IL RITRATTO DEL MAESTRO ALBANI.

Mentre Anastasio Natali dava gli ultimi tocchi al suo quadro della

_Ginestra_--un orrido e deserto paesaggio vulcanico, tutto asperità,

crepacci, lastroni, fra i quali, a mazzi, a ciuffi, a boschetti, i

gialli fiorellini mettevano come una nevicata d'oro--la tenda che

mascherava l'uscio d'entrata fu rimossa, e la figura del maestro

Albani apparve a metà.

--È permesso?

--Avanti.

L'Albani entrò, col cappello in mano; si avvicinò rapidamente al

cavalletto, e dato uno sguardo alla pittura, disse:

--Bellissimo, perfetto, meraviglioso, sublime.

Nel pronunziare questa progressione di aggettivi ammirativi, la sua

voce non era salita di un tono. Con maggiore espressione si sarebbe

detto: Buon giorno, ti saluto; stai bene?

Come restava lì, impalato, dietro le spalle del Natali, questi

cominciò a soffiare, e abbassando pennelli e tavolozza:

--Se non ti levi di lì--esclamò--non potrò fare più nulla.

--Sarebbe un peccato.

E, scostatosi, l'Albani si guardò attorno, in cerca di una sedia.

L'impresa non era agevole. Un'artistica confusione regnava nello

studio, e i drappi dai colori smaglianti, i costumi antichi, i libri

dalle ricche legature, gli album di fotografie, le scatole dei colori

si ammonticchiavano sopra le quattro o cinque sedie spaiate e di

vecchio modello che parevano perdute nella vastità dello stanzone.

Solo un teschio mancante delle mascelle troneggiava sopra uno sgabello

di legno scolpito, accanto alla mensola _rococo_. L'Albani si diresse

da quella parte, prese il teschio per le occhiaie e si mise a sedere.

Allora, il silenzio si fece profondo. Nascosto in fondo a un aranceto,

invisibile dalla stradicciuola per la quale i carri non potevano

passare, lo studio del Natali era un vero romitaggio.

--Ci siamo!--esclamò finalmente il pittore, dopo una mezz'ora di

lavoro silenzioso, e buttati da canto tavolozza e pennelli, levatosi

in piedi e indietreggiando di qualche passo con una mano sugli occhi a

guisa di visiera, si mise ad esaminare l'opera propria. Luigi Albani

lasciò anche lui di misurare in tutti i sensi il cranio che teneva

ancora sulle ginocchia, lo posò sulla mensola, vi adattò sopra il suo

cappello e si fece incontro all'amico.

--Dunque, ti piace davvero?--chiese il pittore.

--È un imbratto.

Il Natali lo guardò un istante. Poi, scrollando le spalle:

--Ah, sì; hai ragione! Dimenticavo di parlare col maestro Albani.

--Cioè, col critico più acuto dell'ex-regno delle Due

Sicilie,--rispose l'altro, senza scomporsi. E avvicinatosi al quadro,

accompagnando le proprie parole con gesti sobrii e compassati,

riprese:

--Prima di tutto, questa lava è di cioccolata; come _réclame_ nelle

scatole del Suchard sarebbe impagabile. Poi, il cielo è oleografico e

le nuvole sono di bambagia. Toccale, e vedrai che si sfilaccicano.

Ora, bisognerebbe parlare del soggetto....

--Eh! parliamone pure!--esclamò il pittore sorridendo. E accesa una

sigaretta, sedette incrociando una gamba sull'altra e guardando

curiosamente l'Albani.

--Il soggetto, a tuo vedere, dovrebbe essere pieno di filosofia; il

fiore nel deserto, l'antitesi eterna della natura che sorride mentre

tende le sue insidie, o che insidia mentre sfoggia i suoi sorrisi--a

piacere. Sta bene. Solamente, per maggiore intelligenza, ti

consiglierei di imitare quel pittore polacco che, esponendo un quadro

rappresentante _L'ultima composizione di Mozart_, faceva eseguire, da

suonatori nascosti dietro la tela, la _Marcia funebre_ del maestro. Se

vuoi, potrei declamare io stesso i versi del Leopardi.

