AP. Cosa invero maravigliosa.
FR. Per che cagione ti maravigli, non ti facendo maraviglia
dell'anello di quel pastore di Lidia, detto Gigi, celebrato e da
Platone e da Cicerone?
DIC. Avviene non pure nelle vane apparizioni de' demonj iniqui e
maligni, ma ancora ne' prodigi divini, che quelle cose, che si fanno
palesemente, talora non sien viste se non da pochi; e per tacere le
altre cose, quel lume che stava sopra il capo di san Martino, del qual
disputa Severo Sulpizio, fu visto da pochissime persone. E quello
splendore che apparse a sant'Ambrogio, mentre che scriveva, fu visto
solamente da Paulino; ma perchè questa presente imagine del demonio
sia vista solamente dalla Strega, io ne darò la cagione all'amicizia
che ha con esso lui, per la quale si fa, che non solamente gli occhi,
ma ancora la potenza imaginativa, per un certo abito s'indirizzi
nell'amato. Tre dì fa ci raccontò avere visto il suo amatore ravvolto
in giro a guisa di serpe.
FR. Così anco si mostrava appresso dei gentili, e in forma d'uccello
ed in forma di serpe; però che tu hai letto che, domandando Alessandro
la guida del cammino all'oracolo Ammone, gli dette i corvi.
AP. È vero, e se io mi ricordo bene, gli dette anco i dragoni.
FR. Dubiti tu forse che quelli non fusseno demonj sotto spezie di
corvo? Così quegli altri due, che racconta Aristotile fra le cose
maravigliose, esser stati in Caria intorno al tempio di Giove. Che
bisogna che tu ti maravigli, avendo letto appresso di Plinio che
l'anima d'Ermolino Clazomenio andava vagando fuor del corpo, e quella
figura di corvo che era solita partirsi dalla bocca d'Aristeo
Proconesio, la quale dicevano essere la sua anima, non era veduta da
tutti gli uomini, ma da qualcuno, e molto meno ancora ti
maraviglieresti, se tu sapessi quel che fu detto da Aristotile, e
confermato da altri di quell'uomo tasio.
AP. Dicci di grazia, quel che si dica che gli avvenisse.
FR. Dicono essere stata vista da lui medesimo l'anima sua mentre che
moriva stargli innanzi, la quale non viddeno gli altri uomini.
AP. Si può dunque credere senza biasimo (come dicono), che si vegghino
qualche volta spiriti buoni e cattivi senza corpo da quelli che stanno
per morire, i quali non sian visti da altri?
FR. Perchè no? Avendolo creduto tanti uomini famosi, e scrittolo
ancora agli altri?
AP. Ètti passato via la paura?
ST. Sì, e per i vostri ragionamenti, e per la presenza vostra.
AP. Hai tu però tanta paura del tuo amatore?
ST. Fu già tempo che non n'avea paura, ma da poi che sono in prigione,
e che contra la voglia sua ho rivelati i nostri amori, mi spaventa
fuor di modo, stando talora all'usciuolo della prigione, ed a quella
finestra piccola mi dice villania, e promette d'aiutarmi, se io sto
ostinata a non confessare.
AP. Quando tu andavi al giuoco, non ti faceva egli mai niente paura?
ST. Niente certo.
AP. Andavi tu ogni dì, o pure in certi tempi?
ST. La seconda notte dopo il sabato, che oggi è il quarto,
cominciandosi da quello.
AP. Andavi tu mai di giorno al giuoco?
ST. Mai.
FR. Di qui puoi conoscere ancora le reliquie dell'antica
superstizione, se ti ricorderai:
Su i notturni canton delle cittadi
Ecate aver gridato.
Che altrimenti si chiamò Diana e Luna, alla quale (come dice Pindaro)
solevano sacrificare le donne, con ciò sia cosa che i maschi non
ricorressino da lei, se non nelle cose dell'amore. La notte era
dedicata a simil preghi, e finivansi come finiva il giorno. Onde è
quel verso:
Cacciommi coi cavai l'iniquo giorno.
AP. Vi è forse sotto qualche senso più nascosto.
FR. Che?
AP. Quello di che fece menzione Menandro.
DIC. Ognun di voi dice bene, secondo la scienza umana; ma io, secondo
la divina, vi addurrò l'oracolo perfetto, non alcuno di quei vani
d'Apolline, ma quello che venne dalla verità, e da Dio stesso.
AP. Dillo.