostri conti aggiustati, e tali determinazioni

prese, che ne sarà fatta ampia giustizia ai vostri fedeli, e meritorj

servigi. Pregovi, e scongiuro in nome della nostra comune patria, per

quanto stimate il sacro onor vostro, per quanto rispettate i diritti

dell'umanità, e per quanto conto fate della militare e nazionale dignità

dell'America, vogliate dimostrare in quanto orrore e detestazione

abbiate un uomo, il quale desidera sotto speciosi pretesti mandar

sossopra le libertà della vostra patria, e che malvagiamente s'attenta

d'aprir le porte alla civile discordia, e questo nascente impero col

sangue inondare. Sì facendo, voi arriverete per la più piana e diritta

via alla meta, che desiderate; voi romperete gl'insidiosi disegni dei

nostri nemici, che, disperati di vincerci coll'aperta forza, vogliono

ora coi segreti artifizj ingannarci. Voi darete ancora una volta una

rilevata pruova di quel non mai più udito amor della patria, e di quella

paziente virtù, di tutte le necessità, di tutti i patimenti superatrice.

Voi offerirete col vostro dignitoso contegno alla posterità occasione di

dire, quand'ella favellerà del glorioso esempio, che avete al genere

umano mostrato, che se fosse questo giorno stato meno, non avrebbe mai

il mondo veduto quell'ultimo grado di perfezione, al quale è l'umana

natura capace di arrivare».

Tostochè ebbe Washington fatto fine al suo ragionamento, nacque prima un

silenzio, poscia un bisbiglio grande fra gli ascoltanti. L'autorità

dell'uomo, la gravità del discorso, la tenerezza di lui nota a tutti

verso l'esercito, nelle menti loro efficacemente operavano.

Gl'inacerbiti spiriti si rappacificarono. Nissuno pose partito

contrario. Stanziarono, che nissuna circostanza di travaglio, e di

pericolo avrebbe mai tanto operato, che si lasciassero indurre a

macchiar quella fama, e quella gloria contaminare, che acquistate

avevano; che l'esercito continuava ad avere una fermissima confidenza

nella giustizia del congresso e della patria loro; che si richiedesse il

capitano generale, scrivesse al congresso, ardentemente pregandolo di

espedir tosto l'oggetto del loro memoriale; che abborrivano, e

grandemente disdegnavano le infami proposizioni nella lettera anonima

indiritta agli uffiziali dell'esercito contenute. Così Washington colla

prudenza ed autorità fu operatore, che una nuova discordia non ponesse

in un inaspettato pericolo quella patria, che stata era testè condotta a

salvamento. E chi sa sin dove sarebbero trascorse le cose se in quei

principj fosse nata la guerra civile, e se i soldati avessero posto mano

nel sangue dei loro concittadini? Scriss'egli poi al congresso, molto

caldamente la causa degli uffiziali rappresentando, e raccomandando[1].

