OTRANTO.

Al Metropolitano d'Otranto, se si riguarda la disposizione de' Troni

sottoposti al Patriarca di Costantinopoli, fatta dall'Imperador

Lione, non si vede assegnato alcun suffraganeo: ma da poi Niceforo

Foca, secondo che ci testifica Luitprando[128] Vescovo di Cremona,

intorno l'anno 968, sedendo nella Chiesa di Costantinopoli Polieuto

Patriarca, dilatò la provincia di questo Metropolitano, e gli diede

per suffraganee le Chiese di Turcico, d'Accrentilla, di Gravina,

di Matera, e di Tricarico, comandando al Patriarca Polieutto, che

consecrasse i suoi Vescovi. Ma non ebbe questo comandamento gran

successo; ed al Metropolitano d'Otranto, restituito che fu da' Normanni

al Trono romano, gli furono assegnati altri Vescovi per suffraganei,

e fu mantenuta questa Chiesa colla medesima prerogativa, leggendosi,

che nell'Assemblea tenuta nell'anno 1068 da Alessandro II in Salerno,

v'intervenne anche Ugo Arcivescovo d'Otranto. Gli furono poi da' romani

Pontefici assegnati altri suffraganei, i quali oggi ancor ritiene,

e sono i Vescovi di Lecce, d'Alessano, di Castro, di Gallipoli, e

d'Ugento.

Brindisi e Taranto restituite stabilmente da Lupo Protospata Catapano

intorno l'anno 980 all'Imperio greco, _a Constantinopolitano Sacerdotes

accipiebant_, come scrisse Nilo Archimandrita. Ma Roberto Guiscardo

Duca de' Normanni, avendo tolta Brindisi a' Greci, restituì la sua

Chiesa al Trono romano. Fu riconosciuta per sede arcivescovile da

Urbano II, il quale nell'anno 1088 la consecrò; e le fu dato per

suffraganeo il Vescovo d'Ostuni: un tempo stette unita colla Chiesa

d'Oria, onde gli Arcivescovi si nomavano di Brindisi e d'Oria; ma

poi furon queste Chiese divise, e quella d'Oria rimase suffraganea al

Metropolitano di Taranto, e Brindisi ritenne solamente quella d'Ostuni.

Taranto, restituita da' Normanni al Trono romano, fu da' Sommi

Pontefici renduta metropoli intorno l'anno 1100, e le furon dati per

suffraganei i Vescovi di Mottula e di Castellaneta, a' quali da poi

s'aggiunse l'altro d'Oria.

_Ducato di NAPOLI, e di GAETA._

La Chiesa di Napoli, come si è veduto nel sesto libro di questa

Istoria, non fu da' Greci innalzata a metropoli; ma i Patriarchi

di Costantinopoli solamente decorarono il suo Vescovo coll'onore e

titolo d'Arcivescovo, onde avvenne, che sopra tutti i Vescovi del suo

Ducato teneva egli i primi onori e preminenze. Fu ella innalzata al

grado di metropoli da' romani Pontefici nel dechinar di questo decimo

secolo, nei tempi stessi, che Capua, Benevento, Salerno, Amalfi, e

tante altre Chiese furono da' Pontefici innalzate a questa dignità. Nè

Napoli, sottoposta ancora al greco Imperio, poteva esser frastornata

dagl'Imperadori di Oriente, o da' Patriarchi di Costantinopoli a

ricevere dal Romano questo innalzamento. I Pontefici romani furon

sempre tenaci a non rilasciare la loro autorità sopra questa Chiesa,

e fortemente riprendevano i di lei Vescovi, i quali da' Patriarchi

di Oriente ricevevan l'onore d'Arcivescovi. Ma assai più in questi

tempi invigorissi la loro ragione, quando nel Ducato napoletano era

rimasa solamente un'ombra della sovranità degli Imperadori d'Oriente,

governando i Duchi con assoluto, e quasi independente imperio questo

Ducato, ridotto ora in forma di Repubblica.

Ma da qual romano Pontefice fosse stata innalzata Napoli in metropoli,

ed in qual anno, non è di tutti concorde il sentimento. Il P.

