No, la Parola non esiste! Esistono delle parole, degli accozzamenti di
sillabe, delle successioni di suoni più o meno rapidi, che presumono
di esprimere l'idea, mentre ne sono separati da un abisso, da un
abisso infinitamente più grande di quello che separa i balbettamenti
del muto dalle parole.
Io non le ho detto mai nulla. Quando il prestigio della sua presenza
ha esaltate tutte le potenze della mia vita, quando il contatto della
sua mano ha trasfuso nelle mie vene nuovi torrenti di un sangue più
ricco, più rapido, più inebriante, quando tutte le cose hanno taciuto
per ascoltare il suono della sua voce, io non le ho detto nulla.
Che cosa le avrei detto? Che ella è l'adorazione costante dell'anima
mia? È troppo poco. Che vorrei avere mille vite per darle tutte per
lei? Che vorrei distruggere tutta la razza umana, perchè nessuno
respiri più l'aria che ella respira, perchè nessuno calpesti più la
terra che la sorregge, perchè nessuno contempli più il cielo che
impallidisce quando l'azzurro dei suoi occhi lo fissano? Che tutte le
anime dovrebbero gravitare intorno alla sua, come i minori astri
gravitano intorno al sole?
E dopo ciò? Che cosa saprebbe ella di quel che io provo per lei? Meno
che nulla....
Notte.
Nel tempio di Flora, in un meriggio d'estate. Si penetrava aprendosi
un passaggio tra gli arbusti dai rami strettamente allacciati, sotto
l'ombra delle acacie. Tutt'intorno si distendeva circolarmente una
parete di verzura, come un immenso merletto vegetale a cui l'azzurro
del cielo faceva da fondo. Nel centro, un gigantesco palmizio dal
fusto eretto come una colonna rôsa dal tempo, e i cui rami,
incurvandosi in alto, mettevano una cupola su quel verde recesso.
D'ogni intorno, null'altro che il verde: il verde scuro dei ligustri,
il verde cinereo degli eucaliptus, e il verde tenero, quasi giallo, di
certe robinie. A destra, un cantuccio d'Africa, una siepe di cactus
erti come pilastri, rampanti come rettili, orridi, contorti, spinosi;
e poi ancora le agavi, i banani, gli aloè. A sinistra, un angolo di
Norvegia; dei pini, degli abeti, una varietà di conifere dal fogliame
fitto e minuto come una nebbia.
Tutte queste sensazioni di verde compenetravano il cervello, lo
saturavano; ed era come se anche noi tenessimo alla terra per le
radici, se anche in noi scorressero le fresche linfe, se anche noi
vivessimo la vita immobile e silenziosa del verde. Allora, io ebbi un
istante di felicità piena ed intera: io sentiva che la parola umana mi
era fatta estranea, che il pensiero era abolito in me, che io esistevo
soltanto per lei, che io vivevo della sua vista, come l'elianto vive
della vista del sole.