Decretò questo, avessero gli uffiziali a ricevere in luogo della mezza

paga a vita il sommato alla volta di cinque anni d'intiera paga, e ciò

in contanti, od in iscritte obbligatorie, che fruttassero il sei per

centinaio all'anno. Tanto poi si adoperò il congresso, e tanto fece il

camerlingo, che si mandarono, sebbene tardi, e non prima, che le reclute

pensilvanesi fatto avessero un grosso ammotinamento a Filadelfia, e per

alcune ore armata mano occupato la sede, e le stanze del congresso, agli

uffiziali, e soldati paghe per tre mesi in altrettante scritte di esso

camerlingo. Allora si diè mano a licenziar l'esercito, e furono concessi

di mano in mano i congedi a quei soldati, i quali nel corso di una

ostinata guerra di sette anni con mirabile costanza avevano non solo

contro il ferro ed il fuoco, ma ancora contro la fame, la nudità ed il

furore stesso degli elementi combattuto; ed ora condotta a prospero fine

l'opera loro, stabilita la libertà, e l'independenza della patria,

quietamente alle case loro se ne tornarono. Il congresso con pubbliche

lettere molto il valore, e la costanza loro commendò, ed in nome della

riconoscente patria ringraziò. Non tardarono gl'Inglesi a votar la

Nuova-Jork con tutte le sue appartenenze, nelle quali avevano sì lungo

tempo paesato. Partirono poco poscia i Francesi molto ringraziati, e

degli alleati loro soddisfatti dall'Isola di Rodi alla volta delle

possessioni loro. Deliberò il congresso, si rendessero il dì undici

dicembre pubbliche e solenni grazie al Datore d'ogni bene per l'ottenuta

pace e l'acquistata independenza. Decretò ancora, si rizzasse una statua

equestre di bronzo al generale Washington in quella città, nella quale

risedesse il congresso. Fosse il generale rappresentato al modo romano

col bastone nella destra mano, e la testa cinta di una corona d'alloro;

posasse la statua sopra un piedestallo di marmo, nel quale fossero

istoriati in basso rilievo i principali avvenimenti della guerra, dei

quali ebbe Washington il supremo governo. Sono eglino quest'essi: la

liberazione di Boston; la cattura degli Essiani a Trenton; la battaglia

di Princetown; la giornata di Mont-mouth e la resa di Jork-town. Sulla

superiore fronte poi del piedestallo s'improntassero le seguenti parole:

_Gli Stati Uniti in congresso adunati ordinarono, questa statua fosse

eretta l'anno di Nostro Signore 1783 in onore di questo Giorgio

Washington, illustre capitano generale degli eserciti degli Stati Uniti

d'America durante la guerra, la quale vendicò ed assicurò le loro

libertà, sovranità ed independenza._

Questo fine ebbe una contesa, che bene otto anni continui tenne il Mondo

attento e maravigliato, e trasse a parte di sè le più possenti nazioni

d'Europa. Della quale se si vorrà investigare, per quali ragioni siano

stati gli Americani vincitori, e perchè non sia loro stata guasta da

altri, nè l'abbiano guasta essi stessi, si troverà in primo luogo, che

ciò fu, perchè invece di aver le altre nazioni contrastanti, o nemiche,

le ebbero per lo contrario o consenzienti, o amiche, od anche alleate.

