Quando si schiude il registro della _voce umana_, qualcuno parla,
qualcuno chiama.
Dicembre.
Non ho ancor visto l'organista, nè voglio vederlo; non voglio neppure
conoscere la musica ch'egli eseguisce. Che cosa importa? Essa non ha
altro significato se non quello che io le do. La grandezza di
quest'arte è a patto della sua subbiettività.
L'oggetto non esiste se non in quanto è pensato da un soggetto. Le
cose sono nelle coscienze umane; abolite queste, tutto è abolito....
Nessuna notizia del mondo arriva più fino a me; ho perduta la misura
del tempo.
Io _so_ che Ella è morta.
Silenzio!... Ascoltate.
Nel mare della Serenità fila la nave con moto eguale; la pace è nel
cielo, la calma è nel mare. Perduto ogni vestigio di terra. Il
biancore plenilunare inonda di spazii, inargenta le acque dormenti.
Fila la nave con moto di culla e la sua corsa è lunga e senza mèta
come le vaghe aspirazioni umane. Al suo passaggio, grandi pieghe si
formano sulle superficie delle acque, e pare che le acque fuggano
guizzando. Ma se si leva all'alto lo sguardo, tutto rientra nella
silente immobilità, e solo l'insensibile moto della nave culla e
addormenta....
Notte. Tutto tace.
Il silenzio è pieno di rumori, di zufolii, di strepiti, di squilli, di
tintinnii. Talvolta si odono anche delle voci....
Chi mi chiama?
In mezzo ai corridoi, i lontani fanali proiettano delle ombre
smisurate, grottesche, spaventevoli. I quadri polverosi mostrano
confusamente le loro figure dagli sguardi immobili, insostenibili. Il
vento che passa per le fessure delle imposte, che s'ingolfa pei
corridoi, ha dei suoni gravi e lunghi come quelli dell'organo.
Che vista!
Nella notte profonda, le immense finestre della cupola si disegnano
vivamente illuminate. La luce non è eguale, ma vacillante come se
delle grandi ombre errassero tutt'intorno. Quale cerimonia si celebra
a quest'ora nella chiesa?...
La chiesa è vuota. Sono sceso dalla sacrestia, ho guardato da una
vecchia porta tarlata. Nessuno. La luce parte non so di dove. Le
lampade dei pilastri, le torcie degli altari, le candele delle lumiere
non ardono. L'organo canta....
Sono le anime che cantano, sono le anime che parlano il loro
immateriale linguaggio. Il canto è fievole, triste, doloroso, quando
esse dicono i ricordi della terrena esistenza; limpido, sereno,
giocondo il canto si effonde quando le anime narrano le paci ed i
tripudii della vita spirituale.
Cori d'armonie, torrenti di anime vibranti, prendetemi con voi,
trascinate con voi l'anima mia, perchè, appreso il vostro linguaggio,
essa esprima finalmente le sue angoscie e le sue esultanze.
Vi sono certi accordi chiari come fasci di luce penetranti nel buio.
Certi lenti tremolii sono pieni di silenzio....
Quando si schiude il registro della _voce umana_, qualcuno parla,
qualcuno chiama.
Il padre guardiano vuole distogliermi dal mio proposito; dice che
l'impresa è arrischiata, che bisogna avere il piè fermo e l'occhio
avvezzo alle vertigini del muratore o del marinaio.
La scala di ferro descrive un grande arco, adattandosi sull'emisfero
della cupola fino al lanternino.
Di lassù, la vista dev'esser più grandiosa, l'occhio deve abbracciare
un orizzonte immenso, il respiro deve trarsi più profondo, l'anima
deve spaziare liberamente...
Notte.
La chiesa è illuminata ancora, le finestre si incendiano
nell'oscurità. L'organo canta....
Dall'alto della cupola, l'effetto dev'essere meraviglioso. Le
vibrazioni delle anime, rinforzate tutt'intorno per la vuota sfera,
convergenti concentricamente in un punto, devono acquistare una forza
ed una fusione straordinaria.
Il padre guardiano mi ha fatto discendere a viva forza, minaccia di
chiudermi nella mia cella.
Non tenterò per ora. La porta aerea del campanile, da cui si va nella
cupola, è sempre aperta, giorno e notte....
Il terrore dei sogni; dei soli lividi, senza raggi, spaventosamente
immobili nel cielo tenebroso....
Ancora! La luce vacillante... i suoni dell'organo.... Ah! il registro
della _voce umana_!...
Ella si lamenta, fiocamente. Perchè la lasciai? Perchè non la seguii?
Come dolorosamente patì! Il pianto bruciava le sue gonfie palpebre,
struggeva le sue pallide guancie. Perchè la lasciai? Perchè non la
seguii?...
No! Ella si dà torto. La colpa non fu mia. Nella vita terrena avremmo
entrambi sempre sofferto! Nella vita terrena saremmo sempre stati
disgiunti!... Io non le dissi mai nulla; che cosa le avrebbe detto la
parola umana? Dal cielo spirituale dove Ella spazia, vede la miseria
nostra....
Ora mi compiange, s'impietosisce alla sorte mia. Io sono ancora tra i
lacci, io sono ancora nel buio. La sua voce si fa più tenera, più
dolce; mi sfiora la fronte come una mano materna. «Riposa, povero
amore, sogna un sogno felice.» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Dall'alto della cupola, l'anima di Donato del Piano spicca i suoi voli
liberamente. La porta aerea è sempre dischiusa, il padre guardiano
dorme, la notte è profonda. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Silenzio! La _voce_ riprende.
Era un'alba di primavera: il primo apparire della luce sulla terra
dormente e silenziosa mentre le stelle impallidivano in cielo. Ella
moriva, e tutt'intorno risuonavano le nenie ed i lamenti. Perchè
piangevano? La gioia rientrava in lei a misura che l'istante si
avvicinava, e quando il primo raggio di sole lampeggiò come una spada,
l'anima sciolse il suo volo. Pura, gioconda, libera, volava incontro
al sole. Nelle chiarezze diafane, nelle luminosità iridescenti, le
anime volano eternamente, in cerca delle anime predestinate. Quando
s'incontrano, inni di trionfo risuonano per l'etere, echeggiano pei
cieli profondi.... «Vieni dove io ti aspetto, dove t'aspetta il
gaudio, dove ogni brama è paga. Ascolti tu queste voci?...» Dolci,
teneri, soavi, dei sussurri si levano intorno. Sono le anime amanti,
le disposate anime, che si dicono eterne cose. «Impara questo
linguaggio; che tu mi comprenda, che tu mi risponda. In alto! in alto!
in alto!...» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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La porta aerea è dischiusa.... Vengo. . . . . . . . . . . . . . . . .
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Questo manoscritto si rinvenne in una cella del monastero dei
Benedettini di Catania, il giorno che un tedesco lì ospitato e affetto
da una mite pazzia, fu trovato cadavere informe sulla spianata del
campanile, dove la sua caduta dall'alto della cupola era stata
arrestata.