AMIOT (il padre) missionario francese a Peckino, ha tradotta l'opera di

Ly-Koang-ti, che i Cinesi riguardano come il migliore che abbia scritto

tra loro sulla musica. Egli mandò questa traduzione manoscritta, verso

il 1754, a Mr. de Bougainville secretario dell'Accademia delle

iscrizioni, il quale ne depositò l'originale nella reale biblioteca, ove

trovasi ancora tra' manoscritti. Amiot mandò egualmente a Parigi il suo

_Trattato sulla nuova musica dei Cinesi, e su i loro stromenti_. Laborde

ne ha tratto profitto pel primo tomo del _Saggio sulla musica antica e

moderna_. Nel _giornale straniero_ dell'ab. d'_Arnaud_ nel mese di

luglio 1761 si trova l'estratto della traduzione del p. Amiot dello

scrittore Cinese sull'antica musica di quella nazione, (_v. Signorelli

t. 1, p. 26_) e l'ab. _Roussier_ pubblicò nel 1780 l'opera intera

d'_Amiot_ sulla musica de' Cinesi, in 4º che forma il sesto volume della

_Collezione di Memorie_ intorno a questo popolo.

AMMERBACHER (Giov. Gaspare) cantante a Nordlingen, pubblicò nel 1717, a

Nuremberga un brieve metodo per apprendere il canto, sotto questo

titolo: _Kurze und gründliche anweisung zur vocal musick_, cioè _Brieve

e fondamentale istruzione della musica vocale_.

AMFIONE tebano, raddolcì mercè i suoni della sua lira i selvaggi costumi

de' primi abitatori della Grecia e li indusse a fabbricarsi delle città

(_Hor. art. poet. v. 393_). Egli è l'inventore della poesia

_citaristica_ e del modo _Lidio_. Se gli dee ancora l'uso di

accompagnarsi con la lira cantando. _V. Plutarco de musica._

ANACREONTE nacque in Teo sei secoli innanzi G. C.; egli possedeva l'arte

musica coll'estensione della poetica, essendo entrambe all'età sua unite

insieme. Venne in Atene invitato da Ipparco figliuolo di Pisistrato, che

con Ippia suo fratello governava saggiamente quella repubblica, ed amava

moltissimo le belle arti: egli fu ricevuto con la più lusinghiera

accoglienza, e ricolmo di onori (_Plato, in Ipparc._). Dopo la violenta

morte del suo protettore fu chiamato da Policrate tiranno di Samo, che

favoriva ugualmente le lettere; e mentre Pitagora incapace di sostenere

l'aspetto d'un barbaro despota fuggiva lungi dalla sua patria oppressa,

Anacreonte recava a Samo le grazie ed i piaceri. Egli ottenne facilmente

l'amicizia di Policrate, e lo celebrò sulla sua lira con lo stesso

entusiasmo, come se avesse cantato il più virtuoso fra i principi

(_Strabon. lib. 14_). Anacreonte fu uno de' poeti musici, che con le sue

lubriche canzoni contribuì più che altri alla rilasciatezza de' costumi

fra' Greci: si rese specialmente celebre per un nuovo ritmo che dal suo

nome fu detto _Anacreontico_, e per le canzoni use a cantarsi ne'

conviti, espresse da lui col linguaggio del sentimento e del piacere.

ANASSILA, tiranno di Messina, 476 anni innanzi G. C. zelante partigiano

di Pitagora, sostenne, che 24 suoni principali formavano la base della

musica; che da questi ventiquattro suoni derivava una quantità

innumerabile di altri suoni, per mezzo dei quali un musico oprar potea

dei prodigj. Il libro da lui scritto su la musica aveva per titolo: _In

lyrarum opificem_.

ANDRÉ (il p. Yves-Marie) gesuita, nato a Caen nel 1675, ha scritto _sul

bello musicale_ nel primo capitolo del suo libro: _Essai sur le beau_,

che è stato tanto in pregio presso gli autori dell'_Enciclopedia_.

ANDRÉ (Giovanni) compositore di musica, nato nel 1741 a Offenbach sul

Reno. Abbiamo di costui una ventina di opere, e le sue composizioni si

distinguono per una melodia facile, ed un tono originale e piccante di

molta espressione: tali sono _Laura Rosetti_, _Gli Alchimisti_,

_Elmira_, _il Barbiero di Bagdad_ ec. Egli aveva da se solo appresa

l'arte di comporre la musica, ed è l'inventore di un _Grapho-meccanico_.

