Il giornale del segugio.
La sera, egli covava sua moglie di uno sguardo di desiderio
ineffabile.
Giammai e' non l'aveva trovata così bella. E' ripentivasi della
vigliaccheria di averla sospettata. E' voleva quasi confessare il suo
errore e dimandarle perdono. La prese fra le sue braccia. L'assise
sulle sue ginocchia. Le baciò la punta delle dita.
--To' il bel braccialetto che tu ài lì!--le disse egli. Io ignorava
che tu avessi quel gioiello.
--Infatti, è lo zio che mel regalò ieri--ed io obliai mostrartelo.
Sergio ringuainò la confessione espansiva ch'era sul punto di farle, e
parlò d'altro.
Sergio aveva compreso che per giudicare la condotta di sua moglie con
un po' d'insieme non bisognava fermarsi ad un sol giorno della vita di
lei, ma sorvegliarla per parecchi dì. Laonde, egli aveva pagato per
cinque giorni, dicendo a madama Goupil, che andrebbe a prender egli
stesso il giornale, o piuttosto il cartolare dell'investigamento.
Vi andò infatti al quinto giorno.
Madama Goupil gli rimise il quadernetto seguente:
«Primo giorno.
«La signora Sergio di Linsac--Sergio non le aveva mica detto il
nome--è uscita a mezzodì e cinque minuti. È scesa a piedi per la via
Blanche: à parlato con un signore decorato nella _Chaussée d'Antin_
per due o tre minuti, ed è entrata nel negozio della Glaneuse. All'una
e mezzo, à traversato i _boulevards_ ed è entrata da Janisset, ove la
ànno mostrato dei gioielli. À comprato qualcosa ed è uscita. Quivi à
preso una vettura e si è recata dalla contessa di Boisbruns, via di
Verneuil, n. 17. Riescita alle quattro e mezzo, à traversato il
giardino delle Tuileries a piedi, ove à parlato ancora per cinque
minuti con un giovane biondo a barba rossiccia. In seguito per la via
della Paix--ove à ordinato qualcosa da Cuvillier--e per la via
Caumartin, ella è rientrata in casa, via di Boulogne. Madama di Linsac
aveva un abito color castagno chiaro, un _Cachemire_, un cappello di
velluto nero. Non uscita nella sera, fino a mezzanotte.
«Secondo giorno.
«Madama è uscita all'una. Vestiva un abito di moire antico nero,
cappellino _lilas_ coverto di un velo nero. À preso una vettura di
rimessa giù nella via di Clichy, che l'à condotta alla piazza della
Concorde. À pagato ed è passeggiato a piedi per i Champs Elysées,
viale Gabriel, fino alla porta dei giardino dell'ambasciata inglese.
«Un cocchiere, sur un _coupé_, aspettava. Madama à detto un motto. Il
cocchiere si è precipitato di predella; à aperto lo sportello. Madama
è entrata nel _coupé_, e sono partiti.
«Madama aveva bassato il velo. Al n. 97 della via di Amsterdam, il
cocchiere à dato voce al portinaio. La porta si è aperta. La vettura è
entrata. La porta si è rinchiusa, e la signora non è più uscita.
Quella palazzina appartiene al principe di Lavandall. Alle cinque e
mezzo, una vettura è uscita, portando via un signore solo. La dama è
rimasta, se tuttavia non è uscita da un altro lato. La palazzina deve
avere due uscite.
«Terzo giorno.
«La signora è sortita dal suo _châlet_ alle nove meno un quarto. À
preso un _fiacre_ di rimessa ed è andata dal dottore di Nubo, via di
Lille, n. 31. Alle dieci e mezzo è partita di là, à preso un'altra
vettura ed è tornata a casa. Molti signori venuti in visita dalle tre
alle cinque.
«Quarto giorno.
«Identicamente come il secondo giorno. Solo, il cocchiere del viale
Gabriel l'à riconosciuta e le à aperto lo sportello senza dimandare il
motto di passo.
«Quinto giorno.
«Uscita alle due, in veste _bleue_ chiaro, _à volants_, cappello di
_peluche_ _bleue_, mantello di velluto nero. Una vettura, alla via
Blanche. Comprato dei fiori, alla Chaussée d'Antin. Poi, come al
secondo ed al quarto giorno, è andata al n. 97 nella via d'Amsterdam.
È restata quivi. Alle sei, il coupè à portato via lo stesso
signore--che è il principe Alessandro di Lavandall. La palazzina à
un'altra uscita nella via di Clichy, n. 69.»
Leggendo questo infernale processo verbale, Sergio divenne
eccessivamente pallido: e' si sentiva svenire. Lo rilesse, per avere
il tempo di rimettersi.
Avrebbe voluto parlare all'agente che aveva seguito sua moglie, per
volgergli mille quistioni sul portamento e l'aria di lei; informarsi
se l'era gaia, se l'era sollecita, se sembrava abbattuta, ed altro, ed
altro ancora. L'agente non era lì. E d'altronde, per sistema, madama
Goupil nol metteva giammai in confronto con i suoi clienti, onde
scansare i disordini possibili, cui una conoscenza reciproca poteva
poscia occasionare.
