Nella mia cella, vi è un ritratto dell'abate del Piano. È
rappresentato con la sinistra sorreggente un libro sopra un tavolo; in
fondo l'organo e una imagine della Vergine che nasconde a mezzo una
corona d'alloro. La testa è piccola, molto modellata; occhi grandi,
naso profilato; rughe profonde solcano la fronte e le guancie.
L'iscrizione dice:
_Sac._ DONATUS DE PLANO _ortus Nivani in Diocesi Aversana--a
parentibus Thoma, et Vrsula Chiarello--claruit morum innocentia, et
virtutibus omnimodis, auctor musicorum organorum Monrii Cassinensium
S. Nicolai de Arenis Catinae, ubi diu commoratus obdormivit in Dno
pridie idus Junias An. 1785 aetatis vero suae 80 præter menses X et
dies VI atque in eo jacet._
Egli è sepolto sotto il suo capolavoro; fu l'unico compenso da lui
chiesto. Quest'organo gli costò dodici anni di fatiche; uscì _tutto_
dalle sue mani.
Quando l'aria s'ingolfa in quella foresta di canne vibranti, quando le
onde sonore se ne sprigionano allargandosi tutt'attorno, l'anima
dell'abate deve vibrare all'unisono.