RICCIARDI _e_ CLARA. _Poi, il servo_ LORENZO.
_Clara_
_(ha una graziosa e semplice_ toilette _da mattino. Indossa un piccolo
paltò. Entra, con le mani nel manicotto, con un'aria di persona molto
affaccendata e frettolosamente va difilata a sedere sopra una delle
seggiole che sono nel centro della stanza.)_
Ah! Eccomi qui....
_Ricciardi_
_(seguendola con pari velocità, chiude subito la porta d'ingresso, e,
con evidente sodisfazione, s'inchina a lei in un atteggiamento galante e
sentimentale.)_ Prima di tutto, lasciate che io vi ringrazi della
cortese puntualità con la quale....
_Clara_
_(interrompendolo, sempre con la stessa aria frettolosa)_ Basta, basta!
Eccomi qui: -- Seducetemi!
_Ricciardi_
_(tentando di sottrarsi alla burletta)_ Ma io, contessa....
_Clara_
Non ci sono _ma_ e non ci sono _contesse_. Io, mio buon Gino, non ho
tempo da perdere. Sono in casa vostra, sono nelle vostre mani, le porte
sono chiuse... almeno lo spero; nessuno ci vede e nessuno ci sente.
Poche chiacchiere, e procedete subito alla seduzione.
_Ricciardi_
E voi credete ch'io abbia avuta davvero l'ingenuità di vagheggiare una
seduzione?! Come v'ingannate! Il sedotto, purtroppo, senza che voi ne
abbiate colpa, veh!, il sedotto sono io. Clara, voi lo avete capito che
io vi amo. Voi lo avete capito che la mia sfida e la mia baldanza non
erano che l'artifizio del mio amore. Io ho desiderato che voi veniste in
casa mia, questo sì, ma perchè? Per avere agio di vedervi e di parlarvi
liberamente, fuori dell'ambiente in cui voi ed io abbiamo il dovere
d'essere delle persone di spirito. L'ho desiderato per potermi
confessare a voi, l'ho desiderato per dirvi ch'io sono null'altro che un
povero innamorato, _(scaldandosi di proposito)_ l'ho desiderato per....
_Clara_
Per... per... per.... Tutto questo è completamente inutile!
_Ricciardi_
Inutile!?
_Clara_
Sì, inutile!, inutile!
_Ricciardi_
_(con slancio)_ Eppure....
_Clara_
Sentite, caro Gino: io sono venuta da voi per essere sedotta: se voi non
avete voglia di sedurmi, io me ne vado.
_Ricciardi_
Ah! Clara! Clara! Voi siete venuta da me per umiliarmi, ecco, e ci
riuscite perfettamente. Ma se l'insistenza del vostro sarcasmo potrà
almeno esaurire la vostra crudeltà, io lo accetto come un beneficio.
_Clara_
_(guardandolo e ascoltandolo con curiosità birichina)_ E poi? Avanti!...
E poi?
_Ricciardi_
Sì, sì, voi avete l'aria di non credere alle mie parole!... E avete
torto. Ridete, ridete anche, se vi piace: ridete della mia pochezza e di
questo mio pazzo innamoramento: tormentatemi se il tormentarmi vi
diverte: ma non mi attribuite la volgare puerilità di una finzione....
No! Voi non potete attribuirmela. La vostra intelligenza non può non
intendere _(esagerando la propria eccitazione sincera)_ che in questo
momento io sono schietto! Clara, scusatemi, siete voi, siete voi che
fingete! Fingete di _non_ intendermi, fingete di _non_ credermi,
fingete....
_Clara_
Ma no: rassicuratevi! Io vi dichiaro formalmente d'intendervi, di
credervi e di non mettere in dubbio il vostro amore. Voi siete
innamorato di me; e ciò mi fa molto piacere. Parola d'onore, vedete, ne
sono contenta. E appunto perciò sono venuta. Io ho fiducia nelle vostre
forze, ho fiducia nelle vostre seduzioni, ho fiducia nel vostro fascino.
Sono qui, sola, solissima, nel vostro incantevole salotto, e son piena
di buona volontà. Ora spetta a voi di fare il resto. Su, via, caro Gino,
ve ne prego, innamoratemi, e non ci pensiamo più.
