LA STREGA

ALLA ILLUSTRISSIMA SIGNORA

LA SIGNORA

LEONORA DI TOLEDO

DUCHESSA DI FIORENZA

TURINO TURINI

ABATE DA PESCIA

SUO UMILISSIMO E DEVOTO SERVO.

La fedelissima ed umil servitù tenuta già gran tempo da M. Baldassari

Turini mio zio, e da mio padre maestro Andrea con la illustrissima ed

eccellentissima casa De' Medici, prima con Leon X, poi con Clemente

VII, rari e santissimi pontefici, è continuata ancora con

l'illustrissimo ed eccellentissimo signore il S. Cosimo duca suo gran

consorte; nella quale sono prosperamente vissuti, e felicemente morti

(eccellentissima signora duchessa; patrona mia singolarissima); ha

mosso me, loro successore, che in essa devotissimo e umilissimo

persevero con le eccellenze vostre, e con i vostri illustrissimi

figliuoli, a dedicarle questa mia piccola fatica: più per segno

dell'affezione cordialissima, e della reverenza ch'io le porto, che

perchè io giudichi che la sia cosa degna di lei. Al che fare mi ha

dato animo l'avere letto, essere stata usanza degli antichi di

offerire le primizie de' loro frutti (come che ei fusseno) a quei

grandi eroi, che più avevano in venerazione, e il vedere tutto giorno

che non si sdegnano i fugaci fiori della terra, e le umili frondi di

mirto e d'alloro negli onori de' divinissimi tempj e de' santi altari.

Questa poca fatica, eccellentissima ed illustrissima signora, per due

cagioni ho io preso a fare; prima per fuggire l'ozio (radice e

fondamento d'ogni male), poi per giovare generalmente a quegli che non

hanno la lingua latina: scoprendo con essa gl'inganni dello invidioso

demonio, nemico dell'umana generazione, acciocchè l'uomo possa

guardarsi, intesi i vari modi ch'egli ha usato, e che continuamente

usa, per indurlo con perverse vie, con diaboliche lusinghe e falsi

diletti a farsi adorare, per farlo nimico al suo Fattore, in dispregio

della nostra santa religione e del vero culto di Dio, contra il quale,

avendo noi sempre continua battaglia, armati della santissima fede,

faremo più sicuramente resistenza, sendo per questa ancora avvertiti

delle sue insidie, delle fraudi, e delle vane apparenze de' falsi e

mortiferi piaceri, degl'infiniti lacci che sempre ci tende: come

vostra eccellenza potrà qui (per l'esame di quella scellerata gente

che gli dà in preda) conoscere nella storia di questo libretto. Quella

adunque non si sdegni d'accettare questa picciol cosa che le offerisco

per segno della mia fedelissima servitù. E così, pregando Dio che le

doni felicità in questa e nell'altra vita, le bacio umilissimamente le

onoratissime e illustrissime mani.

AL REVERENDO SIGNOR ABATE

TURINO DE TURINI

ANTONIO BUONAGRAZIA

CANONICO DI PESCIA.

_Ritrovandomi, signor Abate nipote carissimo, alla usata solitudine

nella villa mia di Corsigliano, dove poco innanzi che arrivasse il suo

servitore (il quale mi portava la traduzione del dialogo dell'illustre

S. Giovan Francesco Pico della Mirandola, sopra le Streghe, che V. S.

ha fatto a fin che io la vedessi), vi era arrivato lo eccellente

dottore fisico e medico M. Pompeo della Barba, amicissimo mio, per

avere da me delle marze da innestare dei frutti diversi che qui si

ritrovano, dal quale anco la desiderava che fusse vista; ed essendomi

io a sorte ritirato (per fuggire questo sole di marzo non troppo lodato

per la sanità) all'ombra della spelonca de' miei boschi, con i miei

famigliari della villa, Plinio, Columella, M. Varrone e Palladio,

vedendo chi di loro meglio trattasse la coltura delle viti, e

insegnasse i modi dello innestare, la varietà de' frutti, opera a

questo tempo convenientissima, subito posti da parte i libri della

agricoltura, amenduni ci ponemmo a leggere la sua traduzione, e

avendola accuratamente letta e considerata, ci è parso (per quel poco

che conosciamo) che V. S. abbia fatto bella e dilettevol fatica, nel

tradurre di latino in toscano, quel divino e illustre signore autore

del libro, ch'ella ha preso a tradurre: signor veramente, fra i rari e

dotti ingegni del suo tempo, rarissimo e dottissimo, come si vede per

le molte opere sue. E io ne ho preso tanto più piacere, quanto che mi

ha rinfrescata la memoria, che vive sempre in me di quei magnanimi

signori, appresso de' quali io sono stato già molto onorato fra gli

altri servitori di quella casa illustre: avendomi eletto il signor

Galeotto Pico signor della Mirandola, più anni fa per suo agente e

secretario appresso il cristianissimo re Francesco, e onoratissimamente

intertenutomi alcuni anni in quella corte per il suo servizio appresso

di sua maestà. Laonde mi trovo molto obbligato alla sua felice memoria,

e a tutti i suoi illustri figliuoli e discendenti. Piacemi

particolarmente poi, per l'interesse della signoria vostra,

considerando che ella vuole mostrare al mondo che in lei si verifichi

quel detto,_

Qui viret in foliis venit a radicibus humor

Sic Patrum in natos transeunt cum semine mores.

