FULVIA donna, RITA serva, CECA serva.
FULVIA. Non bisogna, Rita mia, ch'al primo né al secondo assalto della
Fortuna ci sbigottiamo: ch'ancor che questa buona donna, madre de questa
giovane della quale sí sconciamente el mio consorte, sí come saputo
avemo, è invaghito, mostri non contentarsi ch'io, misera! in cambio
della figliuola con esso lui mi giaccia (sí come saria el dovere,
ch'elli è pur mio marito, del quale ora la mia sciagura e la mia
disgrazia, senza colpa o cagione, privata me ne hanno), spero che la
ragione che mi assecura a chiedergli le cose giuste e oneste la fará
condiscendere ai voti mei.
RITA. Grande errore fue, per certo, a farvi sposare, se ei non se ne
contentava; e voi, perdonatemi, poco savia fosti a prenderlo.
FULVIA. E che ci potevo fare io? Homelo forsi tolto da me? Certo che
non; e tu lo sai.
RITA. Orsú! Poi che avete questa fantasia, quanto piú presto possete
cacciatevela; ché le cose che indugiano pigliano vizio.
FULVIA. Io ho caro, Rita, che tu sia sempre stata meco in compagnia: ché
della vita e fede mia verso di lui ne potrai far buona testimonianza;
ch'io so ch'elli avea gran fede in te.
RITA. Madonna, el luogo ove che noi ci troviamo e la buona e onorevole
pratica delle sante donne ove voi state saranno cagione di rendervi
chiara senz'altri testimoni apresso di lui.
FULVIA. Ecco la casa. Idio ci aiuti, ché costei ci dia buona risposta.
RITA. La dará bene, sí. Aspettate, ch'io pichiarò. Tic, toc.
CECA. Chi è lá? che adimandate voi?
RITA. Ècci la vostra patrona?
CECA. Sí, è. Perché?
RITA. Per bene. Madonna Fulvia mia patrona gli vorria parlare.
CECA. Aspettate, che or ora li farò l'imbasciata.
RITA. Tornate presto, di grazia.
FULVIA. Accòstate in qua, Rita, acciò che non paia ch'io stia sola; ché
tu sai ch'alle male lingue non mancaria che dire.
RITA. Costei si sará forsi rotto el collo, ché bada tanto a darci la
risposta.
FULVIA. Qualche cosa deve aver a far, lei. Lassala pur stare.
RITA. Volete ch'io ripichi?
FULVIA. No, no; ché non dicessino pur cosí che noi avemo del fastidioso.
CECA. Oh! Madonna, perdonateme se io sono stata troppo a ritornare, ché
sono corsa drieto alla carne che si portava la gatta... volsi dire, la
gatta si portava la carne.
FULVIA. Ben, che dice la tua patrona?
CECA. Che, madonna sí, che venghiate di sopra.