CAPITOLO QUINTO.

Contradizioni.

Paolo trovò Ciriaco alla svolta del canto, il quale se ne stava con ambo

le mani intrecciate dietro il capo, e fisso al muro come cariatide di

sasso: fattosigli da vicino, con voce cupa gli disse:

-- Andiamo. --

E l'altro:

-- Che nuove dei nostri amori?

-- Hanno messo i bordoni, ma non vogliono volare...

-- E allora come ci abbiamo a schermire? Noi siamo al verde con gli

scudi.

-- Come vedi io m'ingegno di cavare da questi amori tanto da rifornire la

borsa.

-- Io lo vedo; ma l'indugio piglia vizio, temo avvenga a noi come ho

udito intervenisse ai nostri padri, che mentre consultavano a Roma

abbruciava Sagunto.

-- Tu parli di oro, ma donde ho da spremere danari io?

-- Io ve lo diceva le mille volte, signor Paolo, vostra Signoria ha le

mani bucate più di un vaglio; e nè meno mi garbava quel pagare lì subito

come un banco, e peggio ancora senza il diffalco di un quattrino di tara

cotesti conti da speziali...

-- Ormai acqua passata non manda il mulino. --

-- E sì, che l'esempio di tirare innanzi falliti ce lo avevano dato i

gentiluomini romani, e i napolitani, e poi a voi che siete cima di

nobiltà non fanno mestieri insegnamenti; i creditori si scarrucolano di

mese in mese, e se menano chiasso si pestano di legnate... pare

impossibile, che abbiate voluto buttare proprio ai cani tutti i

privilegi della vostra illustre prosapia!

-- Eh! che vuoi tu? Del senno del poi ne vanno piene le fosse...

-- Mentre voi ragionavate di amore, io abbacava così tra me sul modo di

cavarci di pena, e parmi, secondo il mio povero giudizio, averlo

trovato.

-- O Ciriaco! tu leverai un'anima dal purgatorio.

-- O ne manderò un'altra nello inferno; questo non fa caso. Signor Paolo

io non ci vedo altra via, che quella di rubare.

-- Rubare? Esclamò Paolo agguantando con la manca l'elsa della spada, e

nella faccia avvampava come fiamma di fuoco.

-- O Signore benedetto, e che abbiamo fatto fin ora? Ammazzare e rubare.

Adesso invece di pigliarcela con due comandamenti della legge di Dio,

diamo addosso ad uno solo.

-- Noi abbiamo combattuto a viso aperto: lo assalito poteva difendersi, e

noi perdere: tra i sommi capitani e noi non cade disuguaglianza in

questo, forse il pericolo maggiore dalla parte nostra, chè noi non

perdonano mai; ma cogliere alla sprovvista chi dorme e spogliarlo, o

invadere con piè furtivo la casa altrui per rubarla gli è mestiere da

topi, non da banditi pari nostri.

-- Ma! bisogna adattarci; quel rubare e ammazzare di un tratto mi sembra

troppo di punto in bianco...

-- Per me penso, che l'omicidio non guasti; chi muore muore; quanto a

vivi ti perdonano la morte dei padri; se poi togli loro il podere non ti

perdonano mai. Anzi può succedere benissimo che qualche erede stantio

nel suo segreto ti benedica, però che tu sai il proverbio vecchio, che i

Padri eterni fanno i figliuoli crocifissi: a noi poi bastano i denari,

l'altro sì mobile che immobile lasciamo: ora qual figlio, comecchè

tenero o avaro, non vorrebbe pagare doppio il balzello della

successione, a patto di redare in giornata dall'amatissimo padre?

-- Vi domando mille volte perdono, illustrissimo signor padrone, ma il

nostro bisogno sta nel rubare molto, e a man salva; dunque, seguitate

bene il mio discorso. Assaltando una persona per via, poco le possiamo

trovare addosso; aggiungete, che di rado i gentiluomini camminano senza

compagnia; e per ultimo pensate che alla macchia il rumore delle

archibugiate non chiama soccorso; forse lo allontana, mentre in città

come questa fra i cittadini, che traggono al balcone, la Corte che

accorre per le strade, noi ci mettiamo al cimento di trovarci tra la

incudine e il martello.

