SOMMARIO.

Coincidenza di Hegel e Gioberti — Critica della filosofia di

Gioberti. — _Parte prima_: Teorica del conoscere. — A) Elementi

del conoscere. — B) Il conoscere assoluto. — _Parte seconda_: Il

sistema.

La soluzione del problema del conoscere — della realtà cosciente, della

Psiche — consiste nel _puro_ conoscere.

La differenza tra il conoscere — il _fatto_ del conoscere — e il _puro_

conoscere è stata esposta nella lezione antecedente.

I _momenti storici_ del puro conoscere sono in Alemagna la Coscienza,

l'Autocoscienza, la Ragione e lo Spirito, cioè Kant, Fichte, Schelling

ed Hegel[114].

In Italia sono la Sensibilità di Galluppi, l'Ente possibile di Rosmini,

e l'Ente assolutamente reale o creatore di Gioberti.

Gioberti compendia in sè i momenti anteriori, cioè Galluppi e Rosmini,

come Hegel compendia Kant, Fichte e Schelling; anzi — giacchè i

momenti anteriori al puro conoscere, il cartesianismo e il lochismo,

la chiarezza di Bruno, e ora posso dire di tutti i filosofi nostri del

Risorgimento, di Campanella, di Telesio, di Cesalpino, di Cremonini, di

Zabarella, non si erano spiegati originalmente in Italia, — Gioberti

li compendia o meglio riproduce, confusamente e spesso come soltanto

coesistenti coi nuovi momenti, coi momenti del puro conoscere. Così

l'_intuito_ è in sè il puro conoscere, il conoscere assolutamente

puro, la possibilità assoluta del conoscere; non è un _fatto_, ma fare

assolutamente. E pure Gioberti (e più di lui i giobertiani) lo pigliano

spesso per _fatto_, per il fatto stesso del conoscere, come una vera

intuizione innata originaria dell'Ente creante, come una _conoscenza_

immediata naturale, come idea innata; nello stesso modo che Cartesio

pigliava il suo _pensiero_. Così Gioberti è cartesiano, vecchio

cartesiano, quando meno sel crede. Quindi accade, che l'Ente, in quanto

afferrato _effettivamente_ dall'intuito immediato, è determinato

a modo di Spinoza — e non può essere diversamente — come semplice

_Sostanza-causa_; e quindi l'accusa di spinozismo contro Gioberti da

coloro che non vedono che un lato solo del suo pensiero.

Si è paragonato Gioberti a Schelling. Il paragone è giusto, se

l'intuito non si considera come _innato_, ma come una subitanea

elevazione della coscienza volgare al cielo della scienza.

L'intuito o il conoscere puro giobertiano — come intuito dell'Ente

creante — è in sè tutto il conoscibile; giacchè fuori dell'Ente creante

non vi ha nulla, e l'Ente creante vuol dire tutto il conoscibile.

Perciò l'intuito è in sè assoluto conoscere o sapere, cioè quel sapere

in cui tutto è chiaro; in cui tutta la realtà è sapere, tutta sapere:

trasparenza o _specchialità assoluta_, come dice lo stesso Gioberti.

Tali non sono i semplici _momenti_ del puro conoscere. La _sensibilità_

del Galluppi è il conoscere solo come esperienza, come semplice

coscienza: l'universo, l'anima, Dio sono una regione perfettamente

oscura. E semplice coscienza è il conoscere kantiano e rosminiano. Il

conoscere fichtiano è semplice mentalità o soggettività; e la natura

o il non-io è oscuro. Il conoscere schellinghiano è semplice ragione o

idealità oggettiva, e non già idealità oggettiva come mente o coscienza

di sè. Solo il conoscere hegeliano e giobertiano — come la ragione o la

idealità oggettiva conscia di se stessa, come spirito — è trasparenza o

chiarezza assoluta.

Il risultato di tutte queste lezioni — di questa breve storia del

pensiero italiano e insieme del pensiero europeo — è, adunque, questo

punto comune: il conoscere come assoluta chiarezza. Tale è il pensare

puro di Hegel; tale è l'intuito di Gioberti.

Pensare puro e intuito vuol dire: la realtà assolutamente chiara,

assolutamente trasparente; cioè assolutamente conosciuta.

Pensare puro e intuito è dunque l'orizzonte o il cielo della Verità: il

vero cielo della Scienza.

A questo cielo noi ci siamo elevati mediante la storia; il puro

conoscere non è altro qui per noi che il risultato del processo

storico. E perciò, al far de' conti, non è un risultato _scientifico_,

ma un semplice _fatto_, che nasce necessariamente da altri fatti; e

il primo fatto è la _posizione_ cartesiana. Si sa, che la coscienza

storica in generale non è ancora la coscienza scientifica; il mondo de'

semplici fatti non è il cielo della scienza, il cielo della verità.

Perchè dunque il puro conoscere sia quel che ha da essere, cioè

_scienza_ e non semplice fatto, bisogna che apparisca come risultato

del processo della coscienza stessa e in se stessa, e non già del

semplice processo storico. Il conoscere assolutamente puro deve essere

dimostrato — nella coscienza stessa — come la _possibilità_ assoluta

della coscienza: come la stessa possibilità del conoscere.

Questa dimostrazione del conoscere è la vera _Teorica del conoscere_.

Ma questo puro conoscere, come risultato della teorica del conoscere,

appunto perchè è semplice intuito o pura possibilità assoluta del

conoscere, non è ancora _attuale_ puro conoscere; è la potenzialità

della scienza, e non già la scienza, ossia tutta la scienza: è

_intuito_, non _riflessione in se stesso_: semplice _orizzonte_ o

_prospetto_, non ancora _mondo_ o _sistema_ della Verità. Esso è

scienza solo come potenzialità del puro conoscere, come risultato del

movimento dialettico della coscienza.

Il puro conoscere deve, dunque, diventare puro attuale conoscere:

_attuale_, senza cessare di esser _puro_. Non deve ridiventare

quella _realtà_ del conoscere, che esso ha già superata; quel _reale_

conoscere, dal quale la coscienza si è già elevata al puro conoscere;

un qualche grado del conoscere come coscienza, o autocoscienza, o

ragione, ma una _nuova_ realtà del conoscere, la _realtà vera_ del puro

conoscere. In altri termini, il puro conoscere deve di nuovo diventare

un _fatto_: non il fatto di prima, ma il fatto che è l'_atto stesso

cosciente_ del puro conoscere. Questo fatto, che è assolutamente atto

cosciente puro, è la Scienza come Sistema.

Adunque, il punto, a cui siamo giunti, esige due cose:

1. Teorica del conoscere.

2. Sistema della Scienza.

Io considererò Gioberti da questi due lati.

La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea · 第 38 / 97 题