«Quando voi leggerete queste pagine, io sarò morto. Non voglio, non
voglio andarmene nel silenzio e nell'ombra, senza dirvi tutto quello
che ho in cuore, senza mostrarvi tutta l'opera spaventevole compita da
voi, senza lasciarvi--ultimo ricordo della nostra _tenera
amicizia_--l'eterno rimorso del male che voi avete commesso.
«Io non sono generoso?... Ah! bisognava che apprendessi alla vostra
scuola la generosità!... Sentite: la mamma mia dorme di là, nella
camera attigua; ella riposa un istante dopo una giornata
d'inquietudine, passata a spiare ogni mio movimento, quasi presaga
della sciagura che le pende sul capo. Domani, a quest'ora, ella non
riposerà. Le sorelline mie sono venute a baciarmi, come ogni sera, e
sognano ora i loro sogni giocondi. Domani, a quest'ora, esse non
sogneranno. Domani, la desolazione sarà entrata in questa casa;
domani, la vita ricomincerà ad ordire la tela delle sue più dolorose
difficoltà intorno ai miei cari, che io abbandono, vilmente. Del mio
coraggio che cosa ne avete voi fatto?... Ma, nell'abiezione in cui
sono caduto, un barlume di nobiltà mi era rimasto finora; ed io avrei
voluto--vedete--scomparire per sempre senza che nessuno sospettasse la
miseria mia, senza che voi la sospettaste! senza aver l'aria di
mendicare la vostra pietà! senza farvi sentire le mie grida ed il mio
pianto!... Del mio orgoglio, della mia dignità, che cosa ne avete voi
fatto?... No, no: è più forte di me; voi mi ascolterete, voi leggerete
questa confessione, queste pagine su cui, silenziose, grosse, roventi,
cadono di tratto in tratto le mie lacrime. Le lacrime di un uomo! le
lacrime di chi non ha pianto fra i disinganni più amari, fra i dolori
più atroci! è una cosa molto triste, ditelo: non è vero?...
«Se voi sapeste quello che io ho sofferto! Se sapeste i torrenti di
tristezze che hanno allagato il mio cuore! Se sapeste di che forza ho
dovuto armarmi per sostenere questa feroce battaglia della vita;
quante volte ho disperato, quante volte il vento della pazzia ha
soffiato sulla mia fronte! Solo, senza un aiuto, senza il conforto
neanche di una chimera, con la certezza che tutto è invano, io ho
saputo resistere e persistere! Nelle strette del bisogno, fra l'ostile
indifferenza del volgo, fra l'invidia, la doppiezza, la malvagità
degli altri, dubitando di tutto e di tutti--primo di me stesso--io ho
saputo compiere quello che gli uomini nominano il Dovere--e si
limitano a nominare soltanto.... Ed avevo conseguita la pace, la meta
più sospirata! il porto invocato durante le tempeste! ed avevo
composto in un'urna le ceneri ben fredde delle mie illusioni....
quando voi siete venuta.... Non lo negate: siete stata voi!
«Ah! io ero _curioso_, io ero _interessante_; bisognava vedere com'era
fatto questo _filosofo_, questo _anacoreta_, quest'essere a parte, di
cui nessuno fra quelli che vi circondavano aveva potuto ancora darvi
un'idea! Bisognava provare su di lui la sottile magìa dei vostri
profumi, la dolcezza del vostro sorriso, la melodia della vostra voce,
la soavità della vostra mano!... E quando, già preso dalle prime
vertigini, egli tentava di sfuggirvi, e qualcosa, nei suoi sguardi,
domandava pietà per lui, bisognava ancora strapparlo ai suoi rifugi,
trascinarlo nel vortice che vi si aggira dintorno, legarlo ben forte a
voi invocando il suo appoggio, l'aiuto della sua _amicizia_!... E
quando, smarrito, incapace di resistervi più, egli tentava di
soffocare il grido che stava per rompergli dal petto, bisognava ancora
fargli perdere quel resto di ragione, bisognava ubriacarlo con
l'assenzio della speranza, come la spia ubriaca il colpevole per
strappargli la confessione del delitto!...
