Ella sapeva tutto. Sapeva che dedicandogli tutta la verginità del suo
cuore non avrebbe potuto contare sul contraccambio. Sapeva che egli
aveva vissuto, che era stato di altri, che le rughe solcanti la sua
fronte segnavano il lutto del cuore. Che importava?... Ella lo aveva
amato di più per quella nebbia di malinconia che velava il suo viso,
per quel gran dolore che lo aveva atterrato e che sarebbe toccato a
lei di far dimenticare!...
La scossa prodotta dal lamentevole dramma non aveva soltanto inaridita
l'anima di Roberto Berni, aveva ancora offuscate le sue facoltà
intellettuali. A trentacinque anni, nel pieno rigoglio dello spirito,
pareva che egli avesse smarrita la via fino a quel tempo felicemente
battuta, e mentre si apprestava a dare, in un'opera da molto tempo
annunziata ed ansiosamente attesa, la piena misura del suo ingegno,
quell'ingegno si isteriliva!... Che cosa avrebbe potuto guarirlo se
non l'amore, un amore così felice da cancellare gli effetti dell'amore
disgraziato?
Ella aveva accettata la partita; gli aveva fatto il sacrifizio di
tutta sè stessa; aveva sperato che i suoi baci, le sue carezze, le sue
cure, le sue premure, la sua devozione, la sua umiltà, l'atmosfera di
affetto in cui lo avrebbe da ora innanzi fatto respirare, sarebbero
riusciti a guarirlo. Ed aveva vista la vittoria sorriderle da vicino.
Non pareva che egli avesse tutto dimenticato? Non le aveva dato cento
prove di amore caldo e sincero? Non era tornato, con forze cresciute,
al lavoro? Non aveva sorriso?... Quel giorno stesso, poche ore
innanzi, quando ella gli aveva annunziato, in un abbraccio, la fausta
notizia, il prossimo realizzarsi delle loro lunghe speranze, il nuovo
e più potente e più dolce vincolo che li avrebbe uniti, non l'aveva
egli stretta tenerissimamente, non gli aveva sussurrato fra i baci
interrotte parole d'amore e di gratitudine? Chi avrebbe potuto dirle
che più tardi, un momento dopo....
Abbandonata sopra una poltroncina, nella sua stanza da letto, con la
testa fra le mani ella chiudeva gli occhi dinanzi al crollo repentino
dell'edifizio pazientemente costrutto. Egli amava ancora la morta!
Egli non l'aveva mai dimenticata! Egli rileggeva le sue lettere,
baciava il suo ritratto, rievocava la sua memoria!... Egli non le
aveva dato ascolto quando gli aveva parlato della _loro_ creatura!
Egli avea pianto--per lei, per la morta!--quando avrebbe dovuto
sorridere alla nuova vita che si agitava nelle sue viscere!... Tutto
era stato inutile! Tutti i suoi sforzi erano stati invano sprecati!
L'amor suo non era bastato! Quando egli le aveva detto di amarla, non
aveva detto a lei; aveva detto all'altra, alla morta!... Che forza
aveva dunque costei, se dal fondo di un sepolcro lo attirava ancora,
lo possedeva più interamente, più saldamente che non l'avesse
posseduto viva?...
Il suo spirito si confondeva: ella non sapeva darsi una spiegazione
altrimenti che balbettando delle parole: l'amore!... la passione!....
con quella meraviglia che si prova dinanzi alle cose più strane. Che
cosa sapeva ella dell'amore, delle passioni? Che cosa sapea della
vita? Quel poco che egli le aveva rivelato. V'era stato qualcuno che
avesse mai pensato a lei, che si fosse interessato a lei?... Riandando
col pensiero la sua vita passata, ella si rivedeva fanciulla, nella
solitudine che l'aveva circondata fin dalla nascita, a curare i suoi
vecchi zii malaticci, a coltivare i suoi fiori, ad educare il suo
spirito alla disciplina di studii severi. Egli era venuto, e il sole
aveva sorriso!... Come pretendeva ella di giudicarlo? Si giudica
l'aria che vi mantiene in vita? Non viveva ella per lui, non era ella
la sua creatura, la sua cosa?... «L'amore!... le passioni!...» Ella
non intendeva quelle grosse parole; ella sapeva soltanto che egli era
il suo culto, che bisognava stargli innanzi in ginocchio, aspettando
l'elemosina di un suo sguardo benigno. Egli era fatto per una vita di
comando e di gloria; ella per l'abnegazione e per il sacrifizio. Egli
si era abbassato fino a raccoglierla, bisognava adorare quelle mani
che si erano tese verso lei. Che cosa aveva ella fatto per meritare
questo premio insigne? Quante la guardavano con invidia gelosa? Non
avrebbe egli avute tutte, tutte quelle che avrebbe desiderate?
No, egli non ne desiderava nessuna! La morta lo aveva preso con sè....
Come aveva dovuto amarlo!... Più di lei! di un amore più cieco ed
assoluto del suo, contro cui la gelosia nulla poteva, che si faceva
invece più saldo ora che si vedeva meno apprezzato!... Che cosa voleva
dire esser gelosi?... Ella avrebbe voluto amarlo come _lei_, avrebbe
voluto _essere lei_, sollevarla dalla bara in cui era stata composta,
spirarle la sua propria vita, per ridarla a lui, per farlo felice....
Ella se ne sarebbe andata lontano, in qualche parte; o piuttosto lo
avrebbe scongiurato di tenerla ancora con lui, in un angolo, per
servirlo, contenta dello spettacolo della sua felicità.... No, la
morta non era da compiangere; la morta era degna d'invidia! Ella
avrebbe voluto essere morta ed essere amata così, di un amore che
l'eterna lontananza della persona amata rendeva ancor più potente!...
No, la morta non era da compiangere; da compiangere era lui, ridotto a
combattere contro tutto ciò che cospirava per portargli via la sua
pietosa memoria. Infine, era una colpa se la povera morta aveva ancora
un posto nel suo cuore? Come essere gelosa di chi non era più?... Se
ella avesse osato!... Gli avrebbe parlato di _lei_, avrebbe ascoltato
tutto ciò che egli le avrebbe detto di _lei_, avrebbe saputo trovargli
un rimedio contro l'infinita amarezza del suo ricordo....
L'uscio si schiuse. Nella semi-oscurità che al sopravvenire del
crepuscolo aveva invaso la stanza, ella scorse la figura di Roberto.
Prima ancora che avesse avuto il tempo di ricomporsi, se lo vide
inginocchiato dinanzi nasconderle la testa in grembo.
--Emma! perdono....
Ella lo attirò a sè, lo baciò in fronte, lo accarezzò, passandogli e
ripassandogli una mano fra i capelli.
--Oh sì, Roberto... povero Roberto mio!...
Vi fu un istante di silenzio. La donna riprese:
--Senti, Roberto... io vorrei dirti una cosa....--Ella parlava
pianissimo.--Se sarà una bambina... nostra figlia si chiamerà...
Bianca....
--O buona!... o Emma mia buona!...
Le loro teste si confusero di nuovo. Come era già buio, egli non potè
vedere gli occhi di lei, dove luccicavano due lacrime.