SCENA III.

=Borkman=, poi =Ella Rentheim=.

(_Borkman resta per alcuni momenti vicino alla porta che è stata

chiusa da Foldal; fa un movimento come se volesse richiamarlo; poi,

pentito, incomincia a passeggiare su e giù per la stanza, con le

mani sul dorso. Dopo qualche tempo s’avvicina e s’arresta al tavolo

davanti al sofà e spegne la lampada. Il salotto è immerso nella

semi-oscurità._)

(_Dopo una breve pausa bussano in fondo, a sinistra._)

BORK. (_dal tavolo si volge e domanda a voce alta:_) Chi è là?

(_Nessuno risponde: bussano di nuovo._)

BORK. (_immobile_). Chi è là? avanti!

(_Ella Rentheim con una candela in mano entra: veste come nel primo

atto; ha sulle spalle il mantello, che è sbottonato._)

BORK. (_guardandola_). Chi è lei? Che vuole da me?

ELLA (_chiude dietro a sè la porta e si avvicina_). Sono io, Borkman.

(_depone la candela sul pianoforte e resta immobile._)

BORK. (_come colpito dal fulmine, la contempla con gli occhi fissi, e

mormora a fil di voce:_) Ella? Ella Rentheim? È proprio lei?

ELLA. Sì, sono la tua Ella, come mi chiamavi un giorno.... allora....

molti, molti anni fa.

BORK. (_come sopra_). Sì, sì.... Ella.... ora ti riconosco!

ELLA. Mi riconosci adunque?

BORK. Sì, ora incomincio....

ELLA. Gli anni non fecero tanti complimenti con me.... siamo arrivati

all’autunno.... come mi trovi?

BORK. (_forzato_). Ti sei un po’ cambiata. A prima vista....

ELLA. Ora non mi scendono più sulle spalle, in brune anella, quei

capelli che tu, in altri tempi, ti compiacevi di accarezzare con le

dita!

BORK. (_rapidamente_). È vero! Ora me ne accorgo, Ella! Non hai più

l’acconciatura d’una volta.

ELLA (_con riso amaro_). Proprio così: è l’acconciatura che cambia....

BORK. (_cambiando discorso_). Non sapevo ch’eri venuta qui fuori.

ELLA. Sono arrivata da poco.

BORK. E perchè sei venuta in questa stagione?... in inverno?

ELLA. Te lo dirò.

BORK. Vuoi qualche cosa da me?

ELLA. Sì, anche da te. Prima di parlarti di un certo argomento, dovrei

ritornare col pensiero nel passato e rivolgerlo su cose avvenute.

BORK. Sei stanca, Ella?

ELLA. Sì; sono stanca.

BORK. Non vuoi accomodarti? Là.... là sul sofà?

ELLA. Grazie: ho infatti bisogno di sedermi. (_Si siede sull’angolo

anteriore del sofà: Borkman, immobile accanto il tavolino e con le mani

sul dorso, la fissa. Breve pausa._)

ELLA. Sono passati molti anni — Borkman — dall’ultima volta in cui ci

siamo trovati soli — così a quattr’occhi!

BORK. (_cupo_). Sono passati molti anni! E fu nel frattempo che si

svolse tutta quella terribile storia!

ELLA. Da quella volta è trascorsa una vita d’uomo! Una vita perduta!

BORK. (_sdegnato_). Perduta!

ELLA. Sì, perduta: e per ambidue!

BORK. (_freddamente_). Eppure io non credo che la mia vita sia già a

quest’ora una vita perduta!

ELLA. Ma la mia?

BORK. Lo devi ascrivere a tua colpa, Ella.

ELLA (_con un movimento di dispetto_). E sei tu che me lo dici?

BORK. Sì, io: Ella, tu avresti potuto raggiungere la tua felicità anche

senza di me!

ELLA. Lo credi?

BORK. Purchè tu l’avessi voluto.

ELLA (_con amarezza_). Se ben mi ricordo, fu un altro uomo che mi

chiese la mano....

BORK. Tu gliela rifiutasti.

ELLA. Sì; gliela rifiutai!

BORK. E non gli rifiutasti la mano un’unica volta! Per anni ed anni....

ELLA (_ironica_). .... Per anni ed anni respinsi da me la felicità....

è così che intendevi dire?

BORK. Avresti potuto vivere molto felice anche con lui.... in tal caso

io sarei stato salvo!

ELLA. Tu?

BORK. Sì, tu mi avresti salvato, Ella!

