=Borkman=, poi =Ella Rentheim=.
(_Borkman resta per alcuni momenti vicino alla porta che è stata
chiusa da Foldal; fa un movimento come se volesse richiamarlo; poi,
pentito, incomincia a passeggiare su e giù per la stanza, con le
mani sul dorso. Dopo qualche tempo s’avvicina e s’arresta al tavolo
davanti al sofà e spegne la lampada. Il salotto è immerso nella
semi-oscurità._)
(_Dopo una breve pausa bussano in fondo, a sinistra._)
BORK. (_dal tavolo si volge e domanda a voce alta:_) Chi è là?
(_Nessuno risponde: bussano di nuovo._)
BORK. (_immobile_). Chi è là? avanti!
(_Ella Rentheim con una candela in mano entra: veste come nel primo
atto; ha sulle spalle il mantello, che è sbottonato._)
BORK. (_guardandola_). Chi è lei? Che vuole da me?
ELLA (_chiude dietro a sè la porta e si avvicina_). Sono io, Borkman.
(_depone la candela sul pianoforte e resta immobile._)
BORK. (_come colpito dal fulmine, la contempla con gli occhi fissi, e
mormora a fil di voce:_) Ella? Ella Rentheim? È proprio lei?
ELLA. Sì, sono la tua Ella, come mi chiamavi un giorno.... allora....
molti, molti anni fa.
BORK. (_come sopra_). Sì, sì.... Ella.... ora ti riconosco!
ELLA. Mi riconosci adunque?
BORK. Sì, ora incomincio....
ELLA. Gli anni non fecero tanti complimenti con me.... siamo arrivati
all’autunno.... come mi trovi?
BORK. (_forzato_). Ti sei un po’ cambiata. A prima vista....
ELLA. Ora non mi scendono più sulle spalle, in brune anella, quei
capelli che tu, in altri tempi, ti compiacevi di accarezzare con le
dita!
BORK. (_rapidamente_). È vero! Ora me ne accorgo, Ella! Non hai più
l’acconciatura d’una volta.
ELLA (_con riso amaro_). Proprio così: è l’acconciatura che cambia....
BORK. (_cambiando discorso_). Non sapevo ch’eri venuta qui fuori.
ELLA. Sono arrivata da poco.
BORK. E perchè sei venuta in questa stagione?... in inverno?
ELLA. Te lo dirò.
BORK. Vuoi qualche cosa da me?
ELLA. Sì, anche da te. Prima di parlarti di un certo argomento, dovrei
ritornare col pensiero nel passato e rivolgerlo su cose avvenute.
BORK. Sei stanca, Ella?
ELLA. Sì; sono stanca.
BORK. Non vuoi accomodarti? Là.... là sul sofà?
ELLA. Grazie: ho infatti bisogno di sedermi. (_Si siede sull’angolo
anteriore del sofà: Borkman, immobile accanto il tavolino e con le mani
sul dorso, la fissa. Breve pausa._)
ELLA. Sono passati molti anni — Borkman — dall’ultima volta in cui ci
siamo trovati soli — così a quattr’occhi!
BORK. (_cupo_). Sono passati molti anni! E fu nel frattempo che si
svolse tutta quella terribile storia!
ELLA. Da quella volta è trascorsa una vita d’uomo! Una vita perduta!
BORK. (_sdegnato_). Perduta!
ELLA. Sì, perduta: e per ambidue!
BORK. (_freddamente_). Eppure io non credo che la mia vita sia già a
quest’ora una vita perduta!
ELLA. Ma la mia?
BORK. Lo devi ascrivere a tua colpa, Ella.
ELLA (_con un movimento di dispetto_). E sei tu che me lo dici?
BORK. Sì, io: Ella, tu avresti potuto raggiungere la tua felicità anche
senza di me!
ELLA. Lo credi?
BORK. Purchè tu l’avessi voluto.
ELLA (_con amarezza_). Se ben mi ricordo, fu un altro uomo che mi
chiese la mano....
BORK. Tu gliela rifiutasti.
ELLA. Sì; gliela rifiutai!
BORK. E non gli rifiutasti la mano un’unica volta! Per anni ed anni....
ELLA (_ironica_). .... Per anni ed anni respinsi da me la felicità....
è così che intendevi dire?
BORK. Avresti potuto vivere molto felice anche con lui.... in tal caso
io sarei stato salvo!
ELLA. Tu?
BORK. Sì, tu mi avresti salvato, Ella!