_Ricciardi_
_(scoraggiato, si lascia cadere sopra una seggiola, sospirando:)_ Siete
inesorabile!
_Clara_
_(crucciandosi ostentatamente)_ No! no! no!... Così non ne faremo
niente! Quell'aria di martire non vi si addice.... E poi, che so?, io mi
aspettavo tutt'altra cosa! Troppa prudenza!... Troppa mitezza!... Troppa
umiltà!... _(Impaziente, si alza.)_ Non ne faremo niente, vi dico, non
ne faremo niente!... _(Pausa.)_ Che bel sole!... Che aria tiepida!...
_(Lo guarda con civetteria lievemente beffeggiatrice.)_ Sembra
primavera! _(Butta via il manicotto, e comincia a togliersi il
paltoncino, accostandosi molto a lui.)_ Ho perfino caldo. Tiratemi
queste maniche. _(Allunga un braccio per farsi aiutare.)_
_Ricciardi_
_(le toglie del tutto il paltoncino, lo mette in un angolo, e siede
un'altra volta, accasciato.)_
_Clara_
Come vedete, non ho ancora perduta ogni speranza!... Non me ne vado.
Resto, e mi metto _à mon aise_.... Lo permettete? _(Un silenzio. -- Va
in giro per la stanza, osservando, curiosando. Presso il pianoforte, si
ferma, guarda l'album aperto sul leggìo, con caricata sentimentalità.)_
Chopin!... Secondo notturno. Ah! quello in cui è un delizioso effetto
d'organo, così pieno di misticismo.... Che soavità! _(Con una mano
accenna sul pianoforte le prime note d'una volgare canzone napolitana:
«La ritirata».)_ Che dolcezza!... _(Continua la rassegna.)_ Questa
stanza è il simbolo del vostro cervello: c'è tutto!... _(Si ferma presso
la scrivania)_ Laboratorio letterario. Officina epistole e annessi.
_(Prende il foglio scritto.)_ Si può?
_Ricciardi_
Scarabocchi.... Robuccia appena abbozzata.... _(Con la speranza ch'ella
legga)_ Non voglio che leggiate.
_Clara_
Ci scommetto che l'avete lasciata quassù apposta per farmela leggere....
Vediamo.
_Ricciardi_
Io vi prego, invece, di non leggere.
_Clara_
_(senza dargli ascolto, legge:)_ «O voi, madonna.... _(A Ricciardi, con
curiosità:)_ Dice... _madonna_?
_Ricciardi_
Forse.
_Clara_
_(ricomincia con enfasi e gesticola seguendo il senso di ogni parola:)_
«O voi, madonna, che vivete dove
giammai non giunge alcuna umana cosa,
dite: la vostra immagine che move
dall'alto e scende a me più luminosa
del sole, e più gentile e pura e bianca
d'una bianca colomba immacolata,
darà a la vita mia giovane e stanca
la morte che, sognandovi, ho sognata?»
Punto interrogativo! _(A Ricciardi:)_ Versi?
_Ricciardi_
Pare.
_Clara_
Sì, me ne sono accorta. Volevo dire: versi che scrivete per me?
_Ricciardi_
Probabilmente.
_Clara_
«La morte che, sognandovi, ho sognata?...» Brrr.... Questa faccenda
della morte si riferisce proprio a me? Vi faccio un bello effetto!...
Meno male che ve lo faccio in sogno. Non siete un poeta decadente. Io
adoro i decadenti. _(Con declamatoria intonazione laudativa)_ Quelli lì
dicono tutto ciò che vogliono, ma almeno nessuno li capisce! _(E
continua a gironzolare, osservando.)_ Quanti bei ritratti di donne!
Tutte vostre amanti... beninteso!... Tutte più fortunate di me....
Questo, per esempio, di chi è? _(Prende un grandissimo ritratto di
vecchio con una immensa barba bianca e lo mostra a Ricciardi.)_
_Ricciardi_
_(alzando le spalle)_ È il ritratto d'un uomo.
_Clara_
Marito d'una vostra amante?
_Ricciardi_
Ma che!
_Clara_
Padre d'una vostra amante? _(Pausa.)_ Fratello?
_Ricciardi_
Mio Dio, contessa, non siate così ingenerosa! Basta, ora!