ELLA. Spiegati: in che modo?

BORK. Egli si cacciò in testa che io fossi la vera ed unica causa di

tutti quei tuoi rifiuti. — E se ne vendicò: fu una facile vendetta

per lui, che aveva nelle mani tutte quelle mie lettere, piene di

confessioni. Se ne servì a dovere.... ed allora per me fu questione

finita.... almeno per il momento. E di tutto ciò fu tua la colpa, Ella!

ELLA. Ah, Borkman, rifletti un po’.... proseguendo di questo passo,

finirò col diventare io — io sola la causa di quanto è accaduto!

BORK. È questione di modo di vedere! So benissimo quanto io debba a te:

all’incanto di questa possessione, fosti tu che ne facesti l’acquisto;

poi la mettesti completamente a mia disposizione.... e a disposizione

di tua sorella. Prendesti con te Erardo: ti curasti di lui sotto ogni

rapporto....

ELLA. .... Fino a che mi fu concesso.

BORK. .... fino a che ti fu concesso da tua sorella — volevi dire.

Io non mi immischiai mai in tutte queste faccende domestiche.... Ah,

sì.... dunque stavo per dire.... io sono perfettamente a cognizione di

tutti i tuoi sagrifizi sostenuti per me e per tua sorella. Tu potevi

anche farlo, Ella: non dimenticarti, però, che devi a me se fosti in

grado di farlo.

ELLA (_mossa a sdegno_). In tal caso t’inganni.... Borkman.... e molto!

Fu l’interna voce del mio cuore, fu il caldo affetto per Erardo.... ed

anche per te.... che mi consigliarono di agire in quel modo.

BORK. (_interrompendola_). Cara Ella, lasciamo da parte gli affetti e

le passioni consimili: ciò che volevo dirti, era con altre parole: se

agisti a quel modo, fui io a procurartene la possibilità.

ELLA (_ridendo_). La possibilità.... ah, ah.... la possibilità!

BORK. (_riscaldandosi_). Sì, proprio la possibilità! Alla vigilia della

battaglia decisiva — quando non potei più salvare nè parenti nè amici;

quando dovetti ricorrere a quei milioni che erano stati affidati a

me.... e vi misi anche la mano sopra.... io salvai tutto quello che

era tuo — sì, tutto il tuo patrimonio.... quantunque avessi potuto

trafugarlo ed impiegarlo.... come feci col resto.

ELLA (_con calma, fredda_). È vero, Borkman.

BORK. Lo vedi! E perciò quando vennero da me e mi condussero via....

trovarono intatto, nei forzieri della Banca, tutto il tuo patrimonio.

ELLA (_fissandolo_). Ci ho pensato tante volte su questo fatto.... ma

veramente perchè risparmiasti il mio patrimonio? proprio ed unicamente

il mio?

BORK. Perchè?

ELLA. Sì, perchè?

BORK. Credi forse che lo feci per avere qualche cosa di riserva.... per

il caso che la faccenda dovesse prendere una cattiva piega?

ELLA. No.... a quell’epoca non avresti potuto pensare a quel modo!

BORK. Mai, e poi mai! Ero tanto sicuro della mia vittoria....

ELLA. Ed allora perchè....?

BORK. (_scrollando le spalle_). Dio buono, Ella.... non è poi tanto

facile ricordarsi di cose di vent’anni fa. Mi ricordo solamente che,

passeggiando solo ed architettando nella solitudine tutte quelle

immense imprese che volevo mandare ad effetto, mi pareva di provare

le sensazioni che, secondo me, dovrebbero agitarsi nella mente di un

aeronauta. Nelle notti in cui non potevo prender sonno, mi pareva di

dover gonfiare un enorme pallone e di essere in procinto di slanciarmi

con esso sopra un oceano malsicuro, irto di pericoli.

ELLA (_sorridendo_). Tu, che non dubitasti mai della vittoria?

BORK. (_con impazienza_). Sì, Ella: gli uomini sono tutti fatti così.

Credono e dubitano nel medesimo tempo. (_come fra sè e sè_) Fu quella

la causa per cui non volli prendere te ed il tuo patrimonio nel

pallone.

ELLA (_trepidante_). E perchè? Ti domando il perchè?

BORK. (_senza guardarla_). In un viaggio così ardito non si suole mai

prendere nella navicella il più prezioso dei beni.

ELLA. Ma tu avevi nella navicella il più prezioso dei tuoi beni: la tua

vita avvenire....

