Io dissi: Esaminiamo a uno a uno questi quattro peccati oscuri. E
cominciamo dall’ultimo, da quello del nono cerchio. Ivi è L’imperator
del doloroso regno. — Come sei caduto dal cielo, Lucifero, che di mane
sorgevi?... Tu pur dicevi in cuor tuo, “In cielo salirò, porrò sopra le
stelle di Dio il mio soglio, sederò sul monte del Testamento, ne’ lati
di verso settentrione. Ascenderò sopra l’altezza delle nubi, simile sarò
all’Altissimo„: E pur sei tratto giù nell’inferno, nel profondo del lago
(_Isaia_ XIV 12). — Non era dubbio per me, come per nessuno, che il
peccato primo dell’Angelo non fosse altro se non la superbia (_Summa_ 1ª
LXIII 2). Quale l’inizio del mal volere, domanda S. Agostino (_Civ. D._
XIV 21), potè essere, se non la superbia? Nel fatto la superbia è
appetito di perversa eccellenza (_Civ. D._ XVI 13), è amore di primazia.
E poi che Dio è massimo e primo, nella superbia è la ribellione a lui.
Questo dunque era chiaro a me come a tutti, che Lucifero fu superbo,
anzi la superbia stessa. Ma poi che essa è l’inizio d’ogni peccato
(_Eccles._ 10, 15) io potevo con gli altri credere che Lucifero fosse
nel fondo, come principio del male. E così credei. Ma in tanto io
proponeva a me stesso: Come la superbia è inizio d’ogni peccato? Mi
rispose il Dottore d’Aquino, il quale, dopo avermi insegnato che in ogni
peccato è un volgersi verso un commutevole bene e un ritorcersi dal bene
immutabile che è Dio, affermava che nella superbia il torcersi da Dio
non proveniva da ignoranza o debolezza o desiderio di alcuna cosa, come
negli altri peccati, ma da ciò ‛quod non vult Deo et eius regulae
subiici (1ª 2ae LXXXIV 2)’. In questo modo ogni peccato comincia con la
superbia, ossia col disprezzo di quella tal legge di Dio, che proibisce
quel tal atto. Ma se in ogni peccato è superbia, vi è anche una superbia
di per sè; se gli altri peccati, come dice Boezio, fuggono da Dio, la
superbia sola a Dio si pone di fronte. E così in vero fece il bellissimo
degli Angeli, che contra il suo fattore alzò le ciglia, e così fecero i
Giganti, che sperimentarono la loro potenza contra il sommo Giove. Onde
l’uno e gli altri ben mi parvero acconci simboli di superbia. Ma se la
superbia di Lucifero si estrinsecò con alzar le ciglia contro Dio, e
quella dei Giganti col menar le braccia contra Giove, come, domandavo
io, si estrinseca la superbia degli uomini secondo i Padri, i Dottori e
Dante? Certo col porsi di fronte a Dio, col non volere sottomettersi a
lui e alla sua regola. Ma poi che tal regola consiste in molte leggi e
precetti cui chi viola, commette questo o quel peccato, che è mosso
bensì da superbia, ma non è la superbia, io vedeva di non poter
profittare nella mia ricerca, se non riducevo tutte queste leggi e
precetti a una legge e a un precetto solo, che fosse la regola di Dio
per l’Uomo, la quale chi violasse, fosse reo di superbia e non d’altro
peccato. Ora, come questa regola, per l’Angelo appena creato, consisteva
solo in questo, di riconoscere da Dio la sua creazione e aspettar
lume,[30] ed egli non la riconobbe e non lo aspettò e cadde, così per
l’Uomo fu tempo che si riduceva al solo divieto del pomo. Perchè rompere
sì fatto divieto fu, come tutti affermano, superbia? Perchè il Tentatore
disse ad Eva: “Dio sa che in qualunque dì mangerete di quello,
s’apriranno i vostri occhi e sarete come Iddii, conoscenti del bene e
del male„? Onde il Poeta
... là dove ubbidia la terra e il cielo,
Femmina sola, e pur testè formata,
Non sofferse di star sotto alcun velo.[31]
[30] _Par._ XIX 48.
[31] _Purg._ XXIX 25.