-- Veramente, io non lo nego, queste tue avvertenze meritano

considerazione, e volendotele menare per buone giudico che il meglio

sarebbe svaligiare una chiesa...

-- Una chiesa!

-- Già; -- mira! nella chiesa non troveremo danari, ma ori, argenti e

gioie, i quali potremo vendere a qualche manutengolo, o esitare in

altromodo; veruno in chiesa ci contrasterà, persona ci vedrà...

-- E Dio?

-- Se non ci vorrà vedere si tapperà gli occhi.

-- Paolo!

-- Ciriaco! O non ti sembra più religioso immaginare ch'ei faccia a

cotesto modo, che supporre li tenga aperti, e ci lasci condurre a fine

le tante belle cose, che noi abbiamo operate fin qui?

-- Ma in chiesa poi!

-- Tonto che sei; o Dio si trova da per tutto, o in verun luogo; o vede

ogni cosa, o nulla.

-- E nondimanco in chiesa...

-- Non dubitare; libbra più libbra meno, la bilancia su la quale sarà

pesata la nostr'anima non si rimarrà da dare il tonfo giù nello inferno;

qui non giace il nodo, sibbene in quest'altra parte, che io non mi

adatterò mai a rubare in chiesa nè fuori; e nè anco a te lo

permetterei...

-- Quanto a questo il suo rimedio ci sarebbe ed io ci avrei pensato...

-- E sarebbe?

-- Renzo farebbe il servizio, e noi altri gli daremo spalla.

-- Credi, che ci sarebbe da fidarci di Renzo?

-- Io metto pegno per lui... ma in questo modo vi capacita?

-- Sicuro!... egli non appartiene... non fece mai parte di compagnia di

banditi, donde ne viene che per le sue opere noi non possiamo restarne

macchiati... non è vero?

-- Vero come il santo vangelo...

-- E tu pensi, che non ci sia pericolo di fidarci a lui?

-- Il garzone mi sembra del ferro che si fanno i coltelli, e voi signor

Paolo gli siete andato a genio, sicchè vi ha messo addosso un bene

pazzo. --

-- Con la paura non si arriva a capo di nulla: chi teme non ama, e del

male che puoi arrecare ogni uomo confida schermirsi; e questo si trova

accadere anco ai principi che tengono al servizio loro sbirri, giudici e

maestri di giustizia...

-- Sì, da questo lato vi siete condotto da quel valent'uomo che siete, ma

dall'altro non mi pare che meritate l'alloro...

-- E dove?

-- Nel beneficarlo troppo...

-- Non ti avrebbe per caso punto la invidia, Ciriaco?

-- Me! Voi mi uscite dal seminato, signor Paolo; lasciatevi servire, voi

ragionerete bene delle cose vostre come padrone, ma noi, come servitori,

delle nostre ce ne intendiamo meglio di voi. Il servo si attacca al

padrone, più che pel benefizio presente, per la speranza del benefizio

futuro; il benefizio presente, se minore dell'aspettativa, ti aliena

l'anima del servo, se pari, lo sazia come per soverchio di cibo; e

quando non ti resta altro da donare, se non ti taglia come legno secco e

non ti butta sul fuoco, almeno non viene più a ripararcisi sotto, perchè

brullo di fronde. Dà poco, e prometti molto, che la speranza allora si

conserva verde, perpetuamente rinfrescata dal desiderio. Questo vi ho

voluto dire, Paolo, perchè quanto al vostro Ciriaco egli vi ama senza

nulla sperare, e nulla temere da voi, eccetto perdere la grazia vostra,

ma caso mai voi aveste a rimanere privo di me, e' vi converrà avvertire

bene a non mettere il piede in fallo; se inciampate in un filo di paglia

vi aspetta una fune di canapa: badate a non dimenticarlo.