Dalla sua stamperia di musica stabilita ad Offenbach, sono uscite molte

pregevoli composizioni. Essendosi dato ad una troppo assidua fatica, si

accelerò egli la morte avvenuta li 18 giugno del 1799 di sua età 58.

ANDREOZZI (Gaetano), maestro di cappella in Napoli, ove gode una

straordinaria riputazione: egli è parente e discepolo del gran Jommelli,

ha scritto per tutti quasi i teatri dell'Italia, e tra le sue opere

distinguonsi particolarmente: l'_Arbace_; l'_Olimpiade_; il _Catone_,

Fiorenza, 1787; _Agesilao_, Venezia 1788. Ha messo ancora in musica

l'oratorio _della Passione_. In Germania trovansi di lui sei duetti per

due soprani e 'l basso. Nel 1782, pubblicaronsi in Firenze sei quartetti

per violino da lui composti. Tutto il mondo conosce quella sua bell'aria

_No, quest'anima non speri_. Per il teatro di Palermo egli scrisse: la

_Vergine del sole_, che ebbe sommo incontro.

ANDRES (Ab. D. Giovanni) exgesuita spagnuolo, ma da più anni stabilito

in Italia: membro di più accademie d'oltremonti e d'Italia, e tuttora

vivente in Napoli a beneficio delle belle arti e delle scienze. La sua

Opera intitolata _Dell'origine, progressi e stato attuale d'ogni

letteratura_ in sette grossi volumi in 4º (Parma presso il Bodoni 1790)

gli ha meritamente acquistata la più gran celebrità per tutta l'Europa

dotta. Sembra quasi incredibile che un sol'uomo fosse capace di un sì

vasto disegno, per il quale egli è d'uopo che sia a giorno di tutte le

scienze: che abbia presenti tutti i secoli, tutte le nazioni e tutti i

grand'uomini, che le han coltivate: che sia fornito di tutti i lumi di

erudizione, di letteratura e di critica: che la sua memoria abbracci un

immenso numero di cognizioni, di notizie, d'infiniti autori e di libri.

Ecco presso a poco quel che si richiede, perchè si riesca in tale

impresa; ed ecco quel che felicemente e con raro esempio si è riunito

nella persona del dottissimo sig. ab. Andres. Con uno stile leggiero,

melodioso, sonoro, in una lingua, che avvengachè non sua, ha tutta la

purità e lindura, che si potrebbe esiggere da un italiano che l'ha bene

studiata, egli offre un quadro di tutte le scienze, e della universale

letteratura, degno di Michelangelo e di Raffaello. La sua opera è, a dir

vero, una compiuta enciclopedia: niuna cosa vi si trova ridondante od

inutile: egli non si aggrava sopra insipidi dettagli, non accumula delle

migliaja di citazioni, ma va direttamente al suo scopo; ed uomo d'uno

squisito gusto sparge di fiori il cammino, che ve lo conduce. Nel quarto

volume di quest'opera, che contiene la storia delle Matematiche, egli

tratta ancora lungamente nel Cap. VIII dell'_Acustica_, ossia la Teoria

fisico-matematica della Musica, che ne è una porzione. Rapporta in sul

principio il sentimento di Aristosseno fra gli antichi, e fra' moderni

dell'Eximeno e del d'Alembert, che escludono la Musica dalle scienze

esatte, e sembra ancora ch'egli stesso non vi contraddica sulla fine del

Capitolo, ma “il vedere, egli dice, fino da' tempi di Pitagora, fin dal

principio stesso della cultura delle matematiche riposta fra queste la

Musica, anche con preferenza all'ottica, e alla meccanica, e

costantemente poi conservata nell'_Enciclopedia_ de' Greci, e nel

_Quadrivio_ de' Latini, trattata in tutti i secoli ne' corsi di

matematica, e illustrata sino a' nostri di dall'Alembert medesimo,

dall'Eulero, e da' più rinomati matematici non ci permette, lasciando ad

altri l'esame della questione, d'abbracciare il sentimento di que'

filosofi, e d'escludere dalla storia delle matematiche quella

dell'Acustica, o della Musica.” E dopo di avere egli tessuta

eruditamente l'istoria de' più illustri matematici e filosofi

dell'antichità, e dei tempi più a noi vicini, che colle loro fatiche

hanno procurato d'illustrare questa facoltà, così poi egli termina. “La

musica è più da riguardarsi come arte dilettevole, che come scienza

matematica; l'acustica, che dee comprendere tutta la dottrina del suono,

si può ancora considerare come nascente, e appena toccata in pochi

punti; impieghino in essa i loro studj i geometri e i fisici, che con

isperienze e con calcoli scopriranno molte utili verità, che vi sono

ancora nascoste, e ci formeranno una vera scienza nell'Acustica, come

l'abbiamo nell'Ottica.”