_Clara_
Basta che cosa? Fra tante donne trovo un uomo: è naturale che io me ne
interessi. Chi è?
_Ricciardi_
Non lo so.
_Clara_
Come non lo sapete?
_Ricciardi_
È un russo.... Lasciatelo in pace.
_Clara_
Il nome?
_Ricciardi_
_(paziente)_ Paikowsky.
_Clara_
Paikowsky? Ho capito: musicista. Che ha composto?
_Ricciardi_
_(trattenendo l'irritazione)_ Non è musicista!
_Clara_
Poeta?
_Ricciardi_
_(rabbioso)_ Nemmeno!
_Clara_
Pittore?
_Ricciardi_
_(quasi tra sè:)_ C'è da morirne!
_Clara_
_(accalorandosi)_ Ma si può almeno sapere che diamine fa il vostro
russo?
_Ricciardi_
_(scattando)_ E da voi si può sapere quando finirete di torturarmi così
atrocemente?
_Clara_
In fede mia, voi siete un bel tipo! Io vi dico tutto ciò che mi riesce
dirvi di più lusinghiero, io rinunzio ad ogni resistenza, io mi metto a
disposizione del vostro valore e del vostro amore, io, come meglio so e
posso, v'incoraggio a tutto; e voi ve ne state lì, timido e vergognoso,
peggio d'uno scolaretto che, non avendo imparato bene a mente la
lezione, tema d'essere interrogato; e per giunta?... Per giunta poi ve
la pigliate con me. Ah, questo è incredibile! E che vorreste? Vorreste
ch'io vi saltassi al collo? o che mi gettassi ai vostri piedi? o che
cascassi in convulsioni e, contorcendomi e dibattendomi, pronunziassi il
vostro nome adorato?... Che vorreste?... Queste cose dovrei farle, al
più al più, con un collegiale, con un novizio; ma con voi! con voi! Io
vi domando: siete o non siete quello che mi avete detto di essere?
_Ricciardi_
Contessa,... voi scherzate male!... È vero, io fui uno sciocco sfidando,
apparentemente, il vostro spirito e la vostra virtù. Benchè io non sia
stato consigliato, in fondo, che dalla speranza di potervi commuovere e
non da quella di potervi conquistare, pure... riconosco il mio errore,
riconosco la mia goffaggine. Sì, voi mi avete fatto riconoscere l'uno e
l'altra. Dell'errore, quasi offensivo, vi chiedo perdono; ma, quanto
alla goffaggine, dovrei chiedere perdono a me stesso, e non lo faccio.
Notate. L'uomo che conviene d'essere goffo e che ci si rassegna, ha un
gran vantaggio: -- Non teme più di diventarlo. Ed è perciò che scherzate
male!
_Clara_
_(fredda)_ Se non mi sbaglio, lo sfidante cambia le armi, ma resta sul
terreno.
_Ricciardi_
_(eccitandosi sinceramente)_ A chi è innamorato come lo sono io, come lo
sono oggi più che mai, come lo sono divenuto sotto la sferza del vostro
scherno, come lo sarei diventato anche se fino a ieri non vi avessi
conosciuta, non bisogna chiedere audacia neanche scherzando!
_Clara_
Armi da fuoco!
_Ricciardi_
E sia! Armi da fuoco, che potrei usare, mio malgrado, involontariamente.
L'idea di essere ridicolo non mi trattiene più. Il mio sangue, i miei
nervi, Clara, non mi consentono più la riflessione dell'uomo galante, nè
la preoccupazione di parervi uno scienziato dell'amore. Voi sogghignate?
E non me ne importa. Io vi sembro grottesco? E non me ne importa. Io vi
sembro un cattivo commediante? E non me ne importa. Io vi sembro uno
stolto, un imbecille, un fanciullo, un uomo volgare? E non me ne
importa! Non m'importa più di niente, non capisco più niente, e,
vedendovi vicino a me, bella, sorridente, sprezzante, disdegnosa, vi
giuro Clara, vi giuro ch'io perdo la ragione! _(Si slancia verso di
lei.)_
_Clara_
_(ferma, piega le braccia in un atteggiamento ad un tempo altero e
burlesco.)_
_Ricciardi_
_(soggiogato, si trattiene e indietreggia.)_
_Clara_
Lo vedete che non sapete usare neanche le armi da fuoco? Molto rumore, e
in conclusione?... Nulla!... Nulla!