BORK. La vita non è sempre il più prezioso dei beni.

ELLA (_trattenendo il respiro_). Eri anche allora dello stesso avviso?

BORK. Sì: ero dello stesso avviso.

ELLA. Che fossi stata in allora io il più prezioso dei tuoi beni?

BORK. Sì, per quanto ne ho memoria.

ELLA. Eppure allora erano passati molti anni dall’epoca in cui mi

abbandonasti per sposare.... un’altra donna.

BORK. Averti abbandonata? Io? Capirai che ci devono essere state delle

ragioni ben superiori.... sì, ben alte ragioni, che mi costrinsero a

fare quel passo. Senza l’appoggio di quel tale, io non avrei potuto

andare avanti.

ELLA (_frenandosi_). Avermi abbandonata.... per delle ragioni ben

superiori!

BORK. Io non potei fare a meno del suo appoggio, e come prezzo egli mi

chiese la tua mano.

ELLA. E tu gli pagasti il prezzo.... l’intero prezzo; senza

contrattarlo!

BORK. Non mi rimaneva altro scampo: o vincere o soccombere.

ELLA (_con voce tremante e fissandolo_). Secondo quanto mi dicesti or

ora, io ero adunque in quell’epoca il più prezioso dei tuoi beni?

BORK. Sì, ed anche più tardi.... per molti e molti anni.

ELLA. Ciò nulla meno tu allora mi vendesti; e trattasti con un altro

uomo per il diritto del tuo amore. Vendesti il tuo affetto per un....

un posto di direttore di Banca.

BORK. (_cupo, col capo chino_). Fu dura necessità, Ella!

ELLA (_alzandosi dal sofà; con voce selvaggia e tremante_). Traditore!

BORK. (_atterrito, ma trattenendosi_). Questa parola mi fu scagliata

un’altra volta.

ELLA. Non creder già ch’io voglia alludere all’infrazione del codice da

parte tua: no, non ti fo alcun carico sul modo con cui impiegasti tutte

le obbligazioni, tutte le azioni.... tutti quelli effetti di Banca, no!

Ah se mi fosse stato concesso di essere vicino a te nel momento del tuo

tracollo....!

BORK. (_con grande interesse_). In tal caso, Ella....?

ELLA. Avrei teco diviso con gioia i colpi del destino crudele

— t’assicuro: t’avrei reso meno insopportabile l’onta,

l’annichilamento.... tutto!

BORK. L’avresti voluto? o l’avresti potuto?

ELLA. L’avrei voluto e potuto. A quell’epoca io ero ancora all’oscuro

di quel tuo terribile, immane delitto....

BORK. A quale delitto alludi tu ora?

ELLA. Alludo a quel delitto, per il quale non esiste perdono.

BORK. (_con lo sguardo fisso su lei_). Ella, tu deliri!

ELLA (_avvicinandosi a Borkman_). Sei un assassino! Hai commesso il

grande peccato mortale.

BORK. (_indietreggiando verso il pianoforte_). Ella, tu deliri!

ELLA. Tu hai spento in me la fiamma dell’amore! (_avvicinandoglisi

ancor più_) Mi comprendi? La Bibbia parla di un peccato misterioso,

per il quale non esiste perdono. Prima d’oggi quelle parole della

Bibbia mi erano oscure: ora le comprendo. Quel peccato capitale, senza

perdono.... è il peccato che si commette spegnendo in una creatura

umana la fiamma del suo amore!

BORK. Io — secondo te — avrei dunque commesso quel delitto?

ELLA. Sì, tu l’hai commesso, Borkman! Fino ad oggi ho vissuto

all’oscuro di tutto ciò. Ma questa sera mi è caduto il velo dagli

occhi. Fino ad oggi io credevo che tu mi avessi posposta a Gunilde....

per incostanza d’affetto da parte tua e per crudeli raggiri da parte

sua. E per questo motivo credo di averti una volta anche un po’

disprezzato.... Ma ora! dopo questa tua confessione! Tu hai abbandonato

me — la donna del tuo cuore; tu hai venduto il più prezioso dei

tuoi beni per ricavare un lucro! Ecco il duplice assassinio, che hai

commesso! L’assassinio della tua anima e l’assassinio della mia!

