XII.

Oh! i consigli, i consigli!

Erasi in carnevale.

Il ballo del ministro aveva avuto luogo il lunedì. Il giovedì, Sergio

riceveva questo viglietto:

«Sabato, all'una del mattino, al _Foyer_ dell'Opéra, seguite il

_domino_ a _faveur_ rosa che vi toccherà la spalla. Trattasi del

vostro onor di marito.»

Sergio lasciò scappar lentamente un buffo di fumo azzurro dal suo

sigaretto, e sclamò gittando il viglietto su i tizzoni:

--Sempre e poi sempre delle infamie anonime!

Il viglietto cadde in un angolo del caminetto e si bruciò a metà.

--Ma, mi pare riconoscere quella scrittura--mormorò Sergio tirando dal

fuoco la metà del foglietto.

Non ne restavano che due motti: «domino a _faveur_ rosa» ed «onor di

marito.»

Sergio esaminò attentamente quella scritta, poi disse:

--M'ero ingannato. È la scrittura di un uomo--scrittura cattiva, ma a

sangue freddo; penna pesante; spirito distratto. Si direbbe che l'è

una copia. Al diavolo allora!

E rigettò la carta nel fuoco. La fiamma l'assorbì: essa si annerì da

prima, poi delle scintille vivide vi serpeggiarono, si accasciò, si

ridusse in cenere grigia. Sergio assistè alle diverse fasi della

distruzione della denunzia con compiacenza e rimase a meditare sul suo

_auto-da-fe_. A capo di qualche tempo, gettò il sigaretto che gli

bruciava le labbra e riprese la penna.

Egli scrisse una pagina o due molto sgorbiate e cancellate--e' che di

consueto scriveva di un fiato, senza radiare una virgola, senza

cangiare un motto! Le sue idee si presentavano adesso ingarbugliate,

confuse, le immagini cozzavano nel suo cervello e svanivano in

briciole scure. Era distratto. Il mondo a cui impartiva movimento e

vita, svaporavasi per cedere il posto a fantasmagorie abrupte e

strane. Franse la penna sur un _presse-papier_ e levossi.

--Che natura milensa ed incorreggibile ch'è quella dell'uomo!--si

disse egli. L'assurdo lo sedurrà mai sempre!

Accese un altro sigaretto, fece qualche passo pel gabinetto, aprì la

finestra, poi prese un'altra penna.

Le sue idee nascevano più arruffate che prima. Volle farsi violenza.

Fissò il suo spirito sur un obbietto: impossibile! Aveva le traveggole

e scriveva una frase, mentre ne pensava un'altra. Allora egli tolse

via la sua _vareuse_ grigia, si cacciò addosso un pastrano, ed uscì

per passeggiare e far visite.

Voleva recarsi all'_atelier_ di Delacroix. Sul _boulevard_, incontrò

un romanziere dei suoi amici, il quale, il naso al vento, era a caccia

di tipi e di scene.

--Ebbene, caro,--gli disse Prospero Dalleux--i tuoi _Sixièmes Etages

de Paris_ finiranno per darti un _château_. Essi sono deliziosi.

--Piaggiatore!--rispose Sergio sorridendo. Li si leggono: ecco tutto.

--Li si leggono? di' dunque che li si divorano, che se li strappano,

che non si parla che d'essi.

--Tu non ne diresti altrettanto in un articolo bibliografico, ve'! Ma,

a proposito, vuoi tu darmi un consiglio?

--Più volentieri che venti franchi, figliuolo.

--Io mi son cacciato in un angiporto, nel mio romanzo.

--Sfonda l'angiporto, o sollevati in pallone.

--Su mo'! Trattasi semplicemente di questo: un marito à ricevuto una

lettera anonima che l'invita a recarsi al ballo dell'Opéra, ove un

domino a _faveurs bleues_ vuole intrattenerlo sul di lui onore di

marito. Occorr'egli che il mio piccolo brav'uomo si trasporti

all'Opéra ed accetti l'invito?

--Innanzi tutto, _mon petit_, codesto è vecchio arci-vecchio,

anti-diluviano, e tu faresti meglio frugar per altra cosa. Ma non

importa. Noi viviamo tutti di _bric à brac_ nel passato. Dimmi un po':

il tuo marito conosc'egli il carattere della lettera? Sospetta egli

l'autore di codesta missiva?

--No, o quasi no.