_Ricciardi_
_(abbassando la fronte e un po' mordendosi le labbra)_ Nulla!
_(Si sente picchiare alla gran porta in fondo.)_
_Ricciardi_
Chi è, chi è che si permette di picchiare così?
_Lorenzo_
_(di fuori)_ Sono io: Lorenzo.
_Ricciardi_
E che vuoi, noioso? Vattene!
_Lorenzo_
Debbo dire qualche cosa a vostra eccellenza.
_Ricciardi_
No! Vattene.
_Lorenzo_
Vostra eccellenza mi perdonerà, ma io debbo dirle qualche cosa.
_Ricciardi_
Insomma, che c'è?
_Lorenzo_
Posso parlare?
_Ricciardi_
Parla.
_Lorenzo_
È ritornato il signore di poco fa. Io gli ho detto che vostra eccellenza
era uscita e che in casa non c'era più nessuno.
_Clara_
_(va sollecitamente a spiare dalla finestra.)_
_Ricciardi_
_(a Lorenzo:)_ Hai fatto bene.
_Lorenzo_
Ma egli ha risposto che aspetterà. E s'è messo di piantone dinanzi al
cancello chiuso.
_Clara_
_(allontanandosi dalla finestra, dispiacevolmente sorpresa)_ È mio
marito!
_Ricciardi_
_(allarmato)_ Sì, vostro marito. È venuto qui prima di voi,
evidentemente sospettoso.
_Clara_
_(con irritazione)_ E non me l'avete detto?!
_Ricciardi_
Era inutile d'impensierirvi. Ho deviato la sua attenzione dicendogli che
mi aspettavate allo _skating_.
_Clara_
Impostore!
_Ricciardi_
Dovevo piuttosto fargli capire la verità per rovinarvi?!
_Lorenzo_
_(di fuori)_ Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
_Ricciardi_
Non so.... Lasciami riflettere....
_Clara_
_(costringendosi a parere spensierata e birichina come dianzi e
rivelando invece di stare sulle spine)_ Ma non c'è da riflettere....
Ripigliamo piuttosto il discorso dove lo avevamo interrotto.... Voi non
ve ne siete accorto, ma io cominciavo, finalmente, ad essere commossa
dalle vostre parole. Credo che le armi da fuoco avevano toccate le mie
corde sensibili. _(Ride)_ Ah! ah! ah!
_Ricciardi_
Ridete ancora?
_Clara_
Non rido che adesso....
_Ricciardi_
_(con delicata malignità)_ Ma non ne avete punto voglia.
_Clara_
V'ingannate! L'intervento di mio marito, il vostro smarrimento, questa
faccia da cospiratore: tutto ciò mi diverte un mondo. _(Impallidisce,
lasciandosi un po' vincere dalla paura.)_
_Ricciardi_
No, no! Tutto ciò non vi diverte!... Contessa, il vostro spirito è
finito. Voi non vi riafferrate più!
_Lorenzo_
_(di fuori)_ Vostra eccellenza ha ordini da darmi?
_Ricciardi_
Aspetta, Lorenzo! _(Abbassando la voce, con un'aria di uomo sagace)_
Quel che sentite, lo so; quel che temete, lo so; quel che vi addolora,
lo so.... E io... desidero salvarvi.
_Clara_
_(in un istantaneo lampo di gioia)_ Che?!
_Ricciardi_
Ah, vi siete tradita!... Ebbene sì, voglio salvarvi. _(Cava di tasca una
piccola chiave tersa.)_ Questa chiave apre un piccolo uscio alle spalle
della mia palazzina.... Voi potete uscire di qui non vista da vostro
marito.... Vi troverete in un viottolo che sta costruendosi....
Camminerete diritto; e in pochi passi giungerete al Corso Vittorio....
Così, egli vi aspetterà invano due, tre, quattro ore, quanto vorrà, e
dovrà finire col convincersi d'avere sospettato ingiustamente.... _(Le
porge la chiave con galanteria.)_
_Clara_
_(stendendo subito la mano per prenderla)_ Ah! Grazie!