BORK. (_freddo e calmo_). Oh come si riafferma ancora una volta la

tua natura selvaggia ed indomabile, Ella! Tu ti compiaci naturalmente

di osservare le cose dal tuo punto di vista. Lo comprendo! Sei donna,

Ella! A mio modo di vedere tu non ti occupi che unicamente de’ tuoi

casi; tu credi che al mondo non esistano altre dolorose vicende

all’infuori delle tue!

ELLA. È proprio così, Borkman.

BORK. Dunque è soltanto della piaga del tuo cuore che ti dai pensiero?

ELLA. Penso soltanto a quella — soltanto a quella! Hai ragione!

BORK. Non devi però dimenticarti, anzitutto, che io sono uomo, Ella.

Come donna tu mi eri certamente il più prezioso dei beni. Ma una donna

può surrogarsi con un’altra.... se così vuole il destino....

ELLA (_sorridendo_). Arrivasti a questa conclusione con lo sposare

Gunilde?

BORK. No: anche il cómpito che m’ero creato per questa vita contribuì a

rendermi tutto ciò sopportabile. Io volevo avere fra le mie mani tutte

le sorgenti del potere: volevo avere sotto il mio giogo tutti i tesori

del suolo, dei monti, dei boschi, del mare per render contenti e felici

migliaia e migliaia di uomini.

ELLA (_come assorta nei ricordi_). Lo so: oh quante volte abbiamo

parlato insieme di tutti questi tuoi progetti.... sull’imbrunire....

BORK. Con te lo potevo fare, Ella.

ELLA. Ed io scherzavo su tutti quei tuoi progetti e ti domandavo se tu

volessi svegliare gli spiriti sonnecchianti dell’oro.

BORK. (_affermando col capo_). Mi ricordo di quella espressione.

(_lentamente_) Gli spiriti sonnecchianti dell’oro!

ELLA. Tu però non scherzavi, perchè a quella domanda mi rispondesti:

Sì, Ella, io voglio svegliarli!

BORK. È vero. In quel tempo io ero appena ai primi passi della

mia carriera. Tutto dipendeva da quell’uomo: egli poteva e voleva

procurarmi la direzione della Banca.... purchè io d’altro canto....

ELLA. Purchè tu dal canto tuo rinunciassi alla donna che tu amavi

tanto.... e che amava te alla follia.

BORK. Io conoscevo quanto grande fosse il suo affetto per te. Ma

quell’uomo mi pose per condizione....

ELLA. E tu l’accettasti anche!

BORK. (_con impeto_). L’accettai, sì, è vero! Quella brama di dominare

era in me tanto forte! Dovetti accettare quella sua condizione: ed egli

mi aiutò a salire su quelle vette affascinanti! Ed io salii sempre più

in alto — d’anno in anno sempre più in alto....

ELLA. Ed io sparii dal tuo cuore.

BORK. Ma poi egli mi precipitò nell’abisso.... e per te, Ella.

ELLA (_dopo aver meditato per qualche tempo_). Borkman.... non pare

anche a te che su tutto quel nostro amore abbia pesato una maledizione?

BORK. (_fissandola_). Una maledizione?

ELLA. Sì, una maledizione: non pare anche a te?

BORK. (_inquieto_). Forse! Ma il motivo....? (con irruenza) Ah Ella....

io non capisco proprio chi abbia ragione — io o tu?

ELLA. Sei stato tu che hai commesso quell’orribile peccato, e che hai

distrutto tutta la mia felicità!

BORK. (_con angoscia_). Oh non dirlo, Ella!

ELLA. Sì; tu hai troncato tutta la felicità d’una donna. Dal giorno in

cui la tua immagine incominciò a dileguarsi dal mio cuore, la mia vita

si oscurò come se fosse stata immersa in un eclisse solare. In tutti

questi anni trascorsi ho sentito manifestarsi in me un’avversione.... e

da ultimo mi fu impossibile di amare una qualche creatura: non uomini,

non bestie, non fiori — soltanto lui, lui....

BORK. Chi?

ELLA. Erardo!

BORK. Erardo....?

ELLA. Sì, Erardo — tuo figlio, Borkman.

BORK. E gli portasti proprio tanto affetto?

ELLA. E perchè me lo presi a casa mia? perchè mai lo trattenni vicino a

me tanto tempo.... sino a che mi fu possibile? Perchè?

BORK. Così.... per misericordia — come per il resto.

