X.

Io dissi: Esaminiamo a uno a uno questi quattro peccati oscuri. E

cominciamo dall’ultimo, da quello del nono cerchio. Ivi è L’imperator

del doloroso regno. — Come sei caduto dal cielo, Lucifero, che di mane

sorgevi?... Tu pur dicevi in cuor tuo, “In cielo salirò, porrò sopra le

stelle di Dio il mio soglio, sederò sul monte del Testamento, ne’ lati

di verso settentrione. Ascenderò sopra l’altezza delle nubi, simile sarò

all’Altissimo„: E pur sei tratto giù nell’inferno, nel profondo del lago

(_Isaia_ XIV 12). — Non era dubbio per me, come per nessuno, che il

peccato primo dell’Angelo non fosse altro se non la superbia (_Summa_ 1ª

LXIII 2). Quale l’inizio del mal volere, domanda S. Agostino (_Civ. D._

XIV 21), potè essere, se non la superbia? Nel fatto la superbia è

appetito di perversa eccellenza (_Civ. D._ XVI 13), è amore di primazia.

E poi che Dio è massimo e primo, nella superbia è la ribellione a lui.

Questo dunque era chiaro a me come a tutti, che Lucifero fu superbo,

anzi la superbia stessa. Ma poi che essa è l’inizio d’ogni peccato

(_Eccles._ 10, 15) io potevo con gli altri credere che Lucifero fosse

nel fondo, come principio del male. E così credei. Ma in tanto io

proponeva a me stesso: Come la superbia è inizio d’ogni peccato? Mi

rispose il Dottore d’Aquino, il quale, dopo avermi insegnato che in ogni

peccato è un volgersi verso un commutevole bene e un ritorcersi dal bene

immutabile che è Dio, affermava che nella superbia il torcersi da Dio

non proveniva da ignoranza o debolezza o desiderio di alcuna cosa, come

negli altri peccati, ma da ciò ‛quod non vult Deo et eius regulae

subiici (1ª 2ae LXXXIV 2)’. In questo modo ogni peccato comincia con la

superbia, ossia col disprezzo di quella tal legge di Dio, che proibisce

quel tal atto. Ma se in ogni peccato è superbia, vi è anche una superbia

di per sè; se gli altri peccati, come dice Boezio, fuggono da Dio, la

superbia sola a Dio si pone di fronte. E così in vero fece il bellissimo

degli Angeli, che contra il suo fattore alzò le ciglia, e così fecero i

Giganti, che sperimentarono la loro potenza contra il sommo Giove. Onde

l’uno e gli altri ben mi parvero acconci simboli di superbia. Ma se la

superbia di Lucifero si estrinsecò con alzar le ciglia contro Dio, e

quella dei Giganti col menar le braccia contra Giove, come, domandavo

io, si estrinseca la superbia degli uomini secondo i Padri, i Dottori e

Dante? Certo col porsi di fronte a Dio, col non volere sottomettersi a

lui e alla sua regola. Ma poi che tal regola consiste in molte leggi e

precetti cui chi viola, commette questo o quel peccato, che è mosso

bensì da superbia, ma non è la superbia, io vedeva di non poter

profittare nella mia ricerca, se non riducevo tutte queste leggi e

precetti a una legge e a un precetto solo, che fosse la regola di Dio

per l’Uomo, la quale chi violasse, fosse reo di superbia e non d’altro

peccato. Ora, come questa regola, per l’Angelo appena creato, consisteva

solo in questo, di riconoscere da Dio la sua creazione e aspettar

lume,[30] ed egli non la riconobbe e non lo aspettò e cadde, così per

l’Uomo fu tempo che si riduceva al solo divieto del pomo. Perchè rompere

sì fatto divieto fu, come tutti affermano, superbia? Perchè il Tentatore

disse ad Eva: “Dio sa che in qualunque dì mangerete di quello,

s’apriranno i vostri occhi e sarete come Iddii, conoscenti del bene e

del male„? Onde il Poeta

... là dove ubbidia la terra e il cielo,

Femmina sola, e pur testè formata,

Non sofferse di star sotto alcun velo.[31]

[30] _Par._ XIX 48.

[31] _Purg._ XXIX 25.

Minerva oscura Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante · 第 23 / 84 题