LE DUE FACCIE DELLA MEDAGLIA.

L'egoismo, se dobbiamo esser sinceri, è il sostrato costante di tutti

i nostri molteplici sentimenti; nè, per verità, esso dovrebbe venirci

rimproverato, dipendente com'è da un'illusione di ottica morale comune

ad ogni uomo. Poichè tutti gli esseri e tutte le cose in tanto

esistono in quanto sono pensati da noi, è naturale che ciascuno di noi

si creda il centro intorno a cui gravita l'universo, e che le ragioni

dell'_io_ siano considerate come le sole attendibili. È presumibile

che se lo specchio avesse una coscienza, esso affermerebbe soltanto la

esistenza di ciò che vi si riflette; ma, siccome facendo riflettere

uno stesso oggetto in due o più specchi, ciascuno di questi lo

vedrebbe sotto un angolo necessariamente diverso, i giudizii che essi

darebbero sulla forma dell'oggetto non potrebbero mai essere identici.

Così è dei giudizii nostri. Per la doppia influenza del temperamento

iniziale e dell'educazione acquisita, il modo di vedere di ogni uomo

è, a proposito di tutto, nel mondo fisico e nel morale, più o meno

diverso da quello di ogni altro uomo; quando poi l'interesse personale

è in giuoco, il dissidio diventa ancora più grande.

Nella pratica della vita, per le necessità stesse del consorzio

sociale, l'accordo sembra farsi sotto la vernice dell'ipocrisia, o si

fa realmente, qualche rara volta, per lo spirito di sacrificio; accade

però spesso, quando gli interessi impegnati sono troppo forti, che il

contrasto scoppii violentemente, e nulla è più curioso, per

l'osservatore spassionato, della ingenuità con la quale da ciascuna

parte si crede di essere solamente ed interamente nel giusto.

Ridotta ad una espressione rigorosa e si potrebbe quasi dire

scientifica, questa era la tesi che la signora Auriti sviluppava, con

le incertezze e le ripetizioni inevitabili della conversazione,

dinanzi ad Eugenio Darsi, e che trovava invece in costui un avversario

deciso.

I due erano soli nel grazioso salottino giapponese dove la signora

Auriti riceveva le sue visite; un silenzio assoluto regnava in

quell'estremità dell'antico palazzo prospettante in una via erta e

solitaria; e la conversazione, iniziata sopra un futile soggetto,

l'approssimarsi della stagione dei bagni, era caduta sulle cose del

sentimento.

Caduta non è forse la parola conveniente; poichè il Darsi,

attraversando, nei suoi rapporti con la signora Auriti, quel periodo

pericoloso in cui il secreto e vago desiderio che ogni uomo prova in

presenza della donna sia pure la più rispettata, comincia, date certe

circostanze, ad ingigantire e quindi a manifestarsi, aveva egli stesso

preparata la via a più intime espansioni.

Se non che, una virtù severa, o meglio forse le scettiche persuasioni

dell'esperienza, corazzavano la signora Auriti contro ogni seduzione

anche più potente di quella che tentava di spiegarsi sopra di lei; e

il freddo ragionamento, la logica inflessibile con cui ella aveva

risposto alle professioni di fede, un po' troppo vivaci per esser

tutte sincere, del Darsi, avevano ben presto fatto temere a

quest'ultimo che il suo gioco non venisse scoperto. Perfino la chiara,

la viva luce penetrante dalle finestre e temperata appena dalle

tendine tenuissime, gli procurava un certo fastidio, abituato com'egli

era alle propizie semi-oscurità dei salottini delle signore alla moda.

--Io le domando scusa--tentava nondimeno di insistere--ma lei non mi

persuaderà che due esseri non si possano comprendere, che l'accordo

sia impossibile, che il disinteresse non esista; non mi potrà

persuadere che sotto la spinta delle grandi passioni il nostro _io_

non scomparisca, non si annulli, per farci vedere, per farci sentire,

per farci vivere di un altro _io_....

