--Vedete?--disse l'ingegnere Ferrieri al suo giovane amico Paolo
Dinolfi, appena questi ebbe finito di leggere.--Vi sono anche dei
documenti umani che depongono per l'esaltazione, per il lirismo, per
l'idealità, per tutto ciò che voi fate presto a negare quando avete
esclamato: rettorica!
--Permetta,--interruppe il Dinolfi, ripiegando con cura il manoscritto
e posandolo sul tavolo.--Io non ho negata la rettorica; ho detto
soltanto che la rettorica non è la verità!
--Oh, bene! E se noi cominciassimo a intenderci sul significato dei
vocaboli? La verità! Quale verità? Vi è una verità reale, e ve n'è
una ideale.... A vostra volta voi mi domanderete di spiegarvi queste
altre grosse parole. È semplicissimo; io non uscirò dai limiti
dell'etimologia. Reale è il mondo delle cose, ideale è il mondo
delle idee. Ora una idea, un sentimento, un fatto psichico è nel
vero allo stesso titolo di una cosa, di un avvenimento, di un fatto
fisico. Una concezione spirituale esiste con lo stesso diritto di un
oggetto materiale; si potrebbe anche dire: con un diritto più
legittimo--poichè il mondo esteriore non ci si rivela che per via di
imagini interne....
--Una lezione di psicologia?
--Avete ragione; ma perchè avete torto! Torniamo all'argomento. Io ho
letto, per esempio, tutti i vostri libri; essi lasciano un sapore
molto amaro--vi hanno perfino fatto una colpa del vostro pessimismo!
Ora, che cosa direste voi se io affermassi che questo vostro
pessimismo deriva da una _persuasione_ di dolore, non da un dolore
_veramente_ provato? Mi rispondereste che _credere_ di soffrire val
quanto soffrire _realmente_! Non è vero? E voi mi dareste causa
vinta!... Perchè di tutte queste dolci e torturanti credenze,
dell'amore, della poesia, dell'ideale, noi siamo tutti capaci; perchè
vi sono dei momenti in cui tutta la nostra anima vibra come se fosse
per spezzarsi, in cui soltanto l'inverisimile è vero; perchè, malgrado
i nostri capelli bianchi, malgrado la severità dei nostri studii, noi
_piangiamo_ se una canzone echeggia da lontano, nell'ora del tramonto,
e daremmo--che cosa?--per poter fare ancora della _rettorica!..._
Paolo Dinolfi guardò un momento negli occhi l'ingegnere Ferrieri.
--Lei può dunque garantirmi l'autenticità di questo documento?
--Ne dubitate ancora? Ma io non posso darvi che la mia parola! È
un'antica storia, ignorata da tutti. La donna è morta, sono molti
anni....
--E l'uomo?--interruppe l'altro.
--L'uomo,--rispose l'ingegnere, dopo un momento di esitazione--l'uomo
che passava quella notte a scrivere la sua confessione, e che,
all'alba, dopo aver baciato lievemente in fronte i suoi cari, usciva
armato del suo revolver, ben deciso a farla finita appena avrebbe
provveduto al recapito della sua lettera, l'uomo è qui, dinanzi a
voi.... Oh, per carità, non sorridete; mi fate male!... Ascoltate; io
vi dirò ancora qualcosa, da cui potrete argomentare la mia
sincerità!... Non sapete dunque, caro romanziere, che noi proponiamo,
ma che bisogna fare, in ogni circostanza, la parte del Caso? Nel
ritardo di un minuto può esservi la perdita o la salvezza di un uomo.
Ora, un minuto si può perdere in un modo volgarissimo; basta, per
esempio, una saccoccia sdrucita, una lettera che vi caschi dalla
saccoccia, una persona che vi corra dietro a riportarvi la vostra
lettera.... E se questa lettera è stata da voi scritta col cuore
sanguinante e con la mente smarrita, potrà nascere in voi la
tentazione di rileggerla quando la freschezza pungente del mattino
avrà sedato la vostra esaltazione.... Allora, in mezzo al ridestarsi
delle attività umane dopo la salutare tregua della notte; allora,
dinanzi allo spettacolo della più minuta e prosaica realtà--le vacche
della lattaia, il carro delle immondizie--voi potrete sentire come una
doccia ghiacciata sferzarvi la schiena, e giudicare precisamente
_rettorica_ le vostre lacrime della notte.... Voi non le avrete meno
versate per questo! Voi non le sentirete meno gonfiarvi gli occhi
quando, molti anni dopo, rimesterete tutte queste cose intime e
dolorose dinanzi a un amico....
In quel momento, una voce argentina squillò nella grande stanza da
studio.--È permesso?--e una bambina di circa dieci anni, un mucchio di
rose fra carnagione e vestito, si fermò sull'uscio tenendo un grosso
rotolo di carte fra le braccia, interdetta alla vista di un estraneo.
--Avanti, Vannina; su via! Hai paura dei miei amici?
--Hanno portato questo per te--e la piccola miniatura di donna non
levava gli occhi curiosi di dosso a Paolo Dinolfi.--E dice la mammina
che lei è pronta per andar fuori....
--Prega la mammina di andar sola per oggi--rispose l'ingegnere, dopo
aver dato un'occhiata alle carte.--Ho qui un bel da fare. Tu le terrai
buona compagnia.
E l'ingegnere Ferrieri, attirando a sè la figliuola, le stampò due
grossi baci sulle guancie.
--Non ha un altro bambino?--chiese premurosamente il Dinolfi che a
quella piccola scena si era sentito intenerire.
L'ingegnere si passò una mano sulla fronte.
--È morto, compie ora un anno! Me l'ha portato via la malattia che
infierisce in questo povero paese, la stessa che portò via la mia
buona mamma. Non sapete che noi siamo qui ogni giorno in pericolo di
vita? È urgente provvedere al rimedio, e questo è ora il mio gran da
fare; un progetto di sistemazione del sottosuolo della città, in modo
da evitare l'inquinamento delle acque. Bisognerà adottare un nuovo
tipo di fogne.... Ecco la prosa che viene a interrompere la poesia
della nostra comunione spirituale.... Vedete, mio caro romanziere?
Esse sono nel vero entrambe!