Sergio pagò le spese straordinarie ed andò via.
Ne sapeva già abbastanza. Tre volte, in cinque giorni, dal principe di
Lavandall, in quella palazzina cui tutta Parigi denunziava come il
_Parc-aux-Cerfs_ di sua Eccellenza!
Quando rientrò, all'una del mattino, egli andò ad abbracciare sua
moglie, come di uso, ma non fermossi a lungo nella camera di lei.
Pretestò un furioso mal di capo per andare a riposare nella sua
propria stanza. Pertanto, non coricossi. Passeggiò la notte intera.
Egli giudicava sua moglie!
Alle cinque del mattino, agghiadato a mezzo, Sergio si annicchiò sotto
le coverte. Ma il sonno non venne. Nondimanco, egli era calmo oggimai.
Aveva preso una risoluzione. Dopo colazione, uscì. Voleva andare ad
ispezionare personalmente i luoghi. Voleva, in seguito, prendere un
_fiacre_; rinchiudervisi; bassar le tendinelle; appostarsi in faccia
alla palazzina del principe. Passando nella strada, osservò che
l'_atelier_ di un pittore suo amico sporgeva proprio sul piccolo
giardino che precede la porta interna della dimora del principe--tra
giardino e stufa--di guisa che, restando a sentinella nell'_atelier_,
egli poteva vedere tutto ciò che avveniva nella palazzina.
Salì dal suo amico.
Poi, parlando sempre, aprì la finestra dell'_atelier_ e si assicurò
ch'aveva ben giudicato della topografia del luogo. S'installò allora
vicino la finestra ed allontanò un piccolo lembo di tela verde che
figurava da bandinella e temperava la luce. Di questo modo, egli potè
vedere liberamente di fuori senza esser visto. Chiacchierò molto col
suo amico, mascherato dal cavalletto, e restò in agguato. Ad ogni
strepito di carrozza, volgeva il capo dal lato della via.
Alle due, una superba vettura a due cavalli si fermò innanzi la
palazzina, li cocchiere vociò: la vettura entrò nel giardino. E Sergio
vide il principe, cui conosceva di vista, discendere sotto la
_marquise_.
Mezz'ora dopo, giunse un _coupè_. Il cocchiere appellò pure: la porta
si riaprì; si rinchiuse tosto. E Sergio scorse una dama, celata da un
denso velo, saltar fuori d'un lancio, e d'un lancio spiccarsi nella
palazzina.
La dama portava un abito verde scuro a strisce nere, un grande
sciallo, un cappello nero.
E' riconobbe sua moglie.
Scambiò ancora qualche parola col suo amico, e ritirossi.
Aspettò Regina, che rientrò alle cinque e mezzo, a piedi, portando lo
stesso vestimento della dama della palazzina del principe Alessandro
di Lavandall.
--Tu sei incantevole, in quella _toilette_!--le diss'egli con un
sorriso.
--N'è vero, amico mio? La trovan tutti elegante.
--Dove sei stata, _ma chèrie_?
--O' fatto un giro pel _Bois de Boulogne_ poi ò passeggiato dieci
minuti per i _Champs Elysées_, e rientro a piedi.
--Chi ài incontrato?
--Molta gente e niuno... Ah! il re.
--Decisamente, andrai tu al ballo delle _Tuileries_?
--Non ne so nulla, a fè. Credo però che non androvvi. Tu porti il
broncio; e me ne vorrebbero forte, al Faubourg.
--Tieni tu tanto all'opinione del Faubourg?
--Mah! l'è il tribunale del mondo elegante di Europa.
--E che si dice, al proposito, di questo conte portoghese che à ucciso
sua moglie, perchè innaspava delle relazioni col suo cocchiere?
--Ch'egli è stato uno sciocco...
--Come mo'?
--Di esservisi preso di maniera da compromettersi con la giustizia.
--Ah! il delitto, per un certo mondo, non è dunque che un affare di
stile?
--Orbè! la legge stessa non ammette le circostanze attenuanti?
--Veggo bene, diletta mia, che tu ti risenti della ricrudescenza
dell'amicizia per tuo zio.
--Via, Sergio, tu ài torto di non amare mio zio. Egli è migliore di
ciò che tu penai.
--L'è possibile. Ma in compenso, tu l'ami per due... e mi rubi.
--Saresti tu geloso?
--M'ami tu dunque sempre, _ma mie_?
Regina si alzò, cacciò le sue dita tra i capelli di suo marito, scartò
le ciocche dalla fronte e la baciò dicendo:
--Più che giammai.
Ella uscì.
Sergio la seguì degli occhi, aggrottando terribilmente le
sopracciglia, e sclamò lentamente:
--Se avessi potuto dubitare ancora, questa parola sarebbe bastata per
condannarla. Ella morrà.
Infatti, le donne infedeli raddoppiano gli attestati di amore e
carezzano più teneramente coloro cui tradiscono. Ma Regina non
mentiva. Ella amava suo marito.