--Sì, sì,--interruppe la signora Auriti, prendendo da un minuscolo

tavolinetto uno svelto calice di cristallo e odorando le violette di

Parma che vi suggevano nuova vita,--glielo concedo; ma fino a quando

quest'altro _io_ ci seconda. Aspetti però il giorno che sorgono le

contrarietà!... E poi, crede lei che l'accordo sia vero, o non è più

tosto apparente? Non è il nostro interesse che ci spinge a passar di

sopra ai malintesi quotidiani nell'attesa di un vantaggio avvenire,

fin quando questi malintesi non sono così grandi da nuocerci

immediatamente?...

--Si direbbe un professore di morale!--esclamò il Darsi, non senza una

piccola punta di ironia.

--La morale astratta, ha ragione, è spesso falsa e noiosa....

--Io non ho detto....

--Ma la moralità che scaturisce viva dai fatti non va disprezzata.

Guardi, per esempio....

La signora Auriti sembrò esitare un istante; poi, risolutamente:

--Ne vuole un esempio palpitante?--ripigliò.--Io non commetto una

indiscrezione, poichè lei non conosce le persone di cui si tratta....

E alzatasi, aperto un armadietto e frugatovi un poco, ne cavò una

lettera che venne a porgere al suo contradditore.

--Che cos'è questo?--chiese curiosamente il Darsi.

--Legga, legga; lo saprà subito.

Il Darsi spiegò la carta e lesse:

«Cara signora,

«Ella non sa dunque rassegnarsi ancora a credere a quello che ho

fatto? Senta, non ci credo neppur io!... Sono proprio io che scrivo da

questa sala d'albergo, su questa carta intestata? Che cosa son venuto

a far qui?... Giro intorno uno sguardo: non un viso conosciuto, non

una persona con cui scambiare una parola. Fermo a questo tavolo, mi

pare che tutte le cose oscillino in giro, che il suolo si muova sotto

i miei piedi, che la mia testa vacilli; l'impressione precisa che si

prova a bordo di una nave. Dopo lunghe e lunghe ore di viaggio, di

immobilità ambulante, mi pare di essere ancora sospinto non so verso

dove. Ho nella testa un caleidoscopio di paesi e di figure, i nomi di

certe stazioni mi tornano stranamente alla memoria, come nel delirio:

_Oulx_, _Culoz_, e tanto repentino e radicale è il mutamento della mia

vita, che non posso credere che esso dati da qualche giorno soltanto.

«Qualche giorno addietro, dunque, io ero ancora costà, avevo una

sciabola al fianco, andavo a prendere gli ordini del mio colonnello,

venivo a far visita a lei? Che cosa debbo mettere in dubbio, i miei

ricordi del tempo trascorso o le impressioni del presente?... Non è

solo al fianco che io sento la mancanza di qualche cosa; qualche cosa

mi manca ancora qui, dentro il cervello!

«Ho troncata la mia carriera, ho abbandonato il mio paese che potevo

ancora servire, mi sono ridotto in questa terra d'esilio; e tutto ciò

è nulla! È l'aria che mi manca, è la gola che mi si stringe, è il

petto che mi si opprime.... Senta, dopo tutto è una provvidenza che

lei mi abbia scritto, che mi abbia offerta l'occasione di sfogarmi, di

buttar sulla carta una parte di ciò che mi tempesta nel cranio e che

minaccia di farmi ammattire!

«Allora, stia a sentire: bisogna che io le dica tutto, non è vero?

Ebbene, la prima colpa è un po' sua. Perchè si ostinò a farmi

conoscere quella donna? Perchè mise tanto zelo ad interessarmi a lei?

Si diverte dunque a far degli esperimenti in _anima vili_? Lei lo

sapeva bene quel che doveva accadere in me, il bisogno che io aveva di

un poco di cuore, malgrado il cinismo della caserma, malgrado la

facilità degli intrighi di guarnigione, che l'ordine di tramutamento

rompe, come rompe il contratto d'affitto delle camere mobiliate!...

