XXXIX.

E Dante disegnò:

Nove sono i cieli del paradiso più l’empireo: nove siano i gironi

dell’inferno, più la superficie terrestre con la selva selvaggia. Poi

che i peccati sono sette, uno d’essi, l’accidia, sia punita in tre

gironi nelle sue differenti specie. Vi è di essa una quarta specie,

quella degli sciaurati che mai non fur vivi, e quelli restino al

vestibolo, nella Terra dove essi vennero invano; vi restino a correre e

correre perpetualmente in pena della loro ignavia. Così all’una riva e

all’altra dell’Acheronte, sebbene non proprio allo stesso piano, stiano

le due specie di accidiosi per manco di volontà, cui la misericordia e

giustizia o sdegna addirittura, o nè può l’una accogliere nè deve

l’altra punire. Nello stesso modo, fuori e dentro Dite, che è l’inferno

della malizia, siano altre due specie di accidiosi rispondenti alle due

prime, di rei nell’operare e di rei nel contemplare; differenti dalle

due prime in quanto qui la volontà non manca, ma fu volta al male e

offese la giustizia, senza però commettere ingiuria. Così gli accidiosi

intorno a Dite corrispondono a quelli intorno Acheronte, nè forse per

altro che per questa corrispondenza, corrono gl’ignavi fuori

dell’inferno, e dentro l’inferno sospirano i non credenti e i non

battezzati; nè forse per altra cagione caddero dal cielo gli angeli nè

ribelli nè fedeli. Sotto le due coppie di accidiosi siano i peccatori,

nell’inferno superiore, d’incontinenza, in tre gironi; nell’inferiore,

di malizia (di cui la bestialità è la prima specie), pure in tre gironi.

Ad Acheronte somigli Stige, a Caron Flegias, agli ignavi che mai non

passano il fiume, i fangosi che mai non escono dal pantano: non degni

quelli di passare, questi di uscire, perchè gli uni non fecero nè bene

nè male e gli altri aderirono bensì al male, ma non lo fecero, o

riconobbero bensì il bene, ma non lo operarono. Somigli al nobile

Castello dove sospirano mestamente gli Spiriti magni, la città di Dite,

lungo i cui spaldi sospirano duramente pur uomini che posero gl’ingegni

a ben fare, uomini, come Farinata e lo secondo Federico, per molta e

grande parte degni d’ammirazione e di rispetto. Le due specie di accidia

comprese tra il ternario dell’incontinenza e quello della malizia,

appartengano la prima all’incontinenza come di tali che non frenarono o

non ebbero l’irascibile, e la seconda alla malizia come di tali che

maliziosamente disconobbero Dio. Nè dei primi si abbia a raccontare

alcun bene, nè dei secondi alcun male. E il Paradiso con le sue nove

spere ricordi l’Inferno coi suoi nove gironi; i beati del cielo della

Luna e di quello di Mercurio richiamino gli accidiosi per manco di

volontà e quelli che ebbero la volontà volta al male; i pieni d’amore

del cielo di Venere richiamino i lussuriosi del secondo girone, e Carlo

Martello ripeta Francesca; i famelici di verace manna che godono nella

spera del sole, facciano ripensare ai golosi battuti dalla pioggia

nell’aer tenebroso del girone terzo, e in quel cielo come in questo

girone si parli di risurrezione della carne; i combattenti per Dio del

cielo di Marte rammemorino quelli del quarto girone, che perdettero Dio

per amore di cosa che non dura, e lodino, per contrasto ai prodighi e

agli avari, la parsimonia e la liberalità; e il cielo della giustizia

conduca il pensiero alla palude e alla città dell’ingiustizia, e i

giusti re ricordino i gran regi che giustizia temerono di fare e

lasciarono dispregi di sè; e il mite Saturno sia contrapposto al cerchio

dei violenti e dai Gemelli l’occhio si abbassi all’aiuola nostra,

dominata dall’invidia; e nel Cielo Cristallino risuoni la maledizione

alla cupidigia che è la radice di ogni peccato e alla superbia che fu il

principio del cadere dell’Angelo e del dannarsi dell’Uomo. Il Purgatorio

riproduca, come monte può riprodurre baratro, l’Inferno. Abbia sette

scaglioni per i sette peccati nello stesso ordine dell’Inferno, ma il

quarto dell’uno combaci col quinto e sesto dell’altro, comprendendo

l’accidia come lento amore sì a vedere e sì a conseguire il Bene. Per

questa corrispondenza il quinto e sesto girone dell’Inferno siano quasi

allo stesso piano e come tutt’uno. Poi che converse a Dio salgono agli

scaglioni del Purgatorio le anime, dai loro peccati sia cancellata

l’aversione, e così esse purghino la sola conversione a un bene

commutevole nel luogo a quella destinato. Poi che nove hanno a essere

anche nel Purgatorio, le partizioni, si aggiunga ai sette scaglioni un

Antipurgatorio di aversi da Dio sino a poco prima della morte, di

acciecati temporaneamente (_S._ 1ª 2ae LXXIX 4); e siano questi di due

specie, una di scomunicati, l’altra di non scomunicati; anzi perchè

ricordino che quattro sono le sorti di accidia nell’inferno, la seconda

specie di esse si sterzi; e perchè sia richiamato, per analogia, il

nobile Castello degli Spiriti magni, e, per contrasto, il brago dei gran

regi, sia in esso Antipurgatorio la Valletta amena dove serenano

principi che non furono forse pari al grande officio loro, ma non ne

furono nemmeno immemori, o, meglio, che pur negligenti della loro salute

eterna, lasciarono tuttavia di sè onrata nominanza; e l’Antipurgatorio

risponda anche all’Antiparadiso e Manfredi faccia pensare a Piccarda e i

principi della Valletta agli Spiriti attivi di Mercurio. E

all’Antipurgatorio presieda Catone che mostrò ciò che poteva,

nell’infermità sua necessaria del volere, fare un pagano, irraggiato

dalle sole quattro virtù umane, per la libertà di esso volere: rifiutare

la vita. Un credente invece, movendo dalla selva selvaggia della

servitù, salvando il suo volere dalle male disposizioni che il cielo non

vuole, e purgandole dall’amore del male, dal lento amore del bene, dal

soverchio amore del bene che non è bene, può salire di grado in grado il

santo monte e giungere alla divina foresta, e avere libero dritto sano

il suo arbitrio; e ascendere all’Empireo. Selva, foresta, Empireo:

complementi del nove nelle tre Cantiche.

Minerva oscura Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante · 第 55 / 84 题