ANDRIGHETTI (Antonio-Luigi) nel 1620, pubblicò in Padova un'opera in 4º

sotto questo titolo: _Ragguaglio di Parnasso della gara nata tra la

musica e poesia_.

ANDRONE o ANDRONIDE, nato a Catania nella Sicilia, suonatore di flauto.

Ateneo (_l. 14_) dice che egli inventò i movimenti del corpo, e la

cadenza per quegli che danzavano al suono degl'instromenti.

ANDROT (Alberto-Augusto) nacque in Parigi nel 1781. Egli fu ammesso nel

1796, nel Conservatorio di musica allo studio del solfeggio. Nel 1802

riportò il premio di composizione che dà il Conservatorio, e concorse

per il gran premio di composizione musicale proposto dalla classe delle

belle arti dell'Instituto, che gli fu conferito nella pubblica adunanza

delli 30 settembre 1803. Giunto in Roma sul principio dell'inverno,

diessi con ardenza, e forse troppo allo studio. Rapito dal suo zelo e

dalle sue disposizioni, Guglielmi maestro di cappella del Vaticano,

preselo in sommo affetto e 'l sovvenne co' suoi consigli. Androt compose

un pezzo di musica di chiesa, che venne eseguito nella settimana santa

del 1804, ed ebbe tal successo che il direttore del principale teatro di

Roma il sollecitò a scrivere una grand'opera per il prossimo autunno. Il

giovine compositore spirò mentre era per terminare questa musica, ai 19

agosto del 1804 pria di compire il suo ventesimo terzo anno. Pochi dì

innanzi la sua morte, egli aveva composto un _de profundis_, che fu

eseguito in suo onore nella cerimonia religiosa de' suoi funerali nel

mese di ottobre dello stesso anno, nella chiesa di _san Lorenzo in

Lucina_, in Roma.

ANFOSSI (Pasquale) nato verso il 1736, studiò da prima il violino in un

conservatorio di Napoli, e dopo avere esercitato quest'instromento per

più anni, diessi allo studio della composizione sotto i maestri Sacchini

e Piccini. Quest'ultimo gli si affezionò in maniera che nel 1771 lo

propose per compositore al teatro _delle Dame_ in Roma, e benchè la

prima Opera non gli fosse riuscita, lo propose ancora per l'anno

d'appresso, e malgrado il cattivo successo della seconda, un'altra

gliene fece scrivere nel seguente anno, e questa volta Anfossi fu

applaudito. _L'incognita perseguitata_, che fece rappresentare nel 1773,

fu approvata con entusiasmo; _la Finta Giardiniera_ nel 1774, ed il

_Geloso in cimento_ nel 1775 non ebbero minor successo; ma

l'_Olimpiade_, ch'egli diè nel 1776, cadde interamente, e i disgusti che

provò l'autore in quest'occasione, il decisero a lasciar Roma. Percorse

egli l'Italia, e verso il 1780 venne in Francia, col titolo di maestro

del conservatorio di Venezia, ove sin dal 1769, aveva egli fatto

rappresentare l'opera di _Cajo Mario_: quivi all'accademia reale fece

egli sentire l'_Incognita perseguitata_, ma questa musica graziosa e

delicata, applicata ad un poema freddo, ed eseguito secondo un sistema

che eragli straniero, non ebbe generalmente il successo che meritava.

Dalla Francia Anfossi passò in Londra, e nel 1783, egli era direttore

del teatro italiano in quella città. Nel 1787 tornò in Roma, ove diede

egli molte Opere, il di cui felice successo dimenticar gli fece le sue

antiche disgrazie, e gli acquistò un credito e una considerazione

straordinaria, che conservò sino alla fine de' suoi giorni, che egli

terminò nel 1795. Lo spagnuolo Yriarte nel suo eccellente poema _della

Musica_ lo annovera fra più rinomati compositori italiani. Carpani trova

somma analogia tra l'Anfossi e l'Albano, il cui pennello fresco e pieno

di grazia era più adatto ad idee brillanti che a soggetti fieri e

terribili, e perchè forse le Grazie e gli Amori sono stati l'ordinaria

occupazione di quel gran dipintore. Anfossi ritrovatore facile e

fecondo, e massimamente nel buffo, ottenne forse fra i compositori lo

stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici (_Arteaga t. 3._). Egli

formò il suo stile sopra quello di Sacchini e di Piccini; ha gusto ed

espressione: la sua musica chiara e ben regolata ha brio ed effetto.