La qual cosa, siccome dava loro maggior fede nella giustizia della causa

loro, così ancora spirava maggior confidenza nei mezzi di condurla a

buon fine. Le leghe da più potenti nazioni fatte contro d'una sola per

cagione di qualche riforma, ch'essa voglia fare nel suo reggimento

interno, e che la medesima in vicinissimo pericolo inducono di perdere

non solo quel fine, che proposto ha a sè stessa, ma ancora la sua

libertà ed independenza, sogliono per lo più operare di modo, che i

reggitori di essa scostandosi da ogni moderazione, e prudenza pongon

mano a mezzi violenti e straordinarj, dai quali e presto si logorano le

forze della nazione, e nasce il mal talento nei proprj cittadini,

manomessi in mille guise, e vessati dagli agenti dello Stato; dal che

procedono poscia le gare civili e la debolezza di tutti. S'ingenera

eziandio nell'universale per l'esercitate violenze un tal odio contro

l'impresa, che confondendo l'abuso coll'uso di essa, amano meglio di

tornare donde sono partiti, ed anche più in là, che di continuar a

correre verso di quella meta, che nuovamente proposta si sono. Quindi è

che se l'impresa era di libertà, si precipitano poscia i popoli al

dispotismo, amando meglio quello di un solo, che quello di molti. Ma a

queste fatali strette non furono ridotti gli Americani dalla pericolosa

guerra esterna, così per la ragione sopraddetta, come per la positura

della patria loro lontana, e separata per mezzo di un vasto mare da

quelle nazioni, che sogliono tenere in piè grossi eserciti stanziali, e

cinta d'ogn'intorno, fuorichè dalla parte del mare, da foreste

impenetrabili, da deserti smisurati, da montagne inaccessibili; e da

queste parti altro pericolo non portavano, nè altro timore avevano fuori

di quello degl'Indiani atti piuttosto a rapire, ed a disertar le terre,

che a conquistarle, ed a tenerle. Un'altra e molto possente cagione, per

la quale la rivoluzione americana ebbe quella riuscita, che i Capi di

lei si erano proposto, si fu la poca differenza, che passò tra quella

maniera di governo, dalla quale erano partiti, e quell'altra, alla quale

s'incamminarono. Imperciocchè non dalla monarchia dispotica andaron essi

verso la libertà, ma sibbene da una monarchia temperata; ed è la

condizione delle cose morali nell'uomo, come quella delle fisiche, e

quella stessa di tutta la natura, nelle quali i totali, ed improvvisi

cambiamenti non si possono fare senza causare o gravi malattie, o morti,

o rovine. L'autorità regia in America, siccome lontana, e dagli ordini

di un governo largo tarpata, era poco operosa, o poco sentita, e perciò,

quando gli Americani se la levarono di collo, poco si accorsero del

cambiamento; e tolta la realtà, e conservati tutti i pristini ordini, si

trovarono ad un tratto, e naturalmente costituiti in repubblica. Questa

fu la condizione loro, mentrechè quella di altri popoli, che volessero

far passo dall'assoluta realtà alla repubblica, dovrebbero non solo gli

ordini strettamente spettanti a quella sconvolgere, e spegnere, ma

ancora tutti gli altri, ed introdurne degli affatto nuovi. Ma queste

cose non si possono fare senza far urto nelle opinioni, nei costumi,

negli usi e nelle maniere dei più, ed altresì senza offendere gravemente

gl'interessi loro. Quindi nasce il mal talento nell'universale; sotto la

forma della repubblica cova la realtà; e veduto, che si rammaricavano di

gamba sana, pigliano i popoli di voglia le prime occasioni, per far di

nuovo rivolgere lo Stato, e farlo là tornare, dond'era partito, e dove

lo tira la propria inclinazione. A questo medesimo esito dell'americana

rivoluzione contribuirono ancora non poco la regola, e la misura, colle

quali quei popoli assegnati di natura, e nel proposito loro non che

costanti, tenaci procedettero. Contenti allo aver tolta la realtà

consistettero, e stabilmente perseverarono negli antichi ordini,

ch'erano rimasti. Così non incontrarono peggio per non aver voluto

acquistar meglio, sapendo, che per lo più mal ne incoglie a coloro, che

cercano miglior pan, che di grano. Conobbero essi ottimamente, che

l'incostanza, e la volubilità nei propositi scemano gravità alla causa,

non le lasciano porre le sue radici, accrescono il numero degli

scontenti. Imperciocchè di migliori gambe si corre ad una meta certa,

che ad una incerta, e quello, che piace all'uno non piacendo all'altro,

la moltiplicità dei fini moltiplica anche coloro, che gli disgradano.

