XVI.

Le dighe si rompono.

Nelle situazioni estreme, o si diviene idioti o si acquista una

lucidità ed una prontezza straordinarie delle facoltà.

Il duca di Balbek, avendo il senso morale obliterato, non divenne

ebete. Perocchè d'ordinario questo stato di spirito è il risultato

dell'eretismo della coscienza--quando non v'è lesione organica

materiale che lo determina.

Il duca riconobbe dunque immediatamente la mano che aveva potuto

sottrarre il suo portafogli violetto dal suo stipetto. Ei ve lo aveva

visto due giorni innanzi. Le carte erano dunque state prese in sua

casa, negli ultimi due dì.

I domestici non erano in causa. Essi avrebbero, tutto al più, aperto

il mobile, ma non avrebbero potuto far agire la molla del

nascondiglio.

L'artista che aveva inventato quella piccola macchina era a seicento

leghe da Parigi--perchè quel mobile gli era stato inviato dalla regina

Bianca. Il duca non aveva comunicato questo segreto che a sua

moglie--e se n'era immediatamente pentito. La violazione del segreto

proveniva dunque da lei. La cameriera forse glielo aveva carpito;

forse i complici di Vitaliana glielo avevano strappato.

Il duca non sospettò un solo istante sua moglie. Ma per i dettagli

così esatti ch'ella gli aveva ricordato delle azioni di lui, egli non

poteva più dubitare che sua moglie fosse l'organo di un concerto

segreto, che la metteva in movimento.

S'informò delle persone venute al palazzo i due ultimi giorni.

Il suo cameriere gli narrò che il conte di Alleux era venuto a parlare

alla signora, alle otto del mattino; che l'avevano fatto aspettare--e

che aveva infatti aspettato in camera del duca, fumando e leggendo.

--L'è ben questa!--gridò il duca.

Vitaliana rientrò dopo il suo colpo di testa.

Passò per parossismi opposti, di onta, di amore, di gelosia, di

pentimento, di risoluzione: un uragano solcato di pianto, di slanci,

di progetti, di dispetti! Poi aveva scritto a suo cugino tutto ciò che

era occorso fra suo marito e lei, l'interrogatorio a cui il duca aveva

sommesso i domestici, ed il motto che gli era sfuggito.

Vitaliana attribuiva questa attitudine ultima del duca alla gelosia.

Ella aveva di già interamente obliato le carte ed il resto!

La sua vita nuova datava dalla confessione del suo amore, che aveva

fatta a suo cugino--ed in quello si riassumeva.

Adriano fu più chiaroveggente.

--Tanto meglio!--sclamò desso. Sarà più presto finita. Se potessi

soltanto sparmiarmi di ucciderlo!

Si apparecchiava a dare qualche ordine, attendendo da un momento

all'altro la visita del duca o un messaggio dalla parte di lui, quando

il conte Sergio di Linsac entrò.

Il signor di Linsac era un pochino zio di Adriano.

--Tu arrivi a proposito, zio--esclamò Adriano. Io ti confisco.

--Io mi pensava che la _Charte vérité_ avesse abolito quella villana

cosa che addimandasi la confisca.

--Sì--con la medesima _verità_ ch'essa è _statuto_! Ebbene, che ti à

risposto il signor di Lavandall?

--Ti aspetta alle cinque, stassera, se non ài che semplicemente a

parlargli; alle due, se ài qualchecosa a rimettergli, dalla parte di

qualcuno. Cosa dunque macchini tu con quell'alta spia? Ti vorresti tu

incanagliare nella polizia russa?

--Sta tranquillo, e non domandarmi nulla adesso. Più tardi, ti dirò

forse tutto. Infrattanto, tu non mi lascerai punto per oggi; mi

seconderai e mi darai la replica, se qualcosa arriva che mi obblighi a

rappresentare la commedia.

--Ma io ò bisogno di andare al mio giornale, _petit_.

--Ta! ta! ta! Vado lì lì a scarabocchiarti il tuo _premier-Paris_,

mentre tu fumi i miei avana, e lo manderò all'ufficio. Sei tu

contento, brontolone?

--Che vescovo à perduto con te la Chiesa, monello! Saresti stato papa.

L'asciolvere terminava, quando il domestico annunziò il duca di

Balbek.

--Ah! come arrivate a proposito, cugino--sclamò Adriano, andandogli

incontro senza però dargli la mano. Andrete ad esser giudice di una

scommessa che ò fatto con questo mio signor zio--il più difficile

degli zii che lasciano nulla, morendo, ai nipoti!

--T'inganni, figliuolo--l'interruppe Linsac: ti lascerò i miei debiti

e le mie pipe.

--Signor Adriano, avrei a parlarvi--rispose il duca di un tono grave.

--L'è un affare di quindici minuti, non più. Usciamo nel giardino, ove

tutto è pronto. O' scommesso cinquecento franchi con mio zio, che

sparerò ventiquattro colpi di pistola ed abbatterò, per lo meno,

ventidue statuette. Ora, come il signor Sergio è cavilloso, siate voi

giudice dei colpi.

La proposizione del conte di Alleux occasionò probabilmente una certa

emozione nel duca di Balbek, poichè il suo labbro inferiore fremè e la

sua fisionomia espresse un doloroso stupore. Ciò malgrado, accettò la

funzione di giudice cui gli si proponeva, e fu il primo a dirigersi

verso il giardino.

Il signor di Linsac guardava Adriano di una ciera significativa.

Adriano aveva nel suo giardino un tiro con un bersaglio e dei

pupattoli sempre allestiti. Prese dunque la sua scatola a pistole e

cominciò la sperienza.

I suicidi di Parigi · 第 67 / 73 题