* * * * *

Nel colmo della notte, muniti di ferramenti, corde, e di quanto altro è

necessario al mestiere del ladro, o per dire più retto, ad una delle

infinite specie del mestiere del ladro, uscirono di casa Paolo

Pelliccioni, Ciriaco e Renzo il giovane di belle speranze. Pigliarono da

tre parti diverse per riunirsi poi, secondo che gli ottimi capitani

costumano, in un punto solo, il quale fu certa porticina di fianco della

chiesa del Carmine; colà Ciriaco e Renzo adoperando i loro arnesi

vennero agevolmente a capo di aprire la porta; Paolo con romana superbia

stava a mirarli con disprezzo. Ciriaco appena si fu intromesso in chiesa

con Renzo gli disse:

-- Va, figliuolo, e Dio ti aiuti; empi il sacco e vientene; io ti aspetto

qui fintantochè non torni; se la Corte capitasse da queste bande, il

padrone di fuori darà l'avviso, ed io te lo passerò con un fischio;

piglia del buono e del meglio, gemme e ori; l'argento lascia; ora

affrettati; rammentati che il pendolo del ladro è attaccato alla corda

del boia.

Andò il giovane, e Ciriaco attese un pezzo con pazienza, prima

immaginando la copiosa raccolta del bottino, poi con inquietudine; e

Paolo, il quale ostentava, e forse sentiva davvero spregio per l'atto,

ma molto gli premeva l'esito fortunato, due volte si accostò alla porta,

e dall'uscio socchiuso lanciò dentro queste parole: -- O che vi state a

donzellare? Gli è proprio un mettere a cimento la Provvidenza; mi sembra

di arrostirmi su la gratella come san Lorenzo.

-- E' non si vede ancora; io andrò per esso... che se a voi pare

arrostirvi come san Lorenzo, e a me sembra giacermi su la ruota come

santa Caterina.

Poco più che durassero a favellare i ladri recitavano intere le litanie

dei santi, ma Ciriaco lasciate le scarpe si avviò cauto e guardingo per

iscoprire quale accidente fosse mai successo, ed arrivato vicino

l'altare con maraviglia pari alla collera mirava Renzo, che in

ginocchioni sul primo gradino pregava divotamente.

-- Che fai tu costà, che ti pigli una saetta?

-- Recito il rosario.

-- E i voti?

-- Non mi riesce pigliarli... non posso.

-- Va via, o che ti ammazzo qui come un cane.

E Renzo: -- Perchè mi vuoi ammazzare come un cane? Va e staccali tu se ti

riesce. Poi si alzò ripigliando il cammino fatto, al termine del quale

avendo incontrato Paolo, questi gli disse:

-- E Ciriaco, onde non è teco?

-- Rimase a spogliare la Madonna, ma non potrà...

-- E perchè non potrà?

-- Perchè nè manco io ho potuto...

-- Non ti bastavano gli arnesi?

-- Degli arnesi ce ne avanzava; non mi è bastato il cuore.... appena io

aveva messo la mano sul vezzo delle perle, che la santissima Vergine ha

intorno al collo, ella, proprio ella, mi ha detto: perchè mi spogli

figliuolo? -- E queste parole ha favellato con la stessa, stessissima

voce con la quale mia madre morendo mi raccomandò che, caso mai entrassi

nella via della perdizione, poco premevano gli altri santi, e poco anco

Cristo, purchè badassi bene a non guastarmi con la Madonna; allora, che

vi ho da dire? Le gambe mi sono mancate sotto, e ho preso a recitare il

rosario. --

Ventura fu per Renzo, che in quel punto sopraggiunse Ciriaco stravolto

in vista, e gli occhi strabuzzati; richiesto a sua posta da Paolo se

avesse fornito la faccenda rispose:

-- Non si può; andiamo via. --

-- Anco tu hai avuto paura?

-- Io non ho avuto paura; ma non posso... la faccia della Madonna

rassomiglia la faccia di Maria... e quando sono stato lì per levarle il

vezzo ha chiuso gli occhi. --

Questo, già come s'intende, non era vero, ma facilmente gli parve, però

che in cotesto punto una delle lampade accese davanti alla immagine,

tirando a finire, mandasse un getto lungo di luce, e poi si spense; onde

in quel subito trapasso sembrò che la pittura stringesse le palpebre.