Egli è che questo cinismo è una specie di obbligo; che a fare i

sentimentali si corre il rischio di esser messi in berlina dagli

ufficialetti freschi di spalline! Egli è che vi sono dei sentimenti

che si esprimono come si indossa l'uniforme d'ordinanza, perchè così

va fatto, per non essere consegnati e per non essere canzonati!

«Ebbene, quello che doveva accadere accadde! Io l'amai, quella donna;

l'amai subito che la vidi, l'amavo _prima_! Quando io ricordo i primi

tempi di questo amore muto, inconfessato, forse per ciò stesso più

intenso--no, dico male, più raro--quando io ricordo questi giorni che

non potranno ritornare mai più, è come se tutte le mie vene si

vuotassero.... Sarebbe stato molto meglio che si fossero vuotate

allora davvero!

«Perchè dunque colei mi fece capire che non le ero indifferente?

Perchè, invece di rafforzare la mia paura di offenderla, le sue

parole, i suoi sguardi, i suoi stessi silenzii mi spinsero alla

confessione? E quando io non potei più frenarmi, quando le ebbi fatto

leggere nell'anima mia come in un libro, sa Ella la risposta che mi

diede? «Mio Dio!... esclamò, che cosa ha fatto!» Dunque ella aveva

paura? Dunque mi amava!... Quale altra interpretazione potevano avere

quelle parole?... No, ella non aveva ragione di temere; io non le

domandavo nulla che non volesse accordarmi ella stessa. Che cosa mi

rispose ancora? Che solo così poteva essere amata, come una sorella;

che una fatalità pesava su di lei, che forse un giorno avrei tutto

saputo....

«Perchè quella reticenza? Che cosa poteva essere quella fatalità? Era

libera, era stato suo marito che l'aveva lasciata per la prima venuta:

lo avevo sentito ripetere da tutti. E nessuno dava una colpa a lei, nè

prima nè dopo quell'abbandono; neppure l'ombra d'un sospetto la

sfiorava. Allora? Aveva un amante ad insaputa del mondo? Ma se lo

aveva, perchè accettare la confessione dell'amor mio? perchè non dirmi

alle prime parole che non era libera?... Chi l'obbligava a fingere

quella paura: «Mio Dio, che cosa ha mai fatto?» Perchè non mi aveva

fatto mettere alla porta, o non si era messa a ridermi in faccia?

«Non v'ha di peggio che trovarsi dinanzi all'assurdo e sentire nello

stesso tempo la necessità imperiosa di trovargli una spiegazione.

Quando mancano le induzioni ragionevoli, le più pazze ipotesi si

presentano allo spirito. Dire tutte quelle che io formulavo e che dopo

un attimo respingevo, non è assolutamente possibile. Ma quell'ansioso

farneticamento, quell'assiduo lavorìo dell'imaginazione, se non mi

avanzava di un passo nella scoperta della verità, riusciva però ad

offuscare la figura della persona amata, gettava il dubbio su di lei,

menomava, contaminava l'idolo che io me ne ero formato!

«Questo, da una parte. Dall'altra, vedendola spesso, restando solo con

lei, respirando la sua stessa aria, stringendo la sua mano, il mio

martirio si raffinava; e se aveva voluto mettermi alla prova, qual

prova maggiore potei darle del rispetto timido di cui la circondai?

«Vi è un limite a tutto. Quando io non potei più oltre resistere, che

cosa feci? Le scrissi che non l'avrei più rivista; non avevo il

coraggio di dirglielo a voce. Ella mi richiamò, mi supplicò di

rivederla; _era necessario!..._ Mi amava! Era lei che lo scriveva! era

lei che me lo ripeteva, aggiungendo che un giorno mi avrebbe tutto

rivelato.... Che importava tutto il resto? Io non chiesi più nulla; me

le affidai; non sospettavo ancora gli abissi di doppiezza di cui un

cuore di donna è capace!