E, passando dall'altro lato del cavalletto, il maestro Albani

cominciò:

--Qui mira e qui ti specchia,

Secol superbo e sciocco,

Che il calle insino allora

Dal risorto pensier segnato innanti

Abbandonasti....

Non potè continuare. Anastasio Natali rideva a crepapelle, con le mani

ai fianchi, rovesciando indietro la sua forte testa dagli arruffati

capelli castagni.

--Ah! ah! ah!... bellissimo!... ah! ah! ah!... Non c'è che il maestro

Albani per avere di queste idee!...

L'altro lasciò il suo posto, e aspettato che l'amico si calmasse,

riprese a parlare passeggiando lentamente per lo studio:

--Tu ti credi moderno, ma sei più antico del tuo Leopardi, che si è

sbagliato di venti secoli. Con questo sistema delle antitesi e delle

allegorie, ti potrebbe finir male. Se vuoi fare della filosofia,

scrivi un trattato, non dipingere un quadro....

--Eh! il discorso non è poi tanto da matto!

--E se ti sta tanto a cuore l'espressione, cercala dove va cercata....

--Cioè?

--Nelle nobili fattezze del re del creato.

L'abituale freddezza d'accento di Luigi Albani si era fatta ancora più

grande, e nel tono strascicante con cui aveva pronunziate quelle

parole quasi ripetendo una frase mandata a memoria, v'era un'ironia

così sottile ed acuta, che il Natali si voltò a guardarlo. Ora, egli

si dirigeva in fondo allo stanzone, verso la mensola. Arrivato lì

vicino, ricominciò:

--Le nobili fattezze del re del creato sono ancora piene d'espressione

dopo distrutte. Ecco, per esempio, un quadro molto espressivo: questa

mensola Luigi XV, con questo cappello 1887 sopra un teschio che può

essere di tutti i tempi e di tutti i paesi.--Poi, preso il teschio e

mettendosi a considerarlo attentamente.--Ed ecco un altro quadro: il

problema d'Amleto, essere o non essere, cioè se è meglio.... Tu

dovresti fare il mio ritratto così.

Anastasio Natali scosse le spalle e si fregò fortemente le mani, segno

che stava per rimettersi al lavoro.

--A noi due, stravagante; ho un'ora perduta, e se mi prometti di star

buono e di lasciare in pace il teschio, ti butto giù un pastello.

--Vorrà essere una cosa molto originale.

Il Natali mise a sedere l'amico, dispose il cartone sopra una

tavoletta, prese la scatola dei pastelli, sedette anche lui, e

cominciò a tracciare, con la sua febbrile impazienza di meridionale

nervoso, le prime linee. Però, a misura che il suo lavoro avanzava,

l'attività dell'artista andava rallentando. Ora egli si fermava ad

ogni tratto, buttava il corpo indietro per giudicare dell'effetto,

guardava lungamente il modello, e aveva un piccolo aggrinzamento delle

guancie che dimostrava chiaramente il suo malcontento.

--Scusa, tirati più indietro.... no, più avanti.... Alza un poco il

capo.... così.... no, come prima.

Tornato al lavoro, ricominciarono le sue esitazioni. La figura era già

tutta abbozzata, la rassomiglianza in certo modo conseguita; mancava

una cosa soltanto: l'espressione.

--Apri un po' gli occhi.... non così, più chiusi.... insomma, non ti

sforzare.... E chiudi la bocca, se no c'entreranno le mosche!...

A poco a poco, il Natali cominciava a indispettirsi; gli pareva che

Luigi Albani si prendesse giuoco di lui.

--Insomma, vuoi star composto, o mando tutto per aria?

--Ti prego di credere che sono compostissimo.

Ed era quello, dunque, il suo atteggiamento naturale? Dacchè era

tornato da Roma, il Natali non aveva ancora guardato l'amico così

attentamente; non aveva ancora esaminati quegli occhi smorti, senza

sguardo, quei muscoli flaccidi, quasi cascanti, quelle labbra

leggermente dischiuse, quella carnagione scialba, quell'aria di

stanchezza, d'indifferenza, di noia, di vacuità diffusa sopra una

fisonomia impossibile a definire. Conosceva le sue bizzarrie, le sue

eccentricità che gli avevano fatta una reputazione di mattoide nei

cenacoli artistici; ma non lo sapeva ancora così strano, così

inafferrabile, come ora gli si rivelava non solo alla conversazione,

ma financo all'aspetto. Nondimeno, si rimise al lavoro, e dette ancora

alcuni tocchi; poi, ad un tratto, strappò il cartone e lo buttò da

canto.

