I.

Io devo determinare il carattere e lo sviluppo della nostra filosofia.

Dico _carattere_ e _sviluppo_; perchè il semplice carattere,

senz'altro, è sempre qualcosa di astratto, e la sua attualità — direi

quasi la sua vita — è appunto lo _sviluppo_. Così nella filosofia

greca il carattere è l'_oggettivismo_, e lo sviluppo è l'interiorità

sempre più profonda dell'oggetto, infino a che l'oggetto è negato come

semplice oggetto[36].

Il carattere della nostra filosofia è quello stesso di tutta la

filosofia moderna, essenzialmente diverso dal carattere dell'antica:

cioè la ricerca del principio di ogni cosa non nella _assoluta

oggettività_, materiale o ideale, ma nella _mente assoluta_.

Lo sviluppo è la esplicazione, la opposizione e finalmente la unità de'

due momenti della mente assoluta, cioè la oggettività e la soggettività

infinita: la realtà vivente della natura e l'autonomia della coscienza

umana[37].

Dicendo _carattere_ e _sviluppo_, io non affermo che i nostri filosofi

abbiano avuto _chiara coscienza_ del processo del nostro pensiero, come

è avvenuto ne' giorni nostri in Alemagna, e anche in parte in Grecia

nel tempo antico. Dico solo, che quando si determina l'idea propria

di ciascun sistema e la loro comune tendenza, ci si vede chiaro quel

carattere e quello sviluppo. La chiara coscienza e quindi il vero,

ampio e libero sviluppo è mancato in Italia, appunto perchè è mancata

la libertà della vita.

La nostra filosofia comincia come critica o negazione (più o meno

espressa e vivace) di quella del medio evo: della Scolastica.

Per intendere il valore di questa negazione, bisogna intendere ciò che

essa negava, cioè avere il concetto della Scolastica.

Il _Reale_ che era oggetto della Scolastica, era, in generale, un

reale _fantastico_, dato dalla rappresentazione religiosa, dalla quale

la filosofia del medio evo non seppe mai liberarsi interamente. La

filosofia, è stato detto, era ancella della teologia.

Da questa posizione risultano le seguenti determinazioni:

pretensione di comprendere l'Assoluto mediante l'intelletto finito e

formale; e così l'Assoluto diventa qualcosa di vuoto ed astratto: una

creatura dello stesso intelletto. E nel medesimo tempo:

rappresentazione di Dio come fuori del mondo della natura e dello

spirito, e quindi: degradazione dell'uomo e della natura;

astrazione da ogni _elemento_ concreto e reale della vita;

difetto di _certezza_ nella conoscenza;

prevalenza della fede e intuizione mistica, in luogo della

osservazione, della esperienza, del senso e della coscienza.

Queste determinazioni si riducono alle due seguenti:

negazione della natura: della realtà;

negazione della soggettività: della certezza.

La critica di questa posizione, cioè la filosofia del Risorgimento,

dovea essere:

separazione della filosofia dalla teologia;

negazione del misticismo;

critica dell'intelletto finito, e dimostrazione della impossibilità

di arrivare all'Assoluto mediante le categorie (isolate le une dalle

altre, e sciolte dalla loro unità razionale, che è appunto il loro vero

significato): — scetticismo, dotta ignoranza; la conoscenza non altro

che semplice congettura;

naturalismo: cioè la necessità di conoscere e studiare la natura;

perchè solo questa conoscenza è scala alla conoscenza di Dio, non

essendo altro la natura che o la immagine e simiglianza di Dio, o Dio

medesimo come essenza immanente nelle cose (_Natura est Deus in rebus_:

Bruno);

il principio della dignità dell'uomo come pensiero e come volere, come

intelletto teoretico e come intelletto pratico;

legittimità del piacere e dell'elemento mondano in generale come

momento essenziale della virtù, e della vita dello spirito;

ricerca di un principio immediato della certezza e della prova

scientifica, il quale non è altro che l'Io, il pensiero (_ego cogito_):

da prima come _senso_ o esperienza in generale, di poi come coscienza o

pensiero razionale.

Tutte queste determinazioni sono sparse, un po' confusamente, nelle

opere de' filosofi _nostri_ e _stranieri_ di quel tempo. Sono semplici

indizi, semi e germi, i quali si raccolgono più o meno e hanno maggior

vita nella coscienza di Bruno e Campanella, e si riducono alle due

seguenti:

valore della natura,

valore della soggettività.

Bruno e Campanella chiudono l'epoca del Risorgimento in Italia. Già

sin d'allora è evidente la comunità d'indirizzo tra noi e gli altri

popoli. Io mi sono proposto di considerare particolarmente questo nuovo

indirizzo soltanto in Campanella e Bruno[38].

La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea · 第 16 / 97 题