Così allevarono gli Americani la pianta, perchè la lasciarono allignare,

e colsero il frutto, perchè lo lasciarono maturare. Non fecero eglino ad

ogni piè sospinto mutazioni nello Stato; perchè non essendo impazienti

di natura, nè insopportabili de' disagi, essendo anzi pazientissimi, e

sopportabilissimi, i mali, che pruovavano, non a difetti, che credessero

esistere negli ordini pubblici, nè alla insufficienza, od alla cattività

dei reggitori, ma sibbene alle difficoltà delle circostanze, ed alla

necessità delle cose attribuivano. Del qual effetto fu anche cagione,

che in mezzo a quei popoli per la consueta ed antica maniera del viver

loro dovevano in minore numero, che in mezzo ad altri trovarsi gli

uomini cupidi di maggioreggiare e di soprastare agli altri. Nè era là

andazzo, che s'inimicassero, ed anche s'accalognassero tra di loro gli

amici, solo perchè uno di essi era diventato statuale, e teneva i

maestrati, e l'altro no. Perciocchè più operava in essi l'amor della

patria, che l'ambizione. Perilchè se vi furono là libertini e reali, non

vi furono però libertini di diversa sorte, i quali colle discordie loro

il seno di quella lacerassero. I dispareri fra di questi furono pochi e

leggieri; nè mai proruppero in isfrenate ire, in guerra cittadina, in

confiscazioni ed in morti. Quindi uniti prevalsero, e colsero il frutto

dello avere le proprie discrepanze alla città donato, e la salute della

repubblica al desiderio di sovrastare anteposto. Mirabile esempio, che i

turbati, ed avventati consiglj guastano le imprese, e fan rovinare gli

Stati; mentre i modesti, e temperati le conducono e gli fondano.

Licenziato l'esercito rimaneva tuttavia la capitananza generale nelle

mani di Washington. Stavano gli uomini in aspettazione di quello,

ch'egli a fare si risolvesse. Credendo egli, come uomo prudente, che si

convenisse porre alcun termine all'appetito della gloria dell'armi, e

volendo lasciare alla patria sua un utile esempio di temperanza

cittadina, scrisse al congresso, il quale allora faceva suo capo nella

città di Annapoli di Marilandia, pregandolo, poichè intendeva di

rassegnar il maestrato, gli facesse a sapere, se volontà di lui fosse,

ch'ei ciò eseguisse privatamente per lettere, o pubblicamente con

apparato. Rispose, desiderava, ciò fosse in pubblica e solenne audienza.

Assegnò il giorno 23 di dicembre. Questo dì era la sala, destinata alle

tornate del congresso, piena di spettatori. I maestrati civili, molti

uffiziali dei primi, ed il console generale di Francia erano presenti.

Stavano i membri del congresso seduti e coperti; gli spettatori ritti e

scoperti. Fu il generale, introdotto dal segretario, e presso al seggio

del presidente condotto. Dopo leggier bisbiglio succedeva un profondo

silenzio. Il presidente, ch'era il generale Mifflin, rivoltosigli, gli

disse, essere il congresso apparecchiato ad ascoltar ciò, ch'egli avesse

a dire. Washington allora rizzatosi in piè con grave facondia, e con

incredibile maestà favellando incominciò:

«Signor Presidente. I grandi avvenimenti, dai quali la rinunziazione mia

dipendeva, avendo finalmente avuto luogo, ho io ora l'onore di offerir

al congresso le mie sincere congratulazioni, ed al cospetto suo

rappresentarmi per rassegnar nelle sue mani la potestà concessami, e da

esso lui la buona licenza impetrare di ritirarmi dai servigi della

patria. Felice per la confermazione della nostra independenza e

sovranità, e contento all'opportunità offerta agli Stati Uniti di

diventar una rispettabile nazione, io rassegno con soddisfazione di me

medesimo quel mandato, che con tanta diffidenza aveva accettato;

diffidenza causata dal pensiero di non esser capace di riempire

quell'arduo uffizio, che stato mi era commesso. La quale dubitazione per

altro cedette in me il luogo, quando mi ricorsero nella mente la

rettitudine della nostra causa, il sostegno della suprema potestà della

lega, ed il patrocinio del cielo. La prospera riuscita della guerra ha a

qualunque più grande aspettazione soddisfatto, e la mia gratitudine

all'intervenimento della Provvidenza, ed all'assistenza da' miei paesani

prestatami s'accresce, quando io vo ogni caso della pericolosa contesa

rammemorando. In ripetendo gli obblighi, che io ho a tutto l'esercito

generalmente, non sarei a quello, che dentro dell'animo sento, conforme,

se qui non riconoscessi i peculiari servigi, ed i singolari meriti di

que' gentiluomini, i quali durante la guerra hanno alla mia persona

atteso. Certo uffiziali più confidati di questi eleggere, per compor la

mia famiglia[2], non era possibile. Siate contento, signore, che io vi

preghi, di aver particolarmente per raccomandati coloro, i quali sino al

presente dì continuato hanno nei servigi, siccome quelli che sono

meritevoli di favorevole attendimento, e del patrocinio del congresso.