Molti de' suoi finali sono de' modelli in questo genere. Il suo Oratorio

_la Betulia liberata_ è stimato un capo d'opera. Anfossi ebbe un

fratello, che prometteva moltissimo in quest'arte, se la morte rapito

non lo avesse assai giovane. “Egli non poteva scrivere una nota, dice

Carpani (_Lettera 13._), se non in mezzo a' capponi arrostiti, a

salsicce fumanti, e presciutti e stuffati.”

ANGELI (Francesco M.) da Rivotorto Conventuale; e maestro di cappella

nel suo convento di Assisi, pubblicò nel 1791 _Sommario del

contrappunto_.

ANGLERIA (Camillo) di Cremona del terzo ordine di san Francesco diè alla

luce in Milano; _Regole del contrappunto_, 1622.

ANIMUCCIA (Giov.) fiorentino, maestro della cappella del papa,

predecessore del cel. Palestrina, e uno dei compagni di san Filippo

Neri, fu il primo compositore di oratorj istituiti da quel santo in Roma

per dirigere verso la pietà e la religione la passione dei romani per

gli spettacoli. Animuccia morì tra le braccia di san Filippo nel 1571.

Compose egli un gran numero di madrigali e di mottetti. Il padre Martini

rapporta molti pezzi di sua composizione nel suo _Saggio di

Contrappunto_ e Mr. Choron ne' suoi _Principj di Composizione delle

Scuole d'Italia_.

ANNA-AMALIA, Principessa di Prussia, sorella del Gran Federico, nata li

9 novembre 1723; abbadessa di Guedlinburgo dopo il 1744. Allieva di

Kirnberger, direttore della musica, divenne molto abile nel comporre.

Ella scrisse su la cantata di Ramier, _la morte di Gesù Cristo_, una

musica che contese il premio al famoso compositore Graun. Kirnberger

nella sua opera, _Kunst des reinen salzes_, ossia, _l'Arte della pura

composizione_, ne ha conservato un Coro d'uno stile maschio e nerboruto,

che dà a divedere quanto ella era abile nell'usare di tutta l'arte del

contrappunto doppio, della fuga, e degli altri mezzi della scienza

musicale. Un trio per violino nella stessa opera mostra il suo talento

nella composizione instromentale. A queste cognizioni essa univa,

particolarmente nella sua giovinezza, un valore straordinario nel

clavicembalo; morì in Berlino li 30 di marzo del 1787. Il suo gabinetto

di musica, adorno dei ritratti di Carlo Emman. Bach e di Kirnberger,

dipinti da Lisiewsky, conteneva una collezione di musica la più preziosa

e più rara, sì impressa che manoscritta. Tutti questi pezzi erano

superbamente legati e conservati in grandi armarj chiusi da cristalli.

Alla sua morte, legò ella questa ricca collezione, che valutavasi per la

somma di quaranta mila scudi, al ginnasio di Joachimsthal in Berlino,

senza escluderne i due ritratti.

ANTEGNATI (Carlo) organista del duomo di Brescia, diè alla luce un'opera

intitolata l'_Arte organica_, Brescia 1608, nella quale dà egli una

regola dell'accordar gli organi, che serve eziandio per i clavicembali,

gli arpicordi, i monocordi e simili di tastatura. Quest'opera è citata

con lode da Mr. Forkel e dal P. Martini.

ANTONIO, musico di Mazara in Sicilia. Si cita di lui un'opera, che ha

per titolo: _Cithara septem chordarum_. Quest'autore lasciò la sua

patria per andare a menar vita cristianamente in Gerusalemme. (_V. ab.

Pyrrh. not. eccl. e Mongit. Bibl. Sic. t. 11._)

ANTONIOTTI (Giorgio), pubblicò in Londra verso il 1760, un trattato

teorico e pratico dell'armonia, col titolo di _Arte armonica_. È stato

tradotto in inglese in 2 vol. in fol. (_V. Observat. de Serre, p. 5_).