«Ma che colpa ho io commesso? Perchè infliggermi questo gastigo? Che
cosa ho io fatto a voi, od ai vostri?... Dicono che la gelosia sia un
orribile tentatore, un truce consigliere; no, non lo credete! dite a
tutti che non è vero! Ecco: il rispetto tremante, l'angoscia paurosa
che io provo dinanzi a voi, si ridestano in me, sempre, alla presenza
dell'uomo che voi amate. Ah! il sorriso di Dio si è posato su di lui!
Scorgerlo da lontano mi fa battere il cuore! Io vorrei baciare la
traccia dei suoi passi! Non lo sapete? Io l'ho difeso, a rischio di
qualcosa di più della mia vita--a rischio del mio onore--quando un
pericolo lo ha minacciato! Io, io stesso, l'ho ricondotto a voi, una
volta che egli stava per isfuggirvi, ve ne ricordate?... Io vorrei
soltanto spaccare il suo petto, strappargli il cuore dal petto,
rompere il suo cuore, per farvi vedere, disgraziata, che mai! mai!
mai! egli vi ha portata nel cuore!... Io vorrei soltanto scavare i
suoi occhi, squarciare il suo cervello, per vedere che cosa nei suoi
sguardi, che cosa nelle sue parole vi ha parlato per lui!...
«E voi credete di conoscere l'amore? Oh, povera ignorante, che cosa ne
sapete voi? Che cosa sapete dei ruggiti feroci che finiscono in
pianto? dei mortali languori che sono un tripudio immortale? dell'ora
che comprende la Eternità? delle parole che sono baci, dei baci che
sono marchi roventi, del tormento che è delizia ineffabile? Chi
avrebbe potuto farvi soltanto sospettare tutto questo? Avete voi
incontrato soltanto un'Anima sul vostro cammino? Che pietà! che pietà!
Io conosco tutta la vostra miseria! Io conosco tutte le prove per cui
voi siete passata, tutti i vostri smarrimenti, tutte le vostre cadute.
Sentite: vi sono delle infamie nella vostra vita. Ah, io non studio le
mie espressioni; non me ne resta più il tempo! Io conosco tutti quelli
che voi avete voluti: quale nausea invincibile! Venite qui, vicino,
molto vicino, che nessuno possa sentire: sapete come _essi_ parlano di
voi? sapete come vi chiamano?... E quando io ho taciuto, compreso d'un
infinito rispetto, pauroso di offendervi perfino col pensiero, voi
avete riso!... E quando io ho pianto, ed i miei occhi gonfii ed
arrossiti hanno tradito le mie mute angoscie, voi avete riso!... E
quando finalmente io sono caduto in ginocchio, stanco, stremato,
febbricitante, mortalmente colpito, e quando ho pregato, ho
supplicato, ho gridato, mi sono trascinato per terra, mi sono morse le
mani, voi avete riso!... La mia vendetta! la mia vendetta! La vendetta
che io ho vagheggiata, che io ho sognata nelle notti dell'incubo!
Vedervi caduta nel fango, perduta per sempre, non conservare della
donna che il nome! Vedervi trascinare al mio lato, supplicante,
miserabile, indegna, e pagarvi e respingervi....