ELLA. Spiegati: in che modo?
BORK. Egli si cacciò in testa che io fossi la vera ed unica causa di
tutti quei tuoi rifiuti. — E se ne vendicò: fu una facile vendetta
per lui, che aveva nelle mani tutte quelle mie lettere, piene di
confessioni. Se ne servì a dovere.... ed allora per me fu questione
finita.... almeno per il momento. E di tutto ciò fu tua la colpa, Ella!
ELLA. Ah, Borkman, rifletti un po’.... proseguendo di questo passo,
finirò col diventare io — io sola la causa di quanto è accaduto!
BORK. È questione di modo di vedere! So benissimo quanto io debba a te:
all’incanto di questa possessione, fosti tu che ne facesti l’acquisto;
poi la mettesti completamente a mia disposizione.... e a disposizione
di tua sorella. Prendesti con te Erardo: ti curasti di lui sotto ogni
rapporto....
ELLA. .... Fino a che mi fu concesso.
BORK. .... fino a che ti fu concesso da tua sorella — volevi dire.
Io non mi immischiai mai in tutte queste faccende domestiche.... Ah,
sì.... dunque stavo per dire.... io sono perfettamente a cognizione di
tutti i tuoi sagrifizi sostenuti per me e per tua sorella. Tu potevi
anche farlo, Ella: non dimenticarti, però, che devi a me se fosti in
grado di farlo.
ELLA (_mossa a sdegno_). In tal caso t’inganni.... Borkman.... e molto!
Fu l’interna voce del mio cuore, fu il caldo affetto per Erardo.... ed
anche per te.... che mi consigliarono di agire in quel modo.
BORK. (_interrompendola_). Cara Ella, lasciamo da parte gli affetti e
le passioni consimili: ciò che volevo dirti, era con altre parole: se
agisti a quel modo, fui io a procurartene la possibilità.
ELLA (_ridendo_). La possibilità.... ah, ah.... la possibilità!
BORK. (_riscaldandosi_). Sì, proprio la possibilità! Alla vigilia della
battaglia decisiva — quando non potei più salvare nè parenti nè amici;
quando dovetti ricorrere a quei milioni che erano stati affidati a
me.... e vi misi anche la mano sopra.... io salvai tutto quello che
era tuo — sì, tutto il tuo patrimonio.... quantunque avessi potuto
trafugarlo ed impiegarlo.... come feci col resto.
ELLA (_con calma, fredda_). È vero, Borkman.
BORK. Lo vedi! E perciò quando vennero da me e mi condussero via....
trovarono intatto, nei forzieri della Banca, tutto il tuo patrimonio.
ELLA (_fissandolo_). Ci ho pensato tante volte su questo fatto.... ma
veramente perchè risparmiasti il mio patrimonio? proprio ed unicamente
il mio?
BORK. Perchè?
ELLA. Sì, perchè?
BORK. Credi forse che lo feci per avere qualche cosa di riserva.... per
il caso che la faccenda dovesse prendere una cattiva piega?
ELLA. No.... a quell’epoca non avresti potuto pensare a quel modo!
BORK. Mai, e poi mai! Ero tanto sicuro della mia vittoria....
ELLA. Ed allora perchè....?
BORK. (_scrollando le spalle_). Dio buono, Ella.... non è poi tanto
facile ricordarsi di cose di vent’anni fa. Mi ricordo solamente che,
passeggiando solo ed architettando nella solitudine tutte quelle
immense imprese che volevo mandare ad effetto, mi pareva di provare
le sensazioni che, secondo me, dovrebbero agitarsi nella mente di un
aeronauta. Nelle notti in cui non potevo prender sonno, mi pareva di
dover gonfiare un enorme pallone e di essere in procinto di slanciarmi
con esso sopra un oceano malsicuro, irto di pericoli.
ELLA (_sorridendo_). Tu, che non dubitasti mai della vittoria?
BORK. (_con impazienza_). Sì, Ella: gli uomini sono tutti fatti così.
Credono e dubitano nel medesimo tempo. (_come fra sè e sè_) Fu quella
la causa per cui non volli prendere te ed il tuo patrimonio nel
pallone.
ELLA (_trepidante_). E perchè? Ti domando il perchè?
BORK. (_senza guardarla_). In un viaggio così ardito non si suole mai
prendere nella navicella il più prezioso dei beni.
ELLA. Ma tu avevi nella navicella il più prezioso dei tuoi beni: la tua
vita avvenire....