--Cominciamo daccapo.

Era proprio impossibile ch'egli afferrasse quella fisonomia? Il Natali

ci si arrabbiava. A corto di risorse, egli mise in opera un espediente

disperato per uno come lui, avvezzo a non poter lavorare se non nel

più assoluto silenzio.

--Parla,--disse all'Albani,--racconta qualche cosa!

--Di che cosa vuoi parlare? d'arte?

L'Albani sviluppava le sue teorie, citava degli esempii, dava dei

consigli: ma nulla, nei suoi lineamenti, tradiva una qualunque

attività cerebrale; si sarebbe detto uno scolaro sonnacchioso in atto

di ripetere la sua lezione. Il pittore si era messo a contraddire

tutto quello ch'egli diceva, ad irritarlo, a provocarlo, nella

speranza che l'ardore della discussione mettesse almeno una scintilla

in quello sguardo. L'Albani non si dava per vinto, teneva testa alle

opposizioni, agli scherzi, ai sarcasmi dell'amico, ma il suo sguardo

restava freddo come la sua voce lenta, monotona, a momenti irritante.

Anastasio Natali non seppe più contenersi.

--Insomma, o sono imbecillito io, o sei tu che hai l'aria d'uno scemo.

Come un velo d'ombra passò sul viso del maestro Albani. Il pittore

alzò gli occhi al lucernario: era una nube che aveva oscurato il

sole?... La giornata era sempre tersissima.

--Che cos'hai? Ti senti male?

L'Albani si era passata una mano tremante sulla fronte.

--Non è niente, è che hai ragione.... Io sono stato un anno pazzo....

Il pittore stava per dire: «Un anno soltanto? vuoi dire un po'

sempre....» ma era tanta la tristezza dipinta in volto all'Albani, che

chiese invece premurosamente:

--Tu?

--Io stesso.

--E come?... perchè?... Mentre io sono stato fuori?... Nessuno me ne

ha detto niente.... E come?... perchè?...

--Perchè?... Per aver voluto innalzarmi da terra, per aver voluto

stringere delle nubi, per essermi dimenticato che ero la più

miserabile delle creature: un uomo!...

Dimenticando il suo pastello, Anastasio Natali esclamò:

--Allora, sentiamo.

*

* *

L'Albani lasciò cadere la testa sul petto, socchiudendo gli occhi.

Poi, scuotendosi:

--Ti aspetti tu forse qualcosa di straordinario? delle avventure rare

od intricate?... È una storia semplicissima, la storia di una passione

come se ne possono vedere tutti i giorni. Soltanto, era la mia prima

passione....

--O tua moglie?

--Mia moglie? Ah, tu credi che io l'abbia amata di amore? che io

l'abbia presa di mia propria volontà?.... Me l'hanno data a diciannove

anni, perchè era mia cugina, perchè avevano stabilito che dovesse

esser così.... Le ho voluto bene, in un certo modo. Che cosa sapevo

della vita fino a venticinque anni? Che cosa sapevo in quel miserabile

paese, dove un libro era un oggetto della più grande rarità? Eppure,

qualcosa bolliva dentro il mio cervello!... Si venne a Napoli.... Il

mio scontento, l'irrequietezza, l'aspirazione a qualcosa d'aspettato,

di quasi promesso, ma che non veniva ancora, diventava tormentosa.

Intorno a me, non sentivo parlare che di una cosa, del solo grande

affare della vita: l'amore.... E l'amore io non lo conoscevo se non di

nome o nelle fanciullaggini dei quindici anni....

Preso dall'interesse della narrazione, Anastasio Natali aveva

dimenticato il suo disegno, e coi gomiti sulle ginocchia e la testa

fra le mani, pareva pendere dalle labbra dell'amico.

