Adolfo.
Il figlio di Giulietta era cresciuto cogli anni, erede d’una vendetta
raccolta dal labbro morente di sua madre, allevato dalle cure della
vecchia governante che su lui aveva concentrato tutto l’affetto a cui
era proclive il suo cuore. Educato a nobili sentimenti di riconoscenza
e di gratitudine, ardentemente sentiva l’ansia infrenabile di compiere
il sacro voto che ogni anno andava rinnovando sopra una tomba, la tomba
di sua madre, dalla cui memoria traeva fomento a compiere l’opera
sua!... Egli avea chiesto del condottiero di quella sgherraglia che
vedeva scorazzare pel paese tronfia e superba; gli fu detto ch’egli
aveva lasciato il servizio del duca... Alle sue indagini aveva risposto
il mistero, alle sue domande il silenzio; ei vi resistette per qualche
tempo cercando col pensiero un mezzo per venire a capo della sua brama
inquieta... l’avrebbe chiesto all’inferno!... l’avrebbe patteggiato col
delitto!.. Ei si rodeva in quella crudele alternativa dell’aspettare,
in quella febbre che consuma!... in quell’agonia che sfinisce...
Egli si ricordava di quella terribile notte nella quale un uomo erasi
affacciato sulla porta della stanza... là dove agonizzava sua madre...
Egli ne aveva veduto il livido pallore... Aveva sentito la voce di sua
madre efferata dallo spavento gridargli collo sforzo convulso della
sua anima.... È l’assassino di tuo padre!... Egli si ricordava tutto
ciò; dalla sua mente il tempo non aveva cancellata la memoria di questo
dramma di sangue che ora costato due vite!... che l’aveva lasciato
orfano, solo sulla terra... ed ei si diceva tutti i giorni, si ripeteva
ad ogni istante, che fra mille avria conosciuta quella livida fronte
segnata dalla mano scarna dell’agonizzante, sulla quale Iddio avrebbe
dovuto scolpire il marchio dei Caini!...
In qualcuno di quei giorni di smania impotente contro cui cercava
invano di reagire, il giovane si dava a correre come un pazzo i
sentieri della montagna come volesse coll’uso della vita attutire quel
fermento morale che gli saliva al capo colle mille sue vampe.
Egli correva, correva..., come seguisse il volo dei tumultuosi
pensieri che fervevano nella sua mente e cadeva poi anelante e
spossato su qualche pietra della montagna, rodendo il freno dell’ira
che gli martellava nel cuore e proponendosi mezzi strani, l’uno più
strano dell’altro, affine d’uscire da quella vita d’inerzia e di
disperazione!...
Un giorno che dava sfogo ad una di queste sue bizzarrie, si era
riposato al margine di un ruscello che scorreva tra i sassi saltellando
e vi serpeggiava come un serpente dalle lucide squame d’argento... Era
verso sera; le tenebre calavano sulla valle, lo spazio si oscurava,
spirava un’aria grave ed umida: egli stette alcuni istanti assorto
nei suoi pensieri, tutto ad un tratto si scosse; gli parve d’aver
inteso un bisbiglio di voci, raccolse la sua attenzione; era diffatti
un susurrìo piano piano, un ronzìo di parole sommessamente mormorate.
Macchinalmente e come attratto dalla curiosità ei si alzò e mosse verso
la direzione da cui veniva il rumore; a pochi passi da lui vide una
capanna, era la capanna del carbonaro.... era più trista di quello che
allora nol fosse, fesse ne erano le tavole di legno di cui era formata;
i frassini eransi fatti più alti e più frondosi, e la coprivano
quasi intieramente. Le voci si fecero più distinte all’orecchio del
giovane... ascoltò... un fremito gli corse le fibbre...
— Tanto fa... diceva una voce.. — dal fabbricar scrupoli al morir di
fame!... affè che la scelta è facile!...
— Tu sei un gaglioffone!... buono a nulla, diceva un altro.... e sì che
sulla coscienza c’è n’hai d’aver più d’uno dei peccatacci!...
— Eh via!... Bortolo!... brontolava il terzo!... hai le ombre nere pel
capo oggi? si tratta di mangiare e di dar da mangiare ai tuoi marmocchi
che ti strilleranno all’orecchio una poco allegra canzone.