Paolo, forte indispettito, tratto meno dalla cupidità che dall'ira, e

dalla vanità di spuntare la prova fallita per l'altrui paura, non

avvertendo, o dannando, quanto prima aveva professato su le ragioni del

furto, diè una spinta ai compagni facendosi largo, e prorompendo in

bestemmie si cacciò in chiesa col sacco strappato di mano a Ciriaco.

Anch'egli andò diritto all'altare, salì su la mensa, stese sicuro alla

immagine la mano, la guardò torvo in faccia quasi a sfidarla e di un

tratto le staccò dal lato destro il vezzo... poi si rimase... il vezzo

cascò giù da un capo pigliando a ciondolare appuntato dall'altro, e col

vezzo cadde il braccio di Paolo, nè più ebbe balía di rialzarlo; stette

alquanto a contemplare la faccia divinamente serena della Immagine, come

per attestarle, che s'ei si rimaneva non era per paura, e poi

borbottando si allontanò. --

Forse si sentiva costui meno ladro o più tristo di Caligola, il quale

non contento di spogliare le statue di Giove dei mantelli di oro,

aggiunse lo scherno dicendo: gli Dei non patire caldo nè freddo! Per me

penso, che non fosse meno tristo di lui. Forse il ribrezzo di rubare

senza assalire ed uccidere, vinto uno istante dalla stizza, tornava a

mulinargli pel capo, o la superstizione religiosa fece forza a lui come

agli altri; chè gli uomini vogliono essere considerati a mo' dei santi

dentro la nicchia loro; vale a dire di rimpetto ai tempi in cui

nacquero, e alle opinioni in mezzo alle quali essi vissero; non anco gli

aveva cullati la Enciclopedia, nè Voltaire nudriti, nè i più moderni

filosofi alemanni bagnati e cimati: perversi si sentivano, ed erano;

però persuasi delle iniquità che commettevano, da un lato tremanti di

averne a rendere conto a Dio, fiduciosi dall'altro di poterlo placare

con la penitenza, o co' suffragi; ed anco dopo la scuola d'incredulità,

che ho accennato (e un tempo fu più cosa di oggi, ma tuttavia dura),

molti pure rimangono divoti a Maria, nè a mio giudicio cesseranno. Maria

madre del Figlio del popolo, per la bontà sua venerato Dio, che lo

partorisce nel presepio per la persecuzione di un tiranno, e lo perde

sul patibolo per la persecuzione dei preti. Maria simbolo di ogni più

caro affetto, capace di vibrare le fibre del cuore, però che sempre

vergine ed immacolata ella ti rammenti colei, che prima ti destò

all'amore, quel divino fiore dell'anima che colto una volta non rinasce

più, e nel punto medesimo ti _riporta_[13] il vario ed inesausto tesoro

della bontà di madre; lei invocano con isperanza di soccorso i marinai

per le procelle del mare, e lei con uguale fiducia gli sbattuti dalle

tempeste troppo più perniciose suscitate dalle passioni proprie, o dalla

malignità altrui; i colpevoli in abominio agli uomini, quando non che

ricorrere a Dio non si attenterebbero di levare gli occhi al cielo, si

raccomandano con fiducia a Maria, e sperano di ottenere il perdono mercè

questa perpetua avvocata dei peccatori. -- Bene io so, e lo deploro, che

nell'idolo dipinto di tinte sfacciate, guarnito di oro e di gemme e

posto lì come l'uccellatore mette il richiamo per chiappare gli uccelli,

male possiamo ravvisare noi la fanciulla di Ges, la moglie del

falegname, la madre del condannato per amore del prossimo, ma tanto e

tanto non seppero guastare i sacerdoti questa sembianza d'infinita bontà

che non si accosti soavemente all'anima di quale nacque di donna, e per

battesimo diventò cristiano.

Paolo tornava anch'egli col sacco vuoto; non fiatò verbo se togli questi

pochi: -- Sì, andiamo, veramente non si può.

Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2) · 第 15 / 28 题