Fiat lux

La duchessa si lasciò cadere sulla dormeuse.

La sua immaginazione prese in un istante le ali degli angeli e la

condusse, in pochi secondi, a traverso i suoi anni di giovinetta, poi

di giovane donna, poi di giovane madre. Il suo passato le formava

intorno un pianeta. Passava per la via lattea della sua innocenza e si

elevava verso le altitudini cui i primi raggi dell'aurora

invermigliano.

Quei fuochi eran quelli del salone di Morella!

Questa memoria imporporò le guance di Vitaliana.

La sua testa bruciava di già. Il suo sangue bolliva ed aveva una tanta

violenza di flusso e riflusso, che si udivano i battiti del cuore. I

suoi occhi avevano delle fiamme come quelle dei _punch_, piuttosto

come quelle di quegli angeli che i primi amarono le figlie dell'uomo.

Il seno di Vitaliana si gonfiava come il mare sotto le carezze della

luna; la sua respirazione ardeva.

Psiche era animata!

Sembrava più alta.

Ella poteva dire dell'amore ciò che Ovidio aveva detto

dell'ispirazione: un Dio è in noi; al suo soffio bruciamo--_est deus

in nobis, flavente calescimus illo_!

A questo zenit del parossismo del vaneggiamento, o piuttosto

dell'introspezione, ella ebbe come una scossa e saltò impiedi.

Adriano entrava.

La porta del balcone del suo _boudoir_, di dove il duca era passato,

era stata lasciata aperta dal padrone della casa.

In un baleno, Vitaliana si precipitò alla porta della sua camera e la

chiuse.

Un quarto d'ora dopo, si sarebbe potuto veder nelle tenebre un

fantasma alle pupille del tigre, avanzar dolcemente, ritenendo il

fiato, ammortendo il fruscio del suo strisciare.

Quando il duca--era desso--fu alla porta della camera di sua moglie,

e' si raddrizzò e spinse il lucchetto esterno.

Con la stessa precauzione, passò nella stufa. Si avvicinò al balcone

di quella camera fatale, cavò una piccola lanterna cieca--di cui

proiettò il lume sul buchino che vi aveva praticato la mattina--e vi

colò dentro una vite cui girò e serrò.

Quindi ritornò alla porta della camera.

Aveva alla mano una pistola, e nello sparato del suo panciotto un

lungo stile.

La porta era stata chiusa a chiave precipitosamente da Vitaliana.

Ond'è, ch'egli non poteva veder nulla a traverso il buco della toppa.

Ma udiva tutto.

Accollò quindi il suo orecchio a quel buco della serratura... E le sue

unghie, come dei graffi di leone, lacerarono la carne del suo petto.

Dio mio! che cosa è la morte, all'indomani di quella notte in cui

Romeo si attardò fino al canto dell'allodola dell'alba, nella stanza

di Giulietta! La vita à dessa ancor dei misteri, dei raggi, dei poemi,

dopo che la bocca di Giulietta à rivelato l'armonia della danza degli

astri?

Il duca sapeva che quella camera nuziale dell'amore era una tomba... e

nonpertanto egli invidiava le sue vittime!

E la sue unghie si conficcavano più dentro e più dentro nelle sue

costole, e sembravano farsi strada verso il cuore, per impedirgli di

sobbalzare.

Quanto tempo quel dannato rimase egli a quella porta del paradiso?

Egli uscì precipitosamente di nuovo, per la porta segreta donde era

entrato alle undici, poscia, alle tre del mattino, rientrò per la

grande porta esterna del palazzo.

Andò dritto alla sua camera, rifiutando il servizio dei suoi

famigliari.

Il duca ritornò alla porta della camera di sua moglie.

Poco dopo, tutti dormivano nella magione--tranne lui ed Adriano forse!

No, Vitaliana anch'ella vegliava.

Non udite voi quella parole interrotte, quei sospiri che, come bianchi

cherubini, volano verso Dio; quella solfa profumata, che è un inno

alle penne d'oro?

Ed il duca lacera e lacera sempre il suo petto che sanguina!

Se lo si avesse potuto mirare, egli avrebbe fatto orrore!...

Che! l'assassino ride?

Quella maschera di carnivoro si crispa.

Egli ode un piccolo grido. Egli ode un rumore, una mano che gira la

chiave della porta, chiusa al lucchetto di fuori... Egli ode che si va

al balcone, inchiodato allo zoccolo... Si scuote l'una e l'altro...

Ch'è? una voce... Vieni, Adriano, vieni! Ancora, ancora, vieni...

Adriano... ò sonno, vieni... ancora, ancora, ancora!...

E le unghie del duca squarciano sempre, fino all'osso, il suo petto

messo a brani!...

Poi silenzio!...

No, no... un bacio che si accascia... Silenzio!

Silenzio! come nel vacuo!

L'alba spunta.

Il duca va a ritirare la vite dalla porta del balcone, cava il

lucchetto dalla porta della camera, e va ad appostarsi, la pistola

alla mano, alla porta della sua camera, dopo aver scomposto il letto

come vi si fosse coricato.

Le ore scorrono...

Le nove! le dieci...!

Suona il campanello.

Gli si serve una tazza di cioccolatte.

Il valletto guarda il padrone di un'aria strana.

Il duca si mira nello specchio e rincula spaventato!...

Una parte dei suoi capelli erano brizzolati di bianco... I muscoli del

suo viso erano turgidi e stesi.

Le undici suonarono. Poi mezzodì!

Un sorriso rallentò la tensione dei suoi tratti.

Andò alla scrivania e cominciò un dispaccio!

Maria entrò.

Batteva il tocco.

--Signor duca, madama non à ancora suonato. Giammai ella è restata a

letto a quest'ora.

--Entrate in camera.

--La porta è chiusa per di dentro.

--Bussate.

--O' bussato. Madama non à risposto.

--Andate a bussar di nuovo, più forte e più forte.

--Io temo di qualche disgrazia.

--Voi temete sempre, voi. Ella si è addormentata tardi, leggendo

qualche romanzo... e dorme ancora. Ecco tutto.

Alle due, gli è il duca egli stesso che si allarma e forza la porta

della camera di sua moglie.

La porta cede.

Egli entra: entra il primo; apre il balcone... e rincula--gittando un

grido che fece accorrere i domestici.

Maria rinchiude la porta.

La cameriera à più pudore del padrone, del marito!

Vitaliana ed Adriano erano morti, bocca a bocca, nelle braccia l'uno

dell'altra.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Qualche giorno di poi si chiacchierava nei saloni di Parigi. L'uno

diceva:

--Non sapete dunque? La duchessa di Balbek e suo cugino, il conte di

Alleux, si sono asfissiati con dei fiori, per disperazione di amore.

--Disperazione!... con dei fiori!

--Alla lettera.

--Ed il duca?

--A' lasciato Parigi. Lo àn trascinato nel suo paese. Si è dovuto

stentar molto per impedirgli di uccidersi.

--Che disgrazia!--sclamò la contessina di Muys. Il signor di Alleux mi

aveva invitata pel primo walzer, al ballo dell'ambasciata di Prussia,

lunedì prossimo!

E ciò fu tutto.

Adriano e Vitaliana si erano suicidati!!

I suicidi di Parigi · 第 72 / 73 题