BORK. La vita non è sempre il più prezioso dei beni.
ELLA (_trattenendo il respiro_). Eri anche allora dello stesso avviso?
BORK. Sì: ero dello stesso avviso.
ELLA. Che fossi stata in allora io il più prezioso dei tuoi beni?
BORK. Sì, per quanto ne ho memoria.
ELLA. Eppure allora erano passati molti anni dall’epoca in cui mi
abbandonasti per sposare.... un’altra donna.
BORK. Averti abbandonata? Io? Capirai che ci devono essere state delle
ragioni ben superiori.... sì, ben alte ragioni, che mi costrinsero a
fare quel passo. Senza l’appoggio di quel tale, io non avrei potuto
andare avanti.
ELLA (_frenandosi_). Avermi abbandonata.... per delle ragioni ben
superiori!
BORK. Io non potei fare a meno del suo appoggio, e come prezzo egli mi
chiese la tua mano.
ELLA. E tu gli pagasti il prezzo.... l’intero prezzo; senza
contrattarlo!
BORK. Non mi rimaneva altro scampo: o vincere o soccombere.
ELLA (_con voce tremante e fissandolo_). Secondo quanto mi dicesti or
ora, io ero adunque in quell’epoca il più prezioso dei tuoi beni?
BORK. Sì, ed anche più tardi.... per molti e molti anni.
ELLA. Ciò nulla meno tu allora mi vendesti; e trattasti con un altro
uomo per il diritto del tuo amore. Vendesti il tuo affetto per un....
un posto di direttore di Banca.
BORK. (_cupo, col capo chino_). Fu dura necessità, Ella!
ELLA (_alzandosi dal sofà; con voce selvaggia e tremante_). Traditore!
BORK. (_atterrito, ma trattenendosi_). Questa parola mi fu scagliata
un’altra volta.
ELLA. Non creder già ch’io voglia alludere all’infrazione del codice da
parte tua: no, non ti fo alcun carico sul modo con cui impiegasti tutte
le obbligazioni, tutte le azioni.... tutti quelli effetti di Banca, no!
Ah se mi fosse stato concesso di essere vicino a te nel momento del tuo
tracollo....!
BORK. (_con grande interesse_). In tal caso, Ella....?
ELLA. Avrei teco diviso con gioia i colpi del destino crudele
— t’assicuro: t’avrei reso meno insopportabile l’onta,
l’annichilamento.... tutto!
BORK. L’avresti voluto? o l’avresti potuto?
ELLA. L’avrei voluto e potuto. A quell’epoca io ero ancora all’oscuro
di quel tuo terribile, immane delitto....
BORK. A quale delitto alludi tu ora?
ELLA. Alludo a quel delitto, per il quale non esiste perdono.
BORK. (_con lo sguardo fisso su lei_). Ella, tu deliri!
ELLA (_avvicinandosi a Borkman_). Sei un assassino! Hai commesso il
grande peccato mortale.
BORK. (_indietreggiando verso il pianoforte_). Ella, tu deliri!
ELLA. Tu hai spento in me la fiamma dell’amore! (_avvicinandoglisi
ancor più_) Mi comprendi? La Bibbia parla di un peccato misterioso,
per il quale non esiste perdono. Prima d’oggi quelle parole della
Bibbia mi erano oscure: ora le comprendo. Quel peccato capitale, senza
perdono.... è il peccato che si commette spegnendo in una creatura
umana la fiamma del suo amore!
BORK. Io — secondo te — avrei dunque commesso quel delitto?
ELLA. Sì, tu l’hai commesso, Borkman! Fino ad oggi ho vissuto
all’oscuro di tutto ciò. Ma questa sera mi è caduto il velo dagli
occhi. Fino ad oggi io credevo che tu mi avessi posposta a Gunilde....
per incostanza d’affetto da parte tua e per crudeli raggiri da parte
sua. E per questo motivo credo di averti una volta anche un po’
disprezzato.... Ma ora! dopo questa tua confessione! Tu hai abbandonato
me — la donna del tuo cuore; tu hai venduto il più prezioso dei
tuoi beni per ricavare un lucro! Ecco il duplice assassinio, che hai
commesso! L’assassinio della tua anima e l’assassinio della mia!
