SILVIO _a_ BERTRANDO.
Torino, 3 marzo 1862.
Mio caro Bertrando,
Sono quasi otto giorni che ho avuto le due ultime tue lettere e non
ti ho ancora risposto per le solite cagioni: noia, raffreddore e
svogliatezza indicibile di scrivere.
Delle notizie che mi davi su' tumulti avvenuti nell'Università ho fatto
l'uso più discreto, ma tanto che basta a darne un concetto giusto a chi
ci ha interesse. Del resto, qui si sa da ognuno che tu sei molto voluto
bene da' giovani, e che la tua cattedra è la più frequentata di tutte.
Saprai dall'altr'ieri la crisi ministeriale. Il barone Ricasoli diede
le dimissioni[199] giovedì la sera, scrivendo al Re come le voci corse
e ripetute di un dissidio profondo tra il Ministero e la Corona avevano
cagionato un tale stato di cose, che era impossibile che egli rimanesse
più al potere. Il Re adoperò l'autorità del principe di Carignano
per dissuadere il Ricasoli a non dare una dimissione _cosiffatta_:
ma il Ricasoli tenne fermo. Il Re quindi rispose che, se il Ministero
intendeva ritirarsi, avesse atteso un voto della Camera: ma il Ricasoli
duro. Finalmente le dimissioni furono accettate l'altra sera. Questa
mattina il nuovo Ministero si dice composto, ma io non ci credo. Il
Rattazzi ha picchiato a tutte la porte, ma inutilmente. Basti dire
che si è rifiutato il Conforti! Si crede che ci entrerà il Mancini. Il
telegrafo vi porterà i nomi prima che non ti giunga questa.
Eccoci dunque dentro una nuova fase. La situazione mi pare assai grave,
e Dio sa che ne uscirà. Ciò che ha rovinato il barone Ricasoli fu quel
tale discorso su' Comitati de' provvedimenti, che scandalizzò ognuno.
Pur nondimeno io sono certo che il Rattazzi non avrà la maggiorità
della presente Camera. Avrà il coraggio di scioglierla? Ed allora
dove si andrà? Il Ministero nuovo è una combinazione prettamente
piemontese; gli altri delle altre provincie non ci sono che per mostra,
il Mancini (se è vero), il Cordova e il Matteucci. Prevedo quindi una
riazione violenta del sentimento municipale delle altre provincie.
Oltracciò, se il Rattazzi non ci conduce a Roma subito, è impossibile
che si possa reggere; perchè tutti diranno che, se non ci si va, è
perchè i piemontesi non vogliono andarci. Ma forse l'imperatore, per
accreditarlo un po' agli occhi degli italiani, farà qualche concessione
apparente, di cui si possa attribuire il merito a Rattazzi, e così
potrà andare innanzi qualche tempo. Vedremo. Salutami Papà, e digli che
gli scriverò un altro giorno. Salutami Isabella e Millo.
_Tuo_ SILVIO.