Bortolo il carbonaro si scosse... ei guardò il canile dove soleva
dormir la sua donna ed i suoi figli; era vuoto; verranno a momenti,
mormorò egli. Vada!... Esclamò poi come imponesse a sè stesso!...
Vada!... qua la mano...
Quattro destre si strinsero a suggellare un patto di sangue.
— Quando ci vediamo?...
— Qui allo svolto.
— Alle sei parte la corriera da Como per la Svizzera.
— Dunque alle nove.
— Sullo stradale della Croce....
— E chi primo arrivi?...
— Si raccomandi al diavolo...
Sss... fè uno dei banditi guardandosi attorno sospettoso.... non ti
parve d’aver inteso alcun rumore?...
Stetter zitti per alcuni istanti; non s’intese più nulla. Adolfo era
girato dietro la siepe. Un uomo guardò fuori dalla porta della capanna.
— Fischia un maledetto vento, disse egli rientrando...
Adolfo trattenendo il respiro aveva tutto ascoltato; era certo che si
tramava un delitto, che ben scelta non era ancora la vittima; egli si
sentì preso da uno strano senso di compassione per chi avesse potuto
incappare sotto il pugnale di quei banditi... lasciare che la loro
opera si compisse quando egli n’era a parte, quando sapeva l’ora, il
luogo, come e su chi si dovesse compiere, era rendersi complice del
loro delitto, era un farlo pesare indirettamente sulla sua coscienza
d’onest’uomo....
Un pensiero corse rapido alla sua mente, ei non stette ad analizzarlo,
egli lo accettò come era venuto, vi si affidò: lasciò con precauzione
il suo nascondiglio, rifece la strada del monte, arrivò a casa, staccò
dissopra al suo letto la sua carabina a due colpi, si passò alla
cintola un sodo coltello da caccia, e si mise in via. L’orologio della
piazza batteva le nove... Cinque uomini erano al loro posto sullo
stradale della Croce... i quattro banditi accosciati dietro una siepe
al fianco sinistro della strada; Adolfo, appoggiato ad un grosso albero
che lo toglieva ad ogni guardo sopra una collinetta che s’innalzava a
destra della via.
Lo stradale della Croce, così nominato a motivo d’una croce di marmo
che la pietà pubblica vi aveva eretta in memoria d’uno del paese che
era morto sotto una ruota di carro allo svolto della strada che sfianca
un ponticello di legno e sotto cui scorre un piccolo fiumicello; non è
una di queste strade che sembran modellate appositamente dalla natura
per favorire gli assassini... come lo potrebbe dar a credere la sua
sinistra qualifica.
Lo stradale della Croce è in quella vece una strada abbastanza comoda
per essere una strada di montagna, per di là si s’interna verso
Lugano.... fiancheggiando amene vallate vestite di verde; il fiume vi
passa in mezzo serpeggiando colle sue onde d’argento e scaricandosi nel
Ceresio.
È una strada che si contorce, si innalza, scende, e che dà
maledettamente da fare ai vetturini ed alle loro rozze. Quel punto che
si chiama l’angolo della croce è la parte più pericolosa se vogliamo
per incontri di mal augurio perchè è la più lontana dalle abitazioni
della valle e si lascia dietro alla sua destra la parte più coltivata
della montagna, armandosi il fianco per buon tratto di via di irti
macigni tagliati a picco in mezzo cui non vegeta che il giunco e la
rovere.
Passarono alcuni momenti d’ansia indicibile.... I quattro banditi colla
mano sull’arma, l’occhio vigile, guardavan lungo la via ascoltando
il men che leggier rumore che lor fosse portato dal vento e pareva
coll’avidità del pensiero che volessero attrarre la preda... Adolfo
li dominava, vigile ed attento ei pure. Il gruppo di quelle cinque
persone ciascuna delle quali aspettava; aveva il suo lato estremamente
poetico. Era la miseria cenciosa, irritata, il vizio insaziato che si
collegava per compiere un delitto quale ei si fosse; lo slancio d’un
cuor nobile, confidente, che si cimentava a combatterlo!... Era un nodo
del dramma della vita che stringevasi su quella deserta via... Il caso
vi arrabescava intorno uno de’ suoi tanti geroglifici! geroglifici
bizzarri che la superstizione ha ascritto alla Provvidenza!...
come se nelle vicende di questo granello d’arena che è il mondo, in
questo giuoco di luce che è la vita, questo fantasma del pensiero
potesse mai intromettersi a far da vetturino a questa grande macchina
dell’Universo!...
