I due fratelli si approssimarono.

Il primogenito, le mani conserte dietro il dorso. Il cadetto, le

braccia incrociate sul petto.

Quando furono giunti al sito dove Ivan li aspettava, fermaronsi, e si

trovarono l'uno rimpetto all'altro.

Erano in una specie di aia di qualche centinaio di piedi di diametro,

circondata da un gruppo di rocce bianche, arrotondate--le quali di

lontano si sarebbero prese per una mandria di vacche della Campania

che fa la siesta, tosando viole e bruiere; o per dei cranii di Titani,

seminati sur un campo.

Gli era quasi un circo. Ed il vecchio abete, che avea l'aria di una

forca, gli dava un aspetto sinistro.

Nonpertanto, il sole svegliava tutt'i canti della natura: terra e

cielo palpitavano di vita!

Ivan risalì a cavallo, ed andò a costituirsi carceriere di Maud,

aspettando di esserne l'assassino.

I due fratelli restarono un momento a squadrarsi, in silenzio; poi il

principe proruppe:

--Ebbene, m'ài tu giudicato, conte di Lavandall?

--No--rispose Alessandro.

--No?--riprese il principe. Pertanto tu ài avuto tutta una notte per

deliberare.

--È vero. Epperò non è il tempo che mi è mancato.

--E che dunque?

--Non si giudica ascoltando il solo accusatore.

--Chi ti à impedito di ascoltare altresì l'accusata?

--La paura di trovarti colpevole e di condannarti.

--Grazie. Io non ti aveva mica dimandata mercè--sclamò il principe con

disprezzo.

--Ed io non dimando mica ad essere giudice--rispose il conte con

calma. Amo meglio rimettermene al giudizio di Dio.

--Scegli le armi allora--replicò il principe.

--Principe, voi siete stato malato, la vostra mano trema. Io non posso

scegliere la pistola: avrei troppi vantaggi.

--Che ciò non ti sconcerti. La mia malattia mi riguarda.

--Scelgo dunque la spada--disse Alessandro, prendendo quella che gli

era dinanzi.

--Sia--sclamò il principe. Dammi l'altra.

--Le condizioni?--dimandò Alessandro.

--Alcuna. La morte d'uno dei due.

--Pietro, vuoi tu ascoltarmi un minuto?

--In guardia--gridò il principe mettendosi in guardia. Nella nostra

famiglia non v'àn vigliacchi.

--Un solo minuto--replicò il conte--una sola parola...

--In guardia, ti dico--gridò il principe di nuovo, fendendosi.

Alessandro si pose in guardia, e lasciò l'assalto al principe.

Questi era destro, lesto, abile; ma la sua mano vacillava per

debolezza. Alessandro parò. Avrebbe potuto disarmare a piacere ed

uccidere suo fratello: nol volle. Non volle neppur troppo stancarlo.

Fece una finta di _coupé_, ma assai larga, per lasciare il suo petto

scoverto. Il principe allungò un colpo dritto, e forò suo fratello da

banda a banda.

Alessandro cadde.

Il principe abbandonò la guardia della spada, volse le spalle, salì a

cavallo e mormorò:

--All'altra, adesso.

E disparve.

Un minuto dopo, chiamava i famigliari del conte con la _briska_.

Venti minuti dopo, giungeva al villaggio d'Imazoff, dove Maud

l'aspettava nella berlina.

Quando ella vide arrivar suo marito, il sembiante stravolto, lo

sguardo feroce, gli occhi fuori dell'orbita, tremante di tutte le

membra, comprese che un avvenimento tragico erasi compiuto, e svenne.

Il principe, avvicinandosi alla berlina ed aprendola, per annunziare a

sua moglie l'assassinio cui veniva di commettere, non trovò che un

corpo agghiacciato nelle braccia della cameriera.

Egli rinchiuse precipitosamente la vettura, e gridò ai postiglioni:

--Guida tripla: strada di Francia.

Poi entrò nell'altra berlina con Ivan, e seguì.

I suicidi di Parigi · 第 41 / 73 题