Caracciolo[129], per l'autorità di Giovanni Monaco sostiene che da

Giovanni IX intorno l'anno 904 fosse stata renduta Metropoli; ma

dal Catalogo de' Vescovi tessuto dal Chioccarelli, che giunge sino

a Niceta, il quale resse questa Chiesa dall'anno 962 sino al 1000,

e da quanto si è finora veduto, non a Giovanni IX in quell'anno,

ma a Giovanni XIII dee attribuirsi tal innalzamento: fatto in que'

medesimi anni, ne' quali Capua, Benevento ed Amalfi furono rendute

Metropoli; ciò che ben dimostra il Chioccarelli[130], facendo vedere,

che da Niceta cominciarono a chiamarsi tutti gli altri suoi successori

Arcivescovi. Ebbe un tempo per suffraganei i Vescovi di Cuma e di

Miseno, ma ruinate queste città nell'anno 1207 restarono estinti,

e furono unite le loro Chiese colle rendite alla Chiesa di Napoli.

Edificata Aversa da' Normanni ebbe pure Napoli per suffraganeo il di

lei Vescovo, ma questi poi se ne sottrasse, ponendosi sotto l'immediata

soggezione del Papa. Ritiene ora solamente i Vescovi d'Acerra, di

Pozzuoli e d'Ischia, a' quali s'aggiunse poi il Vescovo di Nola, che

tolto all'Arcivescovo di Salerno, di cui prima era suffraganeo, fu poco

prima del Ponteficato d'Alessandro III a quel di Napoli sottoposto.

Questi pochi Vescovi furono attribuiti a Napoli; ed a chi considera

lo stato presente delle cose, sembrerà molto strano, come Benevento,

Salerno, Capua e tante altre città d'inferior condizione ritengano

tanti Vescovi suffraganei, e Napoli capo d'un floridissimo Regno

tanto pochi; ma chi porrà mente a' secoli trascorsi, e considererà

quanto erano ristretti i confini del Ducato napoletano, quando Napoli

fu innalzata ad esser Metropoli, ed all'incontro quanto fossero più

distesi i Principati di Benevento, di Salerno e di Capua, e quanto

gli altri Ducati e Province sottoposte al greco Imperio, cesserà di

maravigliarsi. E se questa città nel tempo che fu renduta Metropoli

ebbe sì ristretto Ducato, e per conseguenza sì pochi suffraganei, ben

in decorso di tempo gli auspicj suoi felici la portarono ad uno stato

cotanto sublime, che ella sola potesse pareggiare le più ampie e più

numerose province del Regno.

_Città ch'a le province emula appare,_

_Mille Cittadinanze in se contiene._

Gaeta pur sottoposta al greco Imperio, perchè pretesa da' Pontefici,

ed a Roma pur troppo vicina, quando fu da' Normanni a' Greci tolta, non

fu nè data per suffraganea ad alcun Metropolitano vicino, nè innalzata

a Metropoli, perchè il suo picciolo e ristretto Ducato nol comportava;

onde il suo Vescovo fu sottoposto immediatamente alla Sede Appostolica;

siccome ora a niun altro soggiace.

