I.

La prima messa, a San Giorgio, era poco frequentata: delle donne di

umile condizione, in vesti dimesse, inginocchiate dinanzi alle

seggiole; qualche vecchio seduto sulle panchette di legno; due o tre

beghine appartate in un angolo, riconoscibili al pallore clorotico del

viso, alla rigidità quasi meccanica del gesto col quale sgranavano i

loro rosarii: una trentina di persone, in tutto.

La chiesa era piccola, moderna, dall'architettura semplicissima, senza

nessuna di quelle rarità dell'arte che attirano nelle case della

preghiera l'irriverente processione dei curiosi, dei _touristes_ con

la guida sotto il braccio e il binocolo a bandoliera. Le pareti, quasi

nude, erano d'un candore abbagliante; il pavimento, di marmo, a grandi

lastre bianche e nere, aveva una lucentezza di specchio; e nell'ordine

rigido, nella severa nudità regnante tutt'intorno, si rivelava uno

spirito rifuggente da ogni pompa, sollecito solo della concentrazione

interiore e dell'adorazione.

Era padre Ladislao il rettore di San Giorgio, l'officiante di

quell'ora mattutina; e la figura del giovane ministro, austera nei

semplici paramenti, dalla fronte alta e spaziosa, dagli occhi ceruli,

dalla carnagione delicata, dalle mani bianchissime mirabilmente

modellate che toccavano leggerissimamente i sacri arredi dell'altare,

presentava un'intima, una completa corrispondenza con quell'ambiente

severo e luminoso ad un tempo.

San Giorgio era tutto un mondo per il padre Ladislao, l'oggetto delle

sue cure più assidue; e per continuare a regger quella chiesa, egli

ritardava volontariamente l'avanzamento che lo aspettava da molto

tempo nella gerarchia ecclesiastica.

L'anello piscatorio ed il pastorale sarebbero già toccati da tempo a

padre Ladislao Mantaldi dei principi di Valdiriva, e qualcuno andava

fino a predirgli il rosso cappello cardinalizio. Non erano soltanto le

tradizioni della grande famiglia, la sua potenza, le sue relazioni,

che gli spianavano così la via ai più alti gradi; era ancora, e più,

la vasta intelligenza, la varia cultura, lo zelo illuminato, la

modestia esemplare, la purità dei costumi, che facevano di questo gran

signore una delle speranze della chiesa napoletana. E bisognava

veramente stimare irresistibile quella vocazione che lo aveva fatto

rinunziare, in età giovanissima, alle seduzioni del mondo, alla

eccelsa posizione che egli vi era naturalmente chiamato a sostenere,

per l'umile nera veste del seminarista. Più tardi, quando era giunta

l'ora di pronunziare i voti irrevocabili, quando una sua sola parola

avrebbe deciso dell'intera sua vita, si era creduto che egli si

sarebbe arrestato dinanzi alla definitiva e irreparabile rinunzia. Ma

quella parola, Ladislao Mantaldi l'aveva pronunziata con voce ferma e

sicura; e tutto era stato detto, per sempre.

Per iscoprire l'ignoto autore di un delitto, il magistrato possiede un

criterio ordinariamente sicuro: cercare se il delitto può avere

arrecato dei vantaggi, ed a chi. Coloro che si fossero rivolta una

simile domanda, dinanzi alla rinunzia di Ladislao Mantaldi, sarebbero

stati messi sulla via della verità. Dando un addio al secolo, egli

primogenito, era suo fratello minore che ereditava, col titolo del

nobilissimo casato, i beni terrestri; e la cieca passione che la

principessa madre aveva per il suo secondo figlio spiegava il

sacrifizio che Ladislao, col suo carattere mite, ossequente,

rassegnato, era stato persuaso a compire.

Pronunziando i suoi voti, egli non aveva inteso però di adempiere ad

una semplice formalità, con una di quelle restrizioni interiori così

frequenti che modificano e talvolta annullano gl'impegni che noi

affermiamo di prendere dinanzi a noi stessi. Nella sua nuova vita, a

cui l'educazione religiosa disposta dalla madre lo aveva preparato del

resto fin dagli anni più giovani, quando le sue passeggiate, sotto la

scorta d'un vecchio prete, avevano per meta un antico convento, e gli

stessi suoi giuochi consistevano in rappresentazioni sacre; in quella

sua vita Ladislao era entrato interamente, senza transazioni di sorta,

col fervore solo capace di attutire la sorda voce che diceva la

dolcezza delle gioie terrene.

