DIC. Per che causa non vogliono?

FR. Perchè dice san Tomaso non potere il demonio muovere tutta la

terra, repugnando a ciò la natura, la qual vieta che si disordini e

che si guasti l'ordine intero delle cose, e degli elementi. Imperocchè

ripugna alla natura del corpo umano l'essere portato con tal velocità,

la qual natura sia insieme cagione di conservarlo e d'ammazzarlo.

Perocchè elle vivono, dove che sarebbe necessario che morisseno,

conciossiachè l'impeto dell'aria, non mutato della natura sua, darebbe

grande impedimento: se si rarificasse, facilmente si risolverebbe in

fuoco; se si condensasse per il grande impeto della velocità,

impedirebbe il corso; che se tu t'imaginassi che tutto l'aere si

muovesse in quel modo che Aristotile s'imaginò che si muovesse il

cielo, allora anco si leverebbeno contro di te, e Giovan Grammatico

appresso de' Greci, e Scoto appresso de' suoi: subito opponendoti la

intrinseca natura della quantità, per la quale il corpo, per quel

grandissimo spazio, dove non è niente d'aria, bisogna che muova una

parte di sè stesso dopo l'altra. E così, di qui insino in Asia, levato

ogni impedimento ed ogni resistenza d'aria, ci si consumerebbe molto

più tempo che non dicono.

AP. Vi prego, di grazia, che serbiate a disputare queste sottigliezze

a un altro dì. Seguita a narrare il vostro giuoco.

ST. Quando noi siamo poi giunte quivi, veggiamo di subito la Signora a

sedere col suo amatore.

AP. Chi è quello?

ST. Non lo so, ma ben so io questo, che egli è uno bello, e vestito di

veste d'oro.

AP. Seguita.

ST. Quivi noi offeriamo l'ostie sacrate alla Signora, e quella,

accettandole con animo grato e volto allegro, le fa posare sopra uno

sgabello, e montarvi su co' piedi ed orinarvi sopra?

AP. Chi ti dava queste ostie per portare al giuoco?

ST. Bornio sacerdote, nato in questa terra.

DIC. Uomo scelleratissimo e peggiore di quanti siano già mai stati

conosciuti, o da me, o da altri in questo mondo! Dandomi già costui

nelle mani, io lo giudicai degno d'essere digradato e posto in mano

della giustizia, la quale subito gli dette quel supplizio che meritava

secondo le leggi.

AP. Seguita pure il tuo parlare.

ST. Vi mangiamo, vi beviamo, vi pigliamo amorosi piaceri; che volete

più?

AP. Voglio che tu lo dica a parte a parte, che mangiate voi?

ST. Carne ed altre cose che si sogliono cercare per mangiare.

AP. Donde l'avete?

ST. Ammazziamo de' buoi, ma risuscitano.

AP. Di chi sono questi buoi?

ST. Di quelli che noi abbiamo in odio; e caviamo ancora il vino delle

botti per bercelo. Dipoi ciascheduna donna si chiama il suo demonio

per cavarsi ognuna di noi la lussuria, ed ognuno di quegli uomini,

ovvero demonj si caccia sotto la sua amica.

La strega, ovvero, degli inganni de' demoni: dialogo · 第 29 / 67 题