XI.

SILVIO _a_ BERTRANDO.

Torino, 30 marzo 1862.

Mio caro Bertrando,

Ricevo in questo punto la tua lettera. Sapevo qualcosa del tumulto

avvenuto nell'Università da' giornali e da lettere degli amici, ma

ignoravo che tu ti ci fossi trovato in mezzo. L'hai passata brutta, e

non so come ne sei uscito salvo! Pare incredibile che le cose si sieno

costà lasciate andare a cotesti termini. Le riflessioni che tu fai,

sono giuste. Il De L... è quel furfante che io l'ho tenuto sempre.

Basti; io ti prometto che sarò riservato oltre ogni misura. Quanto a

te, non ci è ragione di avere il menomo timore che ti facciano torto.

Avrai letto nei giornali i risultati della tornata del 17. Lo scandalo

fu immenso. Il Rattazzi, gridando di voler uscire dall'equivoco, ci

si sommerse fino agli occhi. Il Farini e il Minghetti e molti che

erano per noi, dissero il sì per non rendersi impossibili. Fecero ogni

opera con me, perchè dicessi anch'io _sì_; ma fu inutile: io non posso

tollerare ambiguità. Del resto sii sicuro che io mi comporto molto

moderatamente, e contro di me non vi è alcuna animosità ne' nuovi

ministeriali.

Si crede che il Farini entrerà nel Ministero degli Esteri. Nei nostri

accordi stava però che non entrerebbe senza richiedere più profonde

modificazioni nel Ministero. Questo era il senso della proposta da me

fatta accettare a una gran parte dell'antica maggioranza. S'intende che

io non mi conto oggi tra i ministri possibili.

Ti risponderò per l'Angiulli[200] tra breve: ne ho parlato direttamente

al Brioschi[201], che mi ha promesso una risposta. Addio. Tanti saluti

a Papà....

La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea · 第 81 / 97 题