Per il giovane imbevuto di precetti rigidamente impartiti, fuori di

ogni personale esperienza, era stato lungo tempo un argomento di

sconforto il ritorno frequente di questa voce, la visione ostinata di

quel che egli aveva già appreso a considerar come il Male. La purezza

nelle azioni gli pareva una cosa molto mediocre, se ad essa non avesse

corrisposto quella dei sentimenti, e con un terrore infinito egli si

vedeva impotente non che a domare, ma perfino a guidare il proprio

pensiero. In questa sua dolorosa incertezza, in quest'intima

impotenza, egli aveva temuto di andare incontro ad una perdizione

eterna, ingannando gli uomini e Dio con le aspirazioni ad una santità

che si vedeva incapace di conseguire là dove appunto sarebbe stata più

meritoria, nel dominio spirituale.

Lo spirito d'analisi, grandezza e tormento dell'uomo moderno, non

sarebbe che un effetto della legge cattolica dell'esame di coscienza?

Qualunque ne sia l'origine, il certo è che esso prende, in certe

nature superiori, uno sviluppo esorbitante, nel quale la sottigliezza

dell'indagine è in ragione inversa della nettezza dei risultati. A un

tale stato intimamente angoscioso la lunga pratica di scendere in

fondo alla propria coscienza aveva ridotto padre Ladislao, quando egli

era perfino arrivato a temere che quella sua ingenua persuasione di

indegnità potesse essere una suggestione perversa, un comodo pretesto

trovato per evitare la via della rinunzia e per conseguire il

sodisfacimento delle sue brame secrete.

Allora, la parola del vecchio maestro che aveva sorretto i suoi primi

passi, dell'umile prete venerato come un padre, lo aveva tratto da

quell'angoscia, con la dimostrazione della universalità di ciò che

egli aveva creduto un caso particolare, una specie di morbosa

impotenza di cui egli solo si trovava di essere vittima. Allora, egli

aveva misurato l'abisso che separa sempre l'azione dall'intenzione;

aveva compresa l'irriducibilità del pensiero, l'incoscienza con la

quale si compiono le operazioni dello spirito, e rassegnatosi quindi

alle inconfessate e spesso inconfessabili suggestioni della mente, la

sua vocazione si era fatta più salda, più sicura, col dovere che gli

si tracciava ora nettamente dinanzi, di illuminare le anime umane, di

guidarle, di sorreggerle con tanta maggiore sollecitudine quanto più

grande, più naturale era la probabilità della colpa.

Una reputazione di santità era il frutto di quella abnegazione; una

reputazione di cui egli avrebbe sorriso nel suo interno, con qualche

sfumatura di amarezza, se non fosse stato più forte in lui lo spirito

di compatimento per gli errori degli uomini.... Quel giorno, come

sempre allorquando egli dominava dall'altare la folla dei fedeli

sparsa qua e là per la chiesa, il pensiero del contrasto fra il

rispetto, fra la devozione un poco meravigliata che si leggevano negli

sguardi di quanti lo circondavano, e l'intima sfiducia di esserne

veramente degno, occupava la sua mente intanto che egli si preparava

ai mistero dell'elevazione. Se gli uomini avessero potuto leggergli

nell'anima in quell'ora; se avessero potuto sospettare il dubbio che

vi tenzonava, intanto che egli teneva chini gli sguardi sul messale e

le mani congiunte in segno di adorazione?.... In quei momenti, per

l'attenzione stessa di cui lo faceva oggetto, il dubbio s'ingigantiva;

egli si persuadeva della propria indegnità, dell'ipocrisia che vi era

da parte sua nel presumere di farsi curatore di anime, lui che aveva

pel primo bisogno di esser guidato! In una rapida evocazione,

riprovava allora le inquietanti impressioni dell'adolescenza, quando

veniva di tratto in tratto nel sontuoso palazzo degli avi, e come

dietro un sipario intravedeva il magico spettacolo del mondo e delle

sue attrattive; allora, l'acuto profumo dei fiori freschi, unica nota

vivace profusa su quegli altari quasi nudi, gli procurava un

turbamento profondo.... Un istante dopo, la crisi era superata; egli

aveva degli slanci interiori di sommessione, di sacrifizio, che lo

redimevano ai proprii occhi; mentre l'ostia si alzava, in un nembo

d'incenso, egli si prostrava con lo spirito, si faceva umile, si

annichiliva, e nel suo volto non si leggeva più che una pietosa

serenità....

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