ANTONJ (Giov. Efraimo) professore e cantante a Brema, nato a Dessau,

pubblicò quivi nel 1542, un trattato, sotto il titolo: _Principia

musices_, in 8º.

APRILE (Giuseppe) cantante rinomato di soprano, nato verso 1746, fece

gran lustro dal 1763 in qualità di prim'uomo su i migliori teatri

d'Italia e di Germania, come in que' di Stuttgart, di Milano, di

Firenze, di Palermo, ove venne per due volte in varj anni, e finalmente

di Napoli, ove si stabilì poi per sempre. Il dottor Burney, che il vide

l'anno 1770, in quest'ultima città, dice che egli aveva la voce debole

ed ineguale, ma che la sua intonazione era ferma e 'l suo trillo

eccellente. Giovane egli era ben fatto, ma col tarlo del vajuolo su la

faccia, e nell'età più avanzata divenne un pò storto: aveva molto gusto

ed espressione. Aprile era ancora buon compositore, e buon maestro di

canto: si ha di lui una _Messa_ solenne, ed un _Pangelingua_ a quattro

voci con tutta l'orchestra, oltre a più duetti per camera, che il

dimostrano valentuomo nella composizione. Egli è stato uno de' maestri

di Cimarosa, e morì verso il 1804.

APULEJO (Lucio) di Madaura nell'Africa fioriva ai tempi di Antonino Pio,

e di M. Aurelio Imperatori verso la metà del secondo secolo dell'era

cristiana (_Bruker. Hist. Crit. Philos. tom. 2._) Egli aveva fatti i

suoi studj in Cartagine, e in Roma: passato quindi nella Grecia, dice

egli stesso, (_Florid. cap. 20._) di essersi applicato allo studio della

Musica in Atene. Platonico alla maniera del suo secolo scrisse più

opere, tra le quali un _Trattato sulla Musica_, tolto ora a noi

dall'ingiuria dei tempi.

AQUINO, domenicano della Svevia, scrisse circa al 1549 un trattato: _De

numerorum et sonorum proportionibus_, secondo la dottrina di Boezio. Non

sappiamo se siasi ancora stampato. (_V. Gesner Bibl. univ._)

ARAJA (Francesco), maestro dell'imperial cappella di Pietroburgo, nato

in Napoli, diè principio come compositore dall'opera di Berenice, che fu

rappresentata l'anno 1730, nel castello del gran duca presso Firenze.

Nel 1731, diè in Roma _Amore regnante_. Nel 1735, venne con una

compagnia di artisti italiani, come maestro di cappella a Pietroburgo:

quivi compose pel teatro della corte, l'_Abjatar_ nel 1737: e l'anno

d'appresso la _Semiramide_. A queste due prime opere succedettero, sino

al 1744 _Scipione_, _Arsace_, e _Seleuco_; e finalmente nel 1755,

_Cefalo e Procri_, che fu la prima opera in lingua russa, dopo la

rappresentazione della quale l'imperatrice gli diè in dono una magnifica

pelle di zibbellino, del valore di 500 rubli. Dopo aver raccolte grandi

ricchezze, Araja tornò in Italia e visse nel ritiro, e negli agi a

Bologna.

ARAUXO (Franc. de Correa) musico spagnuolo, morto nel 1663, pubblicò a

Alcalà de Henares, un trattato col titolo: _Musica pratica y teorica de

organo_. Machado, nella sua Bibl. lusit. il chiama Araujo, e lo fa

organista di san Salvadore di Siviglia, e autore d'un'altra opera:

_Faculdad organica_, Alcalà, 1626, nella di cui prefazione egli ne

promette altre due. Il rimanente delle sue opere musicali si trova a

Lisbona nella biblioteca reale.

ARBEAU (Toinot) di Langres, nel 1588 diede al pubblico una

_Orchesografia_, in cui tratta storicamente della musica e della danza.

Quest'opera è in forma di dialogo tra l'autore e Capriol.

ARBUTHNOT (John) dottore in musica a Londra; viveva circa il 1734. Egli

era non che buon direttore di musica, ma anche autore eccellente. Il di

lui trattato _On the art of singing_, cioè _sull'arte del canto_,

trovasi fra le opere del decano Swift, e sommamente lodato dal dottor

Blair. Amico sincero e fervido di Hendel, egli inserì nel 1729, nelle

sue opere _Miscellanee_, tom. 1, un manifesto con questo titolo: “Il

diavolo scatenato a Saint-James, o relazione dettagliata e veridica di

un terribile e sanguinoso combattimento tra mad. Faustina e mad.