BORK. (_freddo e calmo_). Oh come si riafferma ancora una volta la
tua natura selvaggia ed indomabile, Ella! Tu ti compiaci naturalmente
di osservare le cose dal tuo punto di vista. Lo comprendo! Sei donna,
Ella! A mio modo di vedere tu non ti occupi che unicamente de’ tuoi
casi; tu credi che al mondo non esistano altre dolorose vicende
all’infuori delle tue!
ELLA. È proprio così, Borkman.
BORK. Dunque è soltanto della piaga del tuo cuore che ti dai pensiero?
ELLA. Penso soltanto a quella — soltanto a quella! Hai ragione!
BORK. Non devi però dimenticarti, anzitutto, che io sono uomo, Ella.
Come donna tu mi eri certamente il più prezioso dei beni. Ma una donna
può surrogarsi con un’altra.... se così vuole il destino....
ELLA (_sorridendo_). Arrivasti a questa conclusione con lo sposare
Gunilde?
BORK. No: anche il cómpito che m’ero creato per questa vita contribuì a
rendermi tutto ciò sopportabile. Io volevo avere fra le mie mani tutte
le sorgenti del potere: volevo avere sotto il mio giogo tutti i tesori
del suolo, dei monti, dei boschi, del mare per render contenti e felici
migliaia e migliaia di uomini.
ELLA (_come assorta nei ricordi_). Lo so: oh quante volte abbiamo
parlato insieme di tutti questi tuoi progetti.... sull’imbrunire....
BORK. Con te lo potevo fare, Ella.
ELLA. Ed io scherzavo su tutti quei tuoi progetti e ti domandavo se tu
volessi svegliare gli spiriti sonnecchianti dell’oro.
BORK. (_affermando col capo_). Mi ricordo di quella espressione.
(_lentamente_) Gli spiriti sonnecchianti dell’oro!
ELLA. Tu però non scherzavi, perchè a quella domanda mi rispondesti:
Sì, Ella, io voglio svegliarli!
BORK. È vero. In quel tempo io ero appena ai primi passi della
mia carriera. Tutto dipendeva da quell’uomo: egli poteva e voleva
procurarmi la direzione della Banca.... purchè io d’altro canto....
ELLA. Purchè tu dal canto tuo rinunciassi alla donna che tu amavi
tanto.... e che amava te alla follia.
BORK. Io conoscevo quanto grande fosse il suo affetto per te. Ma
quell’uomo mi pose per condizione....
ELLA. E tu l’accettasti anche!
BORK. (_con impeto_). L’accettai, sì, è vero! Quella brama di dominare
era in me tanto forte! Dovetti accettare quella sua condizione: ed egli
mi aiutò a salire su quelle vette affascinanti! Ed io salii sempre più
in alto — d’anno in anno sempre più in alto....
ELLA. Ed io sparii dal tuo cuore.
BORK. Ma poi egli mi precipitò nell’abisso.... e per te, Ella.
ELLA (_dopo aver meditato per qualche tempo_). Borkman.... non pare
anche a te che su tutto quel nostro amore abbia pesato una maledizione?
BORK. (_fissandola_). Una maledizione?
ELLA. Sì, una maledizione: non pare anche a te?
BORK. (_inquieto_). Forse! Ma il motivo....? (con irruenza) Ah Ella....
io non capisco proprio chi abbia ragione — io o tu?
ELLA. Sei stato tu che hai commesso quell’orribile peccato, e che hai
distrutto tutta la mia felicità!
BORK. (_con angoscia_). Oh non dirlo, Ella!
ELLA. Sì; tu hai troncato tutta la felicità d’una donna. Dal giorno in
cui la tua immagine incominciò a dileguarsi dal mio cuore, la mia vita
si oscurò come se fosse stata immersa in un eclisse solare. In tutti
questi anni trascorsi ho sentito manifestarsi in me un’avversione.... e
da ultimo mi fu impossibile di amare una qualche creatura: non uomini,
non bestie, non fiori — soltanto lui, lui....
BORK. Chi?
ELLA. Erardo!
BORK. Erardo....?
ELLA. Sì, Erardo — tuo figlio, Borkman.
BORK. E gli portasti proprio tanto affetto?
ELLA. E perchè me lo presi a casa mia? perchè mai lo trattenni vicino a
me tanto tempo.... sino a che mi fu possibile? Perchè?
BORK. Così.... per misericordia — come per il resto.