_E questo dico, perchè avendo ella avuto un padre tanto virtuoso ed

eccellente, che per il merito delle sue rare virtù, oltra l'avere

tenuto le prime cattedre degli studj d'Italia, fu anche chiamato (come

sa ognuno che conobbe maestro Andrea Turini), e tirato al consiglio e

servizio di due sommi Pontefici, Clemente settimo e Paulo terzo, con

tanta onorata provvisione. Laonde, avendo conosciuto il prefato

Clemente la molta sufficienza, la intera fede e le sue rare virtù, lo

mandò in Francia al servizio, alla cura ed ai secreti di Caterina sua

nipote, illustrissima duchessa d'Orliens, oggi serenissima regina di

Francia, con provvisione di mille scudi d'oro, ove non stette molto

tempo; chè avendo conosciuto il Cristianissimo re di Francia i meriti

delle sue virtù, lo elesse fra gli altri eccellenti e nobili, ch'egli

aveva, per suo particolar medico, e non con minor provvisione di

quella del sommo Pontefice. E s'io mi volessi stendere agli altri

virtuosi suoi meriti, mi bisognerebbe più tempo ed altra occasione che

di una semplice lettera. Piacemi per non mi stendere in lungo che la

S. V. nata di quello arbero, a sua imitazione, cerchi di fare frutti

simili a quello. Piacemi ancora che la non voglia degenerare, oltra il

padre, dalla natura e dalle belle opere del reverendo M. Baldassare

Turini suo zio, il quale per i meriti delle sue virtù, fu da Leone X

pontefice massimo eletto per suo Datario, uffizio di tanto onore ed

importanza quanto sa ciascuno che ha pratica della corte di Roma; per

le quali fu di poi ancora eletto da Paulo terzo, pontefice massimo,

cherico di camera, e segretario apostolico, alle opere del quale è

obbligatissima di perpetua e grata memoria la terra nostra, sì per gli

belli ed onorati edifizj, come anco per avere rinnovato la memoria

(già spenta per le passate pesti, e per gli gravi incendj di guerra)

degli ecclesiastici onori di quella, avendo sua signoria reverenda

(con il mezzo e favore di Leone X) di nuovo eretto il collegio de'

canonici, che già anticamente era onoratissimo nella nostra collegiata

chiesa di S. Maria Maggiore, con tanta dignità ed onore (come ciascuno

può vedere), _in jure canonico_, nel Decretale al _Cap._ _Per tuas de

Arbitriis_, già sono anni circa CCCLX, nel pontificato d'Innocenzo

terzo, pontefice massimo, e fatta tutta questa nostra provincia di

Valdinievole di nessuna Diocesi, onorato il Collegio, non solo del

Prelato, che a guisa di Vescovo, celebra con ogni sorte di episcopale

ornamento, e ch'esso Prelato insieme con i suoi Canonici, abbia

facoltà di conferire i benefizj della sua giurisdizione, e che in

detta Collegiata vi siano sette dignità, cioè Proposto, Arcidiacono,

Priore, Tesaurieri, Arciprete, Decano e Primicerio, con altri dodici

Canonici, tutti giudici delegati, ed altri onori che io lasso, per non

essere tedioso. Alle cui virtuose opere, non potendo la S. V. rendere

altre grazie, nè altre gratitudini, in altro miglior modo, assai ne

renderà ella se (come ha cominciato) seguirà onoratamente le pedate

dell'uno e dell'altro, col virtuoso, onesto e religioso vivere: al che

fare con tutto il cuore la esorto. Mandole il Sonetto che ella ha

ricercato M. Pompeo che ei faccia sopra la detta opera. Il quale può

ella veramente accettare più tosto da questa occasione di essersi

trovato qui oggi che da lui, sendo nato in questi boschi dilettevoli,

per avere egli un pezzo fa dismessi questi studj piacevoli, occupato

in cose di maggior pregio. Vale._

_Di Corsigliano gli XV di marzo del M D LV._

Lugubri carte, a voi dogliose strida

Di miseria e d'orror non sia chi neghe,

Tristi lai, mesti accenti, atroci grida

Maggiori or più l'antica età non spieghe.

Al più barbaro Scita omai si pieghe

L'animo fero; a cui la mente infida

Diè il freddo ciel, poi ch'el men reo ci affida

A crude serpi, a velenose streghe.

A che cercando gir verso Aquilone,

Di crudo antropofago, o d'arimaspe,

O se più feritade altrui s'ascrive?

Se d'un mostro ciclope, o lestrigone

(Che pasce il sangue uman) più crudel aspe

Nel nostro clima in mezzo Italia vive.

La strega, ovvero, degli inganni de' demoni: dialogo · 第 9 / 67 题