--L'affetto di mia moglie--riprese l'Albani--mi irritava, come una

delusione, come una catena; non era mai stata bella, la maternità

l'aveva sciupata. Gli strilli dei bambini m'impedivano di studiare, le

poche volte che ne avevo voglia. L'arte mi pareva una finzione

suprema. Avevo già pronto il libretto di un gran melodramma, _Isaura

di Valenza_; non sapevo intanto mettere una nota dopo l'altra. Quella

poesia mi faceva l'effetto di una convenzione, di una menzogna, di una

ipocrisia.... Quando, un giorno, mi capitarono fra le mani i versi

dell'_Attesa_, ti ricordi?

Ora dove sei tu, predestinata,

Da tanto attesa e non trovata ancor?

Un lampo era passato negli sguardi del maestro Albani. Il Natali,

senza far rumore, si era alzato, aveva scelta una tela e dispostala

sul cavalletto si era nuovamente seduto dinanzi ad esso con la

tavolozza passata al pollice della mano sinistra.

--Sì che me ne ricordo!--e, preso posto dinanzi al cavalletto, si era

messo di nuovo a studiare la figura dell'amico.

--La romanza fu composta in un'ora--riprese l'Albani.--Dissero che era

una rivelazione; credo che abbia fatto il giro d'Italia. A che?... a

che?...--mi domandavo. Fu invece essa che mi dischiuse il paradiso

promesso. Mia moglie aveva regalato una copia della composizione ad

una sua amica, che io non conoscevo. Non volevo veder nessuno, fuggivo

le distrazioni, avevo la fama di un orso, di uno stravagante, di un

mattoide; non è vero?... Quest'amica volle conoscermi; cercai di

evitarla quanto più fu possibile; un giorno c'incontrammo. Credi tu

che vi possano essere degli sguardi coi quali un uomo e una donna che

non si conoscono, che si vedono per la prima volta, si dicano

immediatamente: Noi saremo l'uno dell'altra?... Uno di questi sguardi

brevi, profondi, fulminatori, fu quello che noi scambiammo.... Un mese

dopo, il 20 maggio, la nostra muta promessa era compiuta....

--Come fu?--chiese il Natali che, lavorando attorno alla sua figura,

non perdeva nè una parola nè un moto dell'amico.

--Che cosa importa?... Si doveva andare in giro, tutti e tre, con mia

moglie; all'ultima ora l'indisposizione d'un bambino la trattenne.

Andammo soli, fuori Grotta, a Pozzuoli, a Baja.... Che cielo! che

mare!... Conosci tu il boschetto che sta dietro il lago Lucrino, sulla

via della grotta della Sibilla? Il terreno è in pendenza; si procede a

caso, scostando i rami che vi sfiorano il viso. Attraverso il fogliame

del castagneto filtra una luce verde, fantastica, da _féerie_; par di

nuotare in mezzo allo smeraldo fluido.... Il 20 maggio!...

Era de maggio e te cadeano 'nzino

A schiocche a schiocche le cerase rosse....

Le rosse, le dolci, le fresche ciriegie erano le sue labbra....

Il maestro Albani si era alzato, di scatto, guardando fisso dinanzi a

sè, con un tremito in tutta la persona.

--Eccola lì, la simpatia, la leggiadria, la fantasia, la frenesia!...

il sogno fatto persona!... l'ideale conseguito!... Come l'amavo? Come

è impossibile dire!... L'arte? mia moglie? i miei figli? l'avvenire?

Dimenticato tutto, tutto! I pensieri di ogni istante, i sogni di tutte

le notti, erano per lei, per lei salute e morte mia! Le parole d'amore

che non avevo detto a nessuna, i baci d'amore che non avevo dato, i

tesori d'amore che avevo accumulato cupidamente in fondo all'anima, io

volevo spenderli per lei, tutti in una volta, con la pazza prodigalità

dell'avaro che guarisce del suo vizio! Io volevo darle tutto il mio

sangue! confondere la mia vita nella sua! inabissare eternamente il

mio essere nel suo!... O miseria! miseria!... Io dimenticavo di essere

un uomo, una creatura materiale soggetta alle miserabili leggi della

materia.... La mia fibra s'infiacchiva, la mia mente cominciava a

smarrirsi, i miei ricordi a confondersi; io ero malato, malato di

_lei_.... Mia moglie era messa a piangere in un cantuccio; io la

lasciavo, per andarla a trovare.... Il mio bambino agonizzava; io lo

lasciai per seguirla ancora.... A misura che il mio male cresceva, più

imperioso si faceva il bisogno di lei.... Che cosa avrei fatto della

salute, io che volevo annientarmi stringendola al mio petto, bevendo

il suo profumo, suggendo il miele delle sue labbra? O miseria! io non

potevo annichilirmi fra le sue braccia, io non potevo darle dell'amor

mio sconfinato quell'unica dimostrazione adeguata!...