ELLA (_con viva agitazione interna_). Per misericordia! Aha! aha! Ma
non sai che io non ho provato più misericordia.... dal giorno in cui
mi abbandonasti! Non potevo più provare misericordia! Quando capitava
nella mia cucina qualche povero piccino affamato, e tutto tremante
e con le lagrime agli occhi domandava qualche cosa per isfamarsi,
incaricavo la cuoca di dargli da mangiare. Non sentivo mai in me il
desiderio di chiamare il poverino nella mia stanza, per poi riscaldarlo
vicino ad un buon fuoco, e per provare un senso di compiacenza
nel vederlo scacciare lungi da sè la fame. E pensare che nella mia
giovinezza ero tanto misericordiosa! Fosti tu a far sorgere un vasto
deserto in me.... ed anche fuori di me.
BORK. Anche su Erardo?
ELLA. No, quel deserto non si estende su tuo figlio; esso si estende su
tutto ciò che si muove ed ha vita. Tu hai rapito alla mia vita le gioie
e la felicità di una madre; anche le lagrime e le cure di una madre. E
questa fu per me la più penosa dello perdite.
BORK. Lo credi, Ella?
ELLA. Chi lo sa? Forse quelle cure e quelle lagrime avrebbero potuto
apportarmi grandissimo conforto. (_animandosi sempre più_) Allora però
mi fu impossibile di trovare un altro conforto per la perdita fatta!
Fu per questo motivo che condussi Erardo con me! Mi assicurai il suo
cuoricino tanto caldo, tanto promettente.... fino al giorno.... ah!
BORK. Fino ai giorno?
ELLA. .... in cui sua madre — volevo dire l’autrice dei suoi giorni —
me lo portò via.
BORK. Il distacco — o prima o tardi — doveva avvenire: Erardo doveva
venire in città per continuare i suoi studi.
ELLA (_stirando le mani_). Ma io non posso più sopportare questa
solitudine.... questo deserto.... non posso sopportare la perdita del
cuore di tuo figlio!
BORK. (_con lo sguardo pieno d’odio_). ..... Hm,.... Ella, tu non
hai perduto il suo cuore — no..... Non si perde tanto facilmente un
cuore.... qui, al pianterreno.
ELLA. Ho perduto Erardo qui, sì, qui. E fu lei che me lo portò via....
o forse un’altra donna. Tutto ciò risulta abbastanza evidentemente
dalle lettere che egli mi scrive qualche volta.
BORK. Tu sei venuta adunque qui per riprenderlo?
ELLA. Sì, purchè sia possibile....
BORK. È possibile, se proprio lo vuoi: il primo e maggior diritto su
Erardo spetta a te.
ELLA. Diritto! E si può parlare in questo caso di diritto? Se egli non
viene via con me spontaneamente.... non posso avere il suo cuore, che
devo averei Io devo avere tutto, tutto il cuore del mio figliolo!
BORK. Non dimenticarti che Erardo ha già venti anni suonati; non
potresti far quindi duraturo assegnamento su tutto, tutto il suo
cuore.... per usare le stesse tue parole.
ELLA (_con un amaro sorriso_). Non è necessario che egli resti molto
tempo con me.
BORK. No? Credevo che tu esigessi di trattenere Erardo sino ai tuoi
ultimi giorni.
ELLA. Questa è infatti la mia intenzione.... per ciò che riguarda i
miei ultimi giorni, non ci vorrà molto tempo....
BORK. (_con sorpresa_). Che dici....?
ELLA. Ti sarà noto che negli ultimi anni fui sempre sofferente?
BORK. Tu sofferente?
ELLA. Non lo sapevi?
BORK. No.... veramente.... no....
ELLA (_guardandolo con aria di stupore_). Non ti ha mai parlato Erardo
delle mie sofferenze?
BORK. Ora non posso proprio ricordarmene....
ELLA. Forse Erardo non t’avrà mai parlato di me?
BORK. Sì, sì: egli mi parlò di te.... almeno mi pare. Del resto io
lo vedo ben di rado; anzi quasi mai. C’è qui giù, al pianterreno, una
persona che lo tiene lontano da me.... lontano da me, intendi?
ELLA. Ne sei certo, Borkman?
BORK. Oh se lo sono! (_cambiando tono_) Dunque sei stata sofferente,
Ella?
ELLA. Sì: nell’autunno scorso il male s’aggravò tanto da costringermi a
venir qui per consultare i medici della città, che hanno più esperienza
dei nostri.
BORK. Li hai già consultati?
ELLA. Sì: stamane.
BORK. E ti dissero?