Cuzzoni, come ancora di un'ostinata guerra tra M. Boschi e M. Palmerini;

e finalmente in qual maniera Senesino essendosi infreddato, lascia

l'opera e canta i Salmi nella cappella d'Henley.” Alcun tempo dopo, egli

scrisse, in riguardo alle dispute col Senesino, un secondo manifesto,

intitolato _L'armonia in rivolta_; epistola a Giorgio-Federico Hendel,

Caval. (_V. la vita di Hendel, scritta da Burney, p. 26_).

ARCHENIO o ARRHENIO (Lorenzo), pubblicò nel 1726 a Upsal una

dissertazione: _De primis musicæ inventoribus_.

ARCHESTRATE di Siracusa, discepolo di Tepsione, scrisse le regole per il

suono del flauto (_Athen., l. 14_).

ARCHILOCO era nato d'una famiglia distinta nell'isola di Paro

all'Olimpiade XV, otto secoli innanzi l'era cristiana. Non sappiamo come

e da chi fosse nella musica educato con tali principj, che portò la

musica quasi al suo intiero sviluppo. I lumi della sua mente e la

sregolatezza del suo cuore camminarono del pari in questo giovine

originale. Egli fu l'inventore di più metri nella poesia; col suo gran

genio dilatò i limiti dell'arte, introdusse nuove cadenze ne' versi, e

nuove bellezze nella musica. Per regolare il tempo nel canto, inventò la

battuta; e le invenzioni ed i lumi di questo illustre cantore furono

immantinente abbracciati dalla intiera nazione. Ma nel tempo stesso il

suo cuore era trascinato dalla dissolutezza, dall'ira, dalla biliosa

mordacità: pronto a dir delle ingiurie era alieno dal sopportarle, e non

sapendo la maniera di frenare le passioni ignorava la moderazione per

vincerle, e la ragione per bilanciarle. Non si trovarono giammai talenti

più sublimi riuniti a carattere più atroce e più depravato. Viaggiando

egli per la Lacedemonia, ebbe la disgrazia, che giungessero prima di lui

in Sparta certe lubbriche canzonette composte e notate in musica da lui

stesso; le quali sentite appena dal governo, fece questi un severo

decreto, vietando sotto gravissime pene di leggerle, di cantarle e di

ritenerle; perciocchè contenevano immagini troppo pericolose alla

gioventù; e l'autore ne fu bandito. (_Valer. Max. lib. 6, c. 3._)

“Vedano i nostri belli spiriti (_con ragione esclama quì l'ab. Requeno_)

se la presente ecclesiastica educazione, attenta a condannare la lezione

delle loro disoneste novelle, meriti i titoli, che le danno d'ipocrita,

e di fanatica. I Lacedemoni adoratori di Venere e di Cupido furono più

di costoro attenti al buon regolamento delle città.” (_tom. 1 p. 88._)

L'assemblea de' giuochi olimpici lo consolò di tale affronto. Egli

compose e cantò un inno in onore di Ercole: i popoli gli profusero i

loro applausi, ed i giudici decretandogli una corona, gli ebbero a far

sentire che giammai la poesia e la musica non ebbero maggiori diritti su

i nostri cuori, di quello che c'insegnano i nostri doveri. Archiloco fu

ucciso da Callonda di Nasso, che egli con furore perseguitava da lungo

tempo. La Pizia considerò la sua morte come un insulto fatto alle belle

arti. “Esci dal tempio, essa disse all'uccisore, tu che hai alzata la

mano sopra il favorito delle muse.” Tale fu la fine d'un uomo che pe'

suoi talenti, pe' suoi vizj, e per la sua impudenza era divenuto un

oggetto d'ammirazione, di disprezzo, e di orrore. Il bizzarro ed

inquieto di lui carattere non potè assoggettarsi alla paziente cura

d'una scuola, ed i corrotti suoi costumi non avrebbero mai permesso a'

padri di mandargli i loro figli per educarli, onde non è da

maravigliarsi, se la storia non fa menzione di nessuno scolare di

Archiloco, facendola in questa medesima epoca d'altri singolari cantori.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 1 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 6 / 16 段