CAPITOLO III.

_Conquiste di ROBERTO sopra il Principato di Salerno ed Amalfi._

Roberto dopo aver domata la Sicilia entrò tosto in pensiero d'unire

sotto la sua dominazione l'altre province, che rimanevano in queste

nostre parti; e per un'opportuna occasione che diremo, gli venne fatto

di conquistare il Principato di Salerno sopra Gisulfo suo cognato.

Gli Amalfitani, che, come si disse, caduti sotto la dominazione del

Principe di Salerno Guaimaro, aveano sperimentato pur troppo aspro il

di lui governo, per sottrarsi dal giogo invasero la città, e presso il

lido del mare insieme con gli altri congiurati crudelmente l'uccisero;

ma repressi da Guido suo fratello, dopo il quinto giorno sedati i

tumulti, riebbe la città, ed a Gisulfo suo nipote figliuolo di Guaimaro

fu restituita. Ma con tutto ciò Gisulfo assai più aspramente che

il padre trattava gli Amalfitani, i quali pensarono di ricorrere al

Duca Roberto perchè interponendosi con suo cognato, impetrasse da lui

qualche umanità e clemenza per loro. Il Duca mosso da questi ricorsi,

inviò Ambasciadori a Gisulfo pregandolo di rilasciare tanto rigore,

con cui trattava gli Amalfitani: ma il Principe riguardando questa

preghiera qual importuna rimostranza, ricevette di mal garbo coloro,

che glie la vennero a fare; e cercando occasione di querela, pretese,

che la Costa dopo Salerno infino al Porto del Fico appartenesse a lui;

dichiarossi ancora di voler far rientrare nel suo dominio Areco e Santa

Eufemia, di cui il Duca erasi impadronito. Roberto alla prima proccurò

di guadagnare suo cognato per le vie delle dolcezze, ed accomodar

amichevolmente le cose[310]; ma Gisulfo rifiutò ogni trattato, fidato

forse al soccorso che sperava da Riccardo Principe di Capua, il qual

era entrato a parte ne' suoi interessi, essendo allora in discordia con

Roberto Guiscardo. Costui per non aver da combattere con due nemici,

trattò secretamente d'aggiustarsi con Riccardo, siccome, fattegli

offerte assai vantaggiose, l'indusse a prendere il suo partito contra

del Principe di Salerno[311]. Egli ancora firmò un trattato particolare

con gli Amalfitani, e gli prese sotto la sua protezione, ed avendo

messa la guarnigione dentro la loro città, si dispose a venire,

seguito dalle sue truppe, e da quelle del Principe di Capua, a mettere

l'assedio alla città di Salerno.

Tutti coloro, che prendevano parte negl'interessi di Gisulfo,

l'avvertivano a prevenir la tempesta; e Gregorio VII che l'amava come

suo figliuolo, e l'Abate Cassinense Desiderio ch'era suo grand'amico,

lo consigliavano ad aver pace con Roberto[312]; ma egli ostinato

nè meno volle dar loro risposta. Nè perciò desistette Desiderio, ma

sapendo che Roberto avea già assediato Salerno impegnò il Principe

Riccardo a venire con esso lui a disporre Gisulfo; ma nè meno poterono

conseguire cos'alcuna, anzi non cessava di pubblicare con alterigia

mal fondata, che non prezzava punto l'amicizia del Duca, alla quale per

sempre rinunziava.

Roberto sdegnato, non guardò più alle maniere dolci, ma strinse

l'assedio, e serrò quella città sì da presso che nel fine di cinque

mesi, fu ridotta ad una estrema carestia. Quelli che la comandavano

veggendo, che non poteva più mantenersi, pensarono alla loro

sicurezza[313]. Uno de' principali ch'erano dentro la Piazza era

Bacelardo figliuolo d'Umfredo, il quale dopo aver inutilmente aspettato

gli ajuti dell'Imperadore di Costantinopoli tornossene in Puglia,

e cercava per ogni parte di vendicarsi di suo zio; e per questo

motivo egli era entrato in Salerno, affine di soccorrere Gisulfo, ma

temendo di sperimentare il rigore del Guiscardo, s'egli cadeva nelle

sue mani, fuggissene la notte; ed andò a ricovrarsi in una Piazza

vicina, chiamata Sanseverino, che gli aprì le porte. Il Duca scrisse

al Conte Ruggiero, che venisse al più presto da Sicilia ad assediar

Sanseverino, fin tanto ch'egli fosse venuto a fine della spedizione

di Salerno. Ma non si tardò molto ad espugnarlo, poichè le mura della

città cominciarono ad aprirsi per tutte le parti, e gli abitanti

stessi vennero ad invitar Roberto ad entrare per la più larga breccia,

affine di prevenire ancora le disgrazie d'una Piazza presa per assalto.