«Non chiesi più nulla. Avevo sete dei suoi baci, non volevo aver

l'aria di rubarglieli. Vi erano dei momenti in cui la mia ragione

minacciava di smarrirsi; allora ella gemeva: «È una colpa!...» Perchè

colpa? Se mi amava? Se io non avevo altri doveri, e se lei non ne

aveva più? Poteva esser l'idea del dovere astratto, della legge divina

che l'arrestava? Se era così, perchè non lo diceva?

«Un giorno, non so più come, io nominai suo marito. Si turbò tutta,

scongiurandomi di non parlare di lui. Comprendevo bene come il ricordo

di quell'uomo non dovesse riuscirle gradito; però le dissi:

«Fortunatamente egli è lontano...» Ella stette un momento guardando

dinanzi a sè; poi rispose: «È ancora troppo vicino!» E nascose la

faccia tra le mani. La luce d'un lampo traversò il mio spirito. Mi

sentii morire. Nondimeno tacqui.

«Al ballo del generale, qualche sera dopo, come il fascino di lei era

irresistibile, io le mormorai:

«Ebbene.... a quando la rivelazione?...»--«Anche ora! rispose;

bisognerà però avere molto coraggio.»--«È dunque molto triste a

sapere?»--«Anche a dire; credevo che avesse indovinato...» Allora io

sentii come una mano che mi afferrasse alla gola, che mi strozzasse,

che mi facesse schizzar gli occhi dalle orbite. Potei dire ancora:

«Suo marito?» Ella chinò la testa. Poi mi afferrò una mano: «Mi giuri

che non farà nulla, mi giuri che prima mi ascolterà...»

«Io non le rivelo delle cose nuove; sono tanto amiche! Quel marito che

l'aveva oltraggiata ed abbandonata, tornava ora da lei, pentito, ma

non abbastanza da riparare alla luce del giorno i propri torti! Veniva

a trovarla, di quando in quando; non si faceva veder da nessuno in

città, restava nascosto il giorno, passava le notti da lei.... Ah! ah!

non avevo io l'anima sua! «Che importa il resto?» ella mi domandava.

«Il resto non esiste!» rispondeva quest'uomo accomodante! E appena io

andavo via, quell'altro veniva ad esercitare i suoi diritti; faceva,

secondo ogni probabilità, le grasse risate alle mie spalle! E colei,

da economa esperta, dava l'anima a me, il resto all'altro! Io le

schiudevo le gioie del cuore, l'altro... Oh! in nome di Dio, io vorrei

scendere in istrada e fermare i passanti, il primo galantuomo che

passa; io vorrei domandare: Di qual nome è degna costei? Che perfidia

deve annidarsi nel suo petto, di quali transazioni è capace, se avendo

dei pretesi doveri da custodire, allettava me di lusinghe; se

giurandomi di non amare che me, non sapeva rinunziare a quell'altro;

se si ridava a chi l'aveva offesa, se vilipendeva il sentimento sacro

di cui le avevo fatto l'omaggio?... Come aveva mentito, sapientemente,

dal primo all'ultimo giorno! Come aveva dovuto prendersi beffe di

me!... In nome di Dio, perchè non mi aveva detto, se non era libera:

«Andatevene, io non sono per voi?» Perchè quando volli _io_ andarmene,

mi trattenne? Perchè non mi disse da principio, subito, la verità; e

mi derise invece con quella _fatalità_ assurda, inverosimile, da lei

stessa creata? Come mi accecai così; come caddi in tanto ridicolo?

Guardi, io piango di rabbia!

«Che cosa aspettava, dunque; che cosa sperava? Che una vampa di

desiderio mi avesse un giorno fatto perdere la ragione e che io avessi

preso i resti di quell'altro? Che mi fossi accomodato di questa

divisione amichevole?... Guardi, piango di umiliazione....

«Andiamo, via; ho torto di prendermela così calda. «Perfida come

l'onda» il giudizio è antico; ma sono soltanto gli ammaestramenti

della propria esperienza quelli che ci s'inchiodano nella mente. Ella

mi perdoni queste lunghe ed inutili geremiadi; ma gli ammalati non

provano una soddisfazione lor propria nel parlare del loro male?