«Signore, che cosa ho detto? Compassione, compassione di me! O
Madonna, per l'amore che vi ho portato, per l'amore che vi porto,
perdonerete voi il bestemmiatore? Non v'accorgete che io vaneggio? Non
v'accorgete che io sono un pazzo, un povero pazzo moribondo,
doppiamente lamentevole e degno di pietà? O Madonna misericordiosa,
avrete pietà di me? Perchè non mi farete ancora la carità che io vi
chieggo? Infine, sono molto esigente? Che cosa imploro da voi? che mi
tolleriate, che vi lasciate adorare, che mi lasciate respirare nella
vostra aria, umile come uno schiavo, fedele come un cane, muto come
una cosa! Oh, no! io v'inganno! non mi credete! non è possibile! la
tenerezza trabocca dal gonfio mio cuore; sgorga dagli occhi in lacrime
non più amare, dolcissime! irrompe dalle labbra con parole susurranti,
carezzanti, più dolci delle lacrime! O vaga, o bella, o gentile, o
soave, o sogno della mia morente giovinezza, o sorriso di poesia, o
amor mio immortale, conosci tu i nomi con cui ti ho chiamata nella
solitudine delle mie notti? Sai tu che nessuna, nessuna! ha mai
sentito quei nomi da me?... Bisogna credere, non è vero, alle parole
di chi muore! Ed io ti giuro, per te! che il mio cuore è rimasto
vergine; che tra i fatali esperimenti della vita una cura gelosa ha
fatto la guardia del mio cuore; che tu, tu sola, mi sei entrata nel
cuore!... Come a lungo ti ho aspettata! Io _sapevo_ che tu dovevi
apparire. Quando la natura è stata in festa, quando il profumo dei
fiori, come un incenso, è salito nel cielo clemente, e la gioia ed il
tripudio hanno visitato le povere anime umane, io sono rimasto solo,
ad aspettarti! Quando i tappeti delle foglie morte si distendono al
suolo, ed invitano le coppie innamorate a vagare sotto le cupole d'oro
dei boschi, tenendosi per mano, bevendo gli ultimi aliti del sole
agonizzante, io sono rimasto solo, ad aspettarti! Le notti che il
vento geme, che la pioggia scroscia, che il freddo sferza, quando è
così buono riscaldarsi sopra un seno adorato, io sono rimasto solo, ad
aspettarti! Non hai tu dunque mai sentito avvincerti lievemente, come
da un essere invisibile? Erano le mie braccia che si protendevano
verso di te! Non hai tu mai sentito sfiorarti la bocca, come da una
invisibile foglia di rosa? Erano le mie labbra, che si avanzavano
verso le tue! Non hai tu mai sentito un tepore penetrarti tutta, come
una fiamma invisibile? Era l'anima mia, che se ne andava verso di
te!.... Come a lungo ti ho aspettata! Avevo perfino perduto la
speranza di incontrarti mai! Ma tu sei apparsa, ed ecco: i geli si
sono distrutti, i veli funerei si sono strappati, le fredde ceneri
hanno dato nuove vampe. O miracolosa, tale è la potenza del tuo
sguardo! O deliziosa, vieni! vieni con me! lascia che il mondo dica;
che cosa c'importa del povero mondo? Dimentica il mondo;
dimentichiamolo entrambi: la vita comincia appena oggi per noi! Vieni,
vieni con me! Vieni dove so io, dove è luce, armonia ed esultanza!...
«Ah!... l'ora batte, fredda, monotona, spietata, ed ogni colpo mi
picchia qui, sul cervello! Il giorno odiato già spunta; un canto
risuona per la via.... Ho sognato ancora! ed il risveglio è così
crudele! Ma è forse tua colpa se il sogno non si converte in realtà?
No, povero amore, la colpa non è tua. La colpa è di un Altro, o di
nessuno! La colpa è della vita assurda, della sorte cieca, della
disdetta fatale che pesa su noi tutti! Di resistere ancora io non mi
sento la forza. Ho finalmente bisogno di oscurità e di silenzio. Ma
ora, quando l'istante non è più lontano, ascoltami: io voglio dirti
l'ultima mia parola, la parola che ti accompagnerà dovunque, la parola
che tu più non scorderai. Se il voto di un morente val pure qualcosa,
per la gioia che mi hai dato, per il male che mi hai fatto, ora e
sempre, sii benedetta.» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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