ELLA (_con viva agitazione interna_). Per misericordia! Aha! aha! Ma

non sai che io non ho provato più misericordia.... dal giorno in cui

mi abbandonasti! Non potevo più provare misericordia! Quando capitava

nella mia cucina qualche povero piccino affamato, e tutto tremante

e con le lagrime agli occhi domandava qualche cosa per isfamarsi,

incaricavo la cuoca di dargli da mangiare. Non sentivo mai in me il

desiderio di chiamare il poverino nella mia stanza, per poi riscaldarlo

vicino ad un buon fuoco, e per provare un senso di compiacenza

nel vederlo scacciare lungi da sè la fame. E pensare che nella mia

giovinezza ero tanto misericordiosa! Fosti tu a far sorgere un vasto

deserto in me.... ed anche fuori di me.

BORK. Anche su Erardo?

ELLA. No, quel deserto non si estende su tuo figlio; esso si estende su

tutto ciò che si muove ed ha vita. Tu hai rapito alla mia vita le gioie

e la felicità di una madre; anche le lagrime e le cure di una madre. E

questa fu per me la più penosa dello perdite.

BORK. Lo credi, Ella?

ELLA. Chi lo sa? Forse quelle cure e quelle lagrime avrebbero potuto

apportarmi grandissimo conforto. (_animandosi sempre più_) Allora però

mi fu impossibile di trovare un altro conforto per la perdita fatta!

Fu per questo motivo che condussi Erardo con me! Mi assicurai il suo

cuoricino tanto caldo, tanto promettente.... fino al giorno.... ah!

BORK. Fino ai giorno?

ELLA. .... in cui sua madre — volevo dire l’autrice dei suoi giorni —

me lo portò via.

BORK. Il distacco — o prima o tardi — doveva avvenire: Erardo doveva

venire in città per continuare i suoi studi.

ELLA (_stirando le mani_). Ma io non posso più sopportare questa

solitudine.... questo deserto.... non posso sopportare la perdita del

cuore di tuo figlio!

BORK. (_con lo sguardo pieno d’odio_). ..... Hm,.... Ella, tu non

hai perduto il suo cuore — no..... Non si perde tanto facilmente un

cuore.... qui, al pianterreno.

ELLA. Ho perduto Erardo qui, sì, qui. E fu lei che me lo portò via....

o forse un’altra donna. Tutto ciò risulta abbastanza evidentemente

dalle lettere che egli mi scrive qualche volta.

BORK. Tu sei venuta adunque qui per riprenderlo?

ELLA. Sì, purchè sia possibile....

BORK. È possibile, se proprio lo vuoi: il primo e maggior diritto su

Erardo spetta a te.

ELLA. Diritto! E si può parlare in questo caso di diritto? Se egli non

viene via con me spontaneamente.... non posso avere il suo cuore, che

devo averei Io devo avere tutto, tutto il cuore del mio figliolo!

BORK. Non dimenticarti che Erardo ha già venti anni suonati; non

potresti far quindi duraturo assegnamento su tutto, tutto il suo

cuore.... per usare le stesse tue parole.

ELLA (_con un amaro sorriso_). Non è necessario che egli resti molto

tempo con me.

BORK. No? Credevo che tu esigessi di trattenere Erardo sino ai tuoi

ultimi giorni.

ELLA. Questa è infatti la mia intenzione.... per ciò che riguarda i

miei ultimi giorni, non ci vorrà molto tempo....

BORK. (_con sorpresa_). Che dici....?

ELLA. Ti sarà noto che negli ultimi anni fui sempre sofferente?

BORK. Tu sofferente?

ELLA. Non lo sapevi?

BORK. No.... veramente.... no....

ELLA (_guardandolo con aria di stupore_). Non ti ha mai parlato Erardo

delle mie sofferenze?

BORK. Ora non posso proprio ricordarmene....

ELLA. Forse Erardo non t’avrà mai parlato di me?

BORK. Sì, sì: egli mi parlò di te.... almeno mi pare. Del resto io

lo vedo ben di rado; anzi quasi mai. C’è qui giù, al pianterreno, una

persona che lo tiene lontano da me.... lontano da me, intendi?

ELLA. Ne sei certo, Borkman?

BORK. Oh se lo sono! (_cambiando tono_) Dunque sei stata sofferente,

Ella?

ELLA. Sì: nell’autunno scorso il male s’aggravò tanto da costringermi a

venir qui per consultare i medici della città, che hanno più esperienza

dei nostri.

BORK. Li hai già consultati?

ELLA. Sì: stamane.

BORK. E ti dissero?

ELLA. Mi convinsero pienamente di quello che avevo presentito io stessa

da molto tempo....