«Io non so ancora quel che farò; il presente è incerto e l'avvenire

più tenebroso che mai. Si ricordi di me.»

Come il Darsi ebbe decifrato la firma: _Alessandro Morea_, la signora

Auriti domandò:

--Ebbene, che cosa ne dice?

--Ecco un uomo--esclamò vivacemente il Darsi, credendo di aver trovato

un argomento in suo favore--a cui la passione strappa accenti di una

grande eloquenza! Lei non mi sosterrà, credo, che quest'uomo non sia

sincero, che egli faccia delle frasi, se ha abbandonato il suo paese,

se ha distrutta la sua vita....

--Non è vero che egli ha ragione? Non pare anche a lei che sarebbe

difficile giustificare la parte avversa, e più difficile ancora

ritorcere le accuse contro di lui?... Stia dunque a sentire.

E questa volta, presa un'altra lettera dalla stessa cassetta

dell'armadio, la signora Auriti cominciò a leggere ella stessa:

«Amica mia,

«Partito? per sempre?... Egli è partito, dopo avermi giurato di

attendere dei mesi, degli anni, un'eternità? Di attendere la

confessione di tutta la mia vita, dello strazio dell'anima mia?

Partito, lui, senza ascoltarmi, abbandonandomi vilmente dopo aver

rubata la mia pace, la tranquillità del mio povero cuore che io

custodivo gelosamente, come il supremo dei beni?

«Ah, se potessi credere che non è vero, che sono vittima d'una

dolorosa allucinazione! Vorrei poterlo credere per me, ed anche per

lui, per non disistimare quell'uomo che avevo messo molto in alto, in

cima ai miei pensieri!... Non è possibile, è vero? La realtà è

schiacciante! Non è possibile neppure il pianto: gli occhi sono aridi,

lo sguardo è inebetito....

«Mio Dio, mio Dio! perchè ha egli fatto questo? Che cosa aveva da

rimproverarmi? Dici tu, amica, quali sono i miei torti? Non fui forse

sincera con lui fino all'eroismo? La confessione che gli avevo

promesso non mi avrebbe fatta l'anima a brani? La triste storia non mi

avrebbe bruciato le labbra?... Eppure, avevo deciso di farlo ad ogni

costo, come una espiazione, come un primo sacrifizio a quest'uomo che

mi aveva dischiuso degli arcani dolcissimi, che mi aveva richiamata

alla vita del cuore, mentre mi reputavo morta per essa!

«Quest'uomo che io stimavo tanto diverso dagli altri sulla fede delle

sue nobili parole, dei giudizii che gli altri, tu stessa per la prima,

ne davano, aveva destato in me una grande simpatia; ma se io non ero

padrona del mio sentimento, ero padrona della mia ragione; e può egli

dire di essere stato da me incoraggiato, sia pure con la più innocente

civetteria di cui nessuna donna va esente, a tentar di mutare la

natura dei nostri rapporti? Se egli mi avesse subito fatto comprendere

quali speranze nutriva, io avrei potuto farmi forza, disilluderlo fin

dal principio, non vederlo più; egli invece seppe abilmente aspettare

fino a quando io caddi in una fitta rete, quando la mia simpatia era

diventata amore, amore potente, del quale non potevo più fare a meno,

come non si fa a meno dell'aria che si respira!... E, ciò malgrado,

che cosa gli risposi io? Chiedilo a lui stesso; mi affido alla sua

coscienza, se ne ha una; che cosa gli risposi? Gli diedi forse allora

qualche speranza vaga, lontana? Io gli dissi che non doveva concepirne

nessuna, che non potevo amarlo se non come un amico, come un fratello;

che una fatalità pesava sulla mia vita!

