XXI.

Così cercavo; e confesso che con meraviglia vedevo qui che non tutti

gl’interpreti del Poema Sacro trovavano l’Aristotelica disposizione

detta matta bestialitate tutt’una con la malizia con forza o violenza.

Nulla in verità era più chiaro. Vanni Fucci, conosciuto come violento,

come uomo di sangue e di crucci, che come tale si sarebbe creduto di

trovare nel giron primo del primo cerchio dentro dai sassi dell’alta

ripa, professa bensì d’essere bestia e d’avere condotta vita bestiale e

non umana, ma deve confessare di necessità, perchè il luogo e il modo

della pena non concordano con ciò che professa, d’avere anche commesso

un dell’uom proprio male e di stare per questo di sutto: oh! come non

comprendere subito che la violenza è senza intelletto, ciò è bestiale e

che matta bestialitate e violenza sono una cosa? E sì che sopra veniva

subito un centauro pien di rabbia a confermare e ribadire la cosa. Caco

in vero, _semi-homo_ e _semifer_ come lo chiama Virgilio, non è come gli

altri centauri nel giron primo del primo cerchietto, sebbene vi avesse

luogo non solo come simbolo ma come reo, poi che ‛sotto il sasso di

monte Aventino Di sangue fece spesse volte laco’; ma egli fu anche

frodolento, ciò è, per quanto bestiale, come quello che era mezzo uomo e

mezzo bestia, commise un fatto di quella frode che è dell’uom proprio

male. Onde al centauro, oltre le bisce che ha sul dosso,

Sopra le spalle, dietro dalla coppa,

Con l’ale aperte gli giacea un draco;

E quello affoca qualunque s’intoppa.[43]

[43] l. c. 22.

Ma qui mi soffermavo prima dubitando e poi mutando a mano a mano il

dubbio in ammirazione profonda e lunga. Perchè questo draco che affoca

qualunque s’intoppa? io domandai. E cambiai subito la domanda. Perchè i

centauri simboli di violenza? Non soltanto perchè tutti solean nel mondo

andar a caccia, non soltanto perchè Nesso fe’ di sè la vendetta egli

stesso, non soltanto perchè Folo fu sì pien d’ira, ma anche e più perchè

i Centauri sono mezzo uomini e mezzo bestie o bestiali, o a dirittura

fiere. Così l’infamia di Creti che sembra simbolo più generale ancora

dei centauri, è detta bestia e paragonata a un toro e chiamata ira

bestiale. Ma un altro simbolo era in questo primo cerchietto: le brutte

Arpie. Ora Minotauro, Centauri, Arpie hanno una cosa in comune tra loro

e differente dai simboli Gerione e Lucifero del secondo e terzo

cerchietto. Quale? le duo nature, mentre Gerione ne ha tre, e tre faccie

ha Lucifero. Ma se le tre faccie di Lucifero e le tre nature di Gerione

raffiguravano il mal volere, l’intelletto e la possa, necessari elementi

o capi del peccato di superbia e d’invidia; le duo nature dei simboli

del peccato punito nel primo cerchietto, peccato in cui non ha luogo

l’intelletto, perchè la forza non è, come la frode, dell’uom proprio

male, raffiguravano certamente la possa, che io chiamai appetito

sensitivo e il mal volere. E che le duo nature del Minotauro, dei

Centauri, delle Arpie raffigurassero gli elementi subbiettivi del

peccato, era chiarito dal fatto che il centauro Caco, essendo posto in

altro cerchietto, per il furar frodolente che fece, ossia per aver

aggiunto alla sua Malizia bestiale o violenta un terzo elemento,

l’intelletto, assumeva un terzo corpo o una terza natura che dir si

voglia: ‛il draco Sopra le spalle, dietro dalla coppa, Con l’ale

aperte’. La quale a me pareva convenevolissima aggiunta, pensando alle

serpi della bolgia e più alla sozza imagine di froda che aveva il fusto

di serpente. Bene: ma qui ripensavo che nel tricorpore Gerione la natura

serpentina io avevo concluso significasse il mal volere, mentre mi

pareva che l’intelletto fosse rappresentato dalla faccia d’uom giusto; e

qui in vece, in Caco, dovevo ammettere che dal draco fosse significato,

non il mal volere, ma l’intelletto. Ma Dante creando il simbolo della

violenza, peccato bestiale, ne significava, di necessità, la bestiale

natura con escludere dal simbolo l’elemento che avrebbe rappresentato

l’intelletto; tuttavia, avendo il peccato, per quanto bestiale, de’ due

elementi che rimanevano, uno umano e non ferìno, perchè la volontà non è

dei bruti ma solo degli uomini, il simbolo era semiumano e semiferino.