--In questo caso, tu non ài bisogno assoluto di codesto vecchio

intingolo per la catastrofe. Io gli farei dunque sprezzar la denunzia

e nol farei gire al ritrovo.

--Nol farei gire, nol farei gire...! L'è facile a dir codesto, in fra

noi. Ma il mio marito non è un pizzicagnolo che può e che vuole passar

oltre sur una simile circostanza. Senza essere geloso, egli à un

profondo sentimento di dignità. Senza credere che una donna sia una

proprietà inviolabile, per un articolo del codice civile, egli

pretende, nonostante, che questa donna rispetti gl'impegni liberamente

contratti, spontaneamente presi, sapendo tutta la portata dei suoi

doveri, quali la società, a torto od a ragione, gliel'impone. Egli dà

piena libertà a sua moglie, piena confidenza; ma egli non tollererebbe

di guisa alcuna che codesta donna abusasse della lealtà di lui per

coprirlo di ridicolo e di vituperio. Egli è indulgente per i capricci;

inesorabile per le colpe. Infine, la di lui fierezza s'insorgerebbe a

cogliere sulla bocca di sua moglie il guaime dei baci di un altro.

Egli vede nell'infedeltà coniugale non una violazione di proprietà, ma

una rottura di patto ed un segno di disprezzo per la sua persona. Tu

comprendi allora ch'egli non può restare indifferente alla lettera del

_domino_, quantunque anonima.

--Poichè tu ài messo al mondo un marito di così cattiva tempra,

bisogna pur essere conseguente--lo veggo. Ora, innanzi tutto, non

considerando in ciò che addimandasi disonore se non una rottura di

contratto, egli non può volerne al suo rivale, non avendo egli

trattato che con sua moglie. È dessa dunque che debb'essere sola

risponsabile dell'infrazione, secondo la tua teoria. Non potendo per

conseguenza vendicarsi da uomo, egli è sconvenevole e grottesco fare

strepito, chiamare il prossimo a testimone delle sue piccole brighe

con la moglie. Arrogi a ciò, ch'e' non bisogna giammai disonorare una

donna con la pubblicità. Imperciocchè, anche decaduta e gualcita, la

donna è sempre augusta pel dritto divino della bellezza e del piacere.

Gli antichi, che non erano pertanto mica galanti, dichiaravano

sacrilega, tu il sai, la mano che toccava il velo di una donna. Il

velo! figurati la fama. Laonde, caro, da banda il contatto con

denunziatori.

--Ma allora?...

--V'ànno altri mezzi per sapere a che stanno le cose--mezzi non buoni

neppur dessi, però men fragorosi. Conosci tu una casa da ragguagli?

--No.

--In questo caso, tu farai fare al tuo marito ciò che fatto ò io

stesso.

--Vale a dire?

--Ecco qui. Io aveva un'amante dotata di tutte le virtù cardinali e

teologali del catechismo--e di altre ancora. Ella faceva sbocciar

sulle sue spalle del _Cachemire_, cui io non le aveva mai regalati.

Ella innestava ai suoi polsi, alle sua dita, alle sue orecchie, e

dovunque, dei gioielli, cui io non aveva mai avuto la tentazione di

comperare. Ella faceva fiorire sul bel suo corpo delle vesti

magnifiche, cui io contemplavo solo con ammirazione negli

_étalages_--a cinquanta mila franchi lontani dalla mia borsa. La madre

della mia _maîtresse_ era portinaia, ed il padre invalido. Per lo che,

quei belli oggetti non le venivano certo mica dai dominii paterni.

Malgrado ciò, la mia innamorata, che aveva la frega di _poser_, voleva

passare assolutamente per donna onesta. Io abbomino le donne oneste,

io: esse costano troppo caro! Io aveva un bel dire a Fanny ch'io non

volevo punto della sua virtù, ma dei suoi vezzi. Ella mi avrebbe

assolto, mi perdoni Iddio! che io l'avessi trovata brutta, gobba,

sciancata, butterata... che so io? basta che io l'avessi sospettata

capace di aver della morale e di andare a messa. Io mi piccai al gioco

e volli finire per provarle, fatti in punto, ch'ella non aveva alcun

titolo al compenso della virtù di Monthyon.

--Tu avevi ragione.

--Io era un imbecille, _mon petit_. Io perdetti la mia amante, la

quale non costavami assolutamente altro che il soffio dei miei baci.