«Una fatalità, la più triste, la più terribile: essere legata,

indissolubilmente, a chi non si ama e non si può amare; esser libera

agli occhi di tutti e sentire tutto il peso del dovere nell'intimo

della coscienza! Tu lo sai, tu che sei stata presente alle mie

dolorose vicende dal momento che fui legata a quell'uomo fino ad oggi,

tu lo sai quel che mi fece soffrire! Ebbene, per ragione di queste

sofferenze medesime, potevo io cacciarlo da me quand'egli era tornato

pentito, umile, supplice, quando a sua volta tradito, invocava il mio

perdono, quando io stessa avevo apprezzate tutte le tristi conseguenze

della mia falsa posizione, i sospetti che la malignità sempre desta

andava gettando su di me?

«Il mio cuore era libero, allora; io non conoscevo ancora _lui_; avevo

creduto che tutto fosse finito per me; non ebbi la forza di respingere

mio marito che veniva in nome del nostro passato, che prometteva di

riparare pubblicamente, alla luce del giorno, tutti i suoi torti, di

smentire per ciò stesso le voci malvagie di cui ero l'oggetto.

Quand'anche l'avessi avuta, questa forza, come resistere a lungo? Non

aveva egli il diritto dalla sua parte? Non era mio marito?... Fu

allora che conobbi _lui_, e puoi tu imaginare un tormento più grande

del mio, spinta com'ero a gettarmi ai piedi dell'uomo amato, e

incatenata intanto a chi avevo giurata la fede? Non erano tanto più

grandi i miei doveri verso costui, quanto più grande era la mia

apparente libertà, quanto più ero sottratta alla sua sorveglianza?...

E non lo ingannavo, intanto? non gli mentivo? non avevo dato l'anima

mia a quell'altro? Avrebbe quell'altro forse voluto che io mi fossi

divisa fra loro due?...

«Io non so; la mia mente si turba, la mia ragione si smarrisce! Quando

io gli dissi che un triste secreto mi pesava sul cuore, che un giorno

lo avrebbe saputo (non volevo, non dovevo confessarmi a lui?) io gli

chiesi se avrebbe avuta la forza di affrontare una posizione

tristissima, di contentarsi di quel che solo gli potevo dare. Che cosa

rispose? «Non sa che forza la sicurezza di essere amato può dare ad un

uomo!» Egli m'ingannava; traeva profitto del mio accecamento, contava

presto o tardi di vincere in un modo o in un altro! Un galantuomo

avrebbe detto: «Questa forza io non l'ho; mi si chiede l'impossibile!»

«Ed ancora, non gli avevo io chiesto di aver fede in me? Non aspettavo

l'occasione propizia da un istante all'altro di dire a mio marito:

Mantenete la vostra promessa, riprendetemi con voi dinanzi a tutti, o

rinunziate per sempre a me? Non ero io quasi sicura ch'egli avrebbe

esitato, nuovamente sedotto com'era da quella donna che lo aveva

ammaliato, non più bisognante di me; che egli mi avrebbe presto

lasciata libera, questa volta davvero, e per sempre?... Giurava di

aver fede in me, _lui_, e mentiva; e quand'era il tempo di provarla,

questa fede, mi abbandonava vilmente; vilmente, lo ripeto ancora, non

mi stancherei di ripeterlo!... Dunque, il martirio che io sopportavo,

i rimorsi di ogni natura che mi laceravano il cuore in tutti i sensi,

la posizione di una donna che è sull'orlo della colpa, i mille

pericoli cui andavo incontro, tutto questo era dunque nulla? Per chi

mi aveva presa egli dunque?...

«Ah, io mi lamento a torto! È forse provvidenziale che sia finita

così! Egli mi avrebbe forse abbandonata dopo avermi avuta, come una

cosa inutile ormai!... Mi ha lasciata prima; anche questa è una specie

di lealtà di cui bisogna tenergli conto!

«Non è men vero per ciò, amica mia, che vi sono delle nature

predilette dalla sventura. Ed io sono del numero. Amami tu, per tutti

gli altri, lascia che io versi nel tuo seno la piena del dolore;

vieni, vieni presto, vieni a soccorrermi.»