Il maestro Albani si era nuovamente lasciato cadere sulla seggiola,

intanto che il Natali lavorava febbrilmente alla sua figura.

--Invece, i miei amici mi ammonivano, mi scongiuravano di fuggirla, di

tornare ai miei monti, per rifarmi, per combattere ancora le battaglie

dell'arte.... L'arte? Quale arte?... Un giorno mi condussero per forza

a S. Pietro a Majella; vi intesi dei frastuoni, delle cacofonie

irritanti.... Fuggirla? io? io che le stavo attaccato come l'ombra? io

che parlavo di lei a mia moglie, enumerandole le dolcezze dei _suoi_

baci, le furie delle _sue_ strette, i languori dei _suoi_ sguardi? io,

che al pensiero di lei mi mettevo a tremare da capo a piedi, come una

foglia?... Intanto, la vitalità che a poco a poco io perdevo, pareva

concentrarsi in lei; mai io l'avevo vista così floridamente bella, in

una così magnifica fioritura di tutto il suo essere.... Io sentivo ora

che sarei morto per lei; non come avevo sognato, ma d'una morte lenta,

continua, di tutti i giorni.... Sì, era questo! Che cosa importava?

Nessuna morte sarebbe stata più invidiabile!... Qualche volta,

subitamente ispirato, mi proponevo di scrivere qualcosa di grande, di

sublime, il canto del cigno, un'opera immortale che avrebbe attestato

alla posterità la forza di quella passione, ed in cui io sarei

sopravvissuto. Non era in quell'amore l'ispirazione attesa, affrettata

coi voti più ardenti, senza la quale il mio ingegno non avrebbe potuto

dare i frutti promessi?... E mi mettevo al pianoforte; ma le idee si

confondevano, una nausea mi vinceva, non ero buono a nulla; e davo dei

pugni sui tasti, delle pedate allo strumento, e stracciavo

rabbiosamente stampe e manoscritti... La gente che mi attorniava

raddoppiava d'insistenze, diceva delle menzogne: che ella era indegna

dell'amor mio! che ella mi tradiva!... Non mi davano più pace: una

persecuzione!... Come non capivano che facevano peggio? Che cosa

volevano da me? Non mi importava di perdere l'ingegno, non

m'importavano i suoi tradimenti, come dovevo dirlo?... E, infine, chi

erano tutti costoro?... Fuori!... via!... io non li conoscevo, non

sapevo che farmi di loro; _ella_ mi aspettava, comprendevano o no!...

Un giorno, arrivò mia madre. Appena mi ebbe visto, scoppiò in pianto.

Anche lei?... Perchè era venuta! Chi l'aveva chiamata? Chi aveva

bisogno di lei?... Afferrata al mio braccio, ella cercava di

trattenermi; io la urtai, violentemente.... Della gente mi afferrò; mi

dibattei, detti dei morsi, caddi....

*

* *

Stanco, sfinito, anelante, il maestro Albani tacque un istante.

Anastasio Natali non gli diè tempo di prender fiato:

--E poi?... e poi?...

--Poi, niente.... un gran vuoto nero, con qualche sprazzo di luce di

tratto in tratto.... Fui portato in una casa di salute.... Capisci?

aver sognato di non esser più in terra, di aver varcato le anguste

frontiere dentro cui si aggira l'umanità lamentosa, e risvegliarsi

paralizzato di corpo e di spirito, incapace di muoversi e di pensare,

ridotto un oggetto di compassione o di scherno!... Non ricordo più

nulla.... sì, il sorriso straziante di mia moglie, le grida festanti

dei miei bambini che giuocavano in giardino, le grida dei bambini

vestiti di nero.... perchè? Era la mamma che aveva finito di piangere

per me.... lo seppi più tardi, quando dissero che ero guarito....

