=Gian Gabriele Borkman, Ella Rentheim,= la =Signora Borkman= e la
=Cameriera.=
CAM. (_avvicinando la lanterna al suolo_). Sì, sì.... signora.... vedo
delle orme sulla neve....
Sig.ª BORK. (_dopo di aver guardato intorno con uno sguardo
indagatore_). Ah essi sono là! Sì! Sono seduti su quel sedile!
(_chiama_) Ella!
ELLA (_alzandosi_) Vieni a cercar noi?
Sig.ª BORK. (_con asprezza_). Lo credo!
ELLA (_indicando il cadavere di Borkman_). Gunilde, egli è là.
Sig.ª BORK. Dorme?
ELLA (_affermando col capo_). Sì: dorme un sonno profondo, un sonno
eterno.
Sig.ª BORK. (_con irruenza_). Ella! (_padroneggiandosi, domanda
calma:_) E si è ucciso.... di sua mano?
ELLA. No.
Sig.ª BORK. (_come alleggerita da un grave peso_). Dunque, non si è
ucciso di sua mano?
ELLA. No. Fu una mano di ferro, che gli strinse il cuore.
Sig.ª BORK. (_alla Cameriera_). Chiamate della gente per aiutarci:
andate dal fattore!
CAM. Va bene, signora. (_a voce bassa_) Gesù mio! Gesù mio! (_via per
il bosco di destra_)
Sig.ª BORK. (_dietro il sedile_). Lo ha dunque ucciso l’aria
notturna....?
ELLA. È possibile.
Sig.ª BORK. .... lui, l’uomo robusto!
ELLA (_innanzi il sedile_). Non lo vuoi vedere, Gunilde?
Sig.ª BORK. (_schermendosi_). No.... no.... no. (_con voce calma_)
L’uomo, che è morto or ora, era figlio di minatori..... Ed è perciò che
non potè sopportare l’aria rigida della notte.
ELLA. Fu ucciso dal freddo, ti dico io!
Sig.ª BORK. (_tentennando il capo_). Dal freddo, dici? Oh il freddo
l’aveva ucciso da lungo tempo!
ELLA (_affermando col capo_). .... trasformando te e me in due ombre....
Sig.ª BORK. Hai ragione, Ella!
ELLA (_con riso doloroso_). Un morto e due ombre.... ecco l’opera del
freddo!
Sig.ª BORK. Sì: il freddo del cuore! — Ora possiamo stringerci la mano,
Ella!
ELLA. Sì, ora lo possiamo.
Sig.ª BORK. Noi, le due gemelle.... sopra l’uomo, che abbiamo amato
ambedue.
ELLA. Noi, le due ombre.... sopra lui — il morto! (_La signora Borkman
dietro il sedile ed Ella Rentheim sul davanti si stringono le mani_.)