ELLA. Mi convinsero pienamente di quello che avevo presentito io stessa
da molto tempo....
BORK. Ebbene?
ELLA (_rassegnata e calma_). La mia malattia mi condurrà al sepolcro,
Borkman.
BORK. Non prestarci fede, Ella!
ELLA. La mia malattia è di quelle per le quali non valgono rimedi. I
medici non ne conoscono uno: devono accontentarsi di seguire il corso
del male; non lo possono arrestare: tutt’al più possono procurare
qualche sollievo — il che è già una bella fortuna.
BORK. Ad onta della tua malattia, tu vivrai ancora molto a lungo....
vedrai....
ELLA. I medici m’hanno assicurato che molto probabilmente avrei potuto
tirare avanti ancora tutto l’inverno.
BORK. (_sopra pensiero_). L’inverno.... è tanto lungo.
ELLA (_sommessamente_). Sì — abbastanza lungo.
BORK. (_premuroso, come se volesse cambiare discorso_). E come mai
fu possibile che tu ti ammalassi così gravemente? Conducevi sempre un
regime di vita così regolato.... così igienico.... come mai....?
ELLA (_fissandolo_). I medici sostengono che la causa del mio male sia
stata una commozione d’animo d’antica data.
BORK. (_montando in collera_). Una commozione d’animo! Comprendo la tua
allusione!
ELLA (_in preda ad un’agitazione interna sempre più crescente_). Del
resto ormai è troppo tardi di voler rintracciarne la causa! Io però
devo avere ancora una volta — prima di morire — il mio unico figliolo!
È così triste di dover abbandonare tutto ciò che palpita di vita su
questa terra.... il sole, l’aria, la luce.... senza lasciare a questo
mondo almeno una persona, che possa qualche volta ricordarsi di me....
e pensare a me con affetto e con rimpianto.... come un figlio pensa
alla madre morta.
BORK. (_dopo breve pausa_). Porta pur via Erardo, Ella.... purchè tu
possa riuscirvi.
ELLA (_con calore_). Vi acconsenti? Lo puoi?
BORK. (_cupo_). Sì: ma non è un gran sagrifizio il mio, perchè io già
da molto tempo non ho più nessun potere su mio figlio!
ELLA. Grazie, grazie per il tuo sacrifizio! — Ora ho da volgerti
un’altra preghiera, Borkman.... anzi, secondo me, una grande preghiera.
BORK. Parla!
ELLA. Troverai puerile.... forse incomprensibile....
BORK. Parla dunque!
ELLA. Dopo la mia morte resterà un patrimonio non indifferente....
BORK. Sì, un patrimonio rilevante.
ELLA. Ebbene, è mia intenzione di lasciare il mio patrimonio ad Erardo.
BORK. Dal momento che non hai altri parenti più prossimi....
ELLA (_con anima_). Infatti non ho altri parenti più prossimi....
BORK. Non ci sono più superstiti della tua famiglia, è vero: tu sei
l’ultima Rentheim.
ELLA (_affermando lentamente col capo_). L’ultima! Ora se io muoio....
sparirà con la mia morte anche il nome dei Rentheim. E vedi, anche
questo pensiero mi è tanto angoscioso! Di me non resterà più nulla in
questo mondo.... neppure il mio nome....
BORK. (_interrompendola_). Aha,.... ora ti comprendo!
ELLA (_con passione_). Fa che il mio nome non muoia con me! Fa che
Erardo porti anche il nome dei Rentheim.
BORK. (_guardandola con stizza_). Comprendo le tue mire. Tu vuoi
liberare mio figlio dal nome che porta suo padre: ecco la tua
intenzione!
ELLA. No — non è vero! Io avrei portato quel nome in tua compagnia con
tanto entusiasmo, con tanta fierezza! Ma per una madre, che si trova
sull’orlo della fossa.... credimi, Borkman, il nome è un legame ben più
forte di quello che tu possa immaginare!
BORK. (_freddo, ma con fierezza_). Sta bene, Ella: io sarò l’unico uomo
che porterà ancora il nome dei Borkman.
ELLA (_stringendogli le mani_). Grazie, grazie! Ora abbiamo saldato
la nostra partita! Sì, sì — lascia che te lo dica! Tu hai fatto
un’onorevole ammenda — per quanto stava nelle tue forze! Morta me,
vivrà un Erardo Rentheim!
(_La porta in fondo, a sinistra, si apre: apparisce la signora
Borkman con lo sciallo sulla testa_.)