BORK. Ebbene?

ELLA (_rassegnata e calma_). La mia malattia mi condurrà al sepolcro,

Borkman.

BORK. Non prestarci fede, Ella!

ELLA. La mia malattia è di quelle per le quali non valgono rimedi. I

medici non ne conoscono uno: devono accontentarsi di seguire il corso

del male; non lo possono arrestare: tutt’al più possono procurare

qualche sollievo — il che è già una bella fortuna.

BORK. Ad onta della tua malattia, tu vivrai ancora molto a lungo....

vedrai....

ELLA. I medici m’hanno assicurato che molto probabilmente avrei potuto

tirare avanti ancora tutto l’inverno.

BORK. (_sopra pensiero_). L’inverno.... è tanto lungo.

ELLA (_sommessamente_). Sì — abbastanza lungo.

BORK. (_premuroso, come se volesse cambiare discorso_). E come mai

fu possibile che tu ti ammalassi così gravemente? Conducevi sempre un

regime di vita così regolato.... così igienico.... come mai....?

ELLA (_fissandolo_). I medici sostengono che la causa del mio male sia

stata una commozione d’animo d’antica data.

BORK. (_montando in collera_). Una commozione d’animo! Comprendo la tua

allusione!

ELLA (_in preda ad un’agitazione interna sempre più crescente_). Del

resto ormai è troppo tardi di voler rintracciarne la causa! Io però

devo avere ancora una volta — prima di morire — il mio unico figliolo!

È così triste di dover abbandonare tutto ciò che palpita di vita su

questa terra.... il sole, l’aria, la luce.... senza lasciare a questo

mondo almeno una persona, che possa qualche volta ricordarsi di me....

e pensare a me con affetto e con rimpianto.... come un figlio pensa

alla madre morta.

BORK. (_dopo breve pausa_). Porta pur via Erardo, Ella.... purchè tu

possa riuscirvi.

ELLA (_con calore_). Vi acconsenti? Lo puoi?

BORK. (_cupo_). Sì: ma non è un gran sagrifizio il mio, perchè io già

da molto tempo non ho più nessun potere su mio figlio!

ELLA. Grazie, grazie per il tuo sacrifizio! — Ora ho da volgerti

un’altra preghiera, Borkman.... anzi, secondo me, una grande preghiera.

BORK. Parla!

ELLA. Troverai puerile.... forse incomprensibile....

BORK. Parla dunque!

ELLA. Dopo la mia morte resterà un patrimonio non indifferente....

BORK. Sì, un patrimonio rilevante.

ELLA. Ebbene, è mia intenzione di lasciare il mio patrimonio ad Erardo.

BORK. Dal momento che non hai altri parenti più prossimi....

ELLA (_con anima_). Infatti non ho altri parenti più prossimi....

BORK. Non ci sono più superstiti della tua famiglia, è vero: tu sei

l’ultima Rentheim.

ELLA (_affermando lentamente col capo_). L’ultima! Ora se io muoio....

sparirà con la mia morte anche il nome dei Rentheim. E vedi, anche

questo pensiero mi è tanto angoscioso! Di me non resterà più nulla in

questo mondo.... neppure il mio nome....

BORK. (_interrompendola_). Aha,.... ora ti comprendo!

ELLA (_con passione_). Fa che il mio nome non muoia con me! Fa che

Erardo porti anche il nome dei Rentheim.

BORK. (_guardandola con stizza_). Comprendo le tue mire. Tu vuoi

liberare mio figlio dal nome che porta suo padre: ecco la tua

intenzione!

ELLA. No — non è vero! Io avrei portato quel nome in tua compagnia con

tanto entusiasmo, con tanta fierezza! Ma per una madre, che si trova

sull’orlo della fossa.... credimi, Borkman, il nome è un legame ben più

forte di quello che tu possa immaginare!

BORK. (_freddo, ma con fierezza_). Sta bene, Ella: io sarò l’unico uomo

che porterà ancora il nome dei Borkman.

ELLA (_stringendogli le mani_). Grazie, grazie! Ora abbiamo saldato

la nostra partita! Sì, sì — lascia che te lo dica! Tu hai fatto

un’onorevole ammenda — per quanto stava nelle tue forze! Morta me,

vivrà un Erardo Rentheim!

(_La porta in fondo, a sinistra, si apre: apparisce la signora

Borkman con lo sciallo sulla testa_.)

Gian Gabriele Borkman · 第 18 / 38 题