Io mi reco a mio indispensabile dovere il chiudere quest'atto della mia

pubblica vita con raccomandar gl'interessi della mia dilettissima patria

alla buona mercè dell'altissimo Dio, ed alla sua santa guardia coloro, i

quali ne stanno al governo. Compiuta ora l'opera, che stata mi era

commessa, dall'agone mi ritraggo, ed un affezionato addio dando a questo

augusto Corpo, sotto i comandamenti del quale ho sì lungo tempo operato,

offero qui la commessione mia, e la licenza tolgo da tutti gl'impieghi

della pubblica vita».

Ciò detto, ed al seggio del presidente accostatosi, nelle mani di questo

consegnò il ruotolo. Il presidente, standosene tuttavia Washington in

piè, gli fece in nome del congresso la seguente risposta:

«Gli Stati Uniti in congresso assembrati ricevono, signore, con

commozione d'animo sì grave, che non si potrebbe con parole esprimere,

la solenne rinunziazione delle autorità, colle quali voi avete gli

eserciti loro con prosperità di fortuna condotti durante il corso di una

pericolosa, e dubbia guerra. Chiamato dalla patria vostra a difendere

gli suoi offesi diritti, voi il sacro incarico accettaste, primachè ella

od alleanze formasse, o pecunia avesse, o reggimento atto a sostentarvi.

Voi avete, invariabilmente ai diritti della civile potestà risguardando,

la grande guerresca tenzone fra mezzo i disastri, ed i rivolgimenti con

saviezza, e fortezza condotto. Voi avete per quell'affezione, e quella

confidenza, che in voi avevano i vostri paesani poste, questi abilitati

a mostrare il marziale animo loro, e la fama alla posterità tramandare.

Voi avete perseverato, fino a tantochè questi Stati Uniti da un

magnanimo Re, e nazione aiutati, e sotto la scorta di una giusta

Provvidenza ottennero di terminare col conseguimento della libertà,

della sicurezza, e della independenza la guerra. Del qual felice caso

noi le nostre aggiugniamo alle vostre congratulazioni. Avendo le insegne

della libertà in questo nuovo mondo difese, ed un utile ammaestramento

dato a coloro che opprimono o che sono oppressi, voi dal travaglioso

arringo vi ritirate, le benedizioni de' vostri concittadini seco voi

portando. Ma la fama delle vostre virtù non pertanto cesserà

coll'autorità vostra militare. Continuerà ella ad infiammar gli uomini

delle più rimote età. Gli obblighi, che abbiamo generalmente verso

l'esercito, ci stanno, siccome a voi, a cuore, e particolar cura avremo

di coloro i quali alla persona vostra atteso hanno sino a questo

commotivo giorno. Noi ci giugniamo seco voi nel raccomandar alla

protezione dell'altissimo Dio gl'interessi della nostra carissima

patria, pregandolo voglia i cuori e le menti disporre de' cittadini di

lei a giovarsi dell'opportunità offerta loro di diventar una felice, e

rispettabile nazione. E quanto a voi, noi gli dirizziamo le più instanti

preci, perchè si pieghi a volere una sì cara vita con ogni sua cura

nodrire; perchè i vostri dì siano altrettanto felici, quanto sono stati

illustri; e perchè finalmente quel premio vi dia, il quale non potrebbe

il mondo di costaggiù donarvi».

Quando ebbe il presidente posto fine al suo favellare, stettero buona

pezza taciti ed intenti gli ascoltanti, siccome quelli che grandemente

commossi erano alla novità di quello spettacolo, alla ricordanza delle

passate cose, alla felicità presente, alle speranze dell'avvenire.

Quindi ed il capitano generale, ed il congresso con magnifiche parole

commendarono. Ritrattosi Washington dalla presenza dei Padri si ridusse

poco poscia ai desiati, e felici ozj della sua villa di Monte Vernone,

situata in su quel di Virginia.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4 · 第 12 / 21 题