_Ricciardi_
_(ritirando un po' il braccio per impedirglielo pur tenendo sempre la
chiave sotto gli occhi di lei come per tentarla)_ Un momento. Avete ben
compreso che vi salvo?
_Clara_
Sì... l'ho compreso.... E vi confesso che sono pentita della grave
imprudenza.... Abbiatevi la mia gratitudine, e datemi la chiave.
_(Stende di nuovo la mano per prenderla.)_
_Ricciardi_
_(di nuovo glielo impedisce)_ Un momento.... La gratitudine è una
bellissima ricompensa. Senonchè, io esigo qualche cosa di più concreto.
Disposto a salvarvi; ma _(con molta grazia)_ non dimenticate che io vi
amo, contessa, e il mio amore non saprebbe perdonarmi questa eccessiva
generosità.
_Clara_
_(contraendo le linee del viso, e, aggrottando, severa, le
sopracciglia)_ Che intendete dire?
_Ricciardi_
_(con dolcezza incalzante e con fine intenzione vendicativa)_ È il mio
amore che mi costringe a patteggiare. Io non vi _offro_, bensì io vi
_vendo_ questa chiave.... Vi vendo la salvezza.... Siete voi pronta a
comperarla?
_Clara_
_(indietreggiando con ribrezzo)_ Io!
_Ricciardi_
Non gridate.... C'è di là il servo che attende... Pensateci, contessa.
Pensateci bene.... La chiave è qui. La salvezza è qui. Se non volete
comperarla, siete... compromessa!
_Clara_
_(prorompendo)_ Ah! vi....
_Ricciardi_
_(immediatamente)_ Vigliacco!!!
_Clara_
Sì, sì, vigliacco!
_Ricciardi_
_(scherzoso)_ Se lo sapevo!... È la parola adeguata. In simili
situazioni, specialmente a teatro, è la parola tradizionale. E difatti,
in questo momento, voi siete un po'... Tosca, ed io sono un poco...
assai poco... il barone Scarpia. Non è vero? Eh!... Sicuro!...
«Vigliacco!» _(Sogghigna. -- Pausa. -- Indi, assai gentilmente)_ Meno
vigliacco, però, di quanto voi mi fate l'onore di credermi.... Il mio
amore, v'ho detto, mi costringe a patteggiare, e non ci è scampo! La
salvezza ve la vendo, e a caro prezzo!... Ve la vendo, contessa... ve la
vendo... ve la vendo... _(con ostentata umiltà)_ per un bacio. Come
uomo, chiedo troppo, è vero; ma, come vigliacco, via, convenitene,
chiedo pochino. Volete pagare?
_Clara_
_(con uno scoppio di sdegno feroce)_ No!
_Ricciardi_
Possibile?!.... Preferite di compromettervi?
_Clara_
Sì!
_Ricciardi_
Preferite uno scandalo?
_Clara_
Sì!
_Ricciardi_
_(pazzo di meraviglia e di rabbia)_ È tanto, dunque, il disgusto che
provereste concedendomi o prendendo da me il più semplice e il più lieve
dei baci... che vi decidete piuttosto a compromettervi, a perdervi! Ah!
vivaddio, nessun proposito cavalleresco può resistere a tale prova. Via
questa chiave! _(Sta per gettarla dalla finestra.)_
_Clara_
_(corre alla porta e chiama:)_ Ehi! Cameriere.... Servitore....
_Ricciardi_
No! Clara.... Perdonatemi... prendete... salvatevi....
_Clara_
Nessun beneficio da voi. Non voglio! _(Con la bocca all'uscio)_ Dite al
conte Sangiorgi che ci è qui sua moglie, e che lo aspetta. Andate.
_Ricciardi_
E che avverrà adesso?!
_Clara_
_(calma)_ O una catastrofe, o niente: è semplice.
_Ricciardi_
_(pentito, esasperandosi)_ Dio! Dio! Che avete fatto!... Ma siete ancora
in tempo.... Fuggite... prima ch'egli arrivi!
_Clara_
Se gli ho mandato a dire che sono qui....
_Ricciardi_
Maledizione! Allora, che risolvere? _(.... Aprendo la porta in fondo)_
Sì, gli vado incontro....
_Clara_
È peggio! State tranquillo. _(Con accento tragicomico)_ Non vi sorride
il pensiero ch'egli ci uccida insieme?