La parte dunque che ne’ centauri, nelle Arpie, e nel Minotauro, avrebbe

potuto rappresentare la ragione, era già stata dal simboleggiatore usata

per la volontà; sì che quando egli volle poi dare la mente ad un

Centauro, fu costretto a prendere, per simboleggiarla, il Serpente che

altrove aveva simboleggiato il mal volere. Eppure, mirabile accortezza!,

egli seppe riparare il difetto come meglio non avrebbe potuto, ponendo

in Caco il serpente in modo che sormontasse la testa e fosse in certa

guisa la testa medesima del Centauro, mentre il serpente in Gerione era

il fusto e la coda. E ciò confermava facendo che tale nuova testa del

Centauro, la quale affoca qualunque s’intoppa, somigliasse negli effetti

appunto alla coda di Gerione, la quale passa i monti e rompe mura ed

armi. Così dunque era tricorpore anche Caco: mentre bicorpori erano i

suoi fratelli e il Minotauro e le Arpie, perchè di due elementi soli è

commisto il peccato, di cui sono simboli e guardie e punitori. E di

questo mi soccorreva una riprova tale, da sommergere in me ogni dubbio.

Io leggevo che il peccato più grave di violenza era, oltre spregiar

natura e sua bontà,

far forza nella deitade

Col cor negando e bestemmiando quella;

onde nell’infimo girone, oltre Sodoma e Caorsa, è posto chi spregiando

Dio, col cor favella. Io non sapeva se altri avesse intese queste parole

di negare Dio e favellare spregiando Dio col core: sapevo che non

potevano intendersi che in un modo: soltanto col cuore, ossia col

ΘΥΜΟΣ, con l’irascibile, con la parte sensitiva dell’anima,

senza concorso d’intelletto. Nel fatto Capaneo stolidamente minaccia Dio

di non allegra vendetta, anche se lo saetti di tutta sua forza; ed è

nell’inferno precipitatovi appunto dalla saetta di Dio! Onde le parole

di Virgilio. E che l’intelletto mancasse nel primo girone, Dante lo

aveva detto esplicitamente, cieca chiamando la cupidigia e folle l’ira

che si puniva nel fiume di sangue. Non restava dunque che sapere del

secondo, poi che senza concorso d’intelletto avevano peccato quelli del

primo, come gli omicide, e quelli del terzo, come Capaneo. Ma quelli che

privano sè del mondo, o biscazzano e fondono la loro facoltà e piangono

dove devono essere giocondi, sono così manifestamente pazzi nel loro

operare, che non occorreva che Dante lo dicesse altrimenti che

raccontando che cosa avevano operato. Ora quale era questo peccato o

disposizione cattiva, chiamata malizia che persegue il suo fine solo con

la forza, senza concorso d’intelletto, chiamata ancora matta

bestialitade? Io rileggevo: l’infamia di Creti...

Quando vide noi, sè stesso morse,

Sì come quei, cui l’ira dentro fiacca;[44]

[44] _Inf._ XII 14 e seg.

poi è in furia, poi è detta ira bestiale; ira folle è chiamata quella

che immolla nel fiume di sangue; un de’ centauri, sebben da lungi,

minaccia di tirar subito l’arco, e Chiron prende subito uno strale,

appena veduti Dante e Virgilio; Pier della Vigna dichiara d’essere stato

mosso da disdegnoso gusto e feroce chiama l’anima che si disvelle dal

corpo da sè stessa; di rabbia è ancora compreso Capaneo, che giace

dispettoso e i cui dispetti ‛Sono al suo petto assai debiti fregi’. E

poi i peccatori che parlano, parlano sdegnosamente, sì che d’ira pare

fosse il loro abito da vivi se da morti lo conservano: sdegnosamente

parla non solo Pier della Vigna della meretrice delle corti, ma colui

che fe’ giubbetto a sè delle sue case, e ser Brunetto ricordando la

città del Batista e il suo ingrato popolo maligno, e Iacopo Rusticucci,

domandando se cortesia e valore del tatto se n’è gita fuori della sua

città, e lo Scrovegni dicendo a Dante, Or te ne va, e predicendo

sventura al suo vicin Vitaliano. Il loro peccato sarebbe dunque l’ira?

Oh! che hanno che vedere Sodoma e Caorsa con l’ira? Nella violenza entra

qualche volta bensì l’ira, ma non è l’ira. Così pensavo e m’indugiavo

perplesso.

Minerva oscura Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante · 第 34 / 84 题