Guarito? Io non avevo mai sofferto come allora. Io sonnecchiavo in una

incapacità spirituale che formava il mio tormento; passavo le mie

giornate a lottare con la memoria recalcitrante, con l'intelligenza

assonnata, con le visioni che venivano incessantemente a turbarmi....

Come l'Albani tacque ancora, Anastasio Natali che continuava

nervosamente nel suo lavoro, ripetè:

--E poi?... e poi?...

--Poi, ho finito.

--Ma la guarigione?

--Ah, sì! È avvenuta da qualche mese soltanto, e non è ancora, come

vedi, completa. Ero andato a passare qualche tempo al mio paese, a

respirare quell'aria balsamica, a riposare gli occhi nella

contemplazione del verde. Del mio paese io avevo dimenticato tutto: la

posizione, le strade, gli abitanti, la pronunzia. A poco a poco i miei

ricordi si districavano, si facevano meno confusi; mi sentivo tornare

alla coscienza di me stesso.

Un giorno, incontrai un compagno d'infanzia che non stentai molto a

riconoscere. Questa scoperta mi riempi di soddisfazione, e come

l'amico mi aveva pregato di andarlo a trovare, mi avviai verso la sua

casa. Aggirandomi per quelle viuzze strette, in salita, dove, ragazzo,

avevo tanto trottato, provavo una tenerezza, una contentezza, che

assaporavo deliziosamente, senza scoprirne la ragione. Come feci a

rintracciare la strada? Non lo so; io andavo, andavo, senza pensare

alla meta, ma sicuro di non mancarla.... Quando mi trovai nella via in

cui abitava l'amico, quando finalmente alzai gli occhi alla sua casa,

quello stato d'animo si fece più intenso. Che cosa mi dicevano quelle

mura? Niente, non sapevo dirlo; ma mi pareva che la Serenità dimorasse

lì. Salendo le scale, dovetti più volte fermarmi per dare ascolto a

ciò che sentivo dentro di me. Sai certi preludii chiari, freschi,

leggieri, che ti cullano, ti sollevano, ti trasportano lentamente su,

su, per gli spazii dell'etere? Dentro di me sentivo un che di simile.

Senza saper come nè perchè, ero nell'attesa di qualche cosa che mi

avrebbe colmato di gioia, ma in un'attesa che non aveva nulla di

tormentoso o di semplicemente irrequieto. Entrai.... Passavo di

meraviglia in meraviglia. Al preludio, era successo un canto sommesso,

delicatissimo, ineffabile. Io mi muovevo in mezzo a quelle vibrazioni

sonore.... Il mio amico si avanzava verso di me additandomi una donna

il cui viso restava nell'ombra. Come ella si voltò a guardarmi, il

canto cessò e una gran luce si fece in tutto il mio spirito.... Il mio

primo amore! la fanciulla che io avevo amata nella purezza

dell'adolescenza e che ora rivedevo, egualmente bella, egualmente

serena, cullare il suo bambino! la via di dove io ero passato tante

volte! la casa familiare! le scale che io avevo salito tremante, con

un mazzolino di fiori dei campi in mano! le finestre che io avevo

divorato cogli occhi, nell'attesa della diletta!... la casa che aveva

conservato il suo aspetto raccolto, sereno, mentre il fanciullo fatto

uomo ne derideva il ricordo e perdeva la ragione nel tumulto della

grande città!... Ella mi accolse come una sorella maggiore; aveva

saputo la mia storia, e mentre si girava per le stanze e si scendeva

in giardino, io sorprendevo in lei uno sguardo pieno di pietoso

interesse.... Io mi sentivo rivivere, sentivo la mente schiarirsi, gli

avvenimenti scordati rinascere nella memoria, i più piccoli, i più

insignificanti; mi pareva di essere tornato al tempo felice della mia

fanciullezza. Da quel momento, la pace si è cominciata a fare nel mio

spirito; da quel momento io sono ridiventato un uomo, e l'arte....

Anastasio Natali si alzò, di scatto, aprendo le braccia in croce con

un gran sospiro di sollievo.

--Ora, basta. Il ritratto è impostato....

All'esposizione della Promotrice, il ritratto del maestro Albani, la

cui _Isaura di Valenza_ era stato il successo della stagione, ottenne

il primo premio.

Documenti Umani · 第 32 / 96 题