--E poi?

--Poi? Regola generale: la donna non debbe giammai aver torto che ai

suoi proprii occhi, nel suo foro interno, senza che si dubiti mai

ch'altri pure conoscano i suoi peccatuzzi. A questa condizione sola,

ella può correggersi--e si corregge. La donna, se potesse giammai amar

altro che il suo squisito visuccio, amerebbe l'uomo generoso.

--Borsa alla mano?

--Moralmente. Ma io mi condussi come uno gnoccolone. Me ne andai da

madama Goupil.

--Cosa è codesta madama Goupil, innanzi tutto?

--Un tipo, mio caro, un tipo restato incognito per fino al gran

Colombo di Parigi--il nostro sommo pontefice Balzac. Vuoi tu che ci

rechiamo da lei?

--Non ne ò il tempo, oggi. Continua pure.

--Ebbene, nella via dei Martyrs, alla casa che fa angolo con la via di

Naverin, al quarto piano, dimora una certa donna di cinquanta anni.

Ella à perrucca, denti posticci, belletto sulle guance. Il suo

alloggio è popolato di gatti e di conigli, che non vivono sempre nella

più completa armonia. Le mura sono gremite di gabbie ripiene di

canarini. Sul caminetto del suo salone si sguaia, sotto una campana di

vetro, un barboncello imbalsamato, affiancato da due Gesù-bambino

cacciati in boccali di alcool. Delle sedie a testa di sfinge, in

velluto di Utrecht giallo, vi permettono--non senza inconvenienti, a

causa dei chiodi che vi germogliano fitti--di mortificarvi le natiche,

se siete stanco, mentre delle testuggini bene educate guizzano fra le

vostre gambe, ed una dozzina di gazze e di corvi malappresi vengono ad

appollaiarsi sul vostro cappello e lo marmorizzano di guano...

--L'è dunque l'arca di Noè codesto alloggio di monna Goupil?...

--Un'arca, sotto il regime d'una volpe--madama Goupil--ex... ecc..,

ecc...--Voi potete soggiungere tutto ciò che vi aggrada, senza

pericolo di calunnia.

--La vedo proprio.

--Tanto meglio. Madama Goupil, vedova, ecc., ecc..., à fondato una

casa di ragguagli--quantunque, sia detto fra noi, io m'immagino

ch'ella n'abbia un poco rubata l'invenzione. Comunque sia, voi vi

presentate da questa nobile dama--la quale ne sa cinquanta volte più

che monna polizia--e le dite...

--Ella parla dunque?

--Qualche volta. In ogni modo, ella ascolta. Le dite dunque: Madama,

vorrei sapere vita e morte del signore o della signora Tal dei Tali.

Direte il nome se vi piace, basta alla cosa d'indicar la persona.

Ovvero, le direte:--Vorrei sapere come il signore o la signora

_So-and-So_--come dicono gl'inglesi--passa il suo tempo. Date quindi

l'indirizzo ed il segnalamento esatto, più esatto che all'uffizio dei

passaporti, e pagate.

--Quanto?

--L'è secondo. Nelle circostanze in cui trovasi il tuo marito, l'è

venti franchi al dì--più, le spese di carrozza, se carrozza v'à.

Madama Goupil à i suoi agenti. Ella li apposta, o li slancia sulle

piste della persona indicata, e... _fouette cocher!_ Voi riceverete

ogni dì, per messaggiere o per la posta, il giornale dei fatti e delle

gesta dell'individuo sorvegliato. Quando credete di averne abbastanza,

saldate i conti... e riposate tranquillo. Madama Goupil è una donna

onesta, e la sua casa è una tomba. Altri dettagli sono superflui. Va a

vederla. L'è una fisionomia a delineare che quella di madama

Goupil--ed il tuo puntiglioso marito te ne presenta un'opportunità

magnifica.

--Credo di averne quanto basta per questa fiata. Ci andrò un altro dì.

Per il momento, vado a veder di meglio: una principessa russa, a cui

mi àn servito l'altra sera, in fra due tazze di the--come un tigre del

Bengala. Le debbo una visita per apprenderle che sono francese.

--Ed io men vado a spigolar da Granville. Molto di _Sesti Piani_, eh!

--Grazie.

Sergio prese un _fiacre_ e se ne andò dritto da madama Goupil.

I suicidi di Parigi · 第 26 / 73 题