Non è dunque assurdo tenere sin d’ora che la lezione dell’Inferno lascia
qualche cosa da meditare al discente. È compiuta quella del Purgatorio?
No; e noi potremo da ciò confermare la nostra opinione su quella
dell’Inferno. Non è compiuta; e questa volta (per qual ragione se non
perchè Virgilio non è più per essere con lo scolare dopo visitato il
Purgatorio?) questa volta Virgilio ne ammonisce Dante:
Quanto ragion qui vede
Dirti poss’io; da indi in là t’aspetta
Pure a Beatrice, ch’opera è di fede.[25]
[25] _Purg._ XVIII 46 e segg.
Che sia ciò che la ragione non vede e che solo Beatrice può dire, è
accennato più sotto quando, dopo aver discorso della ‛virtù che
consiglia, Che dell’assenso de’ tener la soglia’, donde in noi cagione
di meritare, conclude:
La nobile virtù Beatrice intende
Per lo libero arbitrio, e però guarda
Che l’abbi a mente, s’a parlar ten prende. [26]
[26] l. c. 78 e segg.
E Beatrice in vero gliene parla nel Paradiso (V 19) per affermare la
nobiltà di essa virtù, che è il maggior dono che Dio fece agli uomini.
Tuttavia sappiamo che in Dante era un dubbio; un dubbio che si riporta
più alle parole di Virgilio, che a quelle di Beatrice; a ciò che egli
dice
Quest’è il principio, là onde si piglia.
Ragion di meritare in voi.[27]
[27] l. c. 64 e seg.
Non dubita Dante che noi non abbiamo facoltà di accogliere e vigliare
buoni e rei amori: no; la spiegazione filosofica lo appaga nè d’altro
richiede Virgilio. Ma ciò che a Virgilio avrebbe domandato invano e che
perciò tacque, è cosa fuori di questa libertà di accogliere e vigliare,
è oltre la filosofia e la ragione. Tutti hanno sì il libero arbitrio, e
perciò cagione di meritare: or come alcuni e molti anzi, accogliendo
tutti i buoni amori, non riuscirono e non riescono a meritare? Questo è
il dubbio che Dante confessa di avere concepito, secondo la finzione
poetica, a questo ragionamento di Virgilio, che ammonisce di non poter
dire se non quanto ragion vede: questo
il gran digiuno
Che lungamente m’ha tenuto in fame,
Non trovandogli in terra cibo alcuno.[28]
[28] _Par._ XIX 25 e segg.
Dante non ha bisogno di esprimerlo: l’Aquila lo solve e poi lo rivela:
tu dicevi: Un uom nasce alla riva
Dell’Indo, e quivi non è chi ragioni
Di Cristo, nè chi legga, nè chi scriva;
E tutti i suoi voleri ed atti buoni
Sono, quanto ragione umana vede,
Senza peccato in vita o in sermoni.
Muore non battezzato e senza fede;
Ov’è questa giustizia che il condanna?
Ov’è la colpa sua, s’egli non crede?[29]
[29] l. c. 70-8.
Il dubbio di Dante è sciolto. Io non devo osservare altro, se non che
questa risposta dell’Aquila alla pensata domanda del discepolo, è fatta,
quando ad esso resta salire in tre sfere, Saturno, Stelle fisse, Primo
Mobile; non contando l’Empireo, che tutte le comprende. Così
nell’Inferno dopo la esposizione di Virgilio, Dante ha tre cerchietti da
visitare. E sebbene nove gironi abbia l’Inferno, abbiamo veduto come tra
esso e il Purgatorio che ha sette cornici, sia un’esatta proporzione di
parti. Non sembri dunque che sì fatta corrispondenza sia compromessa dal
numero nove delle sfere. Nove, ripetiamo, gironi ha l’Inferno, ma nella
esposizione sua Virgilio non parla se non di sette peccati. E in vero i
peccati dalla filosofia cristiana furono ridotti a sette. Nel Purgatorio
Virgilio li fa discendere da una causa sola: l’amore che erra o per malo
obbietto o per poco vigore o per troppo nel proseguire l’obietto del
bene. L’amore che erra per malo obietto, genera tre peccati: superbia,
invidia, ira; quello che per poco vigore, uno, l’accidia; quello che per
troppo, tre, anch’esso, avarizia, gola, lussuria. Non è questo l’ordine
che hanno i peccati in S. Tomaso (2ª LXXXIV 7). L’ordine dei peccati
come è in Dante si trova in S. Bonaventura (Comp. III 14), in Ugo di S.
Vittore (All. in Matthaeum II, XV e seg. Institutiones Monasticae,
XXXVIII), in S. Gregorio (Mor. XXXI 31). Per quali riguardi sono essi
peccati così distribuiti nei Teologi e in Dante? Ma in Dante erano
veramente distribuiti e ordinati così? Nel Purgatorio, non era dubbio;
ma nell’Inferno? Dei sette peccati dell’Inferno, quale era la ragione e
la natura? Di tre la sapevo: degli altri quattro, no.