S’intese da lontano un rumore ancor vago che però si tradusse per
lo scalpitar di due cavalli; i cavalieri salivano l’erta. I quattro
banditi accosciati sulla ripa sinistra della vallata non li vedevano
ancora; Adolfo dalla collina li vedeva avvicinarsi intrattenendosi
in un discorso che pareva assorbisse tutta la loro attenzione perchè
lasciate andare la briglie sul collo delle loro cavalcature venivano
innanzi lentamente....
Il primo dei cavalieri mostrava circa 50 anni... robusto ancora di
forme, ma sofferente e pallido, pareva assorto in dolorosi pensieri,
mentre il suo compagno giovane di circa 20 anni, parea si desse tutto
cuore a cacciargli dall’animo quella cupa tristezza.
Adolfo armò la carabina... I cavalieri salito il declivio si mostrarono
in tutta l’altezza della loro persona sul ponte della Croce... Mentre
Adolfo con infinito senso di compassione e di terrore fissava su
loro lo sguardo, un colpo di fuoco rintronò per l’aria e corse come
un fremito di monte in monte; il cavallo del giovane fu colpito nel
fianco, ma non cadde; da due petti eruppe un grido d’allarmi, a cui
rispose l’urlo dei banditi che si slanciarono verso gli aggressi:
Adolfo lasciò andare il suo colpo, uno dei banditi che si avventava
alla briglia d’uno dei cavalli cadde riverso... tradimento!...
gridarono i compagni volgendosi, fu un istante... in certi casi
un istante è la vita!... I due cavalieri rinvenuti dalla sorpresa
dell’attacco, animati da quella fucilata che aveva atterrato uno dei
loro assalitori, cavaron le loro pistole d’arcione e fecer fuoco;
nello stesso tempo ratto come la folgore e mentre i banditi stavan
per ritornare sulla preda, Adolfo fattosi una mazza del calcio del suo
fucile che ruotava da indemoniato, s’era slanciato in mezzo ad essi.
Al suo apparire sì improvviso un grido di terrore eruppe dal petto
d’uno dei banditi che stette immoto fissandolo cogli occhi spalancati,
coi capelli irti sul fronte!...
— Lui!... gridò egli.
Adolfo che stava per vibrare un colpo si rattenne colpito egli pure
dalla sorpresa... Il bandito come se avesse veduto sorgere a sè dinanzi
un’evocazione infernale si diè a tutta corsa a fuggire precipitoso
giù per la vallata seguito dai due suoi complici che bestemmiando
lasciavano la loro preda.
— Noi vi dobbiamo la vita... diceva il vecchio stringendo con affetto
la mano di Adolfo, il quale s’accertava intanto nulla essere loro
avvenuto di sinistro.
— Non ho fatto che il mio dovere, signori... potei scoprire per caso
che si tramava un delitto, e quale ei si fosse, e su chiunque si
potesse compire stimai mio obbligo oppormivi per quanto le mie forze
me lo avessero permesso; il caso ci ha favoriti, perchè voi l’avete
veduto, il mio colpo non andò in fallo, ed al mio solo mostrarsi quei
banditi preser la fuga come se avessero veduto non so qual fantasma di
morto....
I due cavalieri ricambiarono con infiniti segni di gratitudine
le parole del montanaro. Questi dava mano intanto al più giovane
aiutandolo a smontare dal cavallo ferito.
— Dopo un sì brutto incontro, disse poi loro, sentiranno al certo
il bisogno d’un po’ di riposo... e se la mia casa può loro offrire
un’ospitalità che offro loro di tutto buon grado, possiamo avviarci.
Riprenderemo a cena i dettagli di quest’avventura....
Fu accettata l’offerta con pari lealtà come veniva fatta, si trascinò
sul fianco della strada il cadavere del bandito, e prese a mano le
cavalcature s’avviarono verso il paese.