_Ducato d'AMALFI, e di SORRENTO._

Amalfi in questi tempi meritava, non meno che Napoli, essere innalzata

in Metropoli: ella per la navigazione erasi renduta assai celebre in

Oriente, e divenuta sopra tutte le altre città, la più ricca e più

numerosa, concorrendo in lei per li continui traffichi non meno i

Greci, che gli Arabi, gli Affricani, insino agli Indiani; e Guglielmo

Pugliese[131] ne' suoi versi l'innalza perciò sopra tutte le città

di queste nostre province. Ebbe questa città suoi Vescovi sin dal

suo nascimento, e ne' tempi di San Gregorio M. si porta per Vescovo

Primerio, nè questi vien riputato il primo. La Chiesa di Roma era loro

molto tenuta, così per le tante Chiese che gli Amalfitani ersero in

Oriente, mantenendovi il rito latino, come per essere stati i primi

nella Palestina a fondar l'insigne e militar Ordine de' Cavalieri di

S. Giovanni gerosolimitano. Era perciò di dovere, che innalzandosi a

questi tempi da' romani Pontefici tante Chiese in Metropoli, ad Amalfi

se le rendesse quest'onore, la quale, ancorchè per antica soggezione

dipendesse dal greco Imperio, nulladimanco innalzata a sì sublime

stato, e governandosi in forma di Repubblica da' suoi proprj Duchi,

sola un'immagine ed un'ombra della sovranità de' Greci in quella era

rimasa. Tenendo adunque questo Ducato Mansone Duca, quegli che per

qualche tempo occupò il Principato di Salerno, fu a preghiere di questo

Duca, del Clero e del Popolo amalfitano, da Giovanni XV nell'anno

987 innalzato il Vescovo d'Amalfi a Metropolitano, e gli furono

attribuiti per suffraganei i Vescovi del suo Ducato; poichè ciò che

scrive Freccia, che nell'anno 904 dal Pontefice Sergio III fosse stata

Amalfi renduta Metropoli, non avendo fondamento alcuno, vien da tutti

comunemente riprovato. I suoi suffraganei sono li Vescovi di Scala, di

Minori, di Lettere, e quello dell'isola di Capri, i quali ancor oggi

ritiene.

Sorrento ebbe pure suoi Vescovi antichi; e trovandosi a questi tempi

capo d'un picciol Ducato, fu anche ella innalzata in Metropoli. Marino

Freccia puro autore di questa istituzione ne fa Sergio III intorno al

medesimo anno, che crede essere stata innalzata Amalfi: ma comunemente

si tiene, che da Giovanni XIII dopo Capua, si fosse nell'anno 968

renduta questa Chiesa metropolitana, e che Leopardo ultimo suo Vescovo

avesse avuto quest'onore. I Vescovi Suffraganei, ch'egli tiene, sono

quel di Stabia che ora diciamo di Castellamare, e l'altro di Massa

Lubrense a' quali da poi s'aggiunse l'altro di Vico Equense.

Ecco la disposizione delle Chiese delle nostre province cominciata

a questi tempi nel declinar del decimo secolo, e perfezionata poi

nel principio della dominazione de' Normanni; la quale siccome ha

tutto il rapporto alla presente, che vediamo a' tempi nostri, così

in niente corrisponde alla disposizione e politia temporale delle

nostre province, per cagion che quando fu fatta la nuova distribuzione

delle province di questo Regno, multiplicate poi in dodici, siccome

ora veggiamo, v'erano già stabilite le Metropoli, le quali secondando

la politia dell'Imperio, quella forma e disposizione presero, nella

quale trovarono allora gli Stati quando e dove furono stabilite; e

quantunque molte città cangiassero poi fortuna, e da grandi divenissero

piccole, ovvero da piccole grandi, nulladimanco i Pontefici romani

non vollero mutar la disposizione delle Metropoli già stabilite, così

perchè si ritenesse il pregio dell'antichità, come anche per non far

novità, cagione di qualche disordine. Empierono bensì di più Vescovi

il Regno; con ergere molte Chiese in Cattedrali, che prima non erano,

per quelle cagioni che saranno altrove rapportate ad altro proposito,

ma non mutarono la disposizione de' Metropolitani. S'aggiunge ancora,

che, come diremo al suo luogo, la nuova distribuzione delle nostre

province in dodici, principalmente fu fatta per distribuir meglio

l'entrade regali, e da Ministri che si destinarono, chiamati Tesorieri,

per l'esazione di quelle, si multiplicò il numero; tanto che fu veduto

nell'istesso tempo il numero de' Governadori, ovvero Giustizieri,

essere molto minore di quello de' Tesorieri, e negli ultimi tempi furon

fatti pari: ed i luoghi destinati per la loro residenza furon sempre

varj, spesso mutandosi, secondo il bisogno del regal Erario, ovvero

l'utilità pubblica richiedeva; onde questa nuova disposizione non potè

portare alterazione alcuna alla politia dello Stato ecclesiastico.

In questo stato di cose trovarono i Normanni queste nostre province,

quando vennero a noi. Altra forma fu data alle medesime, quando

passarono sotto la loro dominazione, e quando uniti tutti questi Stati,

ch'erano in tante parti divisi, nella persona d'un solo stabilirono il

Regno in una ben ampia e nobile Monarchia.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 11 / 56 题