E Dante disegnò:
Nove sono i cieli del paradiso più l’empireo: nove siano i gironi
dell’inferno, più la superficie terrestre con la selva selvaggia. Poi
che i peccati sono sette, uno d’essi, l’accidia, sia punita in tre
gironi nelle sue differenti specie. Vi è di essa una quarta specie,
quella degli sciaurati che mai non fur vivi, e quelli restino al
vestibolo, nella Terra dove essi vennero invano; vi restino a correre e
correre perpetualmente in pena della loro ignavia. Così all’una riva e
all’altra dell’Acheronte, sebbene non proprio allo stesso piano, stiano
le due specie di accidiosi per manco di volontà, cui la misericordia e
giustizia o sdegna addirittura, o nè può l’una accogliere nè deve
l’altra punire. Nello stesso modo, fuori e dentro Dite, che è l’inferno
della malizia, siano altre due specie di accidiosi rispondenti alle due
prime, di rei nell’operare e di rei nel contemplare; differenti dalle
due prime in quanto qui la volontà non manca, ma fu volta al male e
offese la giustizia, senza però commettere ingiuria. Così gli accidiosi
intorno a Dite corrispondono a quelli intorno Acheronte, nè forse per
altro che per questa corrispondenza, corrono gl’ignavi fuori
dell’inferno, e dentro l’inferno sospirano i non credenti e i non
battezzati; nè forse per altra cagione caddero dal cielo gli angeli nè
ribelli nè fedeli. Sotto le due coppie di accidiosi siano i peccatori,
nell’inferno superiore, d’incontinenza, in tre gironi; nell’inferiore,
di malizia (di cui la bestialità è la prima specie), pure in tre gironi.
Ad Acheronte somigli Stige, a Caron Flegias, agli ignavi che mai non
passano il fiume, i fangosi che mai non escono dal pantano: non degni
quelli di passare, questi di uscire, perchè gli uni non fecero nè bene
nè male e gli altri aderirono bensì al male, ma non lo fecero, o
riconobbero bensì il bene, ma non lo operarono. Somigli al nobile
Castello dove sospirano mestamente gli Spiriti magni, la città di Dite,
lungo i cui spaldi sospirano duramente pur uomini che posero gl’ingegni
a ben fare, uomini, come Farinata e lo secondo Federico, per molta e
grande parte degni d’ammirazione e di rispetto. Le due specie di accidia
comprese tra il ternario dell’incontinenza e quello della malizia,
appartengano la prima all’incontinenza come di tali che non frenarono o
non ebbero l’irascibile, e la seconda alla malizia come di tali che
maliziosamente disconobbero Dio. Nè dei primi si abbia a raccontare
alcun bene, nè dei secondi alcun male. E il Paradiso con le sue nove
spere ricordi l’Inferno coi suoi nove gironi; i beati del cielo della
Luna e di quello di Mercurio richiamino gli accidiosi per manco di
volontà e quelli che ebbero la volontà volta al male; i pieni d’amore
del cielo di Venere richiamino i lussuriosi del secondo girone, e Carlo
Martello ripeta Francesca; i famelici di verace manna che godono nella
spera del sole, facciano ripensare ai golosi battuti dalla pioggia
nell’aer tenebroso del girone terzo, e in quel cielo come in questo
girone si parli di risurrezione della carne; i combattenti per Dio del
cielo di Marte rammemorino quelli del quarto girone, che perdettero Dio
per amore di cosa che non dura, e lodino, per contrasto ai prodighi e
agli avari, la parsimonia e la liberalità; e il cielo della giustizia
conduca il pensiero alla palude e alla città dell’ingiustizia, e i
giusti re ricordino i gran regi che giustizia temerono di fare e
lasciarono dispregi di sè; e il mite Saturno sia contrapposto al cerchio
dei violenti e dai Gemelli l’occhio si abbassi all’aiuola nostra,
dominata dall’invidia; e nel Cielo Cristallino risuoni la maledizione
alla cupidigia che è la radice di ogni peccato e alla superbia che fu il
principio del cadere dell’Angelo e del dannarsi dell’Uomo. Il Purgatorio
riproduca, come monte può riprodurre baratro, l’Inferno. Abbia sette
scaglioni per i sette peccati nello stesso ordine dell’Inferno, ma il
quarto dell’uno combaci col quinto e sesto dell’altro, comprendendo
l’accidia come lento amore sì a vedere e sì a conseguire il Bene. Per
questa corrispondenza il quinto e sesto girone dell’Inferno siano quasi
allo stesso piano e come tutt’uno. Poi che converse a Dio salgono agli
scaglioni del Purgatorio le anime, dai loro peccati sia cancellata
l’aversione, e così esse purghino la sola conversione a un bene
commutevole nel luogo a quella destinato. Poi che nove hanno a essere
anche nel Purgatorio, le partizioni, si aggiunga ai sette scaglioni un
Antipurgatorio di aversi da Dio sino a poco prima della morte, di
acciecati temporaneamente (_S._ 1ª 2ae LXXIX 4); e siano questi di due
specie, una di scomunicati, l’altra di non scomunicati; anzi perchè
ricordino che quattro sono le sorti di accidia nell’inferno, la seconda
specie di esse si sterzi; e perchè sia richiamato, per analogia, il
nobile Castello degli Spiriti magni, e, per contrasto, il brago dei gran
regi, sia in esso Antipurgatorio la Valletta amena dove serenano
principi che non furono forse pari al grande officio loro, ma non ne
furono nemmeno immemori, o, meglio, che pur negligenti della loro salute
eterna, lasciarono tuttavia di sè onrata nominanza; e l’Antipurgatorio
risponda anche all’Antiparadiso e Manfredi faccia pensare a Piccarda e i
principi della Valletta agli Spiriti attivi di Mercurio. E
all’Antipurgatorio presieda Catone che mostrò ciò che poteva,
nell’infermità sua necessaria del volere, fare un pagano, irraggiato
dalle sole quattro virtù umane, per la libertà di esso volere: rifiutare
la vita. Un credente invece, movendo dalla selva selvaggia della
servitù, salvando il suo volere dalle male disposizioni che il cielo non
vuole, e purgandole dall’amore del male, dal lento amore del bene, dal
soverchio amore del bene che non è bene, può salire di grado in grado il
santo monte e giungere alla divina foresta, e avere libero dritto sano
il suo arbitrio; e ascendere all’Empireo. Selva, foresta, Empireo:
complementi del nove nelle tre Cantiche.