La signora Auriti ebbe un piccolo sorriso di trionfo dinanzi al Darsi

che restava un poco interdetto.

--Vede se io avevo ragione? Sente come suona diversa l'altra campana?

Mi parli dell'intesa, della compenetrazione delle anime, adesso!...

--Ebbene!--esclamò il Darsi, che non si voleva arrendere.--Ciò prova

che vi sono nella vita delle situazioni complesse, che ammettono per

ciò stesso diverse soluzioni, tutte fino ad un certo punto legittime.

Ma se queste persone giudicavano così diversamente della loro condotta

di fronte al sentimento che li dominava, ella converrà meco che,

almeno in questo sentimento, essi si accordavano del tutto, gettati

com'erano per esso in preda al più disperato dolore...

--Oh, non lo creda!--interruppe la signora Auriti, con un nuovo

sorriso.--Non lo creda completamente. Certo, la scossa dovette esser

sensibile; ma io penso che la previsione, in ciascuno di essi, del

dolore dell'altro, dovesse essere più forte che non la personale

sensazione dolorosa.

--Come può dirlo?

--Sa che cosa fece la mia amica, il giorno stesso in cui apprese la

rottura? Andò a pranzo in casa di lady Dalty, dalla quale aveva già

ricevuto un invito, dopo aver fatto un'accurata toletta. Per

confessione stessa di lei--badi, io non metto una parola di

mio--fattasi allo specchio, la sua meraviglia fu grande nel rivedersi

la stessa, anzi più bella; il sangue affluito alla testa aveva acceso

il suo volto, fatto come di bragia, coi grandi occhi sfavillanti. Quei

preparativi di festa, i profumi dell'_Ixora_ e della _veloutine_, le

infusero quasi un benessere; a poco a poco una strana reazione si

operò in lei; ebbe l'agio di trovare che il suo abito _mauve_,

guernito di trine _écrues_ e di _jais_, le stava a pennello...

--Oh!

--Aspetti ad esclamare. Per le vie, ella scambiava graziosi saluti e

sorrisi, si sentiva ammirata da tutta quella folla; le pareva quasi

che con quell'ammirazione le si rendesse giustizia... Esclami, amico

mio; esclami pure; in quel momento ella pensava certo--questa è

l'induzione mia, non me l'ha detto lei--alla disperazione dell'uomo,

allo sconforto mortale a cui doveva essere in preda; e trovava giusto

che egli soffrisse per lei e che lei si distraesse così... Egoismo, e

del più puro! L'uomo invece...

--L'uomo?...

--Telegrafava ad un amico, per avere del danaro; il soggiorno di

Parigi, anche quando ci si va per raccogliere un'eredità (suo fratello

maggiore era stato colpito da paralisi, egli non fece che affrettare

le sue dimissioni) non è una misura di economia. Da Milano a Torino

fece il viaggio coi Marnengo; la signora conserva un gradevole ricordo

dell'amabilità del capitano. Intanto che egli sfoggiava la sua più

squisita galanteria, pensava probabilmente all'ambascia della donna,

al rimorso che doveva divorarla, come la più giusta delle punizioni.

Se gli avessero detto che in quell'ora precisa ella era a pranzo da

lady Dalty, si sarebbe pentito di aver avuta tanta fretta!...

--È disperante!--disse il Darsi, che vedeva l'inutilità dei suoi

tentativi e cercava di lanciare un gran colpo.--Ella dunque crede che

tutto sia finzione? Se io le provassi...

--Mio Dio, vuol dire che non ho saputo ancora spiegarmi. Io dico che

tutto è relativo, che tutto può esser vero e falso al tempo stesso,

secondo il punto di vista. Lei, per esempio, è qui, nel mio salotto, a

sostenere il disinteresse, l'altruismo, il sacrifizio. Questo, non è

vero? è un concetto...

--Del quale io non domando che darle la prova!

--Allora, consideri un poco: non potrebbe anche essere un calcolo?

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