Gisulfo intanto non si rese per questo, ma si difese nella Cittadella;

ma assalito più ferocemente dal Guiscardo, alla perfine fu obbligato di

mostrare altrettanta sommissione, quanta fierezza avea prima mostrata:

egli si rese alla clemenza del vincitore, e dimandogli per ogni grazia

quella della sua libertà; fugli conceduta, essendosi prima ritirato in

Monte Cassino, da poi si ricovrò sotto la protezione di Papa Gregorio

VII, il quale nella Campagna romana gli assegnò alcune terre, ove

potesse abitare, non lasciando intanto egli di appellarsi Principe di

Salerno, Duca di Puglia e di Calabria, come suo padre Guaimaro, non

già di Sicilia, come per isbaglio si legge nello Stemma de' Principi di

Salerno del Pellegrino.

Il Duca fece di bel nuovo fortificare Salerno, ma senza dimorarvi

molto tempo, marciò tosto contro Bacelardo per togliergli il tempo di

fortificarsi in Sanseverino. Egli vi giunse poco dopo suo fratello

Ruggiero, che già aveva attaccata la Piazza; onde cintala più

strettamente, fu forza rendersi a patti, ciocchè fece che Bacelardo

insieme col suo fratello Ermanno pensassero di nuovo di ritirarsi in

Costantinopoli: dove questi infelici Principi menarono il resto della

lor vita in grande miseria, nella quale dopo molti anni morirono.

Ecco come in quest'anno 1075 secondo l'Anonimo Cassinese, Fr. Tolomeo

di Lucca, e Camillo Pellegrino, il Principato di Salerno s'unì al

Ducato di Puglia, di Calabria e di Sicilia, in poter de' Normanni,

sotto il famoso Duca Roberto, il quale tenendo anche Amalfi, già

minacciava l'altre parti, che restavano, di farle passare ancora

sotto il suo dominio. Ed ecco come in Salerno s'estinsero i Principi

longobardi; ma non però restò in tutto estinta questa Nazione; rimasero

ancora, non altramente che nel Principato di Capua, molte famiglie

dell'istesso sangue ne' Contadi vicini[314]. Rimasero Guaimaro Conte

di Capaccio; Pandolfo Conte di Corneto; Giordano Signor del castello

di Corneto del Cilento nipote del Principe Guaimaro; Astolfo figliuolo

del Conte Gisulfo; Romualdo figliuolo di Pietro Conte di Atenolfo;

Castelmanno figliuolo d'Adelferio Conte; Berengario figliuolo d'Alfano

Conte; Giovanni e Landulfo figliuoli d'Ademaro Conte, che fu detto

il Rosso; Giovanni figliuolo di Guaimaro Conte; Glorioso figliuolo di

Pandolfo Conte; i quali erano ancor viventi negli anni 1110 e 1114. E

Sicelgaita figliuola di Glorioso vedova di Marino Cacapece di Napoli

ancor vivea nell'anno 1155[315]. Così ancora da' Conti Guaiferio ed

Alberto di questo sangue, narra Pellegrino, esser derivata in Salerno

la nobile famiglia di Porta, la di cui posterità con ordine certo

insino all'anno 1335 si ritrova nell'antiche carte: siccome di molti

altri Conti salernitani per sette e otto generazioni insino a quel

tempo esservi ne' vetusti monumenti riscontro, attesta questo medesimo

Autore. E se oggi per ordine certo sarà quasi che impossibile trovar la

serie de' medesimi, non è però, che fosse in questo Principato estinto

affatto il sangue longobardo, e forse anche al presente starà nascosto

sotto ruvidi panni di gente rusticana e selvaggia. Documento, niente

essere la nobiltà del sangue, quando lo splendore e